Temporale


Temporale


Cari amici, sabato scorso, in questa terra benedetta da Dio, ricca di ogni grazia ed in particolare di trenette e pesto e pigato, c'è stato un temporale. Piccolo.
Con qualche tuono. Piccolo.
Con qualche folgore. Piccola.
In realtà il temporale si è limitato a passare qui sopra, per andare a scaricare la sua furia - piccola - a parecchi chilometri di distanza. Da casa abbiamo visto i lampi e sentito i tuoni - piccoli - in lontananza. Sono cadute circa venticinque gocce di pioggia. Queste grandi, sì, ma neanche troppo.
Però la luce è mancata lo stesso. C'è stato anche un salto di tensione che ha fatto scattare i relé dell'interruttore centrale. Quando l'ho riattivato la luce è tornata. Il telefono no. Ho chiamato il 182 che a differenza del 187 non è un numero fatto di persone: probabilmente è una persona fatta di numeri.
Il 182 è stato catastroficamente cortese e ricco di informazioni sulla bufera tropicale che si era abbattuta sull'intera riviera di levante. Migliaia di guasti alle linee.
La protezione civile allertata.
L'associazione industriali della Liguria aveva già chiesto lo stato di calamità e la sospensione per tre anni di IRPEG, ILOR, ICI, IRAP, ICIAP e mille miliardi di contributi a fondo perduto per l'asciugatura dei tetti dei capannoni, duramente bagnati dalla pioggia, e per l'acquisto di un milione di ombrelli, così da creare anche un milione di posti di lavoro. La TV però - e non solo le tre reti RAI, come al solito asservita a questo governo che sta al potere senza legittimazione popolare e che prima o poi dovrà andare a casa, Amato in testa, ma anche le tre reti libere (Canale 5, Retequattro, Italiauno) oltre a Telebatistuta - riferivano di piogge e allagamenti solo in Piemonte, nel Cuneese, senza né morti né feriti, tanto che il neopresidente Regionale Ghigo aveva chiesto lo stato di lieve disagio e contributi a fondo perduto per settecentomila lire per riparare il tetto di un pollaio scoperchiato a Gravellona Toce.
Ma sto divagando.
Il signor 182 ha concluso dicendomi che il mio guasto era stato messo in lista con il n. 1611. Al più presto avrei ricevuto la visita di un tecnico per le riparazioni del caso. Se non c'erano tecnici - visto che il Dr Colaninno aveva denunciato 16400 esuberi e messo in mobilità per intanto 8200 dipendenti con una frase dal vago sapore evangelico: "Andate e mobilitatevi!" - sarebbe venuto il predetto Dr Colaninno in persona, con il suo cacciavite personale.
Domenica non si è visto nessuno ed io avevo già speso settecentotrentamila lire di cellulare (mi sono informato, le spese per l'uso del cellulare non possono essere coperte da contributi statali a fondo perduto, peccato). A parte un leggero velo di sudore su tutto il corpo, uno sgradevole senso di secchezza alle fauci, che neanche il pigato riusciva a lenire ed un impercettibile tremito alle mani mi sembrava di essere ancora ben lontano da una crisi di astinenza da privazione di Internet e posta elettronica. LunedÏ mattina ho preso coraggio e, tenendo fermo il cellulare con tutte e due le mani perchè non tremasse troppo mentre Jone componeva il numero, ho richiamato il 182. Mi ha risposto in lacrime raccontandomi degli immani sacrifici dei tecnici Telecom impegnati a riparare i guasti alle linee, sovente senza acqua né cibo ma armati solo di moschetto e della terra del suo sacchetto che per oggi gli basterà. Mi ha anche assicurato che il mio sollecito era stato registrato con il n. di protocollo 16235. Che stessi fiducioso in casa ad attendere perchè qualcuno - no, non il Dr Colaninno, purtroppo, che era ad un meeting con i suoi soci e gli investitori di mezzo mondo a Anguilla, poveraccio, con tutto quel sole e tutta quella sabbia che gli si infilava nei mocassini di Tanino Crisci, forse il vicepresidente di Telecom che essendo di servizio a Capri poteva venire prima con il suo Learjet ed il suo cacciavite personale, a proposito, c'era una pista di atterraggio a Varese Ligure? no? peccato - sarebbe arrivato senz'altro quanto prima.
Ho tirato su col naso anch'io, per solidarietà, ed ho chiuso la comunicazione.
E ho aspettato, seduto sulla sdraio davanti al cancello per essere sicuro che il vicepresidente, passando a bassa quota con il Learjet, mi vedesse subito e non tirasse diritto verso altri guasti. Alle 23 e 50 ho pensato che forse sarebbe arrivato l'indomani, magari c'era sciopero dei controllori di volo...ho svuotato il secchio che avevo usato come posacenere, ho portato alla discarica settecento mozziconi di sigarette e due bottiglie vuote di Wild Turkey che mi ero bevuto nell'attesa, ho asciugato la pozza di sudore di circa due metri di diametro che si era formata ai miei piedi e sono andato a dormire, facendomi legare strettamente braccia e gambe da Jone, così che il tremito che li scuoteva non mi facesse cadere dal letto. Prima però mi sono fatto scivolare sulla lingua trecentodieci gocce di Lexotan, così, solo per rilassarmi un poco e prendere sonno tranquillamente se per caso le settanta pastiglie di Prozac non avessero fatto effetto.
Jone dice che ho urlato nel sonno solo dieci-dodici volte, invocando Colaninno, il 187, il 182, il 1412, il 190.
MartedÏ all'alba ero in piedi, ho bevuto - con la cannuccia, il tremito alle mani non era passato - un quarto di Chivas, un flacone di Lexotan e sette tazze di caffè, col dolcificante perchè lo zucchero fa male. Dopo il caffè ho fumato settanta Malboro, perchè senza una sigaretta il caffè non è caffè.
Non ricordo come è passata la giornata, Jone dice che alla terza bottiglia di Johnny Walker ho anche sorriso ed ho smesso di gridare. Mercoledì mattina davanti al cancello si è fermata una Panda Van bianca, con una scaletta sul tetto. Ne è sceso un signore distinto, con la tuta bianca e rossa di tasmanian 100's ed una borsa di Gucci da cui spuntava il manico crisoelefantino di un cacciavite. Mi ha salutato, si è presentato: "Sono il Tecnico" ed io ho sentito subito la T maiuscola. È entrato in casa, ha svitato due viti da una scatoletta incassata nel muro, ha tirato fuori un ammasso di fili, ha guardato controluce un tubetto di vetro che c'era lì dentro, ne ha tirato fuori dalla borsa di Gucci un altro, l'ha sostituito al primo, ha richiuso la scatoletta, mi ha detto: "Ecco fatto, era un fusibile fuso, a volte succede, lo sapeva?" Ho convenuto con lui che trattandosi di fusibili era ragionevole che ogni tanto si fusassero o si fusissero o si fondessero o come cazzo si dice. Il Tecnico mi ha guardato con aria severa e mi ha detto: "Lei ha un modem?" Ho ammesso che sì, ho un modem, ma piccolo, inoffensivo, non si vede neanche, infatto Ë del tipo "internal". "Potrebbe essere andato in corto. Controlli, a volte succede, lo sapeva?" Ho confessato che non lo sapevo, ma se me lo diceva lui... Se ne Ë andato, rifiutando con fredda cortesia il pacchetto di Marlboro ed il quartino di Jack Daniels 777 che gli ho offerto. Ho controllato: il modem era in corto. Ho bevuto altre sette tazze di caffè nero col dolcificante, sono saltato in macchina, sono andato in città, ho comperato un modem nuovo del tipo USB che non so che cosa vuol dire ma mi hanno detto che è meglio, un gruppo di continuità che non so bene a che cosa serve ma mi hanno detto che era meglio, ho pagato 704.800 lire IVA inclusa, sono tornato a casa, ho bevuto altre sette tazze di caffÈ nero col dolcificante, ho disinstallato il modem internal, ho collegato il modem USB, ho collegato anche il gruppo di continuità che pesa quindici chili, deve essere buono, vi pare? e poi mi sono fermato. Senza connettermi. Improvvisamente le mani hanno smesso di tremare, il sudore mi si è asciugato addosso in un lampo. Ho vuotato nella tazza del cesso tre bottiglie di Llagavullin 12 anni, ho spento le due Marlboro che stavo fumando. Mi sono reso conto che potevo aspettare ancora tranquillamente prima di entrare in Internet. O prima di scrivere a voi. E ho scoperto quanta verità ci sia nella frase di Abelardo: "Dopo un po' ci si abitua."
Un abbraccio.
Alberto

 

(Alberto, giugno 2000)


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