Il cavallo stanco del general Missori

Il cavallo stanco del general Missori


Il Cavallo Stanco del General Missori scosse la bronzea testa e sospirò " Adesso basta" .

Ne aveva viste di malefatte e stravaganze in quegli ultimi 80 anni, da quando lo avevano posto su quel piedistallo in una vivace piazza vicina al Duomo, additato ad esempio di stanchezza fiera ma soddisfatta alle scolaresche (peraltro più interessate a fare un salto al Virgin Store che a meditare sulla spossatezza di quel derelitto equino e del Generale che gli stava sul groppone).

Tante ne aveva viste, ma quanto stava accadendo a Milano in quei primi anni 90 superava davvero ogni limite :

Il traffico sempre più caotico ed aggressivo tra scarichi di gas ammorbanti e pestiferi suoni di clacson; i marciapiedi inibiti ai pedoni da fuoristrada degne di un Camel Trophy o da improvvisate show-room di chincaglierie ed imitazioni "firmate"; semafori ritardati da improbabili lavavetri, cani bagnati a grufolare tra immondizie dimenticate e case, palazzi e monumenti " marchiati" da graffiti come i felini marchiano un territorio per segnalarne il possesso.

Milano da bere o Milano da dimenticare ?

Brera chiusa e le discoteche aperte, i palazzi di Ligresti costruiti in 5 mesi ed il Piccolo Teatro fermo da 5 anni come monumento alle nuove megalomanie ed alle perdute efficienze meneghine; Piazza del Duomo come Jemaa El Fna, gli stessi saltimbanchi e mendicanti, gli stessi imbonitori e mangiafuoco.

E grandi quartieri popolari ridotti a fortini della droga e piccoli quartieri signorili usati come centrali per il lavaggio di miliardi mafiosi.

La Grande Borghesia sempre più silenziosa ed impotente e la Piccola Borghesia ad accanirsi su quei quattro derelitti e, tutti insieme, incapaci di cacciare Politici e Portaborse che - come iene e sciacalli - erano più lesti a depredare vecchietti e disoccupati che ad amministrare la "polis" .

Con un colpo di coda il Cavallo Stanco si liberò del maleducato che gli stava orinando addosso, scese dal piedistallo (ahi, le dolenti giunture corrose dall smog), alzò un forte nitrito al cielo e si diresse con la massima dignità possibile verso Palazzo Marino.

Come ad un richiamo ancestrale, lentamente ma inesorabilmente, tutte le statue ed i monumenti di Milano si risvegliarono dal torpore di secoli e si misero in moto verso il Palazzo Comunale.

In Piazza del Duomo, il Cavallo Stanco incrociò Vittorio Emanuele II alla guida dei bronzei efebici bersaglieri di Corso Europa, e all'ingresso della Galleria fu raggiunto da tutte le mille e più statue che nel frattempo erano scese dal Duomo.

Ed era lui, il Cavallo Stanco, a guidare quell'armata silenziosa ma possente, lui che via via diventava sempre meno spossato e sempre più arzillo e vigoroso.

Giˆ la testa era ora sollevata e lo sguardo fiero e vibrante quando in mezzo alla Galleria si unirono a quella sua armata le Cariatidi di Palazzo Reale e della via Omenoni; ed erano ormai un esercito quando sbucarono in Piazza della Scala dove trovarono Leonardo ed i suoi allievi che discutevano dei mali di Milano con Lodovico il Moro giunto fin lì dal Castello Sforzesco.

Ed era tutto uno sferragliare di ferro e bronzo, un rimbombare di pietra e marmo sull'asfalto della Piazza; ed altri clangori provenivano dalle strade circostanti e dai recessi più nascosti della Galleria a segnalare l'arrivo di altre statue.........

.....ma non furono le armate ferrigne e marmoree del Cavallo Stanco a fare macerie di Palazzo Marino.

Chi bene ha visto racconta che, proprio nel momento di massima eccitazione, apparve al balcone di Palazzo Marino il Primo Cittadino. Guardò prima con stupore poi con inquietudine quella folla vociante che nel vederlo aveva urlato ancora più forte la propria indignazione per poi azzittirsi piano piano al nitrito più volte ripetuto del Cavallo Stanco.

E fu allora che dal punto più alto del Duomo, dal dito indice della mano sinistra della Madonnina, si sprigionò un vivissimo raggio di luce che saettò improvviso per andare a colpire - tra rimbalzi e sponde dei vicini palazzi - il Disco del Sole di Arnaldo Pomodoro in Piazza Meda.

Il Disco Solare roteò su sè stesso, dapprima lentamente poi più velocemente; con un sibilio sempre più forte si sollevò nell'aria, volò al di sopra della Chase Manhattan Bank ed apparve alla folla muta in Piazza della Scala, stagliandosi nel rosso tramonto di quella tiepida sera dell'Ottobre 1991.

Fu visto vibrare sempre più intensamente, barbaglii di luce e sibilii di razzo, saettare nel cielo come fulmine inesorabile ed abbattersi - falce e mannaia - su Palazzo Marino.

(Pier Giorgio)


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