Castel Poto

 
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PALAZZO DUCALE PUOTI

 

La Principessa Yasmin Gelsomina  Aprile von Hohenstaufen Puoti e' nata nel Palazzo Ducale Puoti di Villa di Briano(Freyanburg  Frignano) il 15.6.46-Era  nipote del Celebre  Chirurgo Marchese Francesco Puoti e pronipote del Marchese Giovanni Maria Puoti  Magistrato Presidente e Vicario del Regno presso la Suprema Corte di Giustizia, da cui discendeva la nonna paterna Giovanna Puoti -della linea Colonna di Stigliano -Aragona-Capece -Borbone-Lascaris Ventimiglia Macedonio ed i nonni materni Allegro - Puoti Obrescoff Perelli Filomarino Caracciolo -Aragona-Avalos-Sangro-Ventimiglia-Ruffo-Macedonio

ORIGINE DEI PUOTI o Poti

Principi di Costantinopoli

Puoti o Poti -Principi di Castelpoti-duchi di Benevento, Caserta, Avellino.

La Dinastia Puoti -Principi-Duchi Marchesi-Patrizi- discende dal Re dei Longobardi  Radelchi

"Nec Laeditur" 

Sotto il segno della Pietra Santa (Saintonge-Avril de Saint Genis-"Fortis Renascitur Proles") e di Fortis  il Potente o Boaz , che era anche  antenato di Stupor Mundi."

I Puoti, Principi duchi -marchesi e patrizi ,  erano nipoti  di Radelchi, Re dei Longobardi.

 

Castello Puoti di Castelpoto 

 

 
Corte del palazzo
 
Palazzo Ducale visto dall'alto   Palazzo Ducale visto da est
Palazzo Ducale  

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Una delle poche iscrizioni rinvenute. E' posta sul muro della facciata est della villa Puoti in piazza Roma a Santa Maria a vico.
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CastelPoto o Castrum Potonis (Chronicon Anonimi Salernitani)

Il vero cognome di Puoti e' Adelchi (Ossia Dalla Pietra Alke', ovvero Da Fortis-Boaz )Discendevano dal Principe Potone , il cui vero nome era Adelchi

I Puoti , come conferma anche iscrizione funeraria che si trova nella chiesa Puoti, detta "Pietra Santa"-da Saintonge Avril de Saint Genis - in Napoli, sulla Tomba di un Giovane Sacerdote  della Casa dei Principi Puoti, discendevano dal Re Longobardo Adelchi , attraverso il Principe Radelchi Junior detto   Poto o Potone di Castelpoto, detto anche Despota-.(ossia principe, dinastia sovrana) , per distinguerlo dallo Zio e dal  Nonno  Radelchi .Il termine Poto  deriva da Alkè o Adelchi, Pietra Alkè da Fortis o Anfortas o Boaz , detta Avril de Saint Genis Saintonge o Beinstein - Pietra Santa -in Svevia detti Hohenstaufen- dal Titolo della Regalità Trascendente che diede nome anche al Castello della Dinastia sveva, ma anche alla Dinastia longobarda..  Dalla Dinastia di Boaz o Fortis discendeva oltre che Adelchi, la stessa  madre di Potone, principessa  merovingia che  per la consuetudine di trasmettere la regalità anche per via femminile, chiamò il figlio  con l'epitome il Potente,il Forte, da cui Poto o Potone. (il motto della Pietra Santa o Avril de Saint Genis Saintonge era "Fortis renascitur Proles").

Non a caso nella Cappella Avril  de SaintGenis Saintonge, oltre all'aquila sveva, si nota una plaque con il Leone Davidico dei Puoti (vedi anche stemma di Grifone Aprilis les chanoines il Leone davidico o il Leone di fronte al Grifone, per indicare il Melkisedec-come dallo stemma della Cloche  de Lyon della Principessa Anna Aprile ). Alla medesima mistica  essenica   appartiene Petra Alkè o Pietralcina, ed il fiume Poto che prende il nome dalla linea di sangue dei Re Radelchi.

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La Dinastia Puoti è dunque strettamente connessa  alla Dinastia Beinstein- Hohenstaufen ( da cui derivò il nome )anche per l'ascendenza comune da Sonichilde , principessa Bavarese e da Teodolinda .

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Genesi dei Principi duchi Puoti dal Principe Longobardo Potone,nipote di Radelchi Re longobardo , (cognato di Tassilone di Baviera connesso a  Sonichilde, madre del Principe  Grifone ,antenato di Federico II)di Castel Poto  Castrum Potens- Petra Alke o Pietra Santa o Petri Roseti che sorgeva  nei pressi della Contrada Santo Spirito  . Castel Poto che rimase sotto la tutela degli Abbati della Dinastia Longobarda , fino al 900 e poi ai discendenti del Principe Poto che  anche sotto Atenolfo I di Capua  mantennero  i loro castelli e domini fino allXI sec.Con l'

occupazione normanna ,il Duca Ugo de  Potis  de Puoti o di Castiellopotonis  stipulo' la pace tra Normanni e Beneventani .1114 (Chronicon di Falcone Beneventano). I de Puoti, come risulta dagli Annali , sotto i Normanni si videro aumentare considerevolmente i loro possedimenti.Familiari dei Normanni li seguirono a Bari  nel Sud Italia , a  Gerusalemme e in Siria. Il loro Totem era il Leone d'oro Davidico ed il braccio  la cui mano simulava la bocca del serpente, simbolo dei Re taumaturghi. Il Loro motto: Nec Laeditur! Familiari degli Aragona, Colonna, Macedonio-Pallavicini, Pignatelli, Caracciolo, Perelli Filomarino, Avalos -(Dinastia di Santa Maria a Vico, ove era custodita l'avita iscrizione su una antichissima Pietra  in un maniero dei Puoti)   Nella Dinastia dei Principi Puoti di Costantinopoli , si estinse quella  del

 ramo  Plantageneta  detto Palmieri.Dinastia di Medici- Chirurghi-Giuriconsulti-Scrittori-Vescovi .Dai Principi duchi  Puoti  discende, tra l'altro, il famoso Marchese purista Basilio Puoti, antenato della nonna paterna e del nonno materno  della Principessa Yasmin. 

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 Il Principe Potone , Longobardo,  nipote di Radelchi, discendeva dalla linea di sangue del Graal , detta Pietra-Alke'-Pietra Potente .Pota o Potta significa infatti Graal o Vaso-Coppa .Non a caso Castrum Potonis sorgeva sul tempio di Venere (Avril Aprilis Aphros o Venus Genitrix che ,nelle Carte del Graal ,si chiama Fortis ed ecco perchè, in codice , la dinastia Fortis  rinasce sotto il nome di Avril de Saint Genis Saintonge o Beinstein- Buren -Veiblinghen- Hohenstaufen) - Da "Il  Genoma del Graal " ed- European Council of Princes- di Yasmin von Hohenstaufen

Villa di Briano-Ce-(antica Freyanburg-Borgo di Freya o Afrodite, Aphros,Aprilis)  

  Memorie

 

Tratto da Biografie dei Vescovi Alifani - http://spazioinwind.libero.it/mgiugliano/ -

58. CARLO PUOTI. – Nella nobile famiglia dei Poto (italianizzata in Puoti), signori di Castelpoto, nacque in Napoli il 12 Giugno 1763 dal marchese Gian Maria, giudice della Gran Corte della Vicaria, e da Anna de Masi patrizia leccese. La patriarcale famiglia era composta di nove fratelli e due sorelle, e dei primi, cinque si dettero a vita religiosa. Don Carlo era zio di Basilio, il famoso «purista» della lingua italiana, ed era nipote di Antonio arcivescovo di Amalfi, al quale lo affidarono i religiosi genitori affinché ne curasse la formazione. Ne venne il primo periodo di studi, e gli restò nell’anima un’impressione incancellabile: lo zio lo condusse ad Arienzo a baciare la mano a s. Alfonso. Questi gli pose le mani sul capo, e previde in lui il santo sacerdote e vescovo.

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Entrò fra i Redentoristi. I Puoti ne erano benemeriti, in quanto un altro zio, mons. Giuseppe Puoti, ne aveva fatto approvare la regola. Vi completò gli studi. Fu ordinato prete, e si distinse subito in conferenze e missioni. Il 16 Marzo 1791 fu ricevuto nella compagnia di Bianchi della giustizia, e quando per i truci assassini ostinati nell’odio, c’era la pena di morte, i Redentoristi e i Bianchi dicevano: «Questo è boccone per don Carlo». Fu sempre fedele a Casa Borbone, nel cui assolutismo vedeva la fermezza paterna.

Nel 1818, con biglietto di Re Ferdinando I veniva nominato arcivescovo di Rossano in Calabria, e nel concistoro, Papa Pio VII convalidò la nomina. Per ragioni di salute chiese il trasferimento, e Re Francesco I, il 30 Maggio ’26 lo trasferì ad Alife-Telese. Nel concistoro del 15 Luglio, Papa Leone XII convalidò l’atto. Il 13 Agosto ’26 venne a Piedimonte, e prese possesso di Alife, ma ritardò il possesso a Cerreto al 22 Marzo ’27. Risiedé abitualmente a Piedimonte, capoluogo del distretto, e in ogni Pasqua si recava a Cerreto.

Affabile nei modi e di sentità umanità, dava udienza a chiunque in tutte le ore. La sua liberalità era tanta che sembrava prodigalità. Disse a un debitore che gli restituiva una somma: «Benedetto Dio che provvede a tempo. Domani non avea che dare ai poveri». E molto dette nell’alluvione del 1841. Schivo di ogni mostra, non permise si facesse il suo ritratto.

Contribuì signorilmente nel rifare il campanile della cattedrale di Cerreto, diroccato nel terremoto del 1805; contribuì al restauro delle vie che portano a Guardia Sanframondi, all’antica cattedrale di Telese, e per quella dietro il giardino dell’episcopio. Donò arredi alle due cattedrali, e per quella di Alife affrontò forti spese nei restauri. A Piedimonte, in S. Maria Maggiore ordinò il pavimento del presbitèrio (c’è lo stemma), e le due artistiche balaustre a intaglio presso gli altari del Sacramento e di s. Marcellino.

Vacato il beneficio di S. Caterina in Alife, lo divise (su proposta del Comune) in sei posti, e aggiunse i sei cappellani nominandi ai mansionari, e nel ’40 anche all’Annunziata; a incrementare la pietà in S. Maria fondò l’associazione del Cuore di Gesù, l’8 Dicembre 1836 istituì l’Opera della Propagazione della Fede, e il 14 Giugno ’40 benedisse il cimitero di Piedimonte. Nel ’33 riunì il clero di Sant’Angelo in recettizia, e concesse la mozzetta all’arciprete di San Gregorio.

Devoto e pio, osservò fino alla morte i digiuni quaresimali, e nel cholera morbus del 1837, il 26 Giugno, fece uscire le processioni di penitenza dei santi patroni di tutte le quarantatré parrocchie delle due diocesi. Egli, a Piedimonte, seguì s. Marcellino e s. Rocco a Porta Vallata e, di fronte all’apprensione del popolo, offrì a Dio la sua vita purché fosse scampato quello.

Assai stimato a Napoli dove aveva accesso alla reggia, e da dove venne due volte il Card. Ruffo a Piedimonte a visitarlo, lo fu anche a Roma. A Papa Gregorio XVI non sfuggì la santa vita di lui. Appena eletto, nella lettera del 16 Aprile 1831 si raccomandava alle sue preghiere: «…Fraternitati tuae, a cuius pietate fructum deprecationis uberem, et utilem a studio pastorali operam speramus». E lo stesso papa, nel Maggio ’39, in occasione della canonizzazione di s. Giovan Giuseppe della Croce, lo invitò alla cerimonia a Roma.

Morì di colpo apoplettico, la sera del 14 Marzo 1848.

Pubblicazioni: lettere pastorali in latino, fra cui: Ep. Past. ad archiepiscopalem ecclesiam rossanensem (Romae MDCCCXVIII), altra Epistola per l’ingresso nelle diocesi di Alife-Telese, orig. presso la raccolta del dottor R. Di Lello in Piedimonte.

Bibliografia: AC 54 f. 523; P. Dat. 189, 1826 f. 1-11, da cui Ritzler-Sefrin VII, 68, che porta il trasferimento ad Alife, al 3 Giugno; Gams: Suppl. II 9; manoscritto di S. Maria Maggiore 618; Rossi: Catalogo 211; Iannacchino: Thelesia 286; Vaiani G.: Elogio funebre di mons. Carlo Puoti nei suoi funerali, il 16 Marzo 1847 (Napoli

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Non sembra suscitare dubbi l’etimologia del nome di CASTELPOTO.
Il paese avrebbe preso il nome da Potone, duca longobardo, nipote del principe Radelchi di Benevento e che fu prigioniero di Siconolfo di Salerno entrando a far parte in uno scam-bio di prigionieri nell’anno 844, come si rileva dal “Chronicon Anonimi Salernitani”.
Oltre queste esistono altre due interpretazioni circa l’origine del nome Castelpoto.
La prima del Rev. De Mennato che, considerando la posizione geografica del paese, domi-nante sul tracciato della Via Latina, ne fa derivare il nome dall’etimo latino “Castrum Po-tens”.
L’altra è avvalorata da un memorialista napoletano sulla base di un’iscrizione funeraria che si trova nella chiesa della “Pietra Santa”, in Napoli, sulla tomba di un giovane sacerdote di casa Puoti.
Sulle origini di CASTELPOTO non è possibile, allo stato attuale, avere notizie precise.
È probabile che sia stata abitata fin da tempi molto antichi.
Sembra che il primo nucleo abitativo, tenuto conto della presenza di sorgenti perenni e di un’ampia fetta di territorio pianeggiante, fosse da localizzare alle contrade Motta e Santo Spirito.
La vicinanza con Benevento e la posizione predominante sulle Via Latina e Appia, giustifi-cano a sufficienza la presenza di resti di epoca repubblicana e imperiale.
Già nel secolo scorso, Mommsen aveva catalogato (rep. n. 1704) un’iscrizione in lingua latina rinvenuta nel territorio di Castelpoto
D. M.
VIBBIAE. PRIMA
E. VIBBIA. SAE
CUNDA. PATRONAE. B. M. F.....

Castelpoto durante il primo periodo della dominazione longobarda non doveva essere altro che una dipendenza di Benevento; e tale dovette restare fino al IX secolo, quando fu dato come feudo, dal principe Radelchi, signore di Benevento, al nipote Potone.
Nel corso delle lotte per la supremazia sul principato beneventano, Potone, poiché si era schierato, a quanto pare, con la fazione che faceva capo ai signori di Capua, fu privato del ducato e le sue terre furono concesse all’abbazia di Santa Sofia di Benevento.
Castelpoto resta, così, sotto la signoria degli abati fino al 900.
Ma quando Atenolfo I di Capua, dopo aver sconfitto Radelchi II, divenne signore di Benevento è molto probabile che i discendenti di Poto siano rientrati in possesso dei loro castelli e domini e che li abbiano mantenuti fino all’XI secolo, data della conquista nor-manna.
Il Mellusi parlando dell’origine longobarda di Castelpoto ebbe modo di affermare: “Castelpoto, castrum Potonis, sospeso sul fiume, serba non solo nel nome l’impronta del-l’origine Longobarda, se è vero che il costume degli abitanti restò proclive alle vendette”.
Agli inizi dell’XI secolo l’Italia meridionale fu invasa da un nuovo popolo di guerrieri e di predoni provenienti dal nord dell'Europa: i Normanni.

Palazzo ducale  Puoti di Villa di Briano(Freyanburg o Frignano)

 

I Puoti o Des Pota di Costantinopoli oltre che Patrizi e Marchesi furono duchi -Principi -Re:discendevano da Poto Principe -duca e Signore di Benevento, Caserta e Castelpoto, nipote di Radelchi Re dei Longobardi.

 

La Principessa Gelsomina Yasmin Aprile von Hohenstaufen  Puoti  ,pronipote  dei Principi Longobardi Puoti,o Des Pota di Costantinopoli  o Poti di Castelpoto, pronipote di Re Radelchi ,discende dai Principi Avril de Saint Genis Saintonge detti Beinstein Hohenstaufen.

Palazzo Puoti,una delle Residenze della Famiglia Aprile von Hohenstaufen Puoti  dove il 15 giugno 1946 e' nata la Principessa   Gelsomina  Aprile von Hohentaufen Puoti .Di Fronte al Palazzo marchesale Puoti del Medico Francesco Puoti(nella piazza antistante nei pressi della Farmacia vi e' il Crocifisso  e sul marciapiede il lapicida che ricorda L'Illustre Chirurgo la cui nipote era la marchesa Giovanna , nonna della Principessa Gelsomina, che abitava nel Palazzo avito , di fronte.) Yasmin  con la famiglia ha vissuto solo i primi quattro  anni  della sua vita  a Villa di Briano.Torno' solo un'ultima volta d'estate, quell'anno, ,in un altro Palazzo della Sua Famiglia , Palazzo Pallavicini, Ex Torre del Principe Jacopo Grifone Aprilis, ove abitava anche una Zia ,la duchessa de Gennaro (famiglia Acquaria di Napoli con Strambone, Pappacoda, Cossa, Macedonio, Aquaviva ,Imperiale ,tutti parenti della nonna).Era il Palazzo che nel 1873 aveva ospitato la bisnonna Elvira Hohenzollern , morta misteriosamente .La piccola Yasmin , esile e dai capelli cosi' biondi , da essere apostrofata in modo sprezzante ,dai bimbi del borgo "Capajanca", come veniva indicato da bambino anche suo padre, si arrampico'  sulla scala a chiocciola di ferro della Torre, sfuggendo ad ogni controllo.Ando' ad "infilarsi"  in un nido di api e ,in pochi secondi ,  ne fu letteralmente ricoperta ..La Zia Angela , svenne nel vederla , mentre la servitu' urlava e si dimenava come impazzita e terrorizzata.Resta ancora un mistero come nessun'ape l'abbia punta  e come  ne uscisse indenne.La piccola Yasmin continuava, indifferente ad assorta, a giocare con delle vecchie monete che aveva trovato in una insenatura della torre:era incantata talmente dalle aquile sulle monete  , da non accorgersi delle api che l'avevano totalmente ricoperta:se ne libero' con dolcezza e  grazia come fossero farfalle

MOLTI ANNI DOPO,  Yasmin scopriva che Le Api sono il Totem dei Merovingi e che dal quel Palazzo passo' la Sindone, custodita dai Templari Aprilis congiunti di Corradino, giustiziato in modo raccapricciante a Napoli.(vedi il Mattino di Caserta Maggio 98 -I GIORNALI AVREBBERO RIPORTATO CHE Il PALAZZO PALLAVICINI. nel 1260, comunicava nei sotterranei con un monastero benedettino, dove si rifugio'Federico il figlio di Isabella d'Inghilterra ed alcuni Cavalieri Teutoni, con i Lancia(Gli Hohenstaufen :La Sacra Sindone fu salvata nel 1268 a Villa di Briano,art.di Santanastaso)-Sin da  Bambina,aveva  strane intuizioni.

Durante le vacanze  , ascoltava antichi racconti della Nonna Giovanna Puoti che parlava di favolosi Castelli e manieri del Principe Poto di Castelpoto, nipote di Radelchi Re dei Longobardi da cui discendeva . Nonna Giovanna puntualizzava che non era solo una Marchesa , ma la discendente diretta di Re Radelchi e che i vetri dei loro palazzi , i catenacci avevano ancora  lo stemma di Adelchi.Era intollerabile per Nonna Giovanna non disporre piu' di centinaia di cameriere e servitu'. Raccontava che per visitare i loro possedimenti, ad Avellino, Benevento, Amalfi, Salerno, Napoli, Lecce, Bari, Otranto , Brindisi, non bastavano settimane. Quando nonno Heinz faceva pesare la sua Aristocrazia Imperiale, Ella precisava che la Dinastia Longobarda era ancora piu' mitica perche' discendeva direttamente da Fortis -Boaz ,mentre gli Hohenstaufen per meta' erano carolingi. Non perdonava a Carlo Magno il ripudio di Ermengarda ed il tradimento fatto ad Adelchi e a Re Desiderio.Nonna Giovanna sapeva  essere un Re , perche' il diritto longobardo non escludeva le donne dal trono.  Ma  la Storia andava travolgendo il destino di tale famiglia... paradossalmente proprio per essere troppo potente ma antifascista  e contro le leggi razziali.

 

La piccola Yasmin(1953)

Aveva una capacita' di apprendimento ed una memoria eccezionale .Una straordinaria capacita'di dare importanza ai particolari. Uno smisurato amore per i piu' deboli, gli animali , la natura. Generosissima, fino all'inverosimile . Curiosa di tutto, non si misurava con le bambole , ma  nei giochi intrepidi dei fratelli e cugini. Per inseguire le temerarie  esperienze dei piu' grandi, piccolissima, volle salire su una chiatta improvvisata ,sparendo nelle acque gelide di un fiume di Agropoli.La mite sorellina Rosemarie che  seguiva pedissequamente la madre, era rimasta sulla riva a guardare, ed accortasi che il gruppo era di spalle, diede l'allarme , perche' aveva visto la piccola Yasmin scivolare come un'anguilla in acqua. Fu ripescata dal fondale e salvata dai capelli. Tale trauma segno' per sempre un rapporto  odio amore per il mare. Riemergendo  dall'acqua  racconto' di aver visto un Vecchio Cavaliere  a cavallo che attraversava il guado di un fiume , il Vecchio si era rizzato sul cavallo ed era riemerso dall'acqua,tirandola per i capelli, dopo aver lungamente lottato , paralizzato dalla pesante armatura,e dopo aver visto l'offuscarsi delle stelle .

Rivide quell'immagine , in un libro ,dopo molti anni ,a scuola :era   Barbarossa che affogava nel fiume Alef .(Calicandus-Bello e-luminoso, Saleph,da Salleph -dimora della luce )Ma da bambina nessuno le aveva parlato di  Barbarossa, ne' di come era morto...

Alef vuol dire Alfi -Rinascita

 

Il 2 settembre 97 la Principessa Yasmin rientrava in possesso dell'antica Fortezza di Alfi anticamente territorio di Foligno, a Fiordimonte ora provincia di MC,dove la Duchessa di Spoleto aveva svezzato Federico.Ad Alfi varava il progetto Fridericus Vivit (Centro Int. Pace, il Resto del Carlino 10.9.97)a, solo pochi giorni prima del terremoto:segni straordinari du Roi d'Effrayeur , Roi d'Anglomoise che si aggira come ombra , in Stoffensi Domo,in  xisto maternorum hortorum.

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Riemergendo dall'acqua , fu attraversata dallo stesso spasimo di soffocamento ... (1951)

Delusa dalle acque partecipava  agli esperimenti  di volo dei fratelli che realizzavano i progetti di  Leonardo, con delle ampie  lenzuola  sottratte  da antichi cassettoni della biancheria .

 Ascoltava    chi riportava che l'Onorevole Siciliano Filippo Saporito, si rivolgeva al Nonno Vincenzo Chiamandolo:"Don Vincenzo","Altezza Imperiale "Ma come puo' un Re Come Voi , rassegnarsi a vivere Qui?

"Vi prego, venitevene con me a Palermo, da Federico"! 

Ma i Tempi erano cambiati, non si suonava  piu' Rachmanov al pianoforte del nonno...

  La Piccola Yasmin, consolando la nonna Giovanna  Puoti ,che si lamentava che la servitu' non toglieva piu' la polvere, con  appositi pennelli , dai mobili antichi e che " La Sua Famiglia, i Puoti Colonna ,aveva  persino i catenacci d'oro  alle porte ,mentre anche   le  loro vacche   avevavo al collo campanelli  d'oro ,con lo stemma ",  affacciandosi dal Palazzo della Nonna , la Marchesa Giovanna , indicando con il ditino , il Palazzo del Marchese Francesco Puoti,dov'era nata,prospetto' ed avverti':"Un giorno,   ci sara' una targa su quel muro che dira':"Qui e' nata Yasmin!"

Poi, Tenera, aggiunse:

" Nonno Federico... non e' piu'  Re !"

"Ma  Io , Io  faro' giustizia al  Nonno "Grande  Federico!"...Era l'epoca in cui, per la piccola Yasmin ,"Grande "significava semplicemente  che era talmente  Vecchio , da non potersi muovere da Palermo!" La piccola  Yasmin aveva nascosto un bastone  d'Argento Antico, con la testa di un leone, forse dei Puoti , per portarlo a Nonno Federico, convinta che il Leone lo avrebbe rinvigorito per farlo camminare...La VECCHIA ZIA, che amava congedare gli ospiti con un"Tempus est navigandi",

Le disse:

"Mon petite Chou ", bisogna ,che tu vada a Napoli a salutare Corradino, ma prima ti accompagneranno nella grande Piazza dove c'e' la Statua di Federico "."Ricordati di farti indicare chi e' D'Anjou .Non dimenticare di farti spiegare cosa e' accaduto!"

Nella Grande  Piazza di Napoli ...intui' che il Grande Nonno Federico era solo una statua! Ma guardandolo aveva un senso di pace . Non fu cosi' con Corradino.Da quel momento   Corradino , si sarebbe manifestato in ombre ,  con il vento, un Temporale , Lampi e Tuoni e Bufere .Le porte sarebbero sbattute ...se non avesse pedissequamente ascoltato la Sua protesta di vita...

"Era quello il battesimo dell'ultima Hohenstaufen"! (Da "Il Curlandese non abita piu' qui, memorie degli ultimi  Svevi")

***

Fine Agosto 2002-Corteo di   Corradino a Saracinesco -Cittadinanza Onoraria all'Ultima Hohenstaufen.

"Il Sindaco di Saracinesco   parla di Corradino...una bufera sconvolge il Corteo ed il Borgo.La principessina Kathryn Yasmin(figlia) sorride  tranquilla e serena,tra lampi e tuoni , bisbiglia al cugino Gran Falconiere  ,  Principe Alduino Ventimiglia:

"N'importe pas ...Corradino est ici , Il  veux dire "Moi ,Je  suis !...  

Il Gran Falconiere ,  il Principe Alduino , da' voce alla protesta di  Corradino,riferendo ai falconieri  del posto :"Come avete osato presentarvi  con delle poane  al cospetto delle Principesse Hohenstaufen ,senza il Falco Pellegrino o L'Aquila Reale ?

Il Principe Alduino aveva intuito  cosa voleva  dire ... Corradino... 

"Era(Notizie  dal volume "Il Curlandese non abita piu' qui" !Ed. La  Ginestra)

 -Principessa Yasmin