premessa storica

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Agli inizi del ‘900 l’unica forma di comunicazione visiva era il cinema muto,  le cui immagini venivano accompagnate da un pianista, che suonava in diretta musiche drammatiche o dolci in grado di interpretare ciò che avveniva sulla scena. In questo modo, non si proponeva alcun problema linguistico, essendo la musica un linguaggio universale.

In una fase successiva, si creò una prima forma per dare voce a queste immagini: accanto al pianista, un interprete leggeva in diretta le battute delle scene.

Con l’avvento del sonoro nel cinema alla fine degli anni venti, si prese consapevolezza che il linguaggio non poteva più essere universale, per cui sorse il problema di rendere fruibili anche all’ estero i film parlati.

In una prima fase i film non venivano doppiati perché questa operazione richiedeva ingenti somme di denaro; si preferiva sottotitolarli.

Il doppiaggio come tale ebbe origine negli Stati Uniti, quando si fece sempre più consistente l'esigenza di tradurre i film per i tanti italiani residenti in America.

La prima compagnia che si occupò della questione fu la M.G.M. (Metro Goldwin Mayer), che tentò delle soluzioni per sostituire la lingua originale con una lingua comprensibile per gli stranieri.

In un primo momento si pensò di girare lo stesso film in più lingue cambiando di volta in volta solo gli attori; ciò però costituiva un problema, in quanto richiedeva costi elevatissimi. La qualità del film, inoltre, risultava scadente e meccanica (era un prodotto industriale molto strumentale).

In seguito il doppiaggio si è sviluppato soprattutto in paesi come l’Italia, la Spagna, la Francia e la Germania, in quanto nazioni ricche e altamente popolate, che possono ricavare grazie agli incassi dei biglietti del cinema denaro da investire nel settore.

Nei paesi scandinavi e nordeuropei, a bassa densità di popolazione, dove l’inglese è parlato già dall’infanzia, i film vengono invece da sempre proposti nella versione originale, con sottotitoli.

Negli ultimi anni, da quando l’America ha iniziato a perdere il suo monopolio nel cinema, grazie all’incremento della produzione cinematografica nelle altre nazioni e la conseguente importazione di film stranieri, anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna stanno prendendo corpo le compagnie di doppiaggio.

I primi doppiaggi venivano svolti su pellicola SAV, a 35 mm (pellicola bianca sul lato della quale veniva impresso il suono): le scene venivano tagliate e registrate su delle bobine più piccole, ma ciò richiedeva molto tempo e costava eccessivamente. Negli anni ’70 si iniziò ad usare il video: le immagini, invece di essere tagliate, venivano ricopiate su una cassetta e in questo modo si poteva risparmiare tempo. Al giorno d’oggi si utilizza il computer, grazie al quale si velocizza ulteriormente il lavoro, in quanto si possono modificare anche intere battute in un esiguo spazio di tempo. 

 

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