Le "pillole" già somministrate...

Fotografia in pillole

 

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Il numero guida (N.G.)

Spesso capita di vedere, in cataloghi o vetrine, flash di vario tipo e potenza con l'indicazione "n.g.". Anche nella presentazione di fotocamere dotate di flash incorporato si incontra frequentemente questa sigla, ma cosa sta ad indicare? Ed inoltre: a cosa si riferisce questo valore?

Anzitutto va detto che il numero guida indica la potenza del lampo di un flash, maggiore è la potenza e maggiore sarà il n.g. .

Il valore può essere indicato con riferimento in metri od altra unità di misura della distanza (es.: piedi), ed è utile per sapere fino a quale distanza, in base all'apertura del diaframma, si può illuminare correttamente un soggetto.

Per fare un esempio, se il numero guida indicato è espresso in metri, ed è pari a 12 allora con un'apertura pari a f/d=4 di diaframma avremo una corretta illuminazione fino a 12:4=3 metri.

Naturalmente si deve tener conto anche della sensibilità di riferimento, che di solito è 100 Iso.

Si tenga presente che tale distanza potrà anche essere superata, entro certi limiti, ottenendo comunque risultati soddisfacenti.

 

Teleobiettivi catadiottrici

Questo particolare tipo di obiettivo è caratterizzato dall'unione di elementi a rifrazione ed elementi a riflessione.

Abbiamo quindi:

- una lente frontale (lastra correttrice);

- uno specchio primario, concavo e forato al centro;

- uno specchio secondario, convesso (fissato al centro della lastra correttrice in opposizione al primario).

Attraverso questo sistema la luce viene fatta rimbalzare da uno specchio all'altro, fino a passare dal foro centrale del primario. Ciò permette di ottenere in pochissimo spazio una focale equivalente molto lunga.

Avremo così: ingombro ridotto, peso contenuto, costo relativamente basso (lavorare uno specchio è meno laborioso di un sistema di lenti).

Per contro, ci si dovrà accontentare di aperture relative piutosto limitate (es.: f/d=8), e della mancanza del diaframma (quindi l'apertura non è modificabile).

Per fare un esempio dei pregi: un obiettivo catadiottrico da 500mm di focale può avere un peso inferiore ai 300g, una lunghezza di circa 90mm ed un prezzo ben inferiore alle 400.000 lire !!!

 

Indici di sensibilità delle pellicole

 

 

ASA, DIN, ISO... Cosa significano queste sigle? Ma soprattutto, come stanno in relazione tra loro?

 

Fino agli anni '60 i sistemi di indicazione della sensibilità erano molti, ma a partire da quel periodo abbiamo avuto una sorta di uniformazione sotto alcuni indici ben precisi:

 

ASA sta per "American Standards Association", ed è una scala di tipo aritmetico (il raddoppiare del numero indicato equivale al raddoppiare della sensibilità della pellicola";

 

DIN sta per "Deutsche Industrie Norm", ed è una scala logaritmica indicata da un numero affiancato dal simbolo " ° ". Tale numero ha incrementi di 3 unità per ogni raddoppio di sensibilità.

 

Infine abbiamo avuto l' ISO: una sorta di unificazione delle altre due, riprodotta attraverso l'indicazione di ASA e DIN separate da una barra ( / ).

 

Esempio:

una pellicola da 100 ASA corrisponde a 21 DIN; tradotto nello standard ISO: 100/21°. A questo punto è facile comprendere che una pellicola da 24° DIN avrà una sensibilità doppia rispetto a quella da 21° DIN, poichè corrisponde a 200 ASA (che, ricordiamo, è una scala aritmetica).

 

ASA         DIN        ISO

100            21°    100/21°

200            24°    200/24°

400            27°    400/27°

800            30°    800/30°

 

E' chiaro che ad ogni raddoppio di sensibilità della pellicola dovrà corrispondere il dimezzamento del tempo di posa (a parità di apertura di diaframma).

 

 

Il medio e grande formato
 
Nel campo della fotografia amatoriale si parla spesso di formato 35mm, che rappresenta l'altezza del negativo compresi i fori di trascinamento (il formato utile per l'immagine è di 36x24mm). Nel settore della fotografia professionale, invece, si parla più frequentemente di medio o grande formato. Cosa si intende?
Si tratta di m.f. che utilizzano pellicole con area utile di (largh.x alt) 6x6, 6x7 o 4,5x6 cm. Questo tipo di pellicola consente di ottenere negativi molto più grandi e, pertanto, la possibilità di effettuare ingrandimenti con maggiore ricchezza di dettagli rispetto al formato 35mm.
 
Vediamo infatti che un formato 35mm offre un'area di 24x36=864mm quadrati pari a 8,64 cm quadrati.
Il formato 6x6 offre un'area di 36 cm quadrati, oltre quattro volte maggiore al 35mm!
 
Ciò significa che se vogliamo ottenere una stampa di circa 60 cm di lato (a parte la diversa forma del negativo), dovremo ingrandire il negativo 35mm molto più del negativo di grande formato, con conseguente perdita di nitidezza dell'immagine finale.
 
Questo è il motivo che spinge i fotografi professionisti ad avvalersi di fotocamere che utilizzino pellicole del genere.
Tali apparecchiatture hanno però degli svantaggi: prezzo elevato, ingombro, peso.
 
Riguardo alle pellicole utilizzate si nota che vengono indicate con i numeri "120" o "220"; si tratta di rulli che si differenziano solo per la diversa lunghezza della pellicola contenuta che è, nel caso del 220, il doppio dell'altra.
Un rullo "120" contiene 12 fotogrammi 6x6, 10 fotogrammi 6x7 o 16 fotogrammi 4,5x6.
 
Infine una considerazione: se il formato 35mm offre un'area utile di 8,64 cm quadrati, il nuovo formato APS ha un'area utile ancora più piccola con conseguente inferiorità (teorica) della qualità dell'immagine (anche se poi conta molto l'ottica usata).
 
Il lampo di schiarita (fill-in)
 
Il così detto fill-in consiste nell'utilizzo del flash in situazioni che sembra non lo richiedano, come nel caso di forte luce ambientale. Ma perchè utilizzare il flash, allora? Se la luce principale si trova dietro il soggetto da fotografare, normalmente otterremo un controluce talmente forte da avere solo una sagoma scura del ritratto. In questi casi è utile impostare l'intervento del flash, che provvederà a schiarire il soggetto facendo in modo che tutta la fotografia risulti correttamente esposta.
Il lampo di schiarita può essere usato anche per attenuare forti ombre che potrebbero formarsi quando la fonte luminosa principale si trova lateralmente al soggetto.
 
Effetti particolari si possono ottenere giocando con l'esposizione ed il flash, per esempio impostando il diaframma in modo da ottenere una forte sottoesposizione, e facendo intervenire il flash. Il risultato sarà un soggetto vicino correttamente illuminato (dal flash) ed uno sfondo così scuro da far pensare ad una foto notturna (vedi ad esempio la rosa nella Galleria in ultima pagina).
 
I moltiplicatori di focale
 
Questi strumenti ottici consistono in un aggiuntivo che viene accoppiato ad un obiettivo già esistente, permettendo di aumentarne la lunghezza focale.
In pratica, se disponiamo di un obiettivo da 50mm, inserendo un moltiplicatore con fattore 2x, otterremo un ingrandimento pari a quello di un obiettivo da 100mm. Quindi, se ad esempio, disponiamo di tre obiettivi, sarà sufficiente l'acquisto di un moltiplicatore per ottenere un "virtuale" raddoppio del numero degli stessi.
 
Un altro vantaggio consiste nel fatto che normalmente, a parità di focale, un obiettivo con moltiplicatore mette a fuoco più vicino di uno senza aggiuntivo.
 
Solo vantaggi, allora? No, moltiplicare la focale mantenendo le stesse ottiche significa ottenere una proporzionale chiusura del diaframma equivalente. Per esempio se il ns. obiettivo è un 50mm f/d=2, con un duplicatore avremo un 100mm f/d=4.
Inoltre aggiungere un'ottica esterna comporta una decadenza della qualità dell'immagine, che varia in base alla qualità del moltiplicatore.
 
Esistono moltiplicatori con fattori di ingrandimento di: 1,4x ; 1,5x ; 2x ; 3x (sono i più commercializzati).
 
E' importante ricordare che il moltiplicatore, se usato con m.f. moderne, dovrebbe consentire il mantenimento degli automatismi, come l'autofocus e la corretta impostazione del diaframma. In quest'ultimo caso infatti va tenuto presente che se l'obiettivo è aperto ad f/d=2, con un duplicatore sarà un'apertura pari a 4 e non 2 come il corpo macchina potrebbe "credere".
 

Il braketing

 

 

Con questo termine si indica la funzione di alcuni apparecchi fotografici che viene definita anche "esposizione a forcella".

 

Si tratta di un sistema che permette di scattare tre fotogrammi, in sequenza, con tempi di esposizione differenti.

In pratica la macchina fotografica esegue la misurazione esposimetrica ed, al momento dello scatto, esegue l'esposizione ritenuta corretta, oltre ad altri due scatti, uno sovraesposto rispetto a quello di riferimento ed uno sottoesposto.

La misura di sovra/sotto-esposizione può essere, di norma, impostata dall'utente e varia da circa 1/2 stop fino a 2 stop.

 

Attraverso questo sistema si può avere la certezza (o quasi) che almeno una delle fotografie sarà correttamente esposta.

 

Il braketing è utile quando le condizioni di luce sono difficili da valutare a causa di forti contrasti tra luce ed ombra, o per le particolari condizioni che si riscontrano in determinate situazioni (es. paesaggio innevato).

 

 

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