Nel 1960 Fonni è un paese ancora essenzialmente agro-pastorale. In campo nazionale invece avviene una importante trasformazione che solo più tardi investirà anche la Sardegna contadina e la stessa Barbagia, compreso il paese di Fonni. Dal 1950 al 1960 il reddito nazionale aumenta del 47%; per la prima volta il numero degli addetti al settore secondario supera quello degli addetti all’agricoltura. L’Italia da agricola diventa sempre più industrializzata, il benessere comincia a circolare: dopo la Vespa e la Lambretta l’automobile si diffonde sempre di più (una Seicento costa 600 mila lire, una Cinquecento appena 500 mila lire). Anche a Fonni arriva una ventata di benessere pur rimanendo un paese essenzialmente agro-pastorale. I nuovi mezzi della tecnica e della comunicazione (motociclette sempre più in aumento, automobili, telefoni, cinema, televisione) contribuiscono a far cambiare i modi di vita e la stessa cultura dei fonnesi. Insomma gli effetti del "miracolo economico" si fanno sentire anche a Fonni. Al ceto sociale predominante dei pastori si aggiunge ora anche una componente di operai. A seguito delle opere programmate in zona nel decennio 1950-1960 dalla Cassa per il Mezzogiorno un migliaio di lavoratori vengono reclutati da Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Orgosolo, Desulo, per la realizzazione della diga sul Taloro, del bacino del Govossai e per l’apertura della strada provinciale Fonni-Desulo. Si assiste ad una lenta trasformazione che investe ormai l’intera struttura sociale del paese di Fonni. Inizia a formarsi una mentalità "semi-imprenditoriale" con una maggiore apertura al "nuovo". A questo contribuisce il grande fenomeno della scolarizzazione di massa venutosi ad affermare a livello nazionale e che investe anche Fonni: 80 alunni frequentano la scuola media inferiore, 21 studenti le scuola superiori. In pochi anni a partire dal 1960 il numero degli studenti si innalza sempre di più. Nel 1965 frequentano la scuola media ben 215 allievi e gli studenti delle superiori arrivano ad una cinquantina. A partire dal 1960 i giovani si avviano ad uscire dall’isolamento culturale. Anche nel mondo agro-pastorale avvengono delle trasformazioni: il servo pastore diventa salariato fisso, pretende l’applicazione delle tariffe sindacali e l’assistenza mutualistica. Cambiano insomma i modi di vivere ma non la mentalità del fonnese, ancora legato alle tradizioni, alla sua cultura di origine, alla suo idioma linguistico, alle sue feste tradizionali (Madonna dei Martiri, San Giovanni Battista, il cui cassiere nel 1960 è Michele Carboni). Il fonnese è più istruito, legge i giornali, ascolta la radio, è più informato rispetto al passato. Tutto questo è frutto del "miracolo economico". Centinaia di giovani al lavoro tradizionale della campagna preferiscono la via della emigrazione per andare a lavorare nelle fabbriche del nord Italia o addirittura anche all’estero. Il "bum dell’economia" è dovuto ad un notevole sviluppo delle industrie nei Paesi occidentali, ma con nuove tensioni in altre zone della Terra e con un maggiore divario sociale ed economico tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri del Terzo Mondo. Dal 1958 al 1963 il costo del lavoro nelle industrie aumenta di circa il 60%, ma gli aumenti salariali riducono i margini di profitto delle aziende e nel 1963-64 si determina un grave periodo di crisi. A Fonni si praticano diversi sport: calcio, pugilato, atletica leggera, sci. Diversi atleti fonnesi si distinguono anche in campo nazionale. Lo sport è molto sentito in paese. Anche perché il 1960 è l’anno delle olimpiadi che si tengono a Roma. Sui giochi olimpici i giovani si tengono informati. Il velocista Livio Berruti è campione olimpico dei 200 metri piani. I fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo, cavalieri, conquistano l’argento e l’oro alle Olimpiadi di Roma. Un grave lutto turba il mondo del ciclismo. Muore Fausto Coppi: aveva vinto due volte il giro di Francia e cinque colte il giro d’Italia; fu primatista dell’ora dal 1952 al 1956. Sempre nel 1960 il motociclista Carlo Ubbiali conquista il suo nono titolo mondiale (classi 125 e 250 cm3). I nati nel 1960 saranno il simbolo di una generazione che si è evoluta e che ha guardato in avanti, fiduciosa in un avvenire migliore. E’ una generazione figlia del "miracolo economico", un "miracolo" che purtroppo si avvia alla conclusione. Infatti nel 1964 si determina un grave periodo di crisi a livello nazionale e cominciata la recessione per cui si assiste ad un arretramento del sistema produttivo e dei consumi. Sale il numero dei disoccupati; scuole, ospedali, servizi vari non sempre funzionano. Ormai siamo nel Duemila e le cose non sembrano cambiate. La speranza di ripresa ora è riposta sui figli della "leva 1960".