(Alberto, settembre 2001)
Cerano voluti dieci anni.
Come per la guerra di Troia.
Ma finalmente, con l'aiuto di Dio, la guerra era finita.
Dodici milioni di morti.
Mille miliardi di dollari.
Non erano bastati gli strumenti chirurgici del war game.
Non erano bastati gli Sthealth, i B52, i Cruise, gli Apache
Le truppe della Grande Coalizione erano dovute scendere sul terreno,
nelle montagne arroventate e scabre dellAfghanistan, nei mari di
sabbia dellIran, nelle insane paludi di Bassora, nelle valli
accidentate della Bekaa.
I missili avevano dovuto tacere - dopo due anni e dare campo
alle voci sottili e affilate delle baionette e dei pugnali.
Il canto affilato dellacciaio si era fatto sempre più
forte e intenso.
Il fruscio delle lame era risuonato per cinque anni, con il rantolare
liquido delle gole squarciate, con il roco gorgogliare del sangue che
sprizzava dalle arterie recise..
Fino alla vittoria. Fino alla resa degli uomini in turbante.
Poi cerano voluti tre anni di occupazione metodica, capillare:
ogni città araba, ogni villaggio, ogni accampamento di pastori
nomadi, da Peshavar a Kabul, da Bassora a Bagdad, da Isfahan a Tehran.
Gli uomini con lelmetto e gli uomini con il turbante avevano
dovuto convivere, dapprima con odio silenzioso, poi con sospettosa
diffidenza, infine avevano cominciato a parlare, a scoprirsi più
simili di quanto avessero creduto possibile, sino a comprendersi.
La giustizia, la verità e la pace avevano finalmente
vinto
.
George W. Bush aveva chiesto di restare un poco da solo, nella grande
stanza del New Marriott Hotel le cui grandi finestre davano sulle
ricostruite Twin Towers che erano tornate a stagliarsi, orgogliose e
superbe, contro lo skyline di Manhattan, nella luce di quel tramonto di
fine estate dell 11 settembre 2011.
Aveva bisogno di intimità, voleva restare solo con se stesso,
almeno per qualche istante.
Si scopriva cambiato, molto diverso dal giovane, irruente, inesperto e
grezzo texano che era stato nei primi mesi della sua Presidenza.
Aveva imparato molto da quei dieci anni.
Si sentiva un altro.
Più saggio, più completo.
Si sfilò i mocassini, passeggiò scalzo sul folto tappeto
persiano che copriva il pavimento, godendo della morbidezza della lana
annodata a mano sotto le piante e le dita dei piedi.
Quante volte aveva compiuto quel gesto rilassante nella Stanza Ovale di
Washington! ma mai ne aveva goduto come in quel momento, mai quel piccolo
rituale gli aveva dato tanta pace
.
E mentre dallalto della Torre Sud il muezzin intonava la
preghiera della sera, George "Wahdi" Bush si inginocchiò
rivolto alla Mecca e con la fronte appoggiata a terra pronunciò
con voce alta e commossa:
"Insh Allah".