L'angolo dei fantasmi
L'ora più adatta ad evocare i fantasmi pare sia la mezzanotte; il momento preciso in cui le due lancette dell’orologio si sovrappongono ponendosi, in ogni caso, in posizione opposta rispetto alla posizione assunta a mezzogiorno. Il primo sabato del mese se coincide con il plenilunio è un momento ideale; le prospettive offerte dal novilunio restano decisamente spente. Insostituibile un tavolo con tre piedi intorno al quale siedono i componenti la catena; la medium o il medium solitamente siede dando le spalle ad una tenda gialla che copre una finestra. Nel passato, accanto a ricche biblioteche, si notavano quaderni, libretti e matite per appunti; oggi, ferme restando le biblioteche più o meno ricche, compaiono sempre più spesso i computer, spesso portatili, accesi e, sempre più spesso, collegati alla Rete. Una telecamera collegata al computer provvede a registrare ed a trasmettere in diretta le immagini relative ai fantasmi; le chat line alle quali partecipano i fantasmi sono ancora di recente realizzazione ma si stanno già diffondendo piuttosto velocemente. In alcuni casi i fantasmi sono felicissimi di distribuire le previsioni relative ai numeri del Lotto Super Enalotto incluso, in altri di fornire le previsioni relative a tutto ciò che accadrà nel corso di un futuro più o meno lontano. Ma l’idea più interessante mi sembra sia stata quella di porre delle telecamere collegate ad Internet in zone strategiche all’interno di edifici notoriamente infestati da fantasmi! Veramente suggestivo; non osiamo sperare di ottenere le prove scientifiche relative all’esistenza o meno dei fantasmi …
L’angolo dei fantasmi
In questi giorni stiamo raccogliendo materiale di vario tipo da pubblicare nel sito dopo averne verificata accuratamente l’attendibilità. Pertanto lo staf di Phantasy può assicurarvi che tutte le informazioni già presenti sono autentiche, al di là di ogni ragionevole dubbio……..
Un caso segnalato dal Dott. Krippner:
" Una notte, una donna svegliò il marito per raccontargli un sogno spaventoso. Aveva visto come il pesante lampadario sopra il letto del loro bambino precipitava uccidendo il bimbo. L’orologio della sua camera segnava le 4,35. L’uomo rise dell’ansietà di sua moglie, quando ella prese il bimbo in letto con sé. Ma non rise più quando, due ore più tardi, si udì dalla camera del bimbo un forte boato. Erano esattamente le 4,35 ed il lampadario era caduto precipitando sul lettino vuoto."
La testimonianza di Maja:
" Era di mattina presto, un giorno d’aprile… mi svegliai e vidi la luce del giorno che traspariva dalle tendine; mio marito dormiva profondamente, nella stessa camera, ed io avevo la sensazione che qualcosa stesse per accadere. Dopo un po’, dalle mie gambe in su incominciò ad espandersi un gelo agghiacciante attraverso il corpo; non potevo muovermi né chiamare mio marito.
Ora muoio, mi dissi, ma senza panico né paura alcuna. Sentii una forte pressione nel capo, poi la mia anima, o lo spirito, abbandonò il corpo. Questo spirito ristette un po’, osservando il corpo inanimato, e non sentii alcuna tristezza nel lasciare mio marito ed i figli. Subito dopo, stavo sotto il tiglio della mia casa paterna… Si trovava così come riappariva nel mio ricordo; la cascata scrosciava, gli uccelli cantavano; era una mattina primaverile; le case secolari erano silenziose, cadenti, fiere. Io stessa ero leggera come una piuma, incredibilmente liberata di ogni peso e preoccupazione del corpo.Feci alcuni passi nel prato, mi chinai e raschiai un poco di foglie morte e di rami secchi; ed ecco là il sasso di cui mi ero servita per esercitarmi a tirare. Era andato perso e non l’avevo mai ritrovato nonostante le ripetute ricerche. Felice, mi misi a ridere, tanto mi riusciva tutto facile, ora: adesso conoscevo infinitamente di più; finché ero stata in vita il mio intelletto era stato chiuso come una conchiglia, ora invece era di una limpidezza lucente. Mi avvicinai alla casa, quella vecchia casa che avevo tanto amato… salii i gradini consunti, apersi la pesante porta di quercia che conduceva nella stanza in cui giaceva mia madre. Ed ella, che era morta ormai da alcuni anni, era sdraiata lì, sorrideva e sembrava più giovane che mai; mi salutò con la mano:
" Vieni, ti ho aspettata. Presi una sedia e mi sedetti accanto a lei; parlammo di cose generiche, della vita che si conduceva nel podere, dei vicini ed eravamo tutt’e due contente. Dopo un poco, disse che dovevo andarmene. Io protestavo, ma lei insistette: " Devi; pensa a quelli che ti attendono. Ora hai fatto una visita ed hai visto com’è; ma la tua ora non è ancora giunta." Arrivederci, mamma
" Arrivederci, Maja.
È così che uscii dalla casa, chiusi la porta e mi ritrovai fuori, nella chiara mattina primaverile; stesi la mano verso tutto ciò che era stato una volta, ed era stato mio. Un momento di vertigini, e poi fui nuovamente nella camera da letto, dove mio marito dormiva ancora ed il mio corpo giaceva, immobile sul letto. Mi chinai su me stessa e avvertii un’intima resistenza contro la costrizione di riprendere forma in questo essere estraneo.
Poi il corpo avvertì una forte pressione in capo ed un dolore in tutte le membra; il gelido freddo scomparve ed io ritornai in vita, il mio spirito era scomparso ed io ero tristissima. Per molto tempo ancora, dopo questo episodio, rimasi come divisa in due; a poco a poco ridivenni me stessa."
La testmonianza di Cosimo:
"Ho letto un libro in cui il medium racconta come abbia lasciato il proprio corpoi durante un’operazione. Quando riprese i sensi riferì al medico ciò che era accaduto; questi ne fu turbato, e divennero ottimi amici. Nel mio caso, non fu così.
All’età di cinque anni mi ammalai di gola e fui ricoverato all’ospedale di Karlskrona. Dovetti rimanere là e venne deciso di operarmi.
… Venni fatto sedere su una sedia e due ragazze si occuparono di me, mettendomi un grembiulino. Doveva operarmi il dottor Widen, secondo quanto mi aveva detto mia madre; avevo fatto la sua cocoscenza… Due mani sporsero da dietro e tennero fermo sotto il mio naso un cartoccio di gomma. Tentai di liberarmi, ma una delle ragazze mi afferrò le mani ed un uomo mi ordinò di respirare. Obbedii, ma mi faceva male e nausea, e così tutto fu come notte. Improvvisamente, vidi la stanza sotto una luce strana e senza ombre. La prima cosa che vidi furono le mie mani, che erano fermate da braccioli mediante stringhe ed una apparecchiatura per stringerle. Ma esse non obbedivano più alla mia volontà, erano morte. Sorpreso, mi lasciai scivolare a terra e mi osservai. Vidi allora questo piccolo essere infelice sulla sedia, pallido e con un supporto nella bocca. Davanti avevo una specie di grembiule di tela incerata o qualcosa di simile, che portava una tasca all’estremità inferiore. Le mani erano tenute strette e così i piedi sotto la sedia. C’era sangue e muco, ed un rivoletto scendeva nella tela cerata. Davanti a me stava un giovane medico dai capelli neri, accanto a lui c’era uno sgabello. Le due ragazze portavano, ora, delle mascherine bianche. Alla mia sinistra stava un tavolino basso con una piccola scodella piena di strumenti bil cui lucore gelido mi induceva spavento. Mi volsi. Ecco la un armadio bianco; ne era stata aperta la ribalta e su di essa si trovava una bottiglia marrone con etichetta bianca; vuota... Vidi che il dottore modificava qualcosa nella mia bocca; com'’ro piccolo e misero! Girai intorno a lui, ma gli strumenti mi mettevano paura ed io mi immersi nuovamente nel bianco involucro seduto sulla sedia.
… Mia madre stava seduta presso il mio letto, quando mi svegliai. Ne vedevo solamente lo sguardo rivolto fisso verso di me… dissi alla mamma di non aver visto il dottor Widen, durante l’operazione.
" Come lo sai
osservò la mamma " dormivi!" No
risposi " stavo di lato ed osservavo tutto.La mamma disse di aver richiesto appositamente l’opera del dottor Widen. Allorché i medici fecero il loro giro, li rimproverai del fatto che non era stato il dottor Widen ad operarmi. Uno alto, biondo, aggrottò la fronte e disse:
" Che cosa ne sai? Dormivi.
"No,
risposi " stavo li lato ad osservare." Che stupidagini,
disse il dottore. Poi se ne andò e fece ai circostanti in modo noncurante:" Vi sono delle cose fra cielo e terra, di cui la nostra erudizione scolastica non si sogna neanche.
Dopo di ciò, le infermiere mi sgridarono:
" Non si parla in questo tono coi medici. I dottori sono dei!
NB: Il protocollo riferisce che il paziente fu operato dal dottor Am; presso la stessa clinica operava anche il dottor Wide. L’intervento consisteva in tonsillectomia con abrasio eseguita sotto anestesia con etere.
La strana esperienza di Tara e Astra:
La testimonianza di Tara:
Era domenica di Pasqua, nel 1970; luogo: la nostra casa estiva. Io soffrivo di forti sintomi di stress, il cuore cominciò a battermi esageratamente e ad agitarsi. Mi sdraiai per liberarmi di questa irrequietezza; ero pure un poco arrabbiata con Astra, come accade talvolta. Il mio ultimo pensiero cosciente prima d'addormentarmi, verso le 23, fu quello di mettermi un po' a fare il fantasma, solo per spaventarla. Sognai di uscire dalla casa, poi tutto divenne nebuloso. Avevo soltanto l'impressione, fra sonno e veglia, che fosse accaduto qualcosa..La testimonianza di Astra:
Verso le 23 della domenica di Pasqua - stavo giusto per andare a letto - vidi improvvisamente Tara seduta su una sedia. Sembrava malata e misera, più morta che viva. L'avevo vista anche in antecedenza (quando facevamo questi esperimenti), ma soltanto confusamente e quasi trasparente. Ora invece era completamente concreta, nascondeva la sedia proprio come fosse un corpo comune. Portava una specie di camicia da notte con maniche molto corte e colletto rialzato, adornato d'un piccolo pizzo. La guardai solo per un momento e non ebbi tempo di parlarle.La conferma di Tara:
la camicia era tal quale la descrive Astra. È fra la sua roba della casa estiva ed ella è convinta che Tara non l'abbia mai veduta prima.
L'incredibile esperienza di Willy e Tara:
La testimonianza di Willy:
Tara ed io ci eravamo messi d'accordo di annotare sempre l'ora e le circostanze di eventuali esperienze telepatiche.Il giorno dopo quest'accordo, accompagnai mia figlia al lavoro; erano circa le 18. Improvvisamente mi ricordai del patto fatto con Tara. Mi spostai
- astralmente - nel suo appartamento e la trovai seduta sul sofà, che leggeva qualcosa. Ne richiamai l'attenzione sulla mia presenza, pronunciando il mio nome e facendole notare che guidavo l'automobile. Alzò lo sguardo e mi vide. A questo punto, la lasciai e fui nuovamente in macchina; l'avevo guidata per tutto il tempo senza ricordare un particolare, di essere impegnato in questa occupazione. Il giorno dopo ci confermammo a vicenda, per telefono, il contatto intercorso fra di noi.La testimonianza di Tara:
Ero sola nella camera e stavo seduta sul divano. Attendevo una telefonata. Per qualche motivo che non ricordo, Willy avrebbe dovuto telefonarmi oppure venire di persona. Improvvisamente lo vidi, davanti a me, seduto in auto. Potevo distinguere circa la metà della machina, come se io stessa vi fossi seduta; stava seduto e guidava e ne potevo vedere soltanto il busto. Credo di aver visto anche l'orologio, in macchina. Segnava qualche minuto dopo le 18. L'auto non stava dirigendosi verso la nostra casa, bensì in altra direzione. Pensai : " Ecco, ha da fare da qualche parte e ciò spiega il motivo per cui non sappiamo nulla di lui.La seconda e ultima testimonianza di Willy:
Ero seduto sull'orlo del letto e dovevo leggere non so quale articolo. Udii che qualcuno chiamava : " Ma non c'è nessuno, qui, che mi aiuti? Non era una voce forte; piuttosto un mugolio. Ascoltai, e riconobbi la voce di Tara. Mi trasferii nel suo appartamento e restai nell'anticamera. Allora la vidi scendere le scale dal secondo piano, passare accanto a me ed andare in cucina. La seguii e mi accostai alla finestra della cucina. Tara stava davanti al lavello. Ripetei il suo nome, parecchie volte, ed allora Tara guardo verso la finestra e mi vide. Cessò di occuparsi di quello che faceva, si volse verso di me e esclamò: " Willy! Incominciai a parlare con lei, dicendo più o meno le seguenti parole: " Non soltanto Jagger e i bambini hanno bisogno di te, ma anche molti altri. La vidi rilassarsi, allora me ne andai e continuai a leggere il mio articolo. Non so chi mi abbia suggerito le parole che dissi; non avevo la minima idea di che cosa andasse detto in quella circostanza.La seconda e ultima testimonianza di Tara:
Scesi in cucina per lavare i piatti; ero sola in casa. In quel periodo v'erano dei momenti in cui mi sentivo molto depressa e stanca. Quel giorno, avevo l'impressione di essere completamente sola e abbandonata da tutti, piangevo. Non volevo continuare tutto ciò; pensai al suicidio; mi sentivo respinta e fallita. Questa sensazione era assai intensa. Improvvisamente, a questo punto, udii alla mia destra, dall'alto in senso obliquo, per quanto mi ricordi, delle voci chiare e vidi una specie di chiarore di luce. Molte voci mi parlavano; e questo è il senso del discorso: " Hai tuttavia degli amici, che ti vogliono bene e pensano a te, non sei senza amici, siamo qui noi. Allora, col pensiero, passai in rivista i miei amici e pensai ad alcuni, fra cui Willy, senza poterne però identificare la voce; avevo piuttosto l'impressione che quei pensieri provenissero da un piccolo gruppo di persone, fra cui Willy. Più tardi sentii con gioia, quando Willy mi raccontò di aver riconosciuto il mio stato e di aver tentato di influenzarmi. Il suo racconto di come ero scesa per le scale e di ciò che feci in cucina, era esatto, ed anche l'indicazione dell'ora.Un'incredibile testimonianza da Dallas:
Un uomo che vive a Dallas, sedeva sul letto e pensava al più e al meno, prima di prendere sonno. Sollevò lo sguardo e, stupito, vide davanti a sé suo padre in abiti da lavoro e con il regolo calcolatore nella tasca esterna. Si alzò per salutarlo, ma questi scomparve immediatamente. Poco dopo gli pervenne un telegramma con la notizia della morte del padre, avvenuta quella sera in California. Vestiva gli abiti da lavoro e portava il regolo calcolatore nella tasca esterna.
La tristissima storia di Ping
In primavera Ping stesse male
Ping era un porcellino d'India, nostro carissimo ospite da vari anni ; era già vecchio. Infatti lo tenevamo ormai da 8 anni e l'avevamo ricevuto già adulto. Esso aveva una personalità spiccata, si riprese e, come ogni estate, si recò a Warmland con mia madre e mio fratello, mentre io rimasi a Stoccolma.Una sera, guardando un film in televisione, udii suoni emessi da un porcellino d'India, che non andavano d'accordo con l'intreccio del film. Riconobbi in essi la voce di Ping e compresi di che si trattava. Più tardi, mio fratello telefonò da Warmland ed ammise che Ping non stava bene quando, un'ora prima, era partito da casa; e allorché rincasò, a notte alta, Ping era morto.
La strana testimonianza di Rico:
Nel 1.928 mio zio fu travolto da un camion, che avendo sbandato su un marciapiede lo scagliò contro il muro. Per tre giorni giacque privo di sensi e morì, secondo l'opinione generale, per frattura del cranio.
Durante una seduta in Inghilterra, nel 1.934, mio padre entrò in contatto con qualcuno che disse di essere il fratello del defunto. Parlò della sua morte e disse di non essere morto per frattura del cranio bensì a causa della gamba. La cosa fu considerata da tutta la famiglia una stramberia, perché tutti erano convinti che si fosse trattato di frattura del cranio: lo s'intendeva cosa ovvia, e non si era mai presa in considerazione un'altra causa di morte.
Finalmente nel 1.956 mi venne l'idea di controllare la questione nei registri dell'ospedale; ne risultò che il paziente era stato operato aol cranio, dopo la disgrazia, ma che non aveva perso i sensi ed era morto dopo tre giorni. Dall'esame necroscopico, poi, emerse che la causa della morte non era stata la lesione del cranio, ma un embolo al cervello a seguito di un embolo al femore; la conferma del messaggio avuto nel 1.934 giunse dopo 22 anni.
La testimonianza di Alice:
Avevamo giusto terminato di cenare… sedevo per terra, presso la stufa di maiolica nello studio di papà, intenta a leggere. D'improvviso mi accorsi che nella stanza spirava un venticello primaverile, tiepido, nonostante le finestre chiuse. Qualcuno accarezzò lievemente la mia guancia, mentre il nonno diceva:
" Ora vado. Questa esperienza fu, per me, indicibilmente dolce e bella; amavo molto il nonno.Poco dopo raccontai l'episodio ai genitori anch'essi presenti nello studio; la mamma arricciò il naso mentre il babbo disse che avrei dovuto smetterla di pensare alle diete dimagranti.
A quel tempo non avevamo il telefono. Il giorno dopo ci pervenne la notizia della morte del nonno avvenuta esattamente all'ora dell'episodio descritto.
Frequentavo una scuola di economia domestica; pregai il direttore di concedermi una vacanza per festeggiare il 65° compleanno di mio padre; avrei voluto dare un aiuto alla mamma che era anziana ed aveva bisogno di me in casa. Il direttore me lo negò; insieme alla zia andai in casa dei miei soltanto per il sabato e la domenica. Già alle 15 di domenica avrei dovuto mettermi in viaggio per ritornare a scuola e così la mamma sarebbe rimasta sola proprio nelle ore più faticose; mentre, alla stazione, piangevo la zia diceva che, dalla vita, non si può avere tutto ciò che si desidera.
A scuola, quella notte, sognai la mamma, la quale si accingeva a scendere in cantina; qui le si spense la lampadina: essa inciampò in una lancia di ferro e rimase a terra. Io mi trovavo presso di lei, vidi e gridai con quanto fiato avevo in corpo; udivo le voci provenienti dal salone sovrastante la cantina, ma nessuno udiva le grida. Tentai di sollevare la mamma, ma questo superava le mie forze; ella giaceva svenuta, con una brutta ferita alle gambe. Udii poi dei passi per le scale della cantina, arrivarono persone invisibili che si occuparono di mia madre; sentivo la presenza di persone che non vedevo. Compresi che non erano vive: erano potenze diverse. Poi venni riportata a scuola, a velocità vertiginosa, e saltai dal letto con un grido. La mia compagna di camera tentò di rassicurarmi:
" E' stato solo un brutto sogno!Allorché, qualche settimana dopo, ritornai a casa, stavo per raccontare il brutto sogno ma la mamma mi precedette, e vidi la sua gamba fasciata: era infatti scesa a prendere da bere, la lampadina si era spenta, si era ferita gravemente, il sangue scorreva copioso ed ella svenne per un momento, riprendendo i sensi soltanto quando fu in cucina, in pedi, si stava lavando la gamba perché le era scoppiata una vena varicosa che sanguinava violentemente. Nonostante il dolore continuò ad occuparsi degli ospiti come se nulla fosse accaduto, poiché io l'avevo lasciata sola.
La testimonianza di Nada:
Mio padre andò ad una riunione comunale, in carrozza; noi, seduti, attendevamo il suo ritorno. La prima volta mi sorpresi assai: udii come ritornavano ed entravano in rimessa, e papà aiutò il cocchiere a staccare i cavalli; però non entrò mai da noi! Da allora mi ci abituai, e mi riusciva del tutto naturale dire:
" Ora vengono; possiamo scaldare l'acqua per il te poiché saranno qui fra un quarto d'ora. Non avvertivo mai timore di ciò poiché lo trovavo assolutamente normale.La testimonianza di Nadia, la piccola strega:
" Quando andavo a scuola, non conoscevo di me null'altro di speciale, se non che provavo interesse per l'ignoto. Avevo a quei tempi una compagna di scuola che abitava con sua madre presso una graziosa, piccola casa. Sua madre ed io diventammo subito amiche. Era alta, generosa, di carnagione scura ma ben presto iniziò a dire:
" So esattamente quando stai per arrivare in casa nostra, perché allora nell'armadio tutto si muove; la tazza con cui di solito bevi il caffè si mette a scricchiolare, oppure un cucchiaio salta dal cassetto. Oppure lascio cadere tutto ciò che tengo in mano. Poi, passa poco tempo e tu ti precipiti dentro come un temporale!Non feci molto caso a questa storia; ma allorché andai ad abitare a Stoccolma, presso la signora Fammy, questa si lamentava:
" Ora devi smetterla con queste stupidaggini, Nadia, altrimenti devi traslocare. Tu arrivi sempre prima di comparire; e la serratura della porta fa ciac! Poi entri, ti levi il mantello e fai strepito nel corridoio, mi oltrepassi e ti porti in camera tua; io ti vengo dietro per domandarti se desideri un caffè, ma non c'è nessuno! Se continui così, presto diverrò matta! Non potevo farci nulla; dovetti ascoltare ancora parecchi rimproveri del genere, finché me ne andai.
Ed ecco una lettera inviata a Montanelli e pubblicata dal "Corriere della Sera" di lunedì 5 marzo 2001:
"Se all'inferno non c'è nessuno, dobbiamo concludere che, volenti o nolenti, ci ritroveremo tutti in Paradiso. Bella ammucchiata! Con quale speranza, a questo punto, continuiamo a chiamare quel poso Paradiso?"
Lettera firmata da Renato Bucci
Topwop@altavista.netVeramente, veramente, all'inferno non 'è nessuno?! Perché, tanto per cominciare, il Diavolo e i suoi seguaci sono nessuno?! Renato dovrebbe essere un tantino meno imprudente; non vi pare?! Magari ci finisce all'inferno e trova pure i diavoli arrabbiati; li ha chiamati nessuno?! E poi scusate ma pensate che i demoni siano talmente poco furbi da non riuscire a conquistare nessuno per il loro regno di tenebre!? …
Scherzi a parte…
Giorni fa ho sognato la nonna o, per meglio dire, la nonna è comparsa nei miei sogni; non è che sia stata la prima volta; ci ha lasciati quasi tre anni fa… e, di tanto in tanto, non ha mancato di tornare a rendersi visibile nei sogni… Non starò a sottilizzare sul sogno e su altri sogni; il messaggio era piuttosto chiaro… La nonna è in Purgatorio da quasi tre anni ed è impaziente di andare in Paradiso. Ma lei mi diceva "Chi va in Paradiso?!" o, meglio, mi spiegava che, a parte i Santi, e pochissimi Eletti quasi tutti si ritrovano a dover trascorrere un periodo più o meno lungo di purificazione in Purgatorio….. Il Purgatorio resta il luogo dell'attesa e della speranza; il luogo in cui la Fede si rafforza. Certo pochi terminano all'Inferno; non nessuno di certo! E l'inferno è la non speranza, la fine reale, forse, per certi versi, la MORTE! Non è per noi figli di Dio; l'Inferno è per Satana e i suoi seguaci!!!