Pigiberus tirò un sospirone. Petonius, come sempre, era andato vicino ad
intuire la soluzione, ma l'aveva appena sfiorata. Sfiorò un pulsante sul
bracciolo della poltrona, che si sollevò lievemente dal pavimento e lo
portò dolcemente in cucina. Di fronte al frigo ebbe un attimo di
esitazione, poi si liberò dalle ultime remore e ne spalancò lo sportello.
Prese dodici cartoni di carburante Giacobazzi Extra e li versò nel
serbatoio della poltrona. Poi afferrò tutto quel che era sfuggito
all'ingordigia di Petonius - due cracker, un grissino, mezzo sedano - ed
trangugiò tutto in un sol boccone. Aveva bisogno di energie per l'impresa
che stava per affrontare, per l'(n+1)-esima volta.
Accarezzò un altro pulsante, e la poltrona girò silenziosamente su se
stessa, per portarlo sul terrazzo su un soffice cuscino d'aria. Giunto
nella sua piccola foresta personale, fu accarezzato da decine di
propaggini felciformi. Il giardino prensile aveva preso vita al suo
passaggio, e le sue amate carnivore lo stavano salutando affettuosamente.
La poltrona si sollevò al di sopra di quel tappeto vivente, fece mezzo
giro e cominciò a trasformarsi. Le pareti laterali si aprirono e due ali
pieghevoli si sgranchirono le giunture con gran sollievo. Una calotta di
materiale trasparente ruotò a coprire il pilota, e lo schienale si ripiegò
all'indietro, diventando la coda dell'acrobatica poltromobile. Pigiberus
gridò con gioia selvaggia il suo ritorno all'azione e sfrecciò verso il
sole, salutato dall'agitarsi di un famelico fogliame. Passò le Alpi in un
sospiro, e in un attimo fu sopra la torre Eiffel. Ebbe il tempo di fare
due giri intorno al traliccione, prima di essere intercettato da due
Mirage. Volò via sopra la Crante Cermania, la Polonia, l'Ucraina, la
Russia, dove trovò una squadriglia di Mig ad aspettarlo. Si lanciò sopra
il Circolo Polare, ed arrivò sul Canada, inesorabilmente inseguito dai
Mirage e dai Mig. Lo attraversò in un lampo, ed entrò nello spazio aereo
del Minnesota attraversando una nuvola di Phantom. Non degnò di uno
sguardo quegli insignificanti sbirri del cielo, e si diresse senza
pensieri verso l'Arizona.
Dietro, una muta di allupati Phantom-Mig-Mirage.
Scese di quota fino a sfiorare le spine dei Joshua Tree che punteggiavano
il deserto. S'infilò senza timore nei canyon che aravano sinuosamente il
paesaggio. Zigzagò con disinvoltura tra le rocce rosseggianti, ascoltando
gli schianti dietro di lui con un pizzico di compiacimento e due
cucchiaini di compatimento. All'uscita dell'ultimo canyon gli assatanati
superstiti degli inseguitori gli furono addosso, e fu costretto a
nascondersi dietro un cartellone della Coca-Cola.
Passata la tempesta,
svicolò di soppiatto e s'inoltrò con un ronzio felpato nella Monument
Valley, assorbendo con concentrata attenzione ogni alito che emanava da
quell'ermo paesaggio. Con un fremito d'emozione percepì il ritmo frenetico
del suo nemico di sempre. Un'incontrollabile bramosia lo travolse e si
lanciò con un sibilo all'inseguimento del Maligno. La Lotta si protrasse
per eoni, su deserti, mari, montagne, ghiacciai, pianeti, stelle, universi
incommensurabilmente lontani, prima di concludersi nelle viscere
terrestri. Un attimo prima di schiantarsi contro il Grande Occhio Fumante,
Pigy sentì in lontananza il sarcastico verso del suo nemico.
Beep-beep!
(Marco)