La sofferenza piena d'amore

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La sofferenza piena d'amore

Una cosa è la croce, un'altra è il crocefisso.

La croce è la sofferenza non accettata per un dolore che la vita provoca, questa è spoglia, fredda, arida, incute repulsione e ci spinge quasi sempre a volerla respingere.

Quando però sulla croce riusciamo a veder Gesù, allora quello che è davanti a noi non è più un legno spoglio e pesante  cioè una sofferenza senza amore e fine a stessa ma è un crocifisso e tutto cambia, poichè la presenza di Cristo trasforma il senso della sofferenza fino al livello della sua stessa percezione, il dolore unito all'amore si riempe di una dolcezza infinita tale da non far più percepire il dolore originario.

Se siamo innamorati di Gesù perchè non amare anche il posto da cui egli ci ha salvati e da cui continua a mostrarsi cioè il crocefisso?

Per amore c'è spesso bisogno di superare le barriere del disgusto, del ritegno, della repulsione e della diffidenza ecc;

La sofferenza se amata, perchè unita a Gesù, assume un sapore (percezione viva psicoemozionale oltre che fisica) totalmente diverso.

Questo diverso "sapore" avrà il pregio di attrarci anziché  respingerci, perchè non esiste più la  sgradevolezza e la ripugnanza che solitamente comporta la sofferenza in tutte le sue molteplici sfaccettature che si presentano tante volte davanti a noi durante il corso della vita terrena.

La nostra mente col nostro sè interiore prima era continuamente in azione per evitarla ma........ se essa comincia ad avere, da adesso in poi, un gusto "diverso", questo meccanismo, che è la rovina di tutta l'umanità, s'indebolirà per poi pian piano interrompersi!

Comprendere tutto ciò non è per nulla facile perchè come spesso ribadisco non basta la conoscenza a livello "intellettuale" affinchè avvenga in noi una concreta trasformazione ad ogni incontro con le verità (quelle fondamentali per la nostra esistenza eterna).

Importante e determinante invece è la loro comprensione profonda e la loro totale interiorizzazione.

Cosa significa? Cerco di spiegarvelo:

- quando apprendiamo qualcosa (leggendo, ascoltando, guardando, riflettendo o meditando) questa si ferma sulla superficie del nostro essere e non entra dentro di noi perchè quasi sempre incontra non un terreno fertile ma  "ostacoli" (informazioni opposte, pregiudizievoli e contraddittorie) o paure e remore varie.

Solo col tempo ed il continuo ripetere in noi dell'informazione si potrà un pò indebolire la muraglia di ostacoli e permettere il passaggio parziale di essa, questo però accade dopo molto di questo tempo.

Allora come fare?

Bisogna cambiare il modo di assumere le verità (ogni evento della nostra vita ne porta alcune con sè) che possono essere importanti ed essenziali per la nostra esistenza "eterna", affinchè non restino alla superficie (spesso per quella indifferenza che possiamo senz'altro giudicare non amore)  ma entrino velocemente dentro di noi (saltando le barriere di difesa pregiudiziale della mente), per agevolare ciò bisogna "vivere" le verità.

Intendo dire che ognuna di esse che viene alla nostra attenzione non deve restare nell'anticamera della nostra mente ma diventar parte della nostra vita affinchè poi sia la sua "digestione" (processo di interiorizzazione, assimilazione e purificazione) a produrre in noi una maturazione, una trasformazione e quindi una crescita interiore.

Ritornando al diverso sapore della sofferenza perchè fatta di dolore unito a Gesù, per poter comprendere tale importantissimo concetto, non dobbiamo fermarci (come quasi sempre facciamo) alla sua sola lettura, anche se nella migliore delle ipotesi crediamo di aver compreso e siamo soddisfatti e forse "convinti" di quanto appreso! 

Perchè tutto ciò è approdato solo a livello intellettuale, sulla superficie del nostro essere, sulle soglie dei primi livelli di coscienza ma ben altra cosa è entrare nelle profonde stanze della nostra interiorità.

Affinchè ciò avvenga bisogna "vivere" quanto abbiamo appena appreso, cioè constatarlo nel momento in cui lo mettiamo in pratica, poi verificarlo e se qualcosa sembra che ancora non quadra è bene chiederci se abbiamo sbagliato qualche passaggio o comunque se siamo o no già nello stato di poterlo mettere in pratica o ci necessità ancora una qualche altra azione preliminare!

Se riusciamo a fare ciò, chiedendo illuminazione a Gesù stesso, la sofferenza non sarà più uno spauracchio ma uno stato nel quale intensamente poter gustare una presenza netta e diretta di nostro Signore perchè non vi è un'azione d'amore più grande della corredenzione (soffrire insieme a Gesù, soffrire per Gesù)!

Sapete cosa significa non rifiutare più la sofferenza perchè in essa riusciamo a vedere Gesù, quindi non solo croce-sofferenza ma croce-sofferenza+Gesù (crocefisso), cioè sofferenza + amore infinito?

Significa che saremo liberi di dare noi stessi senza più alcuna paura che quel dare potrà significare dolore la cui sofferenza non vogliamo avere, poichè noi non la subiremo più  ma la sceglieremo.

Significa che non saremo più egoisti, non saremo più superbi, non saremo più gonfi di orgoglio, non saremo più avidi, invidiosi, gelosi, ecc. ecc.

Alla fine saremo quello che dovremmo essere e che la paura di soffrire (di perdere, di non avere, di non possedere, ecc.) non ce lo permette, quell'essere noi stessi, integri in piena libertà, cioè senza pesi, timori, paure, incertezze  e cosi via...............!