Pensieri Zen

Pensieri Zen


Un pellegrino giunse a Lasha dopo un viaggio di molte e molte miglia.. Quando giunse al cospetto del bodhisattva reincarnato, vide un uomo piccolo, grasso, calvo, con piccoli occhiali ovali. Ma i suoi occhi erano penetranti come la pinna della carpa dello Szunshuan. E il pellegrino riconobbe Il Maestro La Cui Sapienza è Grande Come l'Oceano.
Si inchinò e gli disse:
"Illuminami, o Maestro: ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro e restare veri uomini?"
Il Dalla Lama socchiuse gli occhi e pensò un attimo.
"Chissà" disse sorridendo.
E accarezzò con la mano sinistra il capo del pellegrino.

La luna è bianca, la neve è bianca, la notte è bianca: devo avere mangiato male.

Il merlo non ha cantato questa mattina. Il cane non ha abbaiato questa mattina. Tu ti tei svegliata e mi hai parlato. Il giorno può continuare.

Una tigre può imitare un gatto ma un gatto non può imitare una tigre. Il domatore se ne accorgerebbe.

Non so a che ora ti addormenti. Non so a che ora ti svegli. Stanotte non dormirò per scoprirlo mia adorata Ha Lie Zen Dra.

Quando nasce l'uomo è tenero e debole; quando muore è rigido e forte. Morbidezza e debolezza accompagnano la Vita.

L'occhio guarda lontano, il dito da la direzione, il piede segue l'indicazione, la mia mente è rimasta a casa.

Achille fece un passo, la tartaruga mezzo.
Achille fece mezzo passo, la tartaruga un quarto.
Achille fece un quarto di passo, la tartaruga un ottavo.
Paperino fece due passi e prese la tartaruga.

E Dio creo' la luce, e raggiunse l'illuminazione.

Socrate bevve la prima cicuta.
Socrate bevve la seconda cicuta.
Socrate bevve la terza cicuta.
Socrate penso' che le cicute non erano piu' quelle di una volta.

Critone chiese a Socrate se ci fosse una vita dopo la morte.
Socrate chiese a Critone se ci fosse una morte dopo la vita.
Critone raggiunse l'illuminazione.
Io no.

Il Golzen e' Sacher.

Il sole che tramonta la sera non è lo stesso sole che la sera tramonta.

Disse un giorno il bonzo Eraclimaru: "La via in salita e la via in discesa sono la stessa via, ma l'uomo che le percorre non è più lo stesso".

Il santo Akira era in meditazione ormai da mesi sulla sommità di un colle, senza cibo né acqua, sostenuto solo dalla forza della sua buddità. Un ragnetto cominciò ad arrampicarsi sul suo alluce, poi sulla pianta del piede, solleticando il saggio. Akira ridacciò, schiacciò il ragno con la mano e tornò a casa.

I monaci Quishi, Quoshi e Quashi avevano l'abitudine di parlare alternandosi: Quishi cominciava una frase, Quoshi la proseguiva e Quashi la terminava. Un giorno il loro maestro Paperume disse loro:"Ma questo non è zen!". In quel momento Quishi raggiunse l'illu, Quoshi raggiunse la mina e Quashi decise di lasciare il monastero e di ritornare dallo zione.

I monaci Makekura e Makeiaka erano in pellegrinaggio verso un monastero sui monti. Giunsero presso un fiume dove una ragazza del posto chiese loro di aiutarla ad attraversarlo senza bagnarsi. Makeiaka la prese in braccio e guadò il fiume con lei. Proseguirono il pellegrinaggio. Makekura rimproverò severamente Makeiaka:"Questo non è un comportamento che si addice ad un monaco? Avere contatto fisico con una donna è vergognoso per chi aspira alla santità". Continuò con i suoi sermoni per ore, mentre Makeiaka taceva. Venne la sera e i due erano in vista mel monastero. Makekura stava ancora rimproverando Makeiaka il quale non ne potè più e disse:"Senti Makekura! Io quella ragazza la ho presa in braccio su una riva del fiume e la ho deposta sull'altra riva. Tu la stai ancora portando."

Tanto va la gatta al lardo che se lo porta via.

Il tè che bevi è già stato bevuto innumerevoli volte. L'uomo che beve il tè ha già bevuto innumerevoli tè. Ma quest'uomo non ha mai bevuto questo tè.

La via della saggezza corre lungo il fiume dell'oblio. Nel punto dell'illuminazione un ponte di porterà dall'altra parte. Dopo il ponte prendi la prima traversa a sinistra, svolta a destra alla rotonda dell'essenza e di nuovo a sinistra dopo il terzo semaforo. Lì troverai la saggezza.

L'albero della vita è stato abbattuto. Ma il suo tronco dà sostentamento ai tarli.

Dormi almeno diciotto ore al giorno: la tua coscienza deve essere vigile.

A un gruppo di allievi che lo seguivano da ormai quindici anni senza conseguire l'illuminazione, il maestro Ciai Na Piot mostrò un vecchio conio risalente a un'antichissima dinastia, e disse loro: "Vedete questa moneta? Ž fuori corso come voi, ma guardate di cosa è capace". E con una fionda potente la tirò in testa all'allievo più vicino. L'allievo colpito morì, e tutti gli altri furono all'istante illuminati.

Un ladro si introdusse nella casa del maestro Cia Bod Ler mentre questi stava componendo versi. Il ladro lo minacciò, e lui gli chiese: "Se ti dico airone, cosa ti viene in mente?" "Questo!", disse il ladro, e lo colpì con il coltello. Intingendo la penna nel suo stesso sangue, Cia Bod Ler completò l'haiku che stava scrivendo:
Bianca ala di airone
sibila in aria come
un pugnale.
Quando il mattino dopo lo trovarono morto, sorrideva.

Non sappia la sinistra quello che fa D'Alai Lema

Nel suo ultimo giorno di vita Tanzan scrisse sessanta cartoline postali e incaricò un suo assistente di impostarle. Poi morì. Sulle cartoline c'era scritto: "Sto per andarmene da questo mondo. Questo è il mio ultimo annuncio. Tanzan 27 luglio 1892".

Riconoscente per i suoi consigli, un allievo poverissimo regalò al saggio Ciu Ling Tan una veste di seta comprata con i soldi messi da parte in anni di sacrifici. Egli ringraziò l'allievo, ma gli disse severamente: "Non posso accettarla. Restituiscila, e conseguirai l'illuminazione", e così dicendo cominciò a tagliare la veste in tantissimi minuscoli pezzettini. L'allievo scoppiò in lacrime: "Maestro! E ora come farò a restituirla?". "Ma come, non sai come è fatta?" sorrise Ciu Ling Tan: "Con ventiquattromila bachi".

Al nostro monastero venne un tempo in visita il celebre saggio Rincoshi. I monaci lo ascoltavano con devozione, tranne Kukkosaua che ne era assai diffidente. Dopo uno dei discorsi di Rincoshi i monaci discutevano animatamente, e tutti tentavano di convincere Kukkosaua. "Non credo a ciò che dice", disse questi, "le sue parole sono sagge, ma il suoi occhi non sono limpidi". "Ah!", esclamarono gli altri monaci, "Non avevamo notato che avesse degli occhi".

Che i tuoi occhi non siano rivolti costantemente verso l'intimo del tuo spirito, se non vuoi diventare strabico.

Il venerabile Totomaru fece un sogno. Camminava in un sentiero nel bosco in piena notte. Uno scoiattolo gli sbarrò la strada e gli disse:
"Totomaru, non proseguire, poichè il bosco che hai di fronte è lo stesso che hai alle spalle".
Ma Totomaru non gli diede credito e proseguì. Dopo alcuni minuti un cervo gli sbarrò la strada e lo ammonì:
"Totomaru, non proseguire, poichè la notte della veglia è la stessa notte del sonno". Ma Totomaru non lo ascoltò e proseguì. Dopo alcuni minuti una tigre gli sbarrò il cammino e se lo mangiò.

Quello che tu pensi è la realtà del mondo. Quello che il mondo pensa è la tua realtà.

Il saggio Miasma aveva l'abitudine di rispondere alle domande dei suoi discepoli sollevando il dito indice della mano destra senza dire nulla. Il giovane monaco Kukkumaru prese ad imitarlo. Saputo ciò Miasma lo fece venire al suo cospetto e gli chiese: "Kukkumaru, perchè mi imiti". Kukkumaru sollevò l'indice destro. Miasma estrasse velocemente un coltello affilatissimo e glielo tranciò. In quel momento Kukkumaru ebbe l'illuminazione.

Un giorno chiesero al sapiente Godisto che cosa fosse il buddismo. Egli rispose : "Buddismo è rispondere a questa domanda".

Chi muore non piglia pesci.

Il cariato ha l'oro in bocca.

Il buon giorno si vede dalla gallina che canta per prima.

Takagi sostiene che la vita debba seguire una linea retta.

Sofuso passò per tre volte accanto al fiore di loto, senza vederlo. Il fiore di loto vide passare Sofuso per tre volte, senza saperlo. Qualcuno vide Sofuso passare accanto al fiore di loto, ma una volta sola.

Susughi passò per tre volte accanto al loto. La prima volta disse: "dodici"; la seconda disse: "novanta"; la terza volta disse: "sessantadue". Susughi non lo sapeva, ma aveva suggerito un terno al loto.

Meglio un uovo oggi che mai.

Tanto va la gatta al lardo che il terzo gode.

L'uomo sciocco non è colui che incespica nei propri piedi, ma colui che guarda sempre dove li mette e non vede come sono belle le cicogne.

Una volta i monaci del padiglione orientale e del padiglione occidentale del patriarca Nintendo si stavano disputando un gatto. Il monaco Sumo irruppe nella sala, sollevò il gatto e disse: "Fratelli! Se riuscite a dire qualcosa lo salverete.
Altrimenti taglierò il gatto in due parti".
I monaci non riuscirono a dire nulla. Sumo tagliò il gatto in due parti.
A sera Nintendo fece ritorno al monastero, dopo il solito giro quotidiano. Sumo gli raccontò come si erano svolte le cose.
Allora Nintendo si tolse le scarpe, se le mise in testa e uscì.
Sumo gli disse: "Se tu fossi stato qui, avresti salvato il gatto!".

"Ciò che è, non è e ciò che non è, è" diceva ai suoi discepoli il maestro Akai della Scuola Sushi.
Poi prendeva una brocca colma d'acqua e ne versava il contenuto in terra dicendo: "Questo però né è né non è".

Non temere il futuro come non tenteresti di dipingere il vento. Temi piuttosto il passato perché è come il ventre della vacca per il vitello: pur se conosciuto e sicuro, quando lo racchiude oltre il tempo, lo uccide.

Disse il maestro Hitachi: "Il mio primo discepolo era così debole che è stato ucciso dagli esercizi. Il secondo è diventato matto perché metteva troppa energia nella pratica della meditazione. Il terzo è diventato completamente ebete a causa della contemplazione. Il quarto è ancora del tutto normale".
"Come mai?" gli fu chiesto.
"Forse perché si è sempre rifiutato di fare gli esercizi" rispose Hitachi.

Non temere il futuro come non tenteresti di dipingere il vento. Temi piuttosto il passato perché è come il ventre della vacca per il vitello: pur se conosciuto e sicuro, quando lo racchiude oltre il tempo, lo uccide.

Sii lucertola: una pietra per riposare, il sole per scaldarti, e la coscienza che al di là del dolore la coda ricresce.

Entra in te stesso e se ti piace restaci.

L'uomo frivolo è come l'usignolo: allieta chi gli è accanto, ma ha zampe magre. Un soffiar di vento lo trascina via.

Se sei al buio non andare incontro alla prima luce che ti appare. Potrebbero essere gli occhi di una tigre.
Se sei al buio e l'unica luce accanto a te sono gli occhi di una tigre, forse è sufficiente per vedere un fiore.
Se sei al buio e l'unica luce accanto a te sono gli occhi di una tigre, ma non riesci a scorgere alcun fiore, non prendertela con la tigre.

Un discepolo disse un giorno al saggio Kha Mel Troph:
"Illuminami, o maestro. Ogni notte io faccio questo sogno.
Mentre passeggio sulle rive di un laghetto dalle acque salta fuori una grande carpa d'oro che con voce simile al tintinnare di mille campanelle d'argento mi chiama e mi invita a tuffarmi con lei. Io mi tuffo nel laghetto e la carpa si trasforma in una colomba candida che mi afferra nel becco e mi porta sul grande salice e mi depone nel suo nido. Mentre sono nel nido piomba su di me l'uccello Roc che mi afferra con i suoi grandi artigli di bronzo e si accinge a divorarmi. Ma dal cratere del Fusijama tra nubi di vapore infuocato emerge un grande drago che erutta fuoco dalle nari e brucia le ali dell'uccello Roc che mi lascia precipitare verso il laghetto dove la grande carpa d'oro spalanca la bocca e mi inghiotte per poi risputarmi sulla riva dove una bellissima fanciulla vestita di rosso mi ristora col nettare del suo seno e mi dice: Io sono la figlia del fratello di tuo padre e di tua madre. E qui mi risveglio madido di sudore. Che significa tutto ciò, o maestro?"
Il saggio Kha Mel Troph tacque, chiuse gli occhi e meditò per tre giorni e tre notti, senza prendere cibo né acqua. Poi aprì gli occhi, prese un pennello e scrisse quattro parole su un foglio, che arrotolò e consegnò al discepolo dicendogli:
"Qui c'è la risposta alla tua domanda. Leggi le parole che ho vergato solo al prossimo plenilunio."
E quando la luna brillò rotonda e alta nel cielo di primavera, il discepolo spiegò il foglio e lesse:
"Doktor Sigmund Freud - Vienna"

Il Bodhisattva Ninzoi era assai temuto e odiato dagli abitanti del villaggio. Si presentava alle loro porte con la ciotola per il riso; ma rifiutava di accettare riso, chiedeva invece che gli dessero i cibi più raffinati e costosi. Se qualcuno si rifiutava egli lo ricopriva d'improperi.
"Perchè fai ciò", gli chiese un allievo.
Egli rispose: "Il vero Budda non cerca l'illuminazione per se, ma per gli altri."

Un giorno il maestro annunciò che uno dei suoi allievi aveva raggiunto un alto grado di illuminazione.
Gli altri allievi andarono da lui e gli chiesero:
"Il maestro dice che tu sei illuminato. è vero?"
"è vero!", rispose.
"E come ti senti?", gli domandarono.
"Miserabile come sempre!"

Il maestro e l'allievo camminavano in silenzio nel bosco in una tiepida giornata d'autunno. Il maestro indicò una foglia marcia sul sentiero e disse all'allievo:"Tu sei quello!"
Proseguirono oltre in silenzio.
Trovarono sul sentiero un corvo morto, ormai in avanzata fase di putrefazione.
"Tu sei quello!", disse il maestro all'allievo.
Continuarono a camminare.
Ad un certo punto il maestro indicò all'allievo le feci di un cervo e disse: "Tu sei quello!"
Allora l'allievo chiese al maestro:"Ma tu maestro, cosa sei?".
"Io sono il maestro!"

Un giorno il maestro chiese agli allievi:"Cosa dice la gente di me?".
Uno di essi rispose:"Alcuni dicono che sei la reincarnazione si Siddharta Gaitama. Altri dicono che sei Lao-Tzu ed altri ancora pensano che tu sia Hui-neng."
Chiese allora il maestro:"Ma voi, chi credete che io sia?".
Replicò l'allievo:"Ma tu, chi ti credi di essere?"

Il monaco Tortuma aveva l'abitudine di contraddire gli altri monaci. Qualunque cosa dicessero egli sosteneva il contrario. Un giorno il saggio Drittuma volle parlare con lui e gli disse:"Tortuma, tu non mi contraddici!".
Tortuma fu allora illuminato.

Un vasaio aveva tre figli. Il maggiore disse un giorno al padre:"Padre, ho deciso di farmi monaco".
"Ma chi baderà allora ai miei affari?"
"Mio fratello", disse quello.
Dopo alcuni giorni anche il secondo figlio annunciò al padre di voler farsi monaco.
"Ma chi baderà ai miei affari?", gli chiese il vecchio.
"Mio fratello", disse quello.
Ma anche il terzo fratello finì per farsi monaco.
"Ma chi baderà ai miei affari?", gli chiese disperato il padre.
"Nessuno!", disse quello.

(Mastro Zennaro)


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