Polpettone fantascientifico

Polpettone fantascientifico

Marco

"Era una notte buia e tempestosa. Gelide raffiche di vento spazzavano un angolo di Roma, proprio la' dove il nostro eroe attendeva..." "Baaastaaaaa, non se ne puo' piu', racconti sempre le stesse cose, e sempre nello stesso modo, che paaaalleee!" "A Claudia, datte 'na carmata! Primo, per te e' un grande onore essere ammessa ad una seduta di pubblica lettura del mio capolavoro. Secondo, se ti annoi raccontala tu una storia." "Eccheccevo'?" "Mbe', mo' parli pure romanesco?" "Se voglio, parlo pure arabo." "Per quello basta che parli di filosofia". Continuarono cosi' per un quarto d'ora, incuranti dell'attonito silenzio che aveva colto gli altri tre presenti, non abituati agli scambi di tenerezze tra Marco e Claudia.

Claudia

Claudia era una venusiana del terzo settore, molto portata ai mathi del primo settore all'Accademia delle Scienze di Triandria, cui apparteneva Marco. Lo apprezzava in particolare per le sue zampe ad elica pitagorica, con le quali rapidamente volteggiava per i mezzi pubblici del pianeta Golem. S'erano conosciuti propio li', giocando ariosamente su codici misteriosi di un'antica lingua, conosciuta come italiano, in compagnia di altri personaggi, un fiore di campo di calcio dell'area informatica, un papline di aspetto Munchiano, e un matto furioso uscito dal Devoto-Oli con tutti i lemmi per capelli, come tutti gli Echiani, del resto.

Andrea

Nel silenzio agghiacciante che seguì, tutti, con gli arti che avevano a disposizione, finsero di prendere furiosamente appunti per dissimulare l'imbarazzo. Marco vorticava furiosamente le zampe elicoidali scrivendo acronimi e acrostici, indifferentemente, Claudia si metteva e levava le telecamere con le quali la scienza le permetteva di guardare, e si vedeva che era a disagio, come se attendesse che un pazzo le sparasse da un momento all'altro. Il munchiano, con la tipica bocca a forma di 'o' muto, si grattava la pelata, perplesso e non sapeva se il suo urlo sarebbe stato di angoscia o di liberazione. Cecilia e Duccio cercavano di trovare un'intesa usando la comunicazione cromatica, dato che era loro assolutamente impossibile comunicare in altri modi; alla fine si accordarono sul giallo-rosso, in una combinazione che ad alcuni sembrò, in quel momento, piuttosto triste.

Cecilia

Negli occhi di entrambi passo' un lampo: significava "Magica", ma subito si muto' in un singulto e poi in un moto di rivalsa "Risorgeremo". Nel segno di Zorro del mercenario prezzolato, avrebbero potuto ancora gioire nel prossimo autunno. Intanto Marco e Claudia, coadiuvati dal Munchiano, che per l'occasione aveva riacquistato la parola, raggiungevano un accordo trigonometrico-filosofico-autostradale, che si accinsero a sottoporre agli altri due: le large strade del pensiero essenziale dovevano convergere in un punto all'infinito, per dimostrare la loro reale natura di essenza in divenire. Questo sarebbe stato l'argomento del racconto. La combinazione giallo-rossa trascoloro' in arancio-indaco e poi in blu paonazzo: non ci avevano capito nulla, ma accettarono entusiasti per vedere come andava a finire.

Duccio

Il prossimo passo sarebbe stata una bella cena in trattoria per festeggiare il rinvenimento dell'argomento, cosi' ben specificato. Si accomodarono tutti, ma proprio al momento di ordinare Marco con lo scatto repentino di un tentacolo arpiono', strappandolo dal collo di Claudia, un ciondolino sferico di vetro ripieno di acqua della laguna e raffigurante Wittgenstein di notte con la neve che lei si era costruita con amore nelle notti di acqua alta; si alzo', e comincio' a mostrarlo a tutti gli avventori del locale con un'ipnotica cantilena: ''Questo l'ho fatto io, io, io, io, io...''. Claudia lo raggiunse con calma, gli picchietto' su una spalla e prima che lui si fosse girato del tutto gli mormoro' dolcemente: ''Scusa,cheri', ma devi piantarla di scopiazzare al vento'' e lo centro' con un diretto alla mascella, mandandolo ad abbattersi di pancia sul tavolo di una comitiva di federales come un porcellino farcito. Il sangue viola che usciva dal labbro spaccato si fece strada tra i piatti e le saliere andando a gocciolare copiosamente sui calzoni ultimamoda di un golemiano 4 metri x 4 metri a trazione integralista che a giudicare dalle mostrine - e dalle cicatrici - doveva essere il capo della banda. La trattoria divenne silenziosa come una chiesa vuota. Andrea, che stava sgranocchiando del pane - Munch, Munch - comincio' a battere i denti - Klimt, Klimt - e a piagnucolare - Klee, Klee - mentre il suo stomaco si annodava in tripli carpiati sussultando per il nervosismo - Kokoshka, Kokoshka. Cecilia muoveva la bocca, stava dicendo qualcosa, ma le sue parole arrivavano in ritardo come schegge impazzite di un Ghezzi impacciato. Il suo viso era contratto, la sua espressione preoccupata, ma mentre parlava l'unica cosa che rimbombo' nel vuoto fu una sua allegra domanda di qualche ora prima: ''Allora, dove si mangia stasera?'' Duccio come sempre guardava e avrebbe voluto esprimere in mirabile sintesi il tutto, ma per l'emozione gli usci' solo un rutto. Nell'ombra, scivolo' sotto una sedia. Il golemiano si erse quadrato ed imponente oscurando l'incisione di Pinelli - famoso artista anarchico morto 'suicida' per guai con la giustizia; guardo' prima il liquido violaceo e appiccicaticcio sui suoi calzoni, poi tutti i membri dello sfortunato gruppetto che gli aveva rovinato la serata, fissandoli uno a uno con schifo crescente fino ad arrivare a Duccio, o a quel che ne spuntava dalla sedia. ''Signori - disse con voce piatta - avete un problema''.

Claudia

Un P.R.O.B.L.E.M.A.? Pronunciarono rettilinearmente stupefatti gli astanti mentre la Cadoni si riprendeva Wittgenstein in quella palla della sua opera, temendo che altri parti rompessero le acque. Altri avventori si avvicinarono incuriositi, i federales per primi, forse per identificazione: loro sì che erano un problema e non volevano certo essere subordinati a problemi sovrani nazionali che non fossero loro. Marco controllava la platea e l'effetto del sangue violaceo schizzato anche sul verde padania dei tovaglioli che i federales usano portare al collo anche fuori pasto. I padanes avevano molto mangiato in tovaglioli bianchi, fino allora, tuttavia non erano ancora sazi e discettavano sulla Monata Europea (chiamata Neuro dall'onorevole Mortino) e sulla felice occasione lasciata al Sud di non parteciparne. Il Sud, come tutti sanno, inizia sotto Bologna, com'e' stato detto con indubbio senso topico in Pinocchio, a Venezia, Sirenissima Repubblica dei sette mari. Ottenuta l'attenzione di tutti, Marco citò Kohl e la Deutsche Bank e rivendicata la propria rilevanza sul mercato dei cambi di Golem così dettò il ProbLemma: "Quanto fa Uno diviso Due?"

Andrea si rabbuio' pensando a quante lotte per Uno diviso e non diviso in Tre si erano verificate nel suo Pianeta Cerimoniale, quanti accerrimi nemici s'erano combattuti per gli Universali, quanto cammino fino a Trento.... E questa moneta mondiale, L'ECUmenismo., sempre a dar problemi, dopo la sconfitta del COMUNISMO l'affacciarsi del CUMULISMO CAPITALISTICO Minaccioso sul Terzo (ariecco 'sto numero) mondo. Cecilia pensava tra i suoi petali a quanti semi avessero concorso a generare le altre piantine del suo cespuglio e Duccio rifletteva parmenideo sui suoi rutti come espressione della Sintesi indivisibile e indicibile...

Marco

"Ehi, tu! - fece il 4-per-4 a Marco - come ti chiami, e cosa fai qui?" "E CHI vuole saperlo?" replico' impudentemente il nostro, incurante della minaccia incombente. "Io sono il famoso Noraorlando, terrore dei contaminatori" si presento' il roccioso interlocutore. Al solo sentire quel nome temuto, i cinque amici sbiancarono. Noraorlando era divenuto celebre nelle sette galassie per le sue epiche gesta a difesa dei Pianeti Intonsi. Era, in un certo senso, l'opposto naturale di Marco, che rappresentava invece quanto di piu' ibrido fisicamente e culturalmente si potesse trovare nelle sette galassie. Con una conformazione fisica adattata agli ambienti piu' diversi, era una sorta di mostro vivente, ma di rara capacita' adattativa. Un naturalista del ventesimo secolo avrebbe potuto definirlo, con buona approssimazione, un quadripalmipede. I suoi quattro arti, posti grosso modo in corrispondenza delle braccia e delle gambe di un primate, avevano una curiosa forma elicoide, che gli dava una caratteristica andatura molleggiata. Le dita di "mani" e "piedi" erano connesse da una membrana robustissima,che all'occorrenza permetteva di produrre un'effetto ventosa utilissimo in assenza di gravita'. Le orecchie logaritmiche gli permettevano di amplificare esponenzialmente suoni su gamme d'onda inudibili ai piu', udendo, suo malgrado, rumori impercettibili. Era cosparso di punti umbilicali in cui le diverse componenti del suo corpo s'incontravano secondo regolarita' pseudo-analitiche, e dotato di un naso fattoriale, che terminava con un'appendice sferica staccata dal resto del corpo, sempre allineata col resto della proboscide. I capelli magnetosensibili reagivano ai campi elettromagnetici disegnando linee di forza intorno alla sua testa. Gli occhi, piastrine di titanio su cui tensioni elettriche superficiali reagivano agli stimoli esterni creando ologrammi perennemente in movimento. Marco salto' leggiadramente sul soffitto, attaccandovisi con un paio di ventose, e da li' fece cadere un paio di gocce di sangue viola sul cocuzzolo di Noraorlando."

Andrea

Clic.
Con l'usuale bagliore fluorescente dovuto all'azione del telecomando l'immagine scomparve dallo schermo. "Sesso e violenza, violenza e sesso; neanche la fantascienza si salva più. Queste schifezze che fanno in televisione, creature repellenti che si ammazzano in modi improbabili, ma sempre con ettolitri di sangue e budella. Prima li vaporizzavano, li disintegravano e scomparivano. E basta. Adesso no, devono lottare mezzora uccidere duemila passanti, sedici bambini, tre vecchi, spargere sangue e pajata dappertutto. Che schifo. Adesso poi anche il sangue viola di quell'essere schifoso, e quell'altro mostro di Muchiano e quegli altri aborti: ma come si fa a pensare che quelle due cose sono due donne, e quell'altro ammasso di collagene giallorosso un essere intelligente! Chissà cosa avranno immaginato per le scene di sesso...ma non voglio saperlo. Basta con questa roba. Adesso previsioni del tempo e poi a letto"
Clic.

Cecilia

Clic.
Spense la luce, si giro' dall'altro lato ("Chissa' perche' - penso'- nei racconti nessuno si addormenta mai dalla parte dove ha spento la luce? Forse bisognerebbe mettere i comodini dall'altro lato del letto, quando si crea un'ambientazione letteraria!")e si addormento' di un sonno agitato. Non si sentiva completamente a posto con la coscienza. Nel tormento del dormiveglia, vide una figura indistinta e "abbondante" avvicinarsi al suo letto. Nel buio non poteva scorgerne il volto, ma noto' la massa dei capelli rossi illuminati dalla fluorescenza del video del computer che la figura aveva con se. "Chi sei?" tento' di gridare in preda al panico "Sono colei che ognuno pensa come crede, la donna afona e priva di sembianze che voi tutti NON conoscete", digito' sul suo computer, mostrandolo poi al poverino sempre piu' terrorizzato, "Solo cosi' giungo a voi, null'altro che i miei scritti possedete, e tanto per ora vi basti". Si sedette sul letto e prosegui' a scrivere con dolcezza (come facesse a rendere la "dolcezza" in video era un mistero, ma tale risultava il suo scritto): "Perche' togli le castagne dal fuoco prima che siano cotte, lasciando me nelle peste? Perche' non vuoi che sappiamo cosa successe dopo e come uscirono i nostri dalla perfida influenza di NoraOrlando? Ho acceso il tuo videoregistratore, domani vedrai come finisce la storia!" Il nostro si sveglio di soprassalto, tutto udato (un classico!) e non riusciva a credere che la spia REC del suo videoregistratore fosse veramente accesa. "Forse il mio inconscio in realta' apprezza questo genere di fantascienza e l'ho acceso senza accorgermene!". Salto' giu' dal letto e corse a riavvolgere il nastro. Poi schiaccio' PLAY e subito comparvero i cinque come li aveva lasciati la sera prima, NoraOrlando e i suoi vigilantes piu' altre sei personaggi (in cerca di autori) che prima non c'erano: due venivano dalla Bassa Padana, due sembravano benestanti e ben curati e due invece avevano un aspetto misero (per non dire miserrimmo!!!)

Marco

Nella sua forma-millepiedi, Claudia iniziava proprio di fronte a Marco e finiva non si sa dove. Aveva un viso tondo tondo, un naso a pallina nero e lucido come l'onice, due occhi a mandorla con lunghe ciglia e profondissime pupille. Il resto era un lungo corpo snodato, con tanti - quanti? - segmenti cilindrici incernierati uno sull'altro, ognuno provvisto di una coppia di agili gambette terminanti in graziosi e robusti piedini. Voci bene informate sostenevano che all'altra estremita' del lungo corpo di Claudia vi fosse una sorta di coda-ponpon, nera come il naso, ma piu' grossa e pelosa. La prima volta che Marco aveva incontrato Claudia, era rimasto piacevolmente impressionato da tutti quei segmenti.
"Allora, si va?" "Ma come, fuori c'e' l'acqua alta." (Chiaro che non di acqua vera e propria si trattava, ma di uno specialissimo fluido a viscosita' variabile, che creava parecchi problemi a tutti coloro che non erano in possesso di un Ph. D. in fluidodinamica. Per semplicita', tutti lo chiamavano acqua, come se fossero stati sulla terra). L'osservazione era stata fatta nell'interesse di Claudia, che ovviamente aveva difficolta' con tutto cio' che era piu' in alto del proprio naso. "Non c'e' problema - fece Claudia - io galleggio". "Polleggi?" provoco' Marco. "GALLEGGIO!" strillo' Claudia, allentando un centinaio di pedate in direzione di Marco. Il poveretto rotolo' giu' dalle scale in un tripudio di molle slogate. Alcuni piani dopo riusci' ad arrestare la caduta, e fu raggiunto dalla colpevole venusiana, gia' contrita per l'accaduto. Tutto normale, pensarono gli altri.


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