Cari lettori,
recentissimi scavi archeologici hanno riportato alla luce frammenti
di un'antica enciclopedia, risalente al periodo in cui l'umanità non
conosceva ancora l'uso del teletrasporto, ed i viaggi intergalattici
erano rischiosi e faticosi.
Riproduciamo un frammento che sappiamo essere di vostro interesse: la voce "Hockey-do", dalla 116-esima edizione dell'Enciclopedia Galattica, pubblicata nell'anno 1020 E.G. dalla S.E.E.G., Terminus.
HOCKEY-DO
"Gli studiosi fanno risalire le origini dell'Hockey-do ad
un'antichissimo combattimento rituale praticato nell'Estremo Oriente
del pianeta Terra, l'Aiki-do. L'Aiki-do era un duello simbolico
combattuto con spade di legno su un tappetino detto tatami.
Sembra
che drastici cambiamenti climatici abbiamo portato le popolazioni tra
cui l'Aiki-do era diffuso a spostarsi progressivamente verso zone
più fredde. Le migrazioni ebbero luogo secondo due direttrici
principali. Il primo gruppo di tribù si diresse verso nord-est,
risalendo la costa cinese e le isole del Mar Giallo fino allo stretto
di Bering ed al continente americano. Alcune di queste tribù si
stabilirono sulle isole ora note come arcipelago giapponese.
L'Hockey-do aveva raggiunto tale importanza nella vita collettiva di
queste tribù , che una delle isole maggiori dell'arcipelago,
Hokkaido, prese il nome da esso.
Il secondo gruppo migrò verso ovest, iniziando un cammino che nel
corso di vari millenni portò queste popolazioni a raggiungere
l'Europa ed a stabilirsi in varie zone. Alcuni toponimi (vedi la voce
"Asiago") recano traccia dell'antica origine dei fondatori.
Non sono ancora chiari tempi e modi dell'evoluzione dell'Aiki-do in
Hockey-do. Alcuni archeologi ritengono che i primi cambiamenti siano
stati dovuti all'impossibilità di trasportare i voluminosi tatami
nel corso delle migrazioni. I combattimenti rituali iniziarono così
a svolgersi sulla nuda terra, che sempre più spesso era ricoperta
di uno strato di ghiaccio. Questo - sempre secondo questa scuola di
pensiero, che ha non pochi critici - portò all'adozione di speciali
calzature, che permettevano una presa migliore sul terreno
ghiacciato. Con l'evolversi della tecnologia, queste calzature
divennero gli odierni pattini. Parallelamente cambiarono le armature
usate dai protagonisti dell'Aiki-do/Hockey-do. La presenza dei
pattini, e l'uso di tecniche tipiche dei combattimenti orientali
aveva aumentato di molto la pericolosità di questa pratica, che in
alcuni casi portò a concludere i rituali con la decapitazione di uno
dei contendenti. Si affermarono progressivamente caschi, gambali,
guanti ed altri elementi di parafernalia oggi ben noti agli
appassionati.
La comparsa della spatola all'estremità della "spada" viene spiegata
con gli effetti un'invasione di animali (lontre? ermellini?) i cui
escrementi congelati costellavano le aree di combattimento.
Inizialmente i duellanti liberavano il terreno con le spade, che
però si rivelarono poco pratiche. Furono così aggiunte delle
spatole che resero l'operazione assai più veloce. Apparentemente, i
duellanti trovarono l'attività assai dilettevole, oltre che
indubbiamente meno pericolosa del combattimento. S'ipotizza che
questo sia stato il momento in cui due sport moderni, l'Hockey-do ed
il golf, abbiano avuto origine. La differenza tra i due è
probabilmente dovuta alla differenza tra spiriti amanti della
tranquillità e dei grandi spazi da un lato, e seguaci dello scontro
fisico dall'altro. L'Hockey-do infatti non perse mai i caratteri
originali dell'Aiki-do, accentuandone anzi il carattere bellicoso. Fu
in questo periodo che il campo di gara fu delimitato da un perimetro
solido, e non simbolico come accadeva inizialmente. Data l'abbondanza
del materiale base, furono usati blocchi di ghiaccio simili a quelli
in voga per la costruzione degli igloo. E' probabile che il nome
stesso della recinzione, bala(l)ustra (etimologia simile a quello di
altre parole dell'area linguistica, cfr. balalaika, Balaton, ecc.),
derivi dal carattere traslucido del ghiaccio. Questo cambiò le
tecniche di combattimento. Si dice che il più famoso degli
innovatori, il mitico Bo Di Shek, fosse assai temuto dagli avversari.
Egli si avventava sull'avversario di turno schiacciandolo senza
pietà contro i blocchi di ghiaccio, lanciando il suo terribile urlo
di guerra: "Ilreg olament oloper mette!".
Sorprende la sostanziale similarità dell'evoluzione dell'Hockey-do
nei due gruppi di popolazioni che seguirono le diverse direttrici
d'emigrazione. Questo è un elemento spesso portato a sostegno delle
proprie tesi da parte degli immanentisti, i quali vedono nelle
attività umane il manifestarsi di archetipi immutabili.
Il secondo gruppo, inconsapevolmente avviatosi verso un cammino più
lungo ed avventuroso del primo, dopo secoli di faticosi spostamenti
sui territori impervi del Karakorum, raggiunse infine le ricche terre
dei commerci tra il Mediterraneo e la Valle dell'Indo. Fu qui che
avvenne il contatto destinato a cambiare la storia dell'Hockey-do.
Giunti nei possedimenti del potente califfo Mez Zenah (gli storici
non concordano sulla grafia del nome; alcuni sostengono che il vero
nome fosse Mez Zanoh, e che avesse accumulato favolose ricchezze con
la tratta delle bianche; altri ritengono che la grafia corretta fosse
Vez Zenah, e che fosse diventato incredibilmente ricco col commercio
del latte cagliato) il fascino della geisha Ku Ni Ko colpì
irrimediabilmente la fantasia del califfo. Questi ricorse ad ogni
sorta di stratagemma per conquistare l'amore della geisha, e vi
riuscì solo regalandole un'intera squadra di Hockey-do, comprata a
peso d'oro dalla tribù di Skaltza Khan........."
Purtroppo il frammento s'interrompe qui. Speriamo in un futuro non
troppo lontano di potervi dare notizie più complete sulla storia
dell'Hockey-do.
(Marco, gennaio 2002)