FanfoleUno


FanfoleUno


Epico mattino

Era un mattino in cui il sol sornieva
mi guatai d'intorno siccome un mirno
l'aere era pien d'un rollante zirno
che m'aggranchiava il cor con la sua leva.

Forse che il murco era villato ai borchi?
O la pastrabba torbaldava il nildo?
Nesciente bardai il collassante smildo
e m'invortai copente sui liporchi.

(Venanzio, 5/5/1999)


Il giopirazzo

Il giuluurbone vassò bassitoso, gondrando i caceduli
guaitini, zeu fubbe e giussando claperò
gerquamente. Soio
Zuviglio, cerpicante, rimbò un valuasso poscente e,
sernendo la pomerata, si valdò
giagnosamente sul gucco di
sussurello, vaudi giasticando il caciaurione boerchio, si
relò bosconfiando le gue.
Derna lurò Vanvarella che perasto latreva e sbilda trummò
guaspe di roni, marmando di
nesticare le quotte piriate.
Iubraneiu, che ciullambando daeva il cusso, pur
gianfardoso e boerchio, balendo soverato
un Torcynarius Betuens,
che non perava bolda revo nè cadremoliquo, come
cervicando, brugliò dusso Vanvarella
bessando: "Guaria la cossa
che bascia i giogli, ma garfa la miravone. Curda la meva
di nusto e lippo ravaglia quare i
lugaresi dai giagnistei
quastigliando il munzo più galavotto".
"Claperai benta cabordare" besse Soio Zuviglio gamendola
giaspernamente "perasto
l'escortomio Gargantuele
zopirava:

...cadremoliquo guaeppe
soffombioso il calatrone,
barbantino il malmantiere,
cucchiantino il giuluurbone...".

Gualdo biscò l'ascelotto biffio, rimbando l'accurio
cabordante, Iubraneiu grabò: "È
giagnosamente campominoso, ma
trummo bildamente la balgua di Zilbo:

Non sebbe il giopirazzo gianfardiere
che dasso billerò bombotti attaudi,
nè 'l gucchio di fisaule de l'ambiere
grontò l'ambiase suvido di baudi,
e noppio l'uminaso gangarioso
si dusse col mirione de li naudi.
Glifante 'l zugandier politanoso
fubò mocando l'urio barbantiglio,
gualtrone non dè mol folemidoso
guagliò sonobbe matido e biviglio...".

Vanvarella, grontando palamidosamente, gerqua e
sofosbonica, bissò i fioravelli che
zopirava, zeu gialletramente
bufò: "Namì zumboso è cerpicare un guffante draetico. Peu
goriate la quotta:

...quandocibes aegribum denoverit telocibenis
desnaquocis denibus declanare biboque sabundis
quocisne sedibainum piconia guinnaccere mandis
sebinatumque cadum, quaeridonibus ginge garumma.
Queppe cum goscentibus dem et elitronium bavundis,
desilu sandopires biro quaedanisque querdamen...

Bo sovigliate sar quebbere cicciaqueamente".

(Cofango il Moro, 5/5/1999)


Il ritorno di Re Fuso

Il puntatore, schiàffete!, sbraccava.
I golemaici, ambutici per ore,
furiosi clicchettavano: "occava!
chi imbrugliola? chi punta il puntatore?"

(Alessandra, 7/5/1999)


La poetica della fanfola

Tu mi scrivi dei versi guinizelli
rèpaci, berni e un poco ceronetti.
E fanfoli: e la fanfola t'attruga,
e ripensi a citati sanguineti
nella rébora fresca di verduga.
Poi racine raboni, e non ti redi
sui roversi magrelli che ti diedi,
ma ricami verlène sulla saba
con quel tuo passo eschìlo, ripellino,
e penna sul tuo cuore quel che ottieri
nell'ombra dei frattìni palazzeschi
sporti sui prati rossi d'aleardi.
Ora, intanto che tu, gadda, m'arradi
con quei versi sereni e cardarelli,
come un gatto calasso io me ne bo,
aleramo, tra i solmi del rembò.

(Alberto, 7/5/1999)


?

Sbaglio, o la data
è un po' errata?

(Federica, 7/5/1999)


Verando giorno

Giunge camo come sonno
s'abbarbica in canzoni amare
e duole come sale
che non scende fino a giorno

Dimentica schivo in timo
comune sepe di biscia
e tutto è ciò che lascia
siamo due e sembriam primo

Lamentoso dente cane
dormiente e prepotente
cosa faccia il comprende e sente
ma mai si lascia pane.

Duoli allora e piagi
che i giorni tuoi son fini
e si sbricia la luna da canini
aguzzi morsa e cangi.

Va tu che sai la via
disse al fine di morire
e verando giorno di partire
disse addio e che sia.

Ben trovati!!!

(Federica, 7/5/1999


Finalmente!!! :-)

Ho visto un luccicattolo in sonnigli,
mi secutava, saltellava intorno.
Gli ho detto: - Cosa vuoi? perché mi sbigli?
Mi ha risposto: - Hai trovato il florigiorno

e non lo vedi? Coglilo, è albicciato.
Non lo sai? non lo sai che siamo in briccoli?
E' passato l'inverno ammaglioccato,
respirala quest'aria di smiraccoli.

(Alessandra, 7/5/1999)


Il vomide beruatto

Le farlottine gorgottavano subirosamente, neviando il
bacedonico ciangottìo dei gastrulli.
Rimbolderata la trisside al
bradaglio cimbidoso, il gaburro storgò la fluda e
cladibondo tadineggiò un pachistrato. Il
cabordante bulganerio del
gruano intrumava imbonachito un nardicello col parillatore
barisonico, busché la
iammettiera e il tlaccherdiere
basvilgavano la zimmeriade.
Fatuselda bamberò attroiacciando il pallicedulo al
suntinino rimbasterchito di mascantiglia,
ve il glarione, relando
badalasso, benta iuppidevole risaurimento e aldremai
garruto, rontò dal batracomio.
"Gudronico chissio, brechecchio coace!" bodrò Demide,
fonsallacre dai balfurniosi
tulipaveri e sorribonda per la
malatriaca pamperedine del luleimandore "Il balmamiore
assingeratico fusce scamortino,
l'elitronio badusso non
gueda il pappantiere, la palpide bacciglia l'ermolochio e
Pedivelius bosconfia
intruscevolmente l'oreale".
De l'introlloquio non imboscevì la bacedevole ferducola di
Fatuselda, che subbe dalla
glasonnière benta il
gioccredano e ubrimevole darrò un andrumello: "Il
coppedesimo inchiallappero intrumerà
a Molfredo un'inquascibile
pastinacia, denai il piduppicello e il ghidorzio
ripperanno il cetralcesimo gavariolo e
Frusillide, l'ornimantica,
pioppellerà dessì:

... sbrancigliava giuvidoso
il gaffuto bambatrene
sandopirio muvinoso
gapperevole sgarion..."

Bo Demide, con un pordenoso ortagno esclapò la poldiera
del garbaggio che, sferdinando,
pollenticò vivocchi
basuriani, ve bisò sagottamente il vaciglio di Sacubbio.

(Cofango il Moro, 8/5/1999)


Fanfola-sonetto (fanfetto? sonanfola? fanfoletto?)

La fanfola mi sfrulla nella testa
rimbaccola scuotendomi e m'induccia.
Pìscola, non ristalla nella cuccia
è come un saltabicchero di festa.

E allora striccolando sulla carta
s'immusica un sonetto a ballatrotto
per un ninnolo, o per un marelotto
o per un giorno che hai crillato in arta

Sonetto che oggi fanfoleggi a sbacco
corri, sfùggati, salta fino al picco
e salta ancora e schiòccati a tittacco

Rimballa la tua musica, fai sciacco
regàlati a chi ascolta micco micco
spargi fioccole e piume di sollacco.

(Alessandra, 8/5/1999)


To O.C.

S'approcchia guotto, stèndula la mano
e fràngola e s'impratta piano ai muri
cerca, illombato, quello che lo sfuri,
s'itinera e s'attròcina ma invano.

Spàndia messaggi, clicchera tastiere,
immerso in un vacume d'universo
e il tràmine safesco è quasi perso
in un crochìo limoso di bicchiere.

Rinfrarà mai la luce del bavento
o sconso perderà ogni frarume
tilteggiando parole a trammalento?

Forse si missirà nel suo scorènto
non stepenando mai la via scorrìta,
romèrico, sfrasato, mai contento.

(Alberto, 8/5/1999)


Kickoff

Grùpido triponcel, per le vergenti
frippole gruste nel crevor chirpèno,
sprense lor serne dal zondar gruventi,
crabillo pratelasti l' erconceno.

Crampolo trulgo, aldor degli arpiscali
nebrido prastilente ingrinicato
branti gli inframinabili lumali
nel frongo lùbio, dal rustal quosciato.

Fruschi così tua brucida sprongente
gùlvida, rifradata, tirigliosa
come garrusca, un dì sataribente.

E prandita la riscia melicosa
rigrundi con truscior limoscovente
la frandita marzìta ruvicosa.

(Fulvio, 8/5/1999)


Fanfola stitolata 1

Era una notte cruia e brunargosa
le stelle traslogiavano maroglie
tutta sfioccata andavo - pensierosa
e rodrida cangevo per pannoglie.

Ma trovai sulla strada una meriglia
mi fermai conserrandola in riposo
mi caldellavo in quella meraviglia
e il batticuore fu placo e dondoso.

Alessandra, 8/5/99)


Rainy springtime

Fraio ti arbatta il ràndomo fulfillo
quando nel nuno losto ormai ti bringhi
e ti brinbecchi, e findi sopra il millo
lissando tàcito il flòvere del dinghy.

Questa springa che làtera si affaccia
porta la ràina e un cludico grigiore,
gli scrimi e la sigullica grimaccia
dell'alato e spidente migratore.

Poi bringa il sunio lòvero e splendente
che varma quel tuo bòdico pallore,
che ilàra il sicco e fraia la tua mente

dalla millata sàdula per ore
e gaio non ti màttera più niente
e rifindi il lostàto sognatore.

Alberto, 9/5/99)


Quasi modico

Corigna rumenta
millorsa tagliera
scotrito Liprando t'accenta
sacripante talvera!

(Marco, 9/5/1999)


Non conson(ett)o

Spliccola e sdrucciola oggi la pioggia
plisca in sordina da Venezia a Chioggia
giasmini lassi, parietarie intrude
e di maggio strafuma il petalude

Resiste il turforzista nella calle
sotto l'impluve critta l'iconalle
con cui flasceggia gonzolieri a poppa
col tramestin che a gola gli s'incroppa

(Vomito estraneo al mio suolo natìo
cade su calle mia a primavera)

Ma torna il vermentino a cinciallare
su quel terràzzio esposto a tramontare
franciscola tra strame e le corneppie
spazicola e trovista a cercar neppie.

(Claudia Cadoni, 9/5/1999)


Il bonilauro lampido

Gli zugandieri, che sbalandravano socchiotti il fruglio
dei bastagi benta soffombiare i
lugaresi, rimbarono le zaffurotte
nombali e gualsero. Ià girlantaquallero saviori, dal
sagottino chiosso, omertavano dal peppo
di guaitini lilli tame
tergiversauri cecati e bunni, pur se labati da eppe
schiotti, bolda vetti, bolda sappi nei
queridi zugli.
Ma suvido, Cocob barse valese e nuiando i lugaresi si relò
i canfi e besse: "Chi banò
geghente, laniò che la miravone
serne. Le lumbotte ne prostano mezuglia garavotte". Ma
Gugneo, che verce negale
madureva, sergette: "Gaiù ne
botteva da mequoia con sagotto e madulla. Non zumbare coi
lugaresi e medola sambiotte".
Cocob zabette e benta
gelicare cervicò a sebbere dusto che già nomeva sacchiuto.
L'umbia garuola che giannatreva biutta, ma denfo plastio
zopirava, barse a guedare
savigliotti e giuggetti dai
sividocci cucchevoli e rai Gugneo lusse la pomerata fista
di Cocob durendo: "Oleo
Missaglione non cabordava i
giagnistei, ma di sussurelli se ne brontava sagottamente,
derna perasto giannicare
fombievolmente, dessì zoppidava
utrido e lacchio. Sorvia se ne sbalandrò bolda marando e
il gunicello ielmò la ferducola
veldamente quallerantarue
buglie e bau...". "Giabè doi maraghi non gerebbero grabbi
e non fondreranno busci nelle
berzolle" destruppe Cocob
maugi sabando "ma nui giannichiamo benta mistacchio né
peio".
L'amilante suoco dettora sbalò, ma subbe giancando con
barno: "De misi la gerba taiota e
se lugasse bessauro gli
zugandieri mandrebbero banare la gerqua di Azuglio, gesta
che bece:

Socchiotto il bonilauro
tonfò gastrulli e zaure,
gastui che soffombette
pur gnedo di pisaure.
Se nui li biam rippante
nimmanche le masciure,
delai girlantaquallero
valan le bauce gnure".

Cocob gelicò bessora suvidamente il balatriere e con la
baugia lura subò: "Sta gnedo, che
si soffotte chi bosconfia".

(Cofango il Moro, 10/5/1999)


La crampola

Stiribiccola la crampola
fuirte la nestia
e crauta di sogni
s'impervia per refre.

Dertisa con gaudio
la giulva si torce
perostina gradiula
appare la meta.

Varte di kasdia
ruspio di brezia
mi sveglio di botto
sui trumpi albeggia.

(Pier Giorgio, 10/5/1999)


Montale pievesano

Cuttlebones
(Gene Climber)

Non fràdermi la tramòla che obicchi everalata
il framio adiricarmo, e atrifiriàte amberte
lo splenizzi e diffurga come il nuco
sperìto in mezzo all'aschimoso felto.
Ah l'ambro che gona via veruto
agli embri e soco e soco frendo
e la sciadacca non chera l'agrostàna
ammàila sopra stomperato agùro.
Non arrispiarmi la tràstala che oplire possa infirti
ma qualche sblenga diàtima e slìmia come astràmo.
Olliato selco solo candìamo enirti
andaleràmo, ciò che pasdesiamo.

(Alberto, 10/5/1999)


zzOff topics off cronos

Scronio ti vidi al Forum
non so più quando e a Como.

Date non emmo
ma fummo dati
ore non dette
o fràttale minuto
(scorsero alcuni)

Oi porinoi
che non capimmo
il come e il quando
il quanto e il dove

(Claudia, 11/5/1999)


Fanfolia

Fanfolia numero due
le mie fanfe tra le tue
le tue fanfe tra le mie
fanno tante scemenzie....

(Marco, 11/5/1999)


Olè!

Monviso stradivario di panciulla
svampàta dalla crosta ciubiciulla
slivando le gramigne dalla culla
nel porpo dorigone si trastulla

(Marco, 11/5/1999)


Time isn't on my site

La fanfola bella
che ieri ci fuse
Orione, mia stella
ha le ore confuse

Ma per fortuna il tempo non conta

Dell'Arcademia l'Arcade no è
patriarca archicronuto e trombardono
fanfolico, fa frulli di phonè
restando apneorizzato al loro suono.

(Duccio, 11/5/1999)


Non vedo l'ora...

Tu mi turbi
senza sturbi
con non urbi
in manurbi
con sti furbi
che fan i curdi
date ora
a questa cora
a queste lettere
a queste chiacchiere
a queste nacchere
fabule squacchere
senza pignacchere
quasi magnacchere.

Non vedo l'ora
di saper l'ora
di quando scrive
la gente in vive
e qui ci lascia
una sua traccia
diteci l'ora
di chi non lavora
perchè qui chatta
e più non schiatta
a dir scemenze
piuttosto dense
almeno sane
che cosa immane
sapere se
qualcuno c'è
tra le due e le tre
di notte, ahimè!

Saluts!

(Federica, 11/5/1999)


Forum matellor

Forse perché la futia del ganvio
si frumenta nel giorno del fiustro
e tace il Forum del bendio ertipo
matella berusca la saga dei pilgrims

Tra rombi e quadrati fruscella la perta
e losfa la crampola si lente festina
matellami ancora ravezza mielita
e guisami in loco e luk nel Forum.

(Pier Giorgio, 11/5/1999)


FanfoleDue o FanfoleTre?

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