Olimpo

Olimpo


Le Alture dell'Olimpo - ovvero: tanto per fare qualcosa en attendant Godot

Petonius si trovò al cospetto di Giove, che lo squadrò con sguardo corrucciato e poi gli disse, burbero "Ah, ti sei deciso finalmente a liberare dalla tua mefitica presenza il genere umano! Io dovrei avercela con te per il disastro che mi hai causato: tu non hai idea di quante giovenche si siano dovute sacrificare per poter pagare il conto della ristrutturazione dell'Olimpo ! D'altro canto neanch'io ci sono andato leggero con le mie folgorazioni, per cui mettiamoci una pietra sopra e non parliamone più ! Oltretutto mi giungi proprio a fagiolo (accidenti, l'ho detto - pensò terrorizzato, ma visto che Petonius non sembrava raccogliere la provocazione si rinfrancò). Eolo, il mio Dio dei venti, dopo eoni d'ininterrotto soffiare soffre di una brutta pleurite cronica, e già più volte mi ha chiesto di potersi ritirare in pensione, ma io non avevo il sostituto che sostituendolo l'avrebbe sostituito (1). Tu mi sembri particolarmente adatto per questo lavoro, vorresti accettarlo? Nota bene che diventeresti una divinità, con tutti i vantaggi e privilegi connessi, compreso il diritto di sceglierti la nuvola sulla quale abitare !"
"Ma Padre, Sire (e come cavolo ci si rivolge al Padre degli Dei ?) " pensò Petonius ma Giove in quanto onnisciente gli lesse nel pensiero e disse "Non ti preoccupare, Giove andrà benissimo !" "Ma Giove, non temi che le mie emissioni saranno di nocumento ai popoli della Terra ?" ("Si, come se tu non avessi già nuociuto abbastanza !") pensò Giove, che poi continuò "No, perché qui verrai alimentato esclusivamente a nettare e ambrosia, per cui la tue emissioni saranno come soavi brezze primaverili profumate: hai scordato quando mangiasti l'insalata di gelsomini ?" "E' vero, non ci avevo pensato; ma vorrei chiarire prima un paio di punti: qui si tromba ?" "Si tromba, si tromba, credimi. La nostra coppiera Ebe é quasi sempre disponibile, e anche Venere non disdegna di quando in quando. Attento però a suo marito, lo zoppo Vulcano, che ne é molto geloso, per fortuna sta quasi sempre in officina a forgiare le mie saette, per non parlare poi del suo amante ufficiale, il terribile Marte. Vi sono poi numerose ninfe e ninfette che non vedono l'ora ("poverine, saranno cieche" pensò Petonius) (2). Ma bada bene di tenerti alla larga dalla mia consorte Giunone, che farà di tutto per adescarti al fine di vendicarsi delle corna che io le metto con una certa regolarità; lei é off-limits !"
"Non ti preoccupare Giove, non intendo certo scatenare le tue ire. Ma avrò ogni tanto la possibilità di riprendere la forma corporea per recarmi sulla terra ad intrattenermi con alcune fanciulle per le quali provo grande nostalgia ?" "Vediamo, per contratto hai diritto a un giorno libero alla settimana, poi ci sono le ferie da concordarsi in precedenza, ed eventuali licenze premio di tre giorni più il viaggio per azioni particolarmente meritevoli. In queste occasioni potrai tornare a materializzarti sulla Terra e fare ciò che più ti aggrada. Ti é solo proibito di utilizzare quei trucchetti tipo toro, pioggia d'oro, cigno che sono riservati a me solo, altrimenti se tutti quanti li usano mi si sputtana l'inghippo. Tieni anche presente che poiché in quei giorni ti nutrirai come gli umani, riacquisterai la tua mefiticità; la vedi quella nuvoletta sotto di noi ? Quello é il confine tra il Laggiù e il Quassù; se ti azzardi a portare Quassù una sola delle tue puzze ti spedisco subito nell'Ade, dove mio fratello Plutone sarà più che lieto di accoglierti, dato che é sempre alla ricerca di nuovi supplizi per i suoi dannati. Ma credimi, non é un bel posto per viverci neanche per un morto ! Allora, accetti ?" "Certamente - rispose Petonius con entusiasmo - ma dimmi, hai già in mente un nome per me ?" "Sicuro, da oggi ti chiamerai Pétolo !" e alzatosi in tutta la sua possanza dal trono annunciò all'Olimpo con voce tonante "Nomino con decorrenza immediata il qui presente Pétolo nostro nuovo Dio dei Venti ! Vieni figlio mio, che io ti possa abbracciare !" Pétolo superò alcune perplessità poi si gettò tra le braccia di Giove mentre tutto l'Olimpo applaudiva.
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(1) Neh che imparo in fretta ?
(2) Si, lo so, è vecchia

Le Alture dell'Olimpo - Il Tirocinio

Pétolo, neo Dio dei Venti, venne accompagnato da Giove in giro per l'Olimpo, per prendere confidenza con la sua nuova dimensione esistenziale. Fu molto sorpreso nel notare che di quando in quando una testa, sempre la stessa, sbucava da sotto le nuvole, si guardava in giro e poi si ritraeva. Chiese chi fosse e Giove rispose "Ah, quello? Non ci far caso, é il Demiurgo, un curioso con la testa sempre tra le nuvole, in cerca di nuove idee da copiare !" Incontrarono poi un vecchio con una gran barba bianca, che offrì loro premurosamente un caffé. "Grazie, con poco zucchero" accettò Pétolo ma Giove disse severamente "San Pietro, quante volte devo dirti che hai sbagliato mitologia ? Questo é l' Olimpo, il Paradiso é dall'altra parte !". Il vecchio balbettò alcune scuse di circostanza e svanì all'istante.
Giove aveva deciso di sottoporre Pétolo ad un'intensa terapia depurativa prima di metterlo in servizio, per cui lo condusse al banchetto degli Dei dove gli vennero serviti nettare e ambrosia; sulle prime trovò un pò stucchevole quel sapore dolciastro e quel profumo intenso, ma ci si abituò rapidamente. Però dopo alcuni giorni chiese "Scusa Giove, non é che di quando in quando si potrebbe avere qualcosa di più saporito ?" "Certo, una volta al mese abbiamo una vera prelibatezza, il fegato alla Prometeo, che ci arriva per via aerea tramite la mia aquila !" "E perché così di rado, se mi é lecito domandare ?" "perché ci vuole un mese intero per farlo ricrescere !" e gli raccontò la triste storia del povero Titano incatenato alla montagna. "Però - volle insistere - a me sembra che quel tale di fronte a me stia mangiando della carne !" "Lascia perdere - fu la risposta - quello é Tereo e se tu sapessi cosa sta mangiando ti passerebbe subito l'appetito (3) !" Pétolo rimase perplesso, ma non volle indagare oltre.
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(3) il figlio Iti

Le Alture dell'Olimpo - La Licenza

L'apprendista Dio dei venti Pétolo era piuttosto soddisfatto; aveva cominciato a prendere confidenza con l'ambiente e con i suoi abitanti, per cui si sentiva completamente a suo agio. Aveva conosciuto Venere, che pur senza dichiararlo apertamente gli aveva lasciato intravedere la possibilità di passare alcune ore gioiose insieme, Minerva, della quale aveva apprezzato sia la grande saggezza che la civetta che portava sempre con sé e che non aveva certe deplorevoli costumanze tipiche dell'avifauna terrestre, Diana, con la quale peraltro ebbe qualche screzio quando si dichiarò apertamente favorevole all'abolizione della caccia al che lei rispose "Bravo, e se la abolite poi cosa potrò fare io, la colf ?" il che lo fece meditare lungamente sulla precarietà dei posti di lavoro. Da Giunone invece si era tenuto cautamente alla larga, memore del monito di Giove, pur se gli era stato riferito che la dea dalle forme giunoniche (e come avrebbero potuto essere del resto ?) aveva già più volte manifestato il desiderio di conoscerlo di persona. Grandi successi aveva invece riscosso tra le ninfe, anche grazie a un suo astuto piano: quando passa vicino a loro emetteva una serie di profumette (se quelle normali si chiamano puzzette, quelle aromatiche come altrimenti si possono chiamare ?) che le deliziavano oltre misura e che facevano esclamare loro "Yoo hoo Peti'!" L'unico che cercava accuratamente di evitare era Ganimede, dal giorno in cui l'efebo, sbattendo le lunghe ciglia e lanciandogli uno sguardo inequivocabile, gli aveva fatto chiaramente capire che avrebbe voluto fidanzarsi con lui. Gli aveva risposto "Grazie, preferisco un caffé !" e come per incanto si materializzò San Pietro con una tazzina in mano che gli disse "Svelto, prima che arrivi quel pagano del tuo Capo !".
Comunque tutta questa pace idilliaca, che all'inizio aveva avuto il benefico effetto di restituirgli la perduta serenità, stava cominciando ad annoiarlo un pò, soprattutto al pensiero che sarebbe stato così per tutta l'eternità. Decise quindi di andare da Giove per chiedergli il permesso di recarsi sulla Terra in libera uscita.
Giove ne capì l'esigenza, in fondo avrebbe avuto tutto il tempo per abituarsi a quel tipo d'esistenza, e glielo concesse. Pose però una condizione "Visto che riprenderai temporaneamente la tua mefiticità, mi sentirei più tranquillo se tu prima di tornare andassi a scaricarla nell'Ade, così farai anche un piacere a mio fratello che non sa più quali nuovi tormenti inventarsi per i suoi dannati, che oramai si sono abituati a quelli di routine e non soffrono più quanto dovrebbero. Già che ci sei salutamelo tanto e digli che si faccia vivo (si fa per dire) con me !"
Pétolo ringraziò e svanì in una nuvola di fumo profumato.

Le Alture dell'Olimpo - La Vacanza (I)

Pétolo, prima di scendere sulla Terra passò da casa sua, una delle tante nuvolette unifamiliari a schiera, dove prese un thermos di nettare e uno di ambrosia. Giove lo aveva infatti informato che un pasto terrestre gli avrebbe causato circa tre ore di mefiticità, ma che l'assunzione dei suddetti alimenti divini l'avrebbe annullata istantaneamente. Si prefigurò mentalmente le coordinate della Reggia Sco di Biaghstan, poi disse "Energia !" e si smaterializzò.
Le sue molecole si ricomposero nella piazza principale di Celania (4). Pensò " Cazzo, devo farmi revisionare il sistema di navigazione !", ma decise comunque di dare un'occhiata in giro per vedere cosa fosse accaduto durante la sua assenza. La sua improvvisa apparizione aveva creato un certo trambusto, la gente arretrava in preda al panico, i Celanesi toccavano freneticamente i cornetti di corallo rosso che erano l'amuleto nazionale, quelli di altra nazionalità si toccavano le balle, le donne toccavano le balle dell'uomo più vicino, il che non mancò di ingenerare una serie di spiacevoli equivoci. A un certo punto uscì dal palazzo uno squadrone di guardie che avanzò decisamente verso di lui, armato di alabarde, archi, archibugi, balestre, differenziali, fionde, mazze ferrate, mazzi di carte, picche, quadri, cuori, fiori, ruote della tortura, ruote della fortuna, stivaletti malesi, stivaletti made in Taiwan, vergini di Norimberga, vergini di Francoforte, vergini apolidi, bagasce in pensione, frustini da cavallo, fruste da carrettiere, fruste da sado maso, catene, catene da neve, catene di Sant'Antonio, martelli, craxi, incudini (5), guantoni da boxe, guanti da sci, preservativi bucati e diaframmi usati; soprattutto questi ultimi due suscitarono in lui un vago senso di disagio. Iniziò a preoccuparsi pensando "Ahimé, Petonius sì che avrebbe saputo risolvere questa situazione con un paio dei suoi peti da guerra chimica, ma io che posso fare oltre a profumarli ?".
Ma una voce dentro di lui, che riconobbe immediatamente essere quella di Giove, gli disse "Ti sei forse scordato di essere il Dio dei venti ? Prova a supplire alla qualità con la quantità !". Si mise quindi in posizione e sparò verso l'orda che continuava ad avanzare minacciosa un tornado che la trasportò in un battibaleno sull'Altura più vicina, mentre un soavissimo profumo si diffondeva su tutta la città. Questo ebbe delle conseguenze positive, ma anche negative: le positive furono che agli abitanti bastava aprire le finestre per annullare all'istante qualsiasi cattivo odore di cucine, latrine e aliti pesanti; le negative che la locale fabbrica di spray deodoranti dovette mettere in cassa integrazione i suoi operai per oltre un mese, dato il calo subitaneo delle vendite. Un lunghissimo applauso si levò dalla folla, che aveva smesso di tremare di paura e che cominciava a considerarlo un angelo mandato dal cielo per alleviare le loro sofferenze dovute alle zaffate di aria mefitica provenienti dal vicino Regno di Biaghstan. Mentre stava per riprendere il suo giro, vide avanzare un mesto corteo.
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(4) Grazie Star Trek
(5) Quale sottile ironia l'avere posto craxi tra l'incudine e il martello! (De Sanctis)

Le Alture dell'Olimpo - La Vacanza (II)

Pétolo si avvicinò al corteo funebre e rimase stupito nel vedere in prma fila Ubalda, Regina di Celania, che piangeva a calde lacrime mentre procedeva. Le si avvicinò quindi, certo di non venire riconosciuto poiché Giove gli aveva consigliato di mutare d'aspetto prima di mettersi in viaggio, e le chiese "Perdonate il mio ardire Maestà, sono appena arrivato nel Vostro Regno, chi giace in quella bara ?" Ubalda smise di singhiozzare e guardò con attenzione il nuovo venuto. Vi era in lui un qualcosa che lo rendeva familiare, pur se non avrebbe saputo dire cosa fosse, poi credette di avere capito e disse "Ma non siete forse voi il nostro benefattore, colui il quale ci regalò questo tripudio di profumi nell'aria ? E ditemi, come avete acquisito questa mirabile facoltà ?" "Per servirvi Maestà, son io quel desso e fu un dono div...di..della Fata Colombinha !" "Non mi dite Cavaliere, dunque voi conoscete la mia buona amica, sempre pronta ad accorrere al mio richiamo, fosse esso anche solo un fischio ?" ("E a chi lo dici, disgraziata !") pensò Pétolo che non aveva scordato quella magica visione di chiappe alla Naomi che gli erano sfuggite proprio grazie a lei, e proseguì "Certo Maestà, essa é mia cara e buona amica da lunga fiata, e ha voluto gratificarmi con questo dono, sapendo che avevo in programma il viaggio a Celania - mentì spudoratamente - per il vostro gaudio. Ma non avete ancora risposto alla mia domanda..." "Ah sì, scordavo: stiamo celebrando le esequie del Cavalier Georgiano, che sconvolto dal dolore per la morte del suo fraterno amico Petonius di Biaghstan si diede la morte con le sue stesse mani, proprio sul mio letto !" Pétolo rimase turbato, e un fremito di commozione lo percorse da capo a piedi: mai avrebbe immaginato essere così grande l'affetto di Georgiano per lui, e si sentì in colpa per averne causato, seppure involontariamente, la morte. Pensò ("Bé, vedremo poi se con l'aiuto di Giove potrò fare qualcosa per lui") e si accodò al corteo. Alla fine della cerimonia, durante la quale non aveva mancato di emettere sottili fragranze all'incenso e sandalo, dato che recentemente aveva scoperto di poter controllare anche il tipo di profumo, si avvicinò alla Regina per accomiatarsi. Con sua grande meraviglia lei gli disse "Ma non se ne parla nemmeno, caro Cavaliere, voglio che accettiate il mio invito a cenare con me questa sera e a passare la notte a Palazzo !" Un lùbrico pensiero passò immediatamente per la mente di Pétolo che pensando ("Vuoi vedere che questa é la volta che me la trombo per davvero ?") rispose "Con il più grande piacere Maestà, sarò felice di tenervi compagnia e di godere della vostra !". E si avviarono verso la Reggia.

Le Alture dell'Olimpo - La Vacanza (III)

Ubalda più che una cena aveva fatto imbandire un sontuoso banchetto, il che rese felice Pétolo che ne aveva un pò piene le balle di doversi alimentare ogni giorno con nettare e ambrosia. Alla fine del lauto pasto pensò quindi di manifestare la sua soddisfazione con un'emissione olezzante di gelsomino; non si era infatti scordato il successo riportato in precedenza, quando era ancora in vita, dopo averne mangiato un'insalata di petali. Ma proprio mentre stava per attuare il suo proposito si raggelò rendendosi conto che avendo mangiato cibo umano, avrebbe prodotto un'emissione di tutt'altro aroma. Riuscì fortunatamente a bloccarsi prima che accadesse l'irreparabile e senza farsi accorgere tracannò alcune sorsate di nettare e ambrosia che neutralizzarono istantaneamente il pernicioso effetto. Poté quindi abbandonarsi a profumatissime esalazioni, che la Regina mostrò di apprezzare oltre misura, socchiudendo gli occhi mentre si riempiva le nari dell'aroma di gelsomino, al quale lui aveva biecamente aggiunto un tantino di mughetto e di viole del pensiero per esaltarne vieppiù la fragranza. Tutt'a un tratto Ubalda balzò in piedi, gli afferrò la mano e disse "Orsù, giunta é l'ora di coricarci !" e lo condusse nella sua camera dove si spogliò in un battibaleno. Altrettanto rapido fu Pétolo e in men che non si dica si ritrovarono strettamente allacciati sul letto. Fu una notte di incredibile passione, la Regina sembrava non averne mai abbastanza e per fortuna le doti soprannaturali di Pétolo lo mantennero all'altezza della situazione, tanto che si ritrovò a pensare ("Ora capisco le miserevoli condizioni in cui aveva ridotto il povero Georgiano, questa é peggio di un Caterpillar!") La mattina successiva si svegliò fresco come una rosa pensando ("Valeva proprio la pena di aspettare oltre 260 pagine di racconto per arrivare a questo !") mentre lei, stiracchiandosi felicemente appagata, gli disse "Cavaliere, io non so chi tu sia, ma trombi come un dio!" Lui si rivestì e si accomiatò con un bacio in fronte e un peto alla magnolia. Scese in strada e si diresse incuriosito verso alcune bancarelle dove dei venditori ambulanti avevano messo in mostra le loro mercanzie.

Le Alture dell'Olimpo - La Piritera

Pétolo passò in rassegna le varie merci esposte dagli ambulanti sulle loro bancarelle, constatando con disappunto che per lo più si trattava del solito bric-à-brac, sinché la sua attenzione venne attratta da un oggetto insolito, che sulle prime scambiò per un bocchino per sigarette. Chiese quindi al mercante "Buon uomo, che cos'é questo strano marchingegno, di che trattasi ?" "E' una Piritera, mio nobile Signore, ed é attualmente di gran moda presso tutte le Corti più eleganti !" Pétolo rimase perplesso, la parola gli ricordava vagamente qualcosa di associato al Regno di Napoli, ma non seppe identificare lo strano aggeggio. Esso era composto da un tubetto che iniziava come condotto cilindrico e terminava a foggia di uccelletto in smalto e oro, con il becco aperto. Domandò quindi "Piricosa ?" "Piritera cavaliere, piritera " rispose il mercante con un certo tono di impazienza, mentre Pétolo si interrogava sempre più perplesso su cosa potesse essere quel dannato oggetto. Bluffò quindi clamorosamente col dire "Ah, intendete dire
Piritera !" - al che l'ambulante pensò ("E io cosa cazzo ti sto ripetendo da più di mezz'ora, brutto pirla !") - e proseguì "E di grazia, vorreste precisarmene l'uso e la funzione ?" Il mercante, ormai sull'orlo di un attacco isterico, riuscì comunque con grande autocontrollo a dirgli "Vedete Sir la parte tonda del tubetto ? Orbene questa va introdotta in quell'orifizio di cui il rispetto per Vostra Signoria mi vieta di pronunciarne il nome, dopodiché in caso di flatulenza dal becco dell'uccelletto fuoriuscirà non quel volgare rombo che tutti ben conosciamo, bensì un melodioso cinguettio, complice un'ancia celata nel suo interno; con un pò di pratica si può anche riuscire, modulando l'emissione, a suonare allegri motivetti !" (6) Pétolo rimase sbalordito e si affrettò ad acquistare quell'oggetto del quale già si prefigurava l'utilizzo una volta ritornato sull'Olimpo. Pensando ("Vedrai che spettacolo andrò ad organizzare, altro che il Son et Lumiére !") si avviò verso la gola del Tarantantara.
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(6) agli interessati all'approfondimento della materia si consiglia la lettura dell'inserto del Corriere della Sera "Sette" di giovedì 15/4/99, pag.141 e successive.

Le Alture dell'Olimpo - La discesa agli Inferi

Pétolo, avendo deciso di far visita a Plutone, Dio dell'Ade, come da promessa fatta a Giove, si era interrogato sul come discendervi. In un primo momento aveva pensato di approfittare del Carnevale di Rio, seguendo i suggerimenti datigli da un suo amico, un negro di nome Orfeo, al quale però le cose non erano poi andate molto bene. E inoltre il viaggio sino in Brasile gli avrebbe fatto perdere troppo tempo, dato che non si fidava più del suo sistema di trasferimento. Pensò quindi di approfittare dell'orribile gorgo del Tarantantara, che sicuramente scaricava i suoi liquami nello Stige, il fiume infernale che, avvolgendo nelle sue nove spire tutta la Terra, doveva scorrere anche lì sotto. Non trascurò comunque lungo la strada di arrestarsi in varie locande dove consumò abbondanti pasti che gli restituirono le sue mefitiche capacità.
Arrivato all'imboccatura della caverna, nel cui interno confluivano gli scarichi di tutti i Regni delle Alture di Golem, non esitò a entrarvi e a tuffarsi nel liquame. Rimase piacevolmente sorpreso nel ritrovare quegli aromi a lui così familiari e dei quali cominciava ad avere un pò di nostalgia. E ripensò

le nobili dame
ed i loro calli
e i rutti dei manipoli
e i peti dei cavalli
e il grande suo improperio
la carta nel finir. (7)

Il rumore del tonfo che fece arrivando a destinazione lo distolse dalle sue romantiche fantasticherie, e con alcune vigorose bracciate raggiunse la riva.
Subito gli si fece incontro un diavolo che, puntandogli minacciosamente contro un forcone gli disse "Come osi entrare negli Inferi dalla parte sbagliata ? Non sai forse che l'unica via d'accesso per voi dannati é il servizio di traghetto sull'Acheronte gestito con precisione e puntualità da Caronte dagli occhi di bragia (detto così da quando si é preso quella congiuntivite dalla quale non riesce a guarire) ?"
("E ci credo - pensò Pétolo - a stare tutto il giorno in mezzo a questi miasmi, altro che congiuntivite ! ") e proseguì "Guarda che io non sono uno dei soliti dannati, sono il Dio dei venti, inviato quaggiù da Giove, e devo conferire con suo fratello Plutone !"
"Come no, e io sono l'Arcangelo Gabriele !" esclamò beffardo il diavolo avanzando verso di lui con evidenti intenzioni offensive. Pétolo gli sparò contro un peto d'oltretomba che spiaccicò l'infernale creatura contro la roccia. Quando si riprese questi disse "Perdonatemi, Vostra Flatulenza, non vi avevo riconosciuto. Seguitemi ve ne prego, il Capo vi stava giusto aspettando ".
E si addentrarono nelle profondità dell'Ade.
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(7) Ci scusiamo col Manzoni.

(continua...)
(ma chissà quando...)
(non aspettatevi niente di veloce...)

(Fulvio)


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