Intervista: Kay Rasool


Settima edizione - Torino, 7-12 marzo 2000

  KAY RASOOL: LE DONNE E L'ISLAM

Kay Rasool, la regista australiana di origine indiana, presenta al Festival Internazionale Cinema delle Donne My Journey My Islam, un viaggio tra le donne musulmane, alla scoperta delle ragioni della fede.

- Perché un documentario sulle donne e il loro rapporto con la fede?
Kay: "Volevo scoprire perché le donne credono ancora nell'Islam. Mi interessava inoltre esplorare i miei rapporti con la "Fede", se ancora c'erano. "Islam" e "Velo" sono probabilmente due delle parole più odiate del mondo e questo mi rendeva ancora più curiosa"

- Cosa ha imparato su sé, le donne e la fede?
Kay: "Ho imparato che non sono in grado di praticare l'islamismo: è diventato troppo conflittuale con il mio attuale stile di vita, comunque non sono in grado di praticarlo come, ad esempio, fa mia madre. Non ho nessun odio o risentimento poiché nessuno mi ha mai forzato od obbligato ad essere una buona praticante. Credo di avere il forte senso della spiritualità che vedo nell'Islam e in altre religioni e mi oppongo ai tentativi di forzare chiunque a praticare una qualunque religione. Però penso che se una donna vuole indossare il velo per sue personali convinzioni, allora dovrebbe avere la possibilità di farlo senza paure di razzismo"

- L'Islam e le donne: in Europa sembrano rapporti difficili, è una sensazione giusta?
Kay: "Dipende da come si guarda a questo rapporto. Penso che i rapporti tra l'Islam e lo Stato siano molto difficili perché la religione può diventare uno strumento pericoloso nelle mani di una società patriarcale. Ma in un senso personale l'Islam offre molto, sia agli uomini che alle donne. C'è un senso di spiritualità e di forza che ti può dare la religione e che ti permette di sopravvivere alla sterilità di un'esistenza meramente materiale."

- Per realizzare il documentario ha viaggiato in molti Paesi: quali emozioni le hanno lasciato?
Kay: "Hanno lasciato emozioni diverse, legate al mio viaggio e ai miei stati d'animo. L'India è la nostalgia e il fascino per una cultura dalla quale provengo. L'Australia è la curiosità, il divertimento e la ricerca degli ideali. Sono cresciuta con la sensazione di non aver radici e ho cercato a lungo una casa e un'identità. Il Pakistan è la rabbia per l'interpretazione distorta dell'Islam e la compassione per le donne che devono vivere in quella società e a cui non è permesso di vivere la religione come credono. L'Inghilterra è l'accettazione di me stessa e della mia situazione di individuo e dell'impossibilità di risolvere i miei dilemmi personali sul mio ingresso in un sistema organizzato di fede. Il film finisce con mia figlia e su come lei potrebbe un giorno risolvere questi dilemmi per se stessa e per trovare il suo posto e identità nel mondo"


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