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Dopo aver completato il nostro lavoro di adattamento, abbiamo visto alcune scene tratte dal film doppiato ufficialmente in spagnolo e in tedesco. Quello che ci ha maggiormente colpito della versione spagnola è il fatto che siano state del tutto tagliate le scene che a nostro avviso sono tra le più significative e divertenti del film (una parte del “discorso sulla razza” -scena 19- e la parte in cui Benigni esibisce la sua competenza professionale con una colorita elencazione di stoviglie e strumenti di cucina –scena 11-). Probabilmente questi tagli sono dovuti alle notevoli difficoltà “tecniche” da noi stessi sperimentate, che la traduzione di questi dialoghi presenta. Inoltre abbiamo notato che molto spesso il doppiaggio ufficiale coincide con il “nostro”: cioè dovuto evidentemente all’affinità strutturale e lessicale di italiano e spagnolo. Della versione tedesca del film abbiamo preso in esame le scene 19 e 37, le abbiamo trascritte e confrontate con il nostro adattamento, riflettendo su come i doppiatori professionisti avessero di volta in volta risolto i vari problemi con i quali noi stessi ci eravamo confrontati. Abbiamo riscontrato in questa fase difficoltà di comprensione dovuta alla velocità con la quale gli attori recitavano; la necessità di “comprimere” nella versione tedesca battute e dialoghi il cui ritmo è molto sostenuto e vivace, talvolta virtuosistico anche in lingua italiana, ha fatto si che alcune parole ci siano sfuggite del tutto. Tra le scene da noi adattate avevamo scelto di non inserire quelle relative all’interpretazione simultanea (nel campo di concentramento un soldato tedesco parla ai prigionieri italiani e Benigni finge di tradurre in italiano il discorso), perché venendo meno l’esilarante contrasto tra il discorso tedesco e la traduzione simultanea in italiano, l’effetto sarebbe stato vanificato. Abbiamo constatato che, per risolvere questo problema, i doppiatori tedeschi hanno messo i sottotitoli in tedesco al discorso di Benigni, che rimane in italiano come nel film originale. Un’altra difficoltà riscontrata da noi, ma anche dai doppiatori professionisti, è stata quella di mantenere il contrasto tra il pacifico e ridente mondo italiano (appena adombrato dai primi segni delle leggi razziali), delineato nella prima parte del film, e il clima angosciante del lager tedesco nella seconda parte. La separazione tra questi due mondi è netta e sottolineata dalle due diverse lingue: la dolce parlata toscana e i duri accenti del tedesco, spesso “abbaiato” piuttosto che pronunciato dagli aguzzini nazisti. Affinché questo contrasto non andasse completamente perduto con il doppiaggio, abbiamo constatato la necessità di mantenere alcune parole italiane (per esempio: ”babbo”); anche i doppiatori ufficiali hanno fatto questa scelta (hanno mantenuto ad esempio: “Buongiorno”; “Signore” e il ricorrente “Buongiorno geliebte Prinzessin”). Il fascino della parlata toscana, piacevole, colorita, culla della lingua nazionale italiana, comprensibile in tutte le parti d’Italia, viene tuttavia irrimediabilmente sacrificato nell’operazione di doppiaggio di questo film. Ci siamo soffermati su questo problema riflettendo anche sulla realizzazione del doppiaggio di altri film, nei quali, per ricreare atmosfere ed effetti, si è fatto ricorso ai dialetti, con maggiore o minore successo, talvolta accogliendo e rafforzando alcune idee stereotipate: ”Cast away” per esempio, in cui l’accento italiano-russo di alcuni personaggi è parso ad alcuni di noi sgradevole e grottesco. “My fair Lady” dove con l’accento napoletano popolare si vuole sottolineare la bassa estrazione sociale della protagonista. In molti cartoni animati il carattere dei personaggi è rafforzato attraverso un dialetto, cui si associano determinate caratteristiche; si pensi a dialetti come il romano o il napoletano popolare, che servono a caratterizzare personaggi simpatici e seduttori (per esempio: il gatto Romeo de “Gli Aristogatti”); alla lingua francese che evoca l’idea di raffinatezza (per esempio: il cuoco de “La sirenetta”); alle spagnoleggianti telenovelas italo-americane, nelle quali nomi e frasi spagnole ben si adattano alle situazioni zuccherose rappresentate. Dal film “La vita è bella” emergono ritratti caratteristici dell’italiano medio fascista (direttrice, venditore di stoffe, fidanzato, madre di Dora, ecc.), che viene rappresentato stupido e incapace di idee proprie , del tedesco medio nazista (il medico, i soldati) grottesco, cieco di fronte a quello che sta accadendo, dell’ebreo medio italiano (lo zio, Guido), saggio, colto o ricco di senso dell’umorismo. Ci siamo chiesti se il cambiamento di prospettiva, provocato dal doppiaggio, possa creare qualche difficoltà nello spettatore: secondo noi per esempio la lingua tedesca è una stonatura nella bocca dello zio e soprattutto in Benigni, cosa che probabilmente passa inosservata al pubblico tedesco. Lo spettatore tedesco peraltro non può non riconoscersi nel medico, garbato e crudele. Abbiamo osservato tuttavia che in questo film, nazisti e fascisti appaiono accomunati dalla stessa grossolana stupidità e quindi il cambiamento di prospettiva non sortisce effetti particolari: tanto lo spettatore tedesco, quanto lo spettatore italiano sono infatti chiamati a guardare alla propria storia recente con grande serietà e con profondo spirito critico. |