Estate - I Racconti
da “Libertà” del 4/9/2001
Quei suoni preziosi
(di Bruna Milani, poetessa)
Di certo quando nacque si
riunirono attorno alla sua culla tutte le note e i toni e i semitoni e le
tonalità maggiori e minori e i diesis e i bemolle. Al posto delle fate
beneauguranti l’Armonia radunò sé stessa per regalarsi a quella bambina in
occasione della sua nascita. Non accade spesso anzi, praticamente non accade
mai, ma quando capita lascia un’altra impronta nella vita, sottolinea i giorni
in altro modo, evoca interi mondi che non sappiamo di possedere dentro di noi.
Persino la mia vita ha preso luce quando è nata Lucrezia.
Dal primo giorno assistetti al miracolo della sua voce.
Lucrezia abita nella casa adiacente alla mia, il suo cortile sta sotto le mie
finestre e non mi è mai, dico mai, accaduto di sentire un semplice pianto di
neonato, una parolina uguale a quelle di tutti i bambini. Mi è capitato invece
e mi capita ancora di sentire sempre e soltanto musica. Perché la voce di
Lucrezia sembra uscire da un carillon ed ogni suo suono che emette è musicale.
Quando ancora non pronunciava chiaramente le parole aveva già suoni perfetti
ricchi di sfumature, piacevolissimi a sentirsi. Adesso che parla (eccome se
parla!) in realtà continua a cantare e manciate di note tutte sue salgono fino
alle mie finestre come bollicine di gioia.
Riempie delle sue scintilline di luce le mie malinconie
perché Lucrezia testimonia il lato bello della vita quello che ancora porta
l’impronta dell’Armonia da cui forse proveniamo e verso la quale tendiamo.
Lucrezia canta in modo perfetto le canzoni, quelle vere, dei piccoli e dei
grandi, ma io preferisco la sua vocina quando canta a se stessa giocando il suo
quotidiano: «Lucrezia è la bimba più bellissima, la bimba Lucrezia non obbedisce!
La bimba Lucrezia è la bimba più felice e non ubbidisce» Canta il suo dissenso,
la sua fantasia, persino la sua rabbia. Parla cantando coi giocattoli e anche
quando fa i capricci la sua vocina corre all’impazzata su tutte le note
possibili ma quando piange per me s’oscura il mondo.
Quando parla col suo "parlar cantando" le finestre
spalancate mi regalano questa colonna sonora luminosa che ha come complemento
il controcanto di un’altra straordinaria voce, quella di Franco Fasano il mio
cantautore preferito.
Anche quando è nato lui, in un giorno di mare, l’Armonia gli
regalò la sua impronta per eccellenza dandogli la capacità di scrivere musica
stupenda (non semplici canzoni ma atmosfere perciò emozioni totali cioè
capolavori). Le sue canzoni abitano la mia estate, il mio cuore, la mia testa e
tento l’incantesimo impossibile: quello di usarle come talismano per la
felicità.
Comunque vada la sua voce sabbiosa, morbida, che sa
percorrere tutte le sfumature possibili è un’emozione assolutamente unica. Sembra
il mare diventato per miracolo capace di dirsi con parole umane. Ne ha tutte le
fluttuazioni, tutti i riverberi, tutta l’ampiezza, tutta la profondità. La sua
voce splende di potenza e luce nei toni alti, ma è anche trasparente e scura
come il mare dov’è più fondo.
Se mi lascio andare ad ascoltarla dimenticando i limiti del
mio presente, sento che può ancora succedere di tutto al mio cuore che credevo
perso. Così da Lucrezia a Franco Fasano, da una vocina stupenda a una voce
stupenda io vivo su un ponte musicale al di sopra di tutto dove il mondo si
percepisce con maggior esattezza e intensità. Perché l’Armonia, quella vera, ci
parla e ci unisce in un linguaggio ancestrale e universale di fisicità e
intelletto che preesiste a tutti i linguaggi e che, a differenza di altri
linguaggi, non conosce ambiguità.
Così sulle note di questi Suoni preziosi ci si incontra da
verità a verità, da sé a se stessi, da sé alla verità dell’altro e a volte per
magia ci si riconosce. Se Lucrezia è la voce dell’inizio, della Vita al suo
principio, la voce di Fasano è quella della completezza, delle sfaccettature,
della consapevolezza, della partecipazione. Ma la cosa che più amo è che ha
un’ombra di viola la sua voce. E’ come stare dentro petali morbidissimi, sembra
di sentirne il profumo intenso e fresco, la sensualità raffinata e delicata,
certi velluti, certi brividi di tepore. Il mondo vi giunge passando attraverso
un’incredibile luce viola, un buio luminoso come se ci fosse concesso, in quei
pochi minuti di canzone, di percepire il mondo attraverso l’eccezionale
esperienza di una luce scura che ci consente di cogliere sfumature che parevano
non esistere e che ci regala persino la lettura del silenzio.
Sotto questi petali di viola vengono evocate parti di me che
non mi conoscevo e Franco Fasano crea, a sua insaputa, una mia nuova nascita,
dove il mio corpo e la mia anima stanno come sulla battigia dove il mare viene
a piccole onde tenere e vivaci come le piccole gioie della vita oppure ad onde
di carezze lente o ancora s’innalza a culmini di potenza come il dolore e
l’amore.
Queste due voci sono i miei suoni più preziosi, l’unico
tesoro che ho in questa estate balorda e ingiusta (almeno per quel che si
riferisce alla mia vita). Ma, seppure inconsapevolmente, una cosa queste voci
meravigliose ribadiscono: il meglio di noi stessi esiste e, senza farci fermare
da nulla, non dobbiamo accontentarci di niente di meno. Ed è al meglio di me
stessa che cantano, parlano e si fanno capire questi Suoni Preziosi,
quest’Armonia che sembra ribadire Sempre tu, sempre
di più.
di Bruna Milani
04/09/2001 14.11.51