Il volo dell'ingegnere

Il volo dell'ingegnere


Dall'alto del fronte della Galleria, a circa 50 metri di altezza, l'ing. Giuseppe Mengoni scrutava l'area sottostante

Le vecchie e malandate case del borgo che circondava il Duomo non esistevano più e al loro posto aveva ormai trovato forma pressoch definitiva la nuova sistemazione da lui progettatta che prevedeva il collegamento Duomo-Scala attraverso la Galleria Vittorio Emanuele II.

Dodici anni di lavoro, di arrabbiature ed entusiasmi, di accordi pubblici e trabocchetti privati, dodici anni di tensione creativa e depressione emotiva di fronte a problemi sempre più complessi di carattere costruttivo e sempre più insidiosi sul versante dei rapporti umani.

Ma ormai i lavori stavano volgendo al termine; mancavano soltanto la grande cupola centrale e i fregi di finitura, poi Milano, nel giro di qualche mese, avrebbe avuto l'inaugurazione della grande Galleria dedicata dai milanesi al re sabaudo.

Ora l'ing. Mengoni guardava davanti a sé il marmo rosa del Duomo che nel tramonto di quella sera sembrava pura pietra dolomia, le stesse guglie a sfidare il cielo rossastro e a formare come dei canyon nei quali andavano a infilarsi in picchiata i colombi della piazza. E sopra di tutto riluceva l'oro della Madonnina, la grande e misericordiosa protettrice dei milanesi, anche di quelli immigrati o poco religiosi come lui, emiliano di origine e agnostico per convinzione.

Come era bella la Madonnina pensò l'ing. Mengoni, ricordandosi delle preghiere recitate da piccolo nelle brume bolognesi insieme alla mamma e dei rosari di maggio che aveva frequentato per qualche anno prima della scuola media. Poi la vita lo aveva portato a staccarsi da quelle tradizioni e l'università aveva completato l'opera di "agnosticizzazione". Il ricordo della madre sovrapposto alla visione cos vicina della Madonnina lo stava commuovendo.

Scrollò la testa come per scacciare questi pensieri e si girò verso l'interno dell'impalcatura per vedere se i suoi ospiti stavano arrivando.

Ma loro erano già l&iograve;, chiss&aograve; se da qualche secondo o da più minuti, erano lì silenziosi e compunti come due contadini vestiti da festa al ballo dell'Ambrosiana. Il più giovane, Astarotte, con i suoi occhi cangianti dal viola al blu cobalto e il più maturo Belfagor con quel naso forte e sicuro che imprimeva al viso ossuto una sembianza di aquila rapace e possente.

- Buona sera Architetto- esordì Belfagor subito interrotto.

- Prego Ingegnere - corresse l'Ing. Mengoni.

- Bella serata vero Ingegnere - flautò sorridente Astarotte mentre Belfagor, leggermente irritato si dedicava a guardare ciò che in dodici anni di lavoro avevano prodotto gli uomini.

- Ecco - disse l'ing. Mengoni - i lavori sono pressoché finiti e, come potete constatare, ho rispettato tutti i patti sottoscritti sette anni fa. Mi è costato molte discussioni e lacerazioni con tutto il gruppo di progetto e con gli amministratori milanesi ma alla fine questi signori hanno piegato il capo alle mie richieste.

- Caro ingegnere, - replicò con Belfagor con malcelato sarcasmo, - ma senza il nostro aiuto tutto questo non si sarebbe mai più realizzato. I lavori languivano ormai da tre anni quando ci siamo incontrati la prima volta. Lei era molto depresso per le continue discussioni pubbliche e i sabotaggi palesi ed occulti che impedivano al suo progetto di prendere forma.

L'ing. Mengoni ricordava chiaramente la situazione citata da Belfagor. A quel tempo aveva ormai deciso di rassegnare le dimissioni e scomparire dal mondo dei progettisti italiani per ritirarsi in qualche angolo della provincia austriaca che lui ben conosceva ed apprezzava.

Poi, durante un viaggio in treno, uno di quei primi sbuffanti treni a vapore sulla linea Milano - Venezia, aveva trovato questi due viaggiatori che avevano suscitato in lui dapprima incredulità e diffidenza e quindi via via interesse e speranza di riscatto. In fondo quei due "poveri" diavoli non chiedevano molto ma in cambio offrivano al depresso ingegnere l'assicurazione che il suo progetto si sarebbe realizzato; bastava apportare qualche semplice modifica, "piccole cose insignificanti" gli avevano detto. E sarebbe stata un'opera grandiosa, riportata da tutti i giornali dell'epoca a gloria dell'ingegno Italiano. Alla faccia di tutti i sabotatori il nome di Mengoni sarebbe passato alla storia patria al pari dei grandi costruttori e architetti come Brunelleschi e Michelangelo, Bernini e Palladio.

In più, quei demoni gli avevano promesso che, alla verifica del rispetto dei patti e purché rinnegasse la fede cattolica, gli avrebbero concesso di esaudire il più grande desiderio della sua vita. Mengoni aveva accettato tale proposta (in fondo non gli costava niente, lui era agnostico) e aveva chiesto la capacità di volare come un libero uccello nel cielo.

- Bene - disse Belfagor - facciamo questa verifica e onoriamo il nostro contratto.

Si rivolse quindi ad Astarotte :

- Hai controllato se le modifiche richieste sono state realizzate ?

- Sì Belfagor - rispose il diavolo più giovane - la pianta della Galleria è ora una croce cristiana perfettamente ortogonale alla croce cristiana rappresentata dalla pianta del Duomo. Ciò comporta almeno il 70% di riduzione dell'influsso benefico della Croce del Duomo sui cittadini. Non passeranno molti anni prima che la gente perda l'attuale devozione e rispetto che la coglie quando transita sul sagrato del Duomo. Gli scalini del sagrato diverranno ostello di bevitori e suonatori di tutte le razze e la piazza vedr concerti di musica pagana e riti di mangiafuoco e circensi.

- E le altre modifiche ?

- Ho verificato il numero degli archi disposti sul braccio longitudinale della Galleria. Ora non sono più dodici archi per semibraccio, per ogni parte, come nel progetto iniziale ma tredici come da noi richiesto. Abbiamo così nel centro di Milano il terrible tredici che ricorda il sacrificio di Giuda, tredicesimo apostolo che si sacrificò per portare a compimento il disegno del Supremo. Ma questo tredici lo abbiamo moltiplicato per quattro volte, due per ogni semibraccio, quattro volte come quattro sono gli elementi della Vita presenti nell'Universo.

Avremo così una classe dirigente che passeggerà e vivrà la sua giornata all'interno della Galleria dove regnerà più forte l'influsso del pensiero e dell'azione di Giuda. Una classe dirigente, di politici ed industriali, così permeata da questo influsso, non mancherì di tradire i propri azionisti, dipendenti e cittadini per arrivare al punto di depredare i vecchietti alla Baggina e rubare sul riposo eterno dei morti al cimitero.

- Bravo Astarotte , vedo che stai imparando rapidamente. Tra poco non avrai più bisogno della mia assistenza; potrai andare da solo per la Terra a stipulare nuovi contratti.

Quindi Belfagor soggiunse : "E sul pavimento hanno messo il toro ?"

- Si Belfagor, c'è il toro sacro dei pagani rampante come nelle più potenti iconografie. Sta lì, nel pavimento, al posto della bandiera sabauda prevista in precedenza e la gente penserà che quel toro sia un omaggio a Torino, alla città di Vittorio Emanuele II.

-E invece quel toro farà emergere la loro fede pagana, sottostante il cattolicesimo di facciata. Per ingraziarsi la Fortuna, imperatrix mundi, calpesteranno gli attributi di quel toro assolvendo ad un rito pagano e dimenticando i comandamenti cristiani che assicurano la Fortuna solo con l'amore di Dio e del prossimo. Rinnegheranno nei fatti la religione dei Padri e perderanno il senno e la ragione al punto che anche quando quegli attributi maschili del toro saranno scomparsi e al loro posto si sar formata una buca per il continuo schiacciamento dei tacchi, e dopo che un un restauro negli anni '70 ripresenterà non più un toro ma un manzo castrato, ebbene anche allora la popolazione sarà così accecata dalla superstizione che continuerà a schiacciare ciò che non c'è più.

- Il gesto continuerà al di là del reale come un linguaggio di cui si sono perse le origini -

- Astarotte, la tua cultura mi sorprende ...... e mi preoccupa . Non esagerare con quei libri, non fare "eco" agli studiosi più "citati", altra è la nostra missione.

Astarotte incassò il rimbrotto senza fiatare. Belfagor si rivolse all'allibito Ing. Mengoni

- Bene architetto......

- Prego, sono ingegnere

- D'accordo ingegnere, ora possiamo chiudere definitivamente il nostro contratto. Se è il volo ciò che Lei più desidera dalla vita, ora può realizzare questo desiderio. Prego, si lanci pure con fiducia dall'impalcatura.

L'Ing. Mengoni salì sul ciglio dell'impalcatura e guardò cinquanta metri più in basso il pavimento della piazza che lui stesso aveva disegnato. Poi alzò il viso in direzione del Duomo dove gli ultimi colombi si rincorrevano in volo prima del riposo; infine il suo sguardo si fermò sulla Madonnina che stava piano piano perdendo la sua aurea luminosità nell'imminente calar del sole. E fu spontaneo per lui, prima di lanciarsi nel vuoto, levare una muta preghiera alla Madonna come gli aveva insegnata sua madre nelle situazioni di pericolo.

Nessuno lo vide precipitare come uno straccio sul selciato, nessuno udì il suo grido lacerante spezzare il silenzio.

- Belfagor , perché non hai tenuto fede al contratto ?

- Giovane Astarotte, la tua cultura non ti insegna proprio nulla? Nel giudicare gli uomini non tener conto di ciò che uno dichiara e nemmeno di ciò che uno fa. E' molto più importante ciò che uno è perché ciò che tu sei ti accompagna per tutta la vita al di là delle parole, delle azioni. e della tua stessa volontà. Non sono stato io, ma il nostro architetto...

- Ingegnere

- Per tutti i diavoli Astarotte, ti ci metti anche tu ad interrompere. Dicevo che non sono stato io, ma il nostro ingegnere a non rispettare le regole. Gli avevamo chiesto di rinnegare la fede cattolica ma il culto della Madonna era più forte delle sue intenzioni. In fondo tutti noi abbiamo un po' vinto e un po' perso.

Altro lavoro ci aspetta Astarotte, muoviamoci che la strada è lunga.

Ancora oggi, a distanza di cento e più anni, si possono trovare libri e pubblicazioni che descrivono minuziosamente i grandiosi lavori per la realizzazione della Galleria; ma nessuno riporta le discussioni intervenute a met dei lavori per le improvvise modifiche richieste dal progettista e sopratutto non viene quasi mai menzionata la morte dell'ing. Mengoni avvenuta prima della fine dei lavori. E quei pochi che lo sanno, ancora oggi si chiedono se fu una disgrazia, un suicidio o un omicidio.

(Pier Giorgio)


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