Parcheggiò l'auto in un angolo male illuminato del piazzale. Scese,
prese le borse e la stecca, e si avviò con calma verso lo stadio del
ghiaccio. Iniziava a nevicare, ed i pesanti fiocchi di neve bagnata
attutivano il rumore dei passi. Quella sera si sarebbe sudato
parecchio.
(Marco, febbraio 2002)
Nello spogliatoio si cambiò senza fretta. Come al solito, impiegò
una ventina di minuti ad indossare quella specie di armatura
imbottita che usava per giocare. Casco, corpetto, gomitiere,
conchiglia, pantaloni, paragambe, pattini... allacciarsi i pattini,
che fatica. Alla fine si alzò con un sospiro di sollievo e si
diresse verso la pista. Si fermò a metà strada, con la sensazione
di aver dimenticato qualcosa. Tornò indietro, si guardò intorno, ma
non vide nulla che potesse aver lasciato nello spogliatoio. Andò
alla pista, ed entrò con circospezione. Tutto bene, stavolta aveva
levato i salvalame per tempo.
Iniziarono i soliti esercizi di riscaldamento. Per un quarto d'ora ci
fu un gran mulinar di stecche, inginocchiarsi, scattare, frenare,
tornare, ripartire. Poi si fermarono a far flessioni, addominali,
stretching. Poi un pò di schemi. E finalmente iniziarono a dividersi
in due squadre. Tergiversò un pò , per vedere con chi avrebbe
giocato. Indossò la casacca solo quando vide che i compagni erano
quelli "giusti". Si sentiva sicuro di sé, ma qualcosa lo spingeva a
cercare una conferma.
Di nuovo quel senso di smarrimento, come se nel piano che aveva
preparato con tanta attenzione mancasse qualcosa. Con uno sforzo,
s'impose di non pensarci. La partita iniziò normalmente. E con la
partita iniziò il tormentone.
"Mettiti spalle alla balustra, altrimenti non vedi i passaggi!"
Si girò e aspettò un passaggio.
"Non stare fermo in quell'angolo, che ti portano via il disco!"
Cominciò ad andare avanti e indietro, cercando di mantenere un
minimo di velocità , per scattare al momento giusto.
"Torna in difesa, che cazzo fai laggiù ?"
Tornò in difesa. Appena raggiunta la zona difensiva il gioco passò
rapidamente nella zona opposta e dovette ripartire affannosamente. In
attacco fu travolto da un avversario che occupava almeno un metro cubo di spazio.
Cadde rovinosamente. Si rialzò a fatica controllando che tutti i pezzi
fossero ancora al loro posto.
"Pattina, non stare lì ad aspettare il disco, vallo a prendere! Paaattinaaa!"
Si lanciò dietro al disco, che era schizzato sulla balaustra e la
stava percorrendo velocissimo verso il lato opposto. Si schiantò sulla balaustra.
"Esci dal fuorigioco, che blocchi l'azione!"
Uscì dal fuorigioco. Nel frattempo gli avversari avevano preso il
disco e stava attaccando in massa. Cercò di fregare il disco ad un
tipo svelto ma non ci riuscì , e l'urto lo fece ruotare più volte,
mentre cercava disperatamente di mantenere l'equilibrio.
"Vai sull'uomo, non andare sul disco, non ti vedi che ti passano da
tutte le parti?"
Spinse sui pattini con energia, ma era sempre il più lento. Gli
avversari lo passavano con facilità . Il gioco si spostò avanti e
indietro a velocità esagerata. Inaspettatamente si trovò da solo
di fronte al portiere col disco a portata di stecca. Miracolo!
"Tira! Tira! Tira!"
Banzai! Si lanciò sul disco come una tigre, menò un gran fendente
con la stecca e si ritrovò a volare sul ghiaccio. Aveva mancato il
disco di una spanna.
Umiliato, si rialzò dolorante ad una spalla. Uscì dalla pista e
tentò di recuperare un pò di dignità . Si sedette sulla panca, guardando
gli altri che giocavano. Sembravano una vera squadra di hockey. Avevano
iniziato solo tre anni prima, ma il gruppo era cresciuto progressivamente ed ora
era un piacere vedere le loro evoluzioni sul ghiaccio.
Ripassò mentalmente il piano che aveva preparato nelle settimane
precedenti. In un certo senso il piano si era preparato da sé, lui
non aveva praticamente inventato nulla. Guardò l'orologio. Era ora
di smettere.
Tornò nello spogliatoio, si liberò dell'armatura, fece la doccia.
Diversamente dal solito perse una quantità di tempo a mettere in
ordine le sue cose, mentre gli altri se ne andavano alla spicciolata.
Rifiutò l'invito a mangiare insieme. Aveva altro da fare. Uscì al
momento previsto.
Nel piazzale fece un lavoro veloce e pulito. Neanche una goccia di
sangue. Faticò un pò a caricare il corpo nel bagagliaio - decise
che la prossima macchina sarebbe stata una station wagon - ma aveva
scelto bene i tempi dell'operazione. Nessuno l'aveva visto. Al
momento di salire fu di nuovo vittima di quella sgradevole
sensazione. No, finora non c'erano stati imprevisti, non aveva
tralasciato niente d'importante. Ma iniziava a sentirsi nervoso.
A casa benedisse il momento in cui aveva scelto un appartamento in un
palazzo con garage. Mise il corpo in un grosso sacco della spazzatura
e salì in ascensore. Portò il sacco in cucina, lo stese sul
pavimento e lo aprì con attenzione.
Ricordò cosa l'aveva messo sulla buona strada. Tempo prima, aveva
letto un libro sulle tradizioni di certe tribù africane, i cui
membri mangiavano il cuore dei nemici per impadronirsi del loro
coraggio. Aveva pensato che avrebbe potuto fare qualcosa di
simile. Guardò il contenuto del sacco. Cosa scegliere, cuore, fegato, cervello?
No, non ne valeva la pena. Ma i polmoni... sì , pensò con
convinzione, i polmoni valevano tanto oro quanto pesavano. Prese un
coltello robusto e affilato, aprì con cura il torace, tagliò tre sottili
fette di polmone. Gli venne l'acquolina in bocca al pensiero di quel che
stava per fare. Fece sciogliere un
pò di burro in una padella, poi vi adagiò con calma le fette.
Pochi minuti di cottura, poi tolse le fette dalla padella e le
mise in un piatto. Si sedette, pregustando il sapore del primo
boccone. Arrotolò una delle fette sulla forchetta, la mise in
bocca, chiuse gli occhi... e rimase impietrito.
Aveva dimenticato il sale.