Questo spazio è dedicato alle nonne materne che, con i loro consigli, la loro guida, la loro pazienza ed il loro affetto sono restate sempre al nostro fianco…….. Carmela Cammarata, la madre della nonna, nasce a Serradifalco, provincia di Agrigento e sposa Giovanni Caico. Dal matrimonio, il 19 gennaio 1901 a Canicattì, provincia di Agrigento, nasce la nonna, Diega Caico. Le nonne si trasferiscono a L'Aquila seguendo il bisnonno occupato nei lavori relativi al terremoto che colpisce la città dell'Aquila e provincia all'inizio del XIX Secolo. A L'Aquila la nonna termina gli studi, inizia ad insegnare presso le classi elementari e sposa Francesco Mancini, notissimo pittore abruzzese. Dal matrimonio nascono Lino Mancini e Myriam Mancini; mia madre che sposerà Giuseppe Fasulo, dipendente della Regione Siciliana, (io sono il primogenito di 4 figli) e si trasferirà a Palermo portando con se mia sorella Loredana mentre io resterò a L'Aquila per evitare che le nonne restino sole. Ho vissuto a L'Aquila i primi dieci anni della mia vita prima di trasferirmi, sempre assieme alle nonne materne, a Roma. Abitualmente la nonna era spesso occupata dall'insegnamento scolastico mentre la bisnonna si occupava della cucina; quando lasciò la scuola per andare in pensione non cambiò molto visto che la cucina non era la sua passione. Purtroppo la bisnonna a soli 91 anni, in seguito ad una caduta con conseguente frattura del femore, ci lasciò. Della nonna potremmo dire che fu un tantino più longeva; l'8 agosto dell'anno, 1998 all'età di soli 97 anni, ci lasciò. In realtà il giorno 8 agosto dell'anno 1988, a seguito di una caduta, la nonna aveva riportato una brutta frattura ad un femore. A seguito di questo tragico incidente la si era dovuta trasferire a Palermo dove la mamma si era occupata dell'assistenza; io già dipendente della Regione Lombardia, ero dovuto restare a Roma. IL GIORNO DELLA MAMMA.
"Mia nonna"
di Giosué Carducci
Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfiorano le lacrime e gli affanni
Mia nonna ha novant'anni e più la guardo e più mi sembra bella
Non ha un accenno, un guardo, un grido
Che non mi tocchi dolcemente il cuore
Ah, se fossi pittore!
Farei tutta la vita il suo ritratto,
vorrei ritrarla quando inferma e stanca
nasconde il suo dolore dietro un sorriso
o quando china il suo viso
perché io le baci la sua treccia bianca
pure se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei di Raffael da Urbino il pennello divino
per coronare di gloria il suo bel volto
vorrei poter cambiare vita con vita
veder me vecchio e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.
Dedicata alla nonna Diega Caico vedova Mancini insegnante elementare in pensione (dopo aver insegnato per 40 anni nelle classi elementari di vari paesi della provincia e, infine, a L'Aquila).