Si chiama Libero. Per completezza e precisione Libero Operaio Caddegiani.
Classe 1906. Tessera del PCI Sezione di Reggio Emilia n. 7. Non ha mai
voluto cambiarla, nonostante gli Strappi, le Cose, il
Berlinerwallendammerung. Ha fatto la Resistenza, ovviamente. E'
rigorosamente ateo.
E' notte - i vecchi si sa dormon poco - e Libero (lo chiameremo così d'ora
innanzi per brevità) è seduto in poltrona, tra sonno e veglia. Tra i tanti
ricordi e le immagini un po' offuscate che gli affollano la mente, un
pensiero:
"Tu pensa se ci fosse davvero l'aldilà. Socc', caro il mio Libero, dritto
all'inferno finiresti..."
Si assopisce. Si risveglia - dopo un'ora, un giorno? - e si ritrova nella
hall lussuosissima di un albergo lussuosissimo. Boiseries, specchiere,
arazzi, marmi, "Guernica" ad una parete, "'A Vucciria" su un'altra.
Sconcertato - l'atrio è deserto - Libero si avvicina alla reception, suona
il campanello d'argento finemente lavorato che è poggiato sul prezioso marmo
del bancone. Compare quasi dal nulla il maître, una figura alta, massiccia,
colorito olivastro, capelli nerissimi, naso grifagno, frac inappuntabile,
mani curatissime dalle unghie appuntite. Un lieve sentore dell'Eau de
Toilette "Sulphur" lo avvolge.
"Benvenuto, Libero Operaio Caddegiani. Ti stavo aspettando."
"Ma dove sono?" - chiede Libero perplesso - "E' l'Inferno, questo?"
"Non fare domande, ora, Libero. Hai fatto un lungo viaggio, devi riposare."
Compare dal nulla una figura femminile, bellissima, grandi occhi, capelli
nerissimi, seni generosi che si affacciano alla scollatura dell'abito rosso
fiamma che la inguaina.
"Questa è Satie: ti accompagnerà alla tua stanza".
Salgono al terzo piano. La stanza si rivela una suite completa di ingresso,
salotto, saloncino, camera con letto - ovale - ad acqua, stanza guardaroba
che allinea abiti per ogni evento, dal costume da bagno al tight, dalla
tenuta da polo ai fazzoletti con monogramma LOC ed una piccola
falce-e-martello ricamati a mano. Il bagno nasconde una Jacuzzi olimpionica.
Libero si guarda allo specchio e - stupito - si vede riflesso nella pienezza
dei suoi trent'anni, alto, fiero, snello, dritto come un fuso.
La ragazza - Satie - lo lascia, con l'intesa che andranno a cena insieme,
quando si sarà cambiato.
La cena è un'esperienza mistica. Vissani ai fornelli, Veronelli ai vini.
Risalgono nella suite di Libero. Un Porto d'annata, l'Internazionale suonata
dai Berliner diretti da Muti in sottofondo.
Satie lascia cadere al suolo l'abito rosso: è nuda e bellissima.
Fanno l'amore, insaziabili, per ore.
Libero si addormenta.
Lo risveglia un urlìo lontano, straziante, un vago odore di fumo. Satie non
c'è più. Balza dal letto, indossa vestaglia e pantofole di cashemire e seta
selvaggia. Esce nel corridoio. A terra una moquette di zibellino. Le urla si
sentono un po' più forti, l'odore di fumo anche. Vengono dai piani
inferiori. Libero si avvia seguendo il rumore e l'odore. Secondo piano
(moquette di visone), primo piano (moquette di lapin), piano terra (moquette
Rossifloor), primo interrato (stuoie di sisal), secondo interrato
(linoleum): in fondo ad un lunghissimo corridoio - cemento mal rasato per
pavimento, luci fioche e polverose alle pareti - un immenso portonaccio di
legno e ferro lascia intravedere dalle fessure un balenar di fiamme. Dagli
interstizi escono dense volute di fumo nero e acre, le urla sono di uomini e
donne torturati.
Libero si avvicina al portone, ma fumo e fuoco lo respingono. Risale di
corsa le scale, sbuca nella hall: deserto.
Batte forte sul campanello d'argento: compare il maître, sempre impeccabile,
imperturbabile.
"Presto, correte, è scoppiato un incendio nelle cucine, c'è gente
intrappolata....i pompieri, presto!" grida stravolto Libero.
Il maître sorride, mefistofelico: "No, mio buon Libero, calmati. Sono i
cattolici...a loro piace così."
________________________________________________________
(*) Ogni riferimento ad eventuali omonimi è assolutamente casuale. (NdA)
(Alberto)
Vai alla pagina dei giochi di parole