|
sito creato da:
|
|
                   |
|
PIOMBINO IN BIANCO E NERO di Franco Micheletti
Dopo
il successo di Cronache maremmane (ben quasi mille copie
vendute), Franco Micheletti continua a stupirci con le
sue storie laddove si era interrotto in via Ferrer alla
fine degli anni Sessanta.
Con il nuovo libro Piombino in bianco e nero, l’autore
però allarga il proprio orizzonte della memoria ad ampio
raggio, coinvolgendo l’intera nostra città (Viale Unità
d’Italia, Cotone, Poggetto, Castello e Salivoli) fino a
Castagneto, Collesalvetti e Pisa e, riportando nuovi
fatti autobiografici (le scuole superiori, l’Università
a Pisa e il lavoro in Municipio), avvicina il lettore
agli eventi degli anni Settanta. La storia locale
s’intreccia con quella nazionale della contestazione,
dell’autunno caldo, degli anni di piombo, dello strappo
e del riflusso -le cui ricadute influenzano ancora oggi
le nostre azioni e i nostri pensieri (ricordo i
no-global quale replica di questo clima emotivo)- e
l’opera seconda di Micheletti non manca di tracciare dei
veri e propri, brevi resoconti sui fatti di costume
(sport, musica, cinema, moda, religione, ideologie)
della nostra cronaca più recente.
Il lettore locale rimarrà piacevolmente toccato nel
rileggere la storia di partite di calcio o al
biliardino, di corse ciclistiche e di match pugilistici
che hanno fatto storia, mentre chi non abita a Piombino
potrà fare tesoro delle riflessioni dell’autore in fatto
di puntuale critica musicale e cinematografica. Infatti,
per il primo aspetto, come non ricordare la mitica
annata calcistica 1930/31, il carnevale del 1948,
l’arrivo della musica beat, rock, pop, punk e disco (si
ricordano gli Slenders e la disco-music) nel capitolo La
"draga", Stinchi e gli Smilzi…, la figura di Don Ivo
Micheletti in Ritrovi o le prodezze calcistiche del
Trastevere di Pietro Notturni a Fiorentina e Salviano in
Notturni piombinesi? Sono gli anni delle "cento e più
rivoluzioni travolgenti. Culturale, operaia,
studentesca". Gli anni dei sogni, delle utopie e delle
contraddizioni si associano a nomi di pensatori del
calibro di Cartesio, Moro, Hobbes, Dilthey, Stirner,
Marx, Russell, Sartre, Marcuse, Nizan, Arendt e Benjamin.
Per l’altro aspetto, invece, troviamo una briosa analisi
dell’operetta "L’acqua cheta", mentre il ricordo di
movies come "Furore", "Joe il Pilota", "Adua e le
compagne", "Il presidente del Borgorosso football club",
"Il vecchio e il mare", "Il testamento del dottor Mabuse",
"La grande fuga", "Saturday Night Fever" e "Pulp
fiction", serve a fissare meglio vicende narrate e
relativi protagonisti.
L’opera seconda di Franco Micheletti si legge dunque
come un romanzo ed è utile anche per capire la realtà
socio-politica della Val di Cornia del 1970-2003.
Rientra nella tradizione del romanzo realistico e
psicologico, sulla linea del romanzo tradizionale
flaubertiano, contrapposto al nuovo romanzo
anti-realistico e metafisico. Il filo diretto con la
memoria in bianco e nero dell’autore ci porta davanti al
sipario di un teatro moderno. Il nostro narratore lo
solleva e fa entrare il lettore sul palco. Come un’idea
di Theodor W.Adorno (in "Note per la letteratura
1943-1961"), il lettore si trova a compiere di nuovo
assieme all’autore tutto ciò che è accaduto negli anni
raccontati, come se fosse presente in carne e ossa
davanti alle scene rappresentate. Alcune immagini le
troviamo veramente cariche d'intensa emozione -toccano
sicuramente il culmine della poesia: cito solo lo
splendido capitolo Lo zufolo magico e il film "Joe il
Pilota" di Victor Fleming nel commovente capitolo Linda-
mentre altre catturano l’attenzione del lettore per la
durezza dei fatti narrati (cito solo la morte di
Serantini in una Pisa sconvolta dalla protesta del 1972
in Ricordo di "nessuno"), per l’esplosiva ironia ludica
(La grande burla di Maria e Argante), per l’originalità
dei racconti venatori (Lo zufolo magico e La Fiat 127) e
la forte valenza politica (Quel giorno del 9 maggio 1978
alle ore 9,30…). Accanto alle gesta degli uomini
illustri, l’autore coltiva anche la memoria della
persone comuni: tra la cronaca di Marcello Valgattari e
la storia di Giorgio di Sergio Galligani, Franco
Micheletti si pone come il cantore ardente delle persone
della porta accanto. Siamo infatti davanti a personaggi
reali, non inventati, a persone che ci parlano e ci
fanno ridere o piangere a seconda delle situazioni
vissute. Il lettore vede rappresentate drammatiche
situazioni storiche dal forte impatto sociale sulla
nostra regione, rivive scene e situazioni che ricordano
il goliardico, il burlesco, la cronaca sportiva o gli
slogan coloriti della lotta di classe.
Personalmente posso dire di aver pianto dopo aver letto
l’epilogo del capitolo Ricordo di "nessuno" ("Ieri,
Franco Serantini, oggi Carlo Giuliani") nonché la
chiusura de La Fiat 127 e di C’è musica e musica con
Toffolutti e Caliò. Un altro groppo alla gola m’ha preso
rivivendo il caso Aldo Moro. Quanti sorrisi, quante
lacrime, quante emozioni ho provato leggendo questo
scritto passionale e ispirato! Con un linguaggio piano e
popolare, Franco Micheletti riesce così a passare con
disinvoltura tra i vari generi della commedia e della
tragedia, ricreando uno spaccato di vita della Toscana
degli anni della contestazione, della crisi economica e
dell’immigrazione, tessendo una trama veramente ricca di
aneddoti e di ricordi.
Nel nuovo affresco di Franco Micheletti, finalmente il
piacevolissimo stile (più evoluto e ricercato rispetto a
quello di Cronache maremmane) e la grande abilità nel
narrare vicende vissute in prima persona, finiscono per
catturare il lettore nel potente incantesimo
dell’emozione e della commozione.
Maurizio Maggioni
CRONACHE MAREMMANE di Franco Micheletti
Franco
Micheletti riesce nella sua breve e colorita Cronaca a
tratteggiare il periodo della ricostruzione postbellica
a Piombìno, tra sport e difficoltà quotidiane all'Ilva.
Le immagini del ciclismo degli anni Cinquanta scorrono
davanti ai nostri occhi come una telecronaca in bianco e
nero • del Tour de France, riportandoci alla memoria
luoghi e vicende indimenticabili.
Con Micheletti riviviamo soprattutto le gioie innocenti
della giovinezza (come il regalo paterno della
bicicletta gialla e blu) che tanto contrastano con il
presente, sfrenato consumismo.
Per questo gli siamo infinitamente grati.
Maurizio Maggioni
|
|