doppiaggio in Italia

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Negli anni ‘20 uno dei mercati più ricettivi in campo cinematografico era quello italiano.

In Italia un primo problema fu costituito dalla traduzione e dall’adattamento del testo che doveva poi aderire al modo di parlare degli attori, per non togliere l’illusione che a parlare erano gli attori stessi. Ci si rivolse dunque ad attori che già vivevano a Hollywood, ma che parlavano una lingua lontana dall’italiano corrente (basti pensare che proprio tale pronuncia ha suggerito ad Alberto Sordi il modello per la caratterizzazione del personaggio di Ollio).

Il regime fascista impedì che si rischiasse un’ imposizione delle lingue straniere in  Italia: perciò fu negata la proiezione di film parlati in lingua estera. Un rimedio a ciò fu quello di rendere muti i film sonori interrompendo le scene con lunghe didascalie, visto anche che poche erano le sale attrezzate per il sonoro; fino al 1930 si tirò avanti proponendo la proiezione di film muti.

Nel 1932 fu inventato il doppiaggio e le major hollywoodiane iniziano a doppiare i loro film prima di esportarli; il risultato comunque era inaccettabile in quanto l’inflessione straniera era troppo marcata.

Qualche mese dopo in Italia vennero emanate delle leggi che imposero il doppiaggio dei film nella nazione in cui la versione doveva essere distribuita. Gli studi di doppiaggio acquisirono ben presto uno stadio di maturità professionale, anche perché venivano utilizzati validi attori fino ad allora dediti al teatro. Comincia così il periodo d’oro del doppiaggio italiano, che ebbe però termine con l’imposizione da parte del governo fascista di una tassa sul doppiaggio che portò le Case americane a sospendere le importazioni a partire dal 31 dicembre 1938.

L’8 settembre 1943 caddero le barriere nei confronti dei film americani, ma in attesa che si ricostituissero in Italia gli studi di doppiaggio, i doppiati vennero nuovamente prodotti negli Stati Uniti per alcuni mesi. Quasi tutti i doppiaggi degli anni ‘30  furono rieffettuati dopo la guerra, ma i doppiatori non erano più di un centinaio e il lavoro da svolgere era molto ed elitario, anche se ben remunerato. Le major inoltre volevano che tutto ciò avvenisse in maniera non affrettata a vantaggio della qualità.

La cultura del doppiaggio, diffusasi in Italia per ragioni non solo politiche ma anche sociali, era talmente radicata che anche i film italiani vennero doppiati. Ciò era una consuetudine impensabile negli altri paesi, ma che in Italia verrà impedita solo a partire degli anni ’60, con grande disagio per quei registi (come i neorealisti) che facevano pronunciare ai loro attori, spesso non professionisti, numeri e frasi casuali per poi occuparsi della parte sonora solo durante la fase di doppiaggio.

A partire dagli anni ’80 il mestiere di attore-doppiatore è stato interessato da una sostanziale evoluzione grazie al vertiginoso aumento del numero degli studi di doppiaggio e alle innumerevoli innovazioni tecniche. Negli ultimi anni, ai doppiatori professionisti se ne sono aggiunti di improvvisati, disposti a farsi pagare di meno dai committenti che spesso hanno necessità di trasmettere il prodotto finito entro breve tempo, anche se a scapito della qualità: ora il mercato richiede un prodotto valido, con il minor costo, al minor tempo.  

DALLA STORIA ALLA PRATICA

  L’operazione di doppiaggio, in apparenza una semplice sostituzione di voci, richiede in realtà un complicato procedimento tecnico. Un film doppiato, infatti è il risultato del lavoro di più professionalità: il traduttore, l’adattatore-dialoghista, il direttore del doppiaggio, l’assistente al doppiaggio, il sincronizzatore, il fonico e i doppiatori-interpreti.

  IL TRADUTTORE  

La figura del traduttore ricopre un ruolo marginalizzato dall’ industria del doppiaggio e comunque non autonomo, in quanto cura una prima stesura di traduzione letterale e grezza del copione originale del film da tradurre,  senza occuparsi della parte meccanica di sostituzione dei dialoghi. Spesso il prodotto risultante può essere un testo scadente dal punto di vista della lingua d’arrivo.

  L’ ADATTATORE-DIALOGHISTA

  L’adattamento deve essere per prima cosa una trasposizione culturale del film da tradurre per renderlo comprensibile alla cultura del paese committente, tenendo conto anche di un  eventuale idioletto (lingua con caratteristiche proprie di una persona che per vari motivi utilizza la lingua standard con particolarità tutte sue). 

 Il lavoro dell’ adattatore-dialoghista è fondamentale e creativo: non è sufficiente una perfetta conoscenza della lingua straniera, ma occorrono abilità inventiva e sensibilità artistica per smembrare e ricomporre il testo già tradotto tenendo conto delle pause e dei movimenti labiali degli attori.

La sua è un’ opera molto delicata poiché consiste nella ricerca di parole adatte per la lunghezza, per l’accentuazione, per  la ricostruzione delle pause; tutto ciò inoltre si deve  accordare con il lavoro del doppiatore che, con la sua voce, dovrà aderire il più possibile al senso originale dell’ opera.

Il rischio dell’ adattatore-dialoghista non è solo quello di modificare il senso del testo originale, ma soprattutto quello di falsificare il livello espressivo-emotivo del dialogo originale e quindi di alterarne la funzione.   

Esistono due distinti modi di adattare un film:

·         il primo modo è quello di ricorrere ad una traduzione letterale, ovvero trasferire con diligenza un testo straniero nella propria lingua, cercando di conservarne il pensiero poetico, le immagini, il ritmo.

·         l’ altro modo di adattare nasce dal contatto con il film straniero, con la forza dell’ ispirazione originale. L’adattamento potrà rassomigliare poco o molto all’originale: la cosa non ha importanza.  

IL DIRETTORE DEL DOPPIAGGIO

  Spesso il direttore del doppiaggio coincide con il traduttore- adattatore.

Il suo compito è innanzitutto quello di capire contenuto e stile del film, in quanto una malintesa lettura compromette tutte le fasi successive: si rischia di fare un altro film.

La difficoltà maggiore del direttore del doppiaggio è trovare quell’ attore-doppiatore, che per sensibilità e intelligenza interpretativa è il più adatto a rendere meglio il personaggio.

    Il suo ruolo dunque può essere paragonato a quello di un regista: sceglie le voci da prestare agli attori che recitano, voci che devono rispettare le caratteristiche degli interpreti del doppiato.  La voce inoltre deve essere capace di interpretare e capire bene il personaggio, immedesimandosi nella sua personalità.  

  ASSISTENTE AL DOPPIAGGIO

  L’assistente al doppiaggio si occupa della preparazione del doppiato, che consiste nel tagliare il filmato ad anelli, i quali  vengono poi organizzati in piani di lavorazione e dislocati in turni. “Anello” è il nome convenzionale dato alla singola scena o ad un frammento di scena da doppiare.

  Oltre a ciò, ha la funzione di coordinare la lavorazione: controllare il sinc (termine con cui si definisce il sincronismo tra la voce del doppiatore e i movimenti labiali dell’ attore da doppiare) degli attori-doppiatori durante il doppiaggio in sala, procedere alla segnatura del copione (pause, battute fuori campo), pianificare i tempi di lavoro del doppiaggio.

  SINCRONIZZATORE

  Il suo compito è quello di far corrispondere esattamente battute e dialoghi, modificandoli eventualmente  utilizzando tecnologie all’avanguardia come il computer, che consente di velocizzare le parole o di allungare le pause.

  FONICO

  Il fonico di doppiaggio è un tecnico che ha il compito di incidere su un supporto magnetico la voce dei doppiatori.

Evidentemente è una figura chiave nelle varie fasi della lavorazione, in quanto dalla sua abilità dipende la qualità della registrazione delle voci.

  LA SALA

  La sala del doppiaggio è il luogo in cui si svolge il doppiaggio propriamente detto: quello con i doppiatori, il direttore di doppiaggio, l’ assistente e il fonico. Si tratta di studi appositamente strutturati: insonorizzati e con apparecchiature tecniche adeguate alla registrazione della voce parlata.

E’ bene specificarlo perché differente è la registrazione di strumenti musicali o della voce cantata.

   DOPPIATORE-INTERPRETE

  Sulla funzione del doppiatore-interprete non c’è molto da dire:

è semplicemente quella persona che interviene nella fase finale del doppiaggio, prestando la voce ad attori stranieri.

Solitamente si forma in una scuola di recitazione, o comunque deve aver avuto esperienze significative e professionali in altri settori dello spettacolo. Questo deve essere un requisito necessario, visto il proliferare di scuole di doppiaggio secondarie che trascurano il fatto che la principale componente di un buon doppiatore è l’ interpretazione. E la capacità di interpretare un personaggio è abilità specifica di un attore, e diretta conseguenza del suo bagaglio tecnico e di esperienza.

Negli ultimi anni l’evoluzione della tecnologia ha portato ad un’ involuzione della figura del doppiatore: ormai il suo sta diventando un ruolo sempre meno creativo e limitato alla semplice sovrapposizione di voci.

Col tempo, dunque, si è dissolta l’autonomia espressiva del doppiatore, la sua capacità di diventare arbitro delle emozioni, delle passioni, delle fantasie del pubblico.

    

FASI SUCCESSIVE AL DOPPIAGGIO  

  Una volta finito il doppiaggio, le voci degli attori doppiatori passano attraverso altre fasi, che produrranno il film nella sua versione doppiata:

·         il missaggio

·         il controllo

·         la stampa delle copie

  Missaggio

  Durante quest’ ultima fase, si rimettono insieme i pezzi del film, aggiungendo colonna musicale ed effetti sonori. Dal missaggio, fatto su pellicola magnetica 35 mm (in seguito trasferita su pellicola ottica) dipende il livello sonoro finale del doppiato.

  IL PROBLEMA DEL DOPPIAGGIO  

Ci sono due diverse scuole di pensiero per quanto riguarda il doppiaggio: secondo alcuni sarebbe una forma secondaria dell’ arte della recitazione, per altri una vera e propria elaborazione creativa.

La visione ottimale del film è quella nella sua edizione originale, dove l’attore recita ed interpreta il personaggio. E’ un’ unità di corpo e voce, e l’espressione e il suo valore artistico sono date dalla simultaneità dell’ uso della voce con il gesto e con la mimica.

Uno spettatore attento può facilmente notare il divario tra la mimica dell’ attore e la voce del doppiatore che gli è stata sovrapposta.

Bisogna tuttavia fare alcune precisazioni legate al consumo del film.

Per seguire un film in lingua originale bisogna avere un’ ottima conoscenza della lingua stessa, delle sue frasi idiomatiche, dei modi di dire del linguaggio corrente. Tutto ciò perché spesso il film presenta i ritmi dei dialoghi tipici dei paesi di origine e chi non è abituato a quei modi di dialogare, rischia di non cogliere parte  del senso del discorso.      

Una soluzione al problema è quello di ricorrere alla sottotitolazione, però questo procedimento ha notevoli inconvenienti. I sottotitoli riassumono i dialoghi perdendone dal 40% al 70%, distolgono l’occhio e l’attenzione dall’ immagine impedendo di apprezzare i rapporti tra le varie componenti, l’ inquadratura, la dinamica tra i movimenti della “camera” e quelli degli attori, i rapporti tra le immagini e gli effetti del montaggio.

Il doppiaggio dunque è un male, tuttavia è un male minore di quello arrecato dai sottotitoli.  

 

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