FanfoleTre


FanfoleTre


Feyerabend a chi?

O tu che dal tuo borges lagunare
inanelli dei giambici saint-just
dalla tenzon d'amore n'esco proust
e mi darò al saint-beuve per obliare
le corneille che m'hai fatto portare.
Mi dicevi "Son caldwell,
che mai ci posso fare?"
Ed io facevo l'orwell
quasi per non vedere
quando - l'aria colette -
facevi la fayette
tutta smelev e saussure
e parole genette
col primo che pessoa.
Eppure io lo saviane,
io l'ho sempre sapegno.
E invano ti prevert
di non far la scialoja.
Vi sorpresi, brancati
distesi sul savinio
vicino a la fontaine.
Ti gridai: "Brutta taine!
Smetti di far la sciascia!"
Tu mi mettesti il musil!
Ora non son più schiller
dei tuoi sergardi seferis.
Basta far da bandello
al cuore tuo boiardo,
saroyan forse beckett
ma non sono aretino!
E stasera mi ortese
questa idea un po' balzac.
"Prendo carta e pennac
quei torti, ad unamuno,
le voglio cortazàr."

(Alberto, 18/5/1999)


Sighpanfilfanfola

Che bobbio vuoi?

Mi hai lasciato in un kant,
mio bel bruno,
senza nemmeno uno shelling
(sur la table le vent voltaire seulement des cartes)
per rincorrere fino a Geymonat
una lei (bniz!) plotinata
- non carnap per i tuoi denti -
che tu credevi la timida trecciuta heidegger
(quando lei, carneade,
machiavellava erasmando con tutti).

Par menide - tu dici...
ma io t'ucididerei.,
un fichte nel cuore
ti conficcherei!
Vi avrei rincorso
da Berlin a Berkeley
in qualsiasi toqueville,
per ogni locke
il mio sesto empirico
mi avesse suggerito trovarvi.

Ma è il passato il tempo...
Tu, traditore,
feyerabend d'un feyerabend,
or che da bruno sei diventato
whitehead
(dopo marezzature penosamente russell)
torni da me a fare il garin...

Uom senza diogene,
buffon, racconta le tue boole
ad altri.
A me il tuo cantor fa venire i neurath.
Come osi tu,
con mille quine quine
venire a farmi le husserl,
qui,
su questa stessa piaget
ove m'hai lasciato,
cleante, a crisippar all'onde
disperati alti huygens,
pria di tentar la morte
col gassendi?

Ma non ci cascherò stavolta:
di te non me ne frege più
e ti rispondo : nietzsche,
tornatene ai tuoi colli
all'utero che,
con le sue malebranche,
dal mio reamur ti trasse
chè mi lasciasti sola
al freud e al jaspers

(Claudia, 18/5/1999)


pio o menù

tì, Jean Paul del monteschiù doré, non è che al pranzo del
mangiapreti ci servono l'Abbé Larde?

(Claudia, 18/5/1999)


Gabriele, chi era costui?

Parla. Là nel mezzo
del prato ascolto
quei versi che fai
inumani; non sento
silenzi più vecchi
che tacciono aride spine
vicine.
Sii sorda. C'è il sole
fuor dai nembi raccolti.
Spiove sopra i mirtilli
dolciastri e arzilli
spiove dalle fini
mimose gialle
spiove dalle calle
sataniche,
su margherite anemiche
di foglie sparse,
sulle rose riarse
dai profumi violenti,
spiove sui nostri capi
canuti
spiove sugli sternuti
e la tosse,
sui tiepidi umori
che il corpo racchiude,
o porcella,
spiove giù per l'ascella
che oggi ti fete,
illavata,
che ieri olezzava,
o Ermione.
Ami ? Il sole s'alza
sulla sericea
calza
che smagliasti insicura,
e non cambia nell'acqua
che ti svela e confonde
d'altronde con l'onde.
Sii sorda. Fa un'eco
il riso del geco
freddo animale
che il rider boreale
intimorisce
come i topi le bisce.
E il vino
è buono, e il mosto
è più buono, e il martini
meglio ancora, liquori
diversi,
dalla messicana tequila.
E asciutti
noi siam nelle gialle
ginestre,
d'erbacea morte cadenti;
e il tuo culo negro
è sodo come una rapa;
e m'arrapa
la tua calvizie
che splende come
il chiarore lunare,
donna di lupanare
che hai nome
Ermione.
(Fine della prima puntata)

(Alberto, 19/5/1999)


Fanfola numero 100 (se Biagioni non arriva prima)

Le fanfole pallìdano; cianfulle
non si odono nell'àrico spazzòlo
Il giocariello sbasce nelle nulle,
svariscono parole, è un loquisolo.

(Alessandra, 19/5/1999)


Fanfuggiosa

La giornata si scòtola ruggiosa
sotto un cielo plumbago e sonescente
che abbusca le diraglie nella mente
e la rende nuvìscola e stufosa.

Tra le nuscole opèsie sopra il mare
plana un gabbiano gristridente in volo
azzitiando le tortore in assolo
che sbigotte ritornano a nidiare.

Ti rivorsa la queria d'un buon libro
da scorrere appariato sul divano
mentre ondulna lo sguardo pibro pibro

dal cielo ora riscupio ora amminoso
alla pagina sparta con la mano
mentre passa il mattino neghittoso.

(Alberto, 20/5/1999)


Non-fanfola

Arostànn? Il forùm vuoto ed eserto (*)
è come il bersaglier senza bersaglio (**)
è come un mazzantino senza Alberto,
come un alglianico privo dell'aglio.

Compagni miei di penna, uno ad uno
vi eclissaste: ccà nun ce sta nisciun.

(*) grazie Stefano
(**) grazie Frassica

(Alessandra, 19/5/1999)


Fanfola floreAle

Fresiando nel tulipico, s'arrosa
la terra, e poi risplode giglieggiando
e margherizza, ciclammina ombrosa
e calla con la mammola violando.

Oh passi flora, passi jasminando,
s'ingerberi d'anemone il bocciòlo
se gira Sole, ed achillea amarando
con forsizia si stringa al gladiòlo.

Myo sotis, non avere più paura
degli orchi - Dea campanula rimbocca
le tue coperte nel viburno, e scura
di capelli ti dona violacciocca.

(Alessandra, 19/5/1999)


Fanfola Ducciana per Alberto

Se il giorno è tutto frumido e languoso
non ti crullare troppo, stai giuletto
perchè può darsi che un bamboccoloso
ti porterà il musìcolo e il balletto.

(Alessandra, 19/5/1999)


Fanfolimerick

Una giovane frilla di Baiano
con la strapoccia si ammarrò una mano.
"E mò come c'inguatto?"
disse, poi con un gratto
di cenamonio se ne andò a Milano.

(Alessandra, 20/5/1999)


Dove va, va!

Ed ecco la storia di come sia finita
la grande baldoria di tutta una vita.
La grande menata di come si adatta
la vita di ognuno intorno alla matta
giornata di caos e di fanfate
che dicono siano indovinate
a volte a casaccio a volte apposta
ma in tutta la notte poi non ne resta.
Di noi nessun dice che cosa saremo
dopo il tempo che qui passeremo
il tempo dei giorni che van via veloci
il tempo dei sogni e degli incroci
di storie passate e di storie future
di storie annebbiate dalle mille paure
e nuovi rimorsi e vecchi bagliori
di quello che ormai ha i messo di fuori.
Fuori dalla porta, fuori dai pensieri
che quello che conta è stato già ieri
ed oggi ci resta un po' di futuro
da spendere in fretta che sia più sicuro.
Minestre mangiate per fare i gentili
e cessi riempiti per essere vivi
ma questa è una storia davvero diversa
è quella del mondo che ti da alla testa
quel mondo fasullo che si svende per strada
che regale veleno che gioca alla dama
la donna di picche sempre più cattiva
che un giorno l'hai vista come se fosse viva.
E questa mi spiace ma è storia passata
qualcosa che lascio alla scorsa puntata
e adesso saluto che vado a scoprire
se è caldo il tetto per dormire.

Buona notte!!

(Federica, 20/5/1999)


F. stitolata 2

Orillòggico che stratemporasti
e malassiduo ci sfrondavi il piacio,
puozzestabbuòno! I Golemaici fasti
ora rimbizzalliscono allo sbacio .

(Alessandra, 21/5/1999)


... e allora anch'io

Era nato un bambino a Casapulla
e fu dimenticato nella culla.
Quando si rese conto
del terribile affronto
pensò: "Mi tocca far finta di nulla"

(Alessandra, 21/5/1999)


Touché, Alessandra!

Dardato come strallo è il tuo rabbusco
ma sì gentese, così lieve e erbusco
che io m'illaio d'esser stato lusco
sorrido e ti risfarlo:
"Toh! be', dusco!
sarò più allotro e inaltra non ci casco!

(Alberto, 21/5/1999)


E vieeeeeni!

Finalmente cari amici
si l'ora e anche quando
qui si scrive su comando
e con gran capacità

Se la reda detta zione
resta incerta sul da farsi
i golemisti son dei sarti
si ritagliano le idee

Ma l'amica redazione
ci ha voluto assai bene
e ci ha tolto dalle pene
di sapere come e quando!

(Federica, 21/5/1999)


Fanfoletta serotina

Si asperde la giornata malincaria
e ritrovi parole amicheggiose
che occasano in un cielo furlo d'aria
e le cose t'appriscano accuorose.

(Alberto, 22/5/1999)


All'amante infanfodele...

Mollemente sdraiata sul bersezio
tu mi dicevi "Quando tackeray?
hai già publio il marone!
Non mi tenere il brontë
non facciamoci guerra
dicendoci avicenna
queste robe-grillet!"
E poe ti levi strauss
e te ne andersen
ai tuoi amati fellini
e ai tuoi vasari,
cui sei tanto deledda.
Io ti faro la listz
delle tue miller avventure..
Ricordi quel voltaire
che affacciata al varone
ti vidi avviticchiata come liala
a un paracelso, althusser e magris,
nient'altro che un garzon di fournier?
Gli mollai due mascagni
e pure uno sgorlon
e tu prendesti le sue barthes!
E quando io ti sorpresi
svestita e un po' chabrol,
tutta russel e achmatova
chaucher là, sotto il banco
con quel biondo comisso
che ti tolstoi di pratt?
Tu mi dicesti: "Serao mica geloso?
io lo facevo a proust,
era un gioco cialente
lo sai che mi tomizza!"
Ma io vidi bene i suskind
rossi sul tuo lagorio:
e l'ira mi checov!
Quel giorno finalmente
ho davvero capote
ch'era tutto un truffault,
che un uomo consolo
a te non pasternak!
Mi dissi "Autant lara!
se non mi samarago
da questa majakowskj
io ci finisco paz."
E per dimenticare
io tracannai strawinsky
fino a precipitare
in un nero bukowsky
da cui non choderlos.

(Alberto, 23/5/1999)


Sterra

un uovo sta solo sul cuore del golem
trafitto da un raggio di carlo
ed è subito sterra

(Claudia, 24/5/1999)


F. stitolata 3

Certe sere son livie e transumàre
come un birlocco che non ha dicòre.
Ascìlano sul flìvere maldàre,
passano blaighe, e senza far rumore.

(Alessandra, 24/5/1999)


Ci son, ci sono

Ed ecco giungo
quale metafora del giorno
che chiude i battenti
e fa tutti contenti.
Arriva la sera
la pizza ci attende
con cani ed amici
saremo felici.
Mangiamo ed usciamo
domani vediamo
e Vasco si sgola
mi pare una sola!
La radio mi gracchia
parole confuse
io pure con scuse
vi devo lasciar.

(federica, 29/5/1999)


Multifanfola, Fanfollettiva, Fanonhoparole

Io sfrizzo il velopendulo raggiante,
in barca a vela ingollo vin frizzante.
Delfineggi nel blu, bel pesce persico
nel pieno d'un congresso prechassidico.
Mi sembri Chaim Potòk, scrittore errante,
granconversatore dell'assante
M'ispira, questa ruffola bigatta..
mi slaccica il cervino e mi rinfratta
e stacciola ricanto la buratta
e nel core assai m'attrassa
d'inverno bevendo la melassa.
Strabuzzan gli occhi i protei nella broda
vedendo bouillabaisse la tua coda
poi velace grancidina il calmucco
sprillandosi sul fosco del caciucco.
D'antan spàrmano teste loro i rulghi
nell'arzante volìo dei caprimulghi.
Là nella gora umbresca e richiocchevole
tra le canne nateggiano le alzàvole
la' se ognor si tubano le tubole
non estasi misfatto riprovevole
andare quatti quatti sulle gondole
se il flusso peristaltico e' valevole
Subequi sprinti givan gl'ippocampi
gransevoli crostabili lor stompi
frattandosi bivelle nere cozze
scartubili presancolose pozze.
Come un che di claptonico frassòlo
per sè si dolse a ridestar pulzelle
chè niuna avea severa museruola
tra frizzi, lazzi e su on diman conelle.
Infine nell'ecstasyco trasfuono
trasudican cubistiche le ascelle
spalpevoli, nell'aitecco suono,
d'inzeppevoli scarpe a strisce e stelle.
E mentre spranto la tua pece grugge
questo crinto corrier ch'entro mi mugge.

(Marco, Alberto, Fulvio, giugno 1999)


b/p c/g d/t f/v m/n l/r

Senble galo ni vu quesd'elno gorre,
e quesda siebe, ghe ta damda balde
te r'urdino olizzomde ir cualto esgrute.
na setemto e nilamto, imdelnimado
sbazio ti rà ta querra, e soflunami
siremzi, e blovomtissina quiede
io mer bemsiel ni vimco, ofe bel bogo
ir gol mom si sbaula. E gone ir femdo
oto sdolnil dla quesde biamde, io querro
imvimido siremzio a quesda foge
fo gonbalamto: e ni soffiem r'edelmo,
e re nolde sdaciomi, e ra blesemde
e fifa, e 'r suom ti rei. Gosì dla quesda
imvimidà s'ammeca ir bemsiel nio:
e 'r mauvlacal n'è torge im quesdo nale.

(Marco, 16/6/1999)


Bentornata fanfola

Se la labiale sciògliga in poèrso
e gràccola la gùttula e si smolla
ci sgòmmina infinito il suono perso
e sabatìn leopardico ciaccolla.

(Alessanda, 16/6/1999)


F. stitolata 4

Raccapponando ha bisbigliato il nerlo,
mostrava la brumaglia nella luce.
Lo sappiamo: se sòspila il manterlo
mallinconisce l'ibro che conduce.

(Alessandra, 17/6/1999)


Acrofanfola

Fra la fanfola acronima sparleggia
Ancora l'aggogliata fantasia
Niscosa, fra l'ambrosa e la poesia,
Fruttile, sfoglia, e piana s'arcoveggia
Ombrusca, piena di malinconia.
Làmpida, in fine, e t'asciorina versi
Acruciati e smemòra gli anni persi.

(Alberto, 17/6/1999)


Fanfolacrostica - quasi un sonetto

Fino al fondo dell'àllida ansimiosa
Arbeccia il versoperso e s'intramusa,
Non lascia segni di letterannosa
Fanfruglia un'alfabreta sensillusa.

Ondàliche parole fanno accroglia
Lùscide, e si grovigliano in verbaria,
Agili aggetticando sulla soglia.

(Alessandra, 18/6/1999)


Ui se muà!

E siccome va di moda
una papera inquinata
ora che la diossina
fa già strage indisturbata

io aiuto i televuoti
che soneggiano fregnacce
e di scopi sena scopo
si riempion le lor facce

che ci resti ultima spiaggia
la saggezza vien sonando
e di fanfole feroci
tutti insieme tuoneggiando

cade lei che fece il viso
di plasctica oleosa
e si rilaza con un gesto
di sottana sibilosa

se lui invece sembra un fusto
signor Dash si sente preso
e lo invita a reclamare
la sua gamma 'sgrasso acceso'.

vien così il temporale
delle dive e dei divini
che son già in rima giusta
con la parola cretini

non da Creta son venuti
ma chissà che qualcheduno
non ce li voglia portare
quale mossa magistrale.

Ben ritrovati!!

(Federica, 20/6/1999)


Fanfola alfabetica

Anaglossa l'analde all'antustione
della blesa bertesca barenante.
Le cimòfane ciurmano un cincinno
dal diadoco che diascolo divezza
l'efedrinico encaustico epigìno.
Frappa la filipendola fantesca
alla gamìa del galgo e già gamisce
l'habanera dell'hapax hegeliano.
Indarno già s'invera l'ircocervo,
la latomìa ora lasca la latèbra,
il melàmpiro méscida mantisse
e, navìgero, il niniandolo niellante
offella l'orifiamma: ed è oscitante.
Protrude il suo pistillo il padulàno,
quando quitta il quebraco quatto quatto
che raccencia retrivo il rampinismo
alla samàra sciapa e salimbacca.
Poi trabacca e titùba la tramaglia.
uzzolisce l'usatto. E l'uropigio
vanisce la versiera verdicante
nel zòrzico zincone di zagaglie.

(Alberto, 28/7/1999)


Fanfola insonne

Sommi ringiacinvolto tutta notte
senza invenir ristoro né discanso:
m'assaglion pensagioni turbignotte,
sì ch'a arrugliarmi séguito, nemmanso.

Siccome aggranchiolato di stralotte,
m'appinzo all'origliere a mo' di lanso,
poi m'orzo e m'arricorco d'arimbrotte
sfrughisfrusciando nel silenzio espanso.

Perché continuo a strurmi sanza possa?
Deh, ché non m'è placarmi ognor concesso?
Qual buferante d'austro all'onda grossa

che spùmida dispolvera al bompresso,
tembla la chiglia mia, stormita e scossa,
e solo all'alba, esausta, trova slesso.

(Claudio, 19/2/2000)


FanfoleUno o FanfoleDue?

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