(Alberto, dicembre 2001)
Mary era stanca.
Erano settimane, da quando era nato il bambino, che era stanca.
Lei e Joe erano in viaggio da mesi, girovagando alla ricerca di un
tetto dove ripararsi, di un lavoro che permettesse loro di sopravvivere,
di mangiare e di coprirsi.
Ma non c'era lavoro, anche se Joe non si arrendeva e batteva la
città palmo a palmo offrendosi di fare qualunque cosa, anche la
più umile.
E l'inverno aveva cominciato a farsi sentire, le strade erano
imbiancate di neve, il freddo era pungente, il cielo livido prometteva
altra neve e altro freddo.
Mary si sorprese a guardare con invidia e quasi con cupidigia il
suo fagotto vivente ben stretto tra le braccia dentro le finestre
illuminate degli alberghi e delle case, come se il calore che si
indovinava là dentro potesse in qualche modo confortare anche lei
ed il suo piccolo.
Il bambino per fortuna fino ad allora non aveva sofferto la fame: il
seno di Mary era ancora gonfio di latte e il piccolo vi si attaccava con
allegra voracità, cresceva sano e robusto.
Mary se ne accorgeva perché portarlo in braccio le pesava ogni
giorno di più.
Ma se lei continuava a nutrirsi poco e male, presto anche il bimbo ne
avrebbe risentito.
E questo la spaventava terribilmente.
Prima ancora che nascesse aveva giurato solennemente di proteggerlo da
ogni pericolo, di allevarlo con amore, di avviarlo ad un destino migliore
di quello che era toccato in sorte a lei e a Joe.
Povero Joe
.così modesto e solido e innamorato. Innamorato
di lei da sempre, fin da quando lei era ancora una bambina o poco
più. Innamorato di lei fino al punto di sposarla nonostante Mary
fosse incinta e certamente non di lui.
Mary non sapeva bene chi fosse il padre del suo bambino: sapeva solo
con certezza che non era di Joe
.Joe che non l'aveva toccata
fino al giorno delle nozze, ed anche allora si era limitato a stringerla
tra le braccia con una gentilezza casta, timida, quasi riverente che
l'aveva lasciata commossa e intenerita.
Strinse più forte il suo bimbo tra le braccia, lo guardò
dormire sereno, le guance paffute arrossate dall'aria gelida,
nonostante la coperta che gli aveva avvolto attorno a lasciare scoperto
solo il nasino e gli occhi.
"Ho preso la decisione giusta disse a sé stessa a
voce alta, quasi per convincersi la decisione migliore
qui lo
cresceranno meglio di quanto non possiamo fare Joe ed io
qui
starà bene, bene
."
Era stato il caso, o la provvidenza, a farle leggere il trafiletto di
un vecchio giornale fradicio di neve che un colpo di vento aveva sollevato
da terra per sbatterglielo contro il corpo.
" Betlehem Asylum you'll find the solution to your
children's problems!"
Seguiva un indirizzo.
E a quell'indirizzo Mary era appena arrivata.
Ora, davanti al portone dell'imponente palazzo del Betlehem
Asylum, esitò un poco
si fece forza, spinse i battenti,
entrò nel salone d'ingresso, vasto e semibuio.
C'era un grande silenzio nell'edificio, nessun rumore, nessun
vociare di bambini.
"Dormiranno già pensò Mary al caldo,
nei loro lettini
"
Sorrise al pensiero che presto anche il suo piccino avrebbe potuto
dormire in un letto vero: e cercò con questo pensiero di sopire lo
strazio che le faceva sanguinare il cuore.
Attraversò l'atrio, percorse un lungo corridoio, si
avvicinò alla porta massiccia ed imponente dalla quale filtrava una
luce.
Guardò la targhetta d'ottone, lucida e brillante come oro,
su cui era inciso "King E. Rhode, Direttore".
Mary bussò.