Immagini ed emozioni


Immagini ed emozioni


Un cavallo correva scalpitando lungo la strada fangosa, sollevando una nube di polvere che il vento disperdeva sugli alberi carichi di neve. Poco lontano, le onde di un piccolo stagno andavano ad infrangersi su di un ripido promontorio che declinava dolcemente verso l’oceano, illuminando di una soave poesia il maestoso risveglio della natura, in quel gelido e brumoso crepuscolo d’autunno.

Verso occidente, proprio dove il sole, vivido e lucente, donava i suoi primi raggi al triste volteggiare delle cinciallegre, le acque di un ruscello in piena spruzzavano una pioggia argentina sulle aride rocce della palude. Le palme e i larici disseminati in quella prateria sconfinata sorvegliavano fieri il rapido via vai delle donnole e delle marmotte in letargo, quasi volessero indicare al viandante fuggitivo la via del ritorno. La luna diffondeva i suoi raggi tremuli ed argentei sulle montagne inondate dal sole.

(da qui in poi ho copiato…)

Intanto la nebbia saliva agli irti colli piovigginando, e di sotto al maestrale, il mare urlava e biancheggiava. D’intorno, la primavera brillava nei campi ed esultava nell’aria, ma a poco a poco, all’improvviso e apparentemente senza alcun motivo, la si vedeva invece brillare nell’aria e ad esultare nei campi. In entrambi i casi, comunque, se ci si fermava un attimo a rimirarla, ci si sentiva intenerire il cuore. Si udivano greggi belare, muggire armenti, gli altri augelli contenti facevano mille giri nel libero cielo; si udiva persino un triste singulto, nell’umida sera. Le renelle continuavano imperterrite a fare il loro "gre-gre", mentre una gallina ripeteva il verso di tutte le persone che incontrava, suscitando reazioni contrastanti, tra il divertito e l’offeso.

Un bimbo tendeva la pargoletta mano verso un verde melograno dai fiori vermigli, ignaro del tragico destino che lo attendeva. Sulla vetta della torre antica, un passero spiccava il volo, solo soletto, verso la campagna, incrociando lungo la strada, verso il calare del sole, una donzelletta con in mano un mazzolino di rose e di viole. Una fanciulla osservava la scena con occhi ridenti e fuggitivi, mentre un ragazzetto se ne andava a piedi scalzi indossando fiero il vestito nuovo della festa.

(da qui in poi mi sono fatto una canna)

Un poeta vagava in un pineto, sotto la pioggia battente, alla ricerca di tamerici. D’improvviso si ritrovò in una selva oscura, e cominciò a percorrere ampie curve, avendo smarrito la via diritta. Per fortuna si imbattè in una strada contornata da un duplice filare di cipressi alti e stretti, ed arrivò sano e salvo in località San Guido, dalle parti di Bolgheri. Qui lo raggiunse però la triste notizia che il suo amato babbo era stato vittima di un attentato terroristico. L’unico testimone dell’accaduto, un giovane esemplare equino di sesso femminile, era sotto interrogatorio nella vicina caserma dei Carabinieri, ma non era in grado di fornire indicazioni utili per il prosieguo delle indagini.

(gran finale)

Avevo appena smesso di seguire con gli occhi un airone sopra il fiume, temendo di ritrovarmi a volare o, peggio, di fare tardi e di dover ritornare a casa guidando come un pazzo a fari spenti nella notte. Mi ero sdraiato sull’erba ad ascoltare "Un sottile dispiacere", l’ultimo disco di Pavarotti. Proprio mentre mi chiedevo dove il sole andasse a dormire, cominciai ad avvertire odore di bruciato. Per fortuna quello che bruciava non erano le offese.

Presi la piantina verde del Touring e la ricoprii di terra, rimanendo in attesa che succedesse qualcosa. Improvvisamente sentii un terribile frastuono. Mi voltai e mi resi conto che era caduta la tristezza in fondo al cuore. Ne fui molto sorpreso. Chissà perché, ero convinto che non facesse rumore, così come avviene quando cade la neve. Ne fui anche preoccupato. Avevo appena scoperto che non è difficile morire, e con tutto quel casino rischiavo di non sentire se moriva qualcosa dentro.

Non riuscivo proprio a ritrovare me stesso. Avevo già provato ad uscire di mattina presto e di recarmi nella brughiera, ma non si vedeva nulla. Avevo tentato di parlarne per ore ed ore con un pescatore, ma mi invitò a rivolgermi ad uno psicoterapeuta. Lo trovai molto scortese. Mi arrabbiai e lo presi a pugni.

D’improvviso la soluzione di tutto. Avvertii uno stimolo dal profondo dei visceri. Strinsi le mani e chiusi gli occhi per cercare di fermare quel qualcosa che era dentro di me, ma non ci riuscii. Non puoi capire, anzi, capire tu non puoi quanto mi sono sentito meglio.

 

(Pino, luglio 2001)


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