Atti umani ed eroici nei campi di concentramento

Ultimo aggiornamento: 18-8-99 Atti umani ed eroici nei lager.

 

NOTA DI METODO

Occorre comprendere che per superare la retorica con cui le nuove generazioni avvertono i richiami a non dimenticare, è necessario dare voce a quelle esperienze e testimonianze, che - in pieno periodo di Terrore e di Gestapo - espressero una concezione della realtà vissuta come apertura al Mistero e come segno comunque positivo per la ragione. I richiami ad episodi, situazioni e gesti eroici che qui riportiamo a testimonianza di una "positività" nel lager, non esauriscono la realtà di tutto quel che è accaduto: la nostra non vuole essere una "ricerca storica ",ci limitiamo ad enucleare i segni di una speranza che ha preso un volto e ha avuto un nome in tante esistenze a noi oggi non sufficientemente note.

Per realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi abbiamo evitato testi,filmati,foto...dell’orrore nazista. A qualcosa abbiamo fatto cenno ma quasi sorvolando perché siamo consci che negli studenti coscienza critica e memoria storica si ottengono coinvolgendoli in gesti concreti e totalizzanti per la persona come l’azione teatrale, l’immedesimazione nelle ragioni di Kolbe, di Levi e di tanti altri uomini che si sono salvati nella Speranza...oltre che con l’arrivo degli alleati ai campi! La preoccupazione quindi più ragionevole ed adeguata della proposta didattica non è stata di tipo politico o culturale ma umana ed etica.

Con tale scelta di metodo riteniamo di aver dato ai ragazzi anche i giusti input per aborrire il razzismo ed ogni altra forma di discriminazione tra le persone. Il criterio metodologico è stato quello di presentare i gesti solidali di tanti deportati che nell’inferno di Dachau o di Auschwitz si aiutarono a resistere in una quotidiana offerta di sé e di aiuto all’altro...Fra tutti spicca Kolbe che con l’offerta della sua vita è stato un segno di rispetto non solo della diversità dell’altro ma -superando ogni retorica antirazzista- di amore dell’altro fino al punto da desiderare e volere la sua esistenza...più della propria vita!

Perché il tempo e la storia debbono registrare soltanto gli atti di crudeltà e le azioni che fanno vergognare di essere uomini e non anche i gesti di bontà e di generosità? La storia preferiamo studiarla sui documenti e sulle cronache anziché sui manuali. Ecco gesti e volti di <un'altra> storia.

  Dai lager nazisti.

  Forme di genialità. "Ogni giorno venivano raccolti da uno incaricato pezzettini di pane di 1 o 2 centimetri cubi che noi prelevavamo dalle nostre magre razioni e che venivano poi distribuiti tra i più deboli di noi. Io stesso ne ho beneficiato e forse è stato per quei grammi di pane che sono sopravvissuto; molti di noi devono ad essi se hanno potuto resistere fino alla fine." (Francoise Faure", N.S.n.4345)

Accadde anche che delle deportate furono condannate a restare chiuse nel loro block per due interi giorni senza aria luce e cibo perché si erano rifiutate di consegnare delle polacche che erano state selezionate come cavie per esperimenti chirurgici.

In occasione dello Strafappel,è potuto accadere che dagli altri block qualcuno rischiando la vita,portasse cibo e coperte eludendo la vigilanza di Kapò, SS e guardie. Naturalmente non si contano i gesti con cui i più forti o resistenti sostenevano i compagni più deboli perchè non si accasciassero nelle lunghe ore di snervante attesa in piedi. (Aned,rivista ex-deportati)

  Tito Brandsma. Tito Brandsma,cognome olandese-frisone,nacque nel 1881 a Blosward.Laureato in filosofia a Roma,divenne sacerdote nel 1905.Era uno che non si accontentava delle piccole cose -minimalia- nè si lasciava intimorire dalle difficoltà, dagli ostacoli e dai pericoli più gravi. Ebbe un’idea bizzarra per annunciare a tutti la gioia della fede:girava l’Olanda con un furgone attrezzato per le Mostre, con cartelloni e pannelli, usava proiezioni di diapositive per illustrare l’attività missionaria nei paesi dell’Indonesia. Padre Tito era un carmelitano. La sua vocazione era anche quella del giornalista. In questo Padre Tito era come il più noto P.Kolbe, che ad Auschwitz diede la vita per un altro; entrambi furono pionieri della missione cristiana attraverso i giornali e i mezzi di comunicazione di massa. Il suo sogno era quello di fondare un grande quotidiano nazionale: ce n’erano giornali in Olanda ma egli ne avrebbe voluto uno a tiratura non solo regionale o locale. Nel 1935 fu nominato assistente dei giornalisti cattolici. Di lui si accorsero subito anche i tedeschi quando invasero l’Olanda nel maggio ’40.Quel prete era troppo pericoloso: poteva convincere giornalisti e intellettuali a resistere e a non collaborare con gli invasori. Lo sorvegliarono. Un giorno P.Tito decise di consegnare personalmente una lettera a tutti i direttori dei giornali incoraggiandoli a rifiutare l’imposizione dei testi e a difendere la libertà. Tra l’altro vi era scritto: "Noi abbiamo il dovere di dissentire da qualsiasi cosa o pensiero che non sia in linea con la fede cattolica". Al ritorno di quel "giro", l’arresto! Era stato colto in flagrante. "L’arresto necessario del prof. Brandsma è stato eseguito. Con la sua attività tentava di organizzare l’opposizione della stampa contro l’ordinamento tedesco". La notifica di arresto è del 19 gennaio 1942. Sei mesi di prigionia, di interrogatori ,umiliazioni e tormenti fino al terribile lager di Dachau dove gli fu praticata una letale iniezione di acido fenico il 26 luglio 1942. Una coincidenza con il polacco Kolbe! I compagni sopravvissuti al lager raccontano tutti un particolare di P.Tito:la sua capacità di andare sempre "oltre" e poi quella di scherzare. Invitava i suoi compagni a pregare per i carcerieri e gli aguzzini, e alle loro rimostranze ribatteva: "Mica vi dico di pregare per loro tutto il giorno, basta anche una volta!".La sua era volontà indomita a cambiare l'altro -senza odio- e fino a domandare il miracolo del cambiamento. Durante la vita ebbe sempre problemi di salute, la sua costituzione esile e gracile consigliò i suoi superiori a non mandarlo mai in missione in Indonesia. Lo stesso destino di Kolbe, che comunque riuscì ad andare per qualche tempo in Giappone.Nel lager -raccontano i superstiti- tutti guardavano a Tito, credenti e no: "Tutti noi camminavamo curvi sotto il peso di tanta sofferenza; P.Tito camminava dritto, a testa alta e ci guidava" ( Rosangela Vegetti,I.M. luglio '85)

  Padre Jacques. Si chiamava Lucien Bunel, figlio di operai entrò nel seminario di Rouen a 12 anni. Fattosi monaco carmelitano prese il nome di padre Jacques de Jésus. A fine guerra in Francia furono pubblicate diverse opere su padre Jacques che lo descrivono come un martire. Era stato arrestato il 15 gennaio ’44 per aver accettato che delle famiglie ebree gli affidassero i figli e per aver nascosto dei renitenti al servizio obbligatorio del lavoro. Una specialità di questo sottocampo era chiamata l’asse inclinato. La cosa consisteva in un cavalletto alto circa un metro e mezzo, posto sull’orlo della vasca, con sopra un’asse inclinata a 45°,talvolta insaponata, sulla quale il punito doveva stare in piedi. Di fronte, dall’altra parte della vasca, un bruto di SS, con il moschetto appoggiato su un treppiede...mirava sadicamente alla testa, a un orecchio o a un arto...Avrebbe sparato ? Non avrebbe sparato ? Il minimo gesto, il più piccolo tremolìo e il povero uomo scivolava e cadeva nell’acqua. Si doveva ricominciare da capo...Il bruto sosteneva di non avere avuto il tempo di mirare (non aveva mai il tempo di sparare !) Dopo vari tentativi, dal momento che il miserabile non voleva morire con una pallottola, che annegasse! Padre Jacques arrivando a Neue-Brem avrebbe inaugurato il nuovo numero da che il tenente Schmoll, sempre accompagnato dal suo Hornetz, aveva inserito nel programma l’asse inclinato con trave. Per ore intere il Reverendo con una trave di cinque o sei metri in spalla, doveva camminare sui muretti che dividevano le vasche, e spesso...quella passeggiata doveva farla nudo. Ma emanava dagli occhi, dal viso, dalle mani, dal corpo smagrito "qualcosa" che Schmoll e Hornetz spesso abbassavano la testa davanti a lui. Un altro giorno, per derisione, Hornetz ordinò al padre di dirigere una processione attorno alla vasca. Gli anziani trascinavano le gambe. Padre Jacques prese il passo dei più deboli.

 Michel de Bouard : "Di tanto in tanto si voltava per vedere se seguivano, e quello sguardo di bontà li incoraggiava in quell’inferno di brutalità...Io lavoravo in un locale annesso alla cucina, che dava sul cortile, a lavare le marmitte in cui si metteva la zuppa. Spesso levavo gli occhi verso il cortile. Mi accorsi presto che Hornetz era soggiogato dalla dignità del Reverendo ; gli si leggeva nello sguardo. Come lo capisco ! Mai, credo, padre Jacques mi è apparso così grande come quel giorno !"

 Louis Deblé : "Mi piaceva stare accanto a lui perché con il suo atteggiamento, induceva a stare calmi ; quando si discuteva con lui, si aveva l’impressione di non essere più in un campo. Non è passato giorno in quei dieci o undici mesi che abbiamo passato insieme, in cui non sia andato a sedermi vicino a lui, a volte per un’intera ora. Appena arrivavo, sorrideva ed entrava subito nel vivo di un argomento che lo appassionava :< Un punto> su cui non sempre ci trovavamo d’accordo erano le ...notizie. Padre Jacques era ottimista : sarebbe stato capace di prendere come ufficiale una voce che faceva compiere agli Alleati un balzo di 50 km in un giorno. Io diffidavo molto delle notizie... A pensarci oggi, mi domando se quell’ottimismo non fosse da parte sua un abile atteggiamento per mantenere la speranza attorno a sé ...Spesso nel corso della giornata provavo il bisogno di voltarmi, di guardarlo, là in fondo alla sala :o lavorava controllando i pezzi a uno a uno, con gesti rapidi ma non affrettati, le palpebre sempre abbassate, immerso in profonda meditazione o leggeva oppure discuteva...Una volta il padre riunì dei compagni : il maggiore Ange Gaudin, il pastore Buchsenchutz, il professore Heim, me e qualche altro e mise in piedi un sistema di solidarietà. A gruppi di quattro adottammo un compagno particolar-mente affaticato, dimagrito, e prelevavamo dalla nostra zuppa, dal nostro pane, una piccola razione supplemen-tare che lo aiutasse e sostenesse. Questo aiuto materiale veniva fatto senza alcuna distinzione ed era lo stesso Padre a tenere i nomi dei gruppi e dei compagni assistiti...era diventato l’amico di tutti...Ad un certo punto stette quasi per morire perché non mangiava più la sua razione per salvare dei giovani ammalati."

  Jean Cayrol : "Per me è stato essenziale conoscere, ascoltare, vedere padre Jacques.Il nostro piccolo gruppo ha sempre lottato contro la mentalità cioè la mentalità condizionata dal filo spinato. Non parlavamo mai della nostra fame, della fatica, della paura, nemmeno durante gli allarmi così numerosi, quando, in mezzo ad un inferno di scoppi ci rifugiavamo in fondo alle officine. Non abbiamo mai smesso di tener alto lo spirito, di lottare contro la morte spirituale diffusa nel campo ; non fummo contaminati dal vento della brutalità e della sporcizia che soffiava sulla nostra vita di ogni giorno perché padre Jacques era lì, accanto noi, ad aiutare coloro che non resistevano più, rialzando quelli che cadevano, dando perfino il suo pane a coloro che avevano fame cioè - come mostrò con la sua morte - la sua carne e il suo sangue. Egli non volle partire con gli altri sacerdoti per il campo di Dachau dove c’era una probabilità di sopravvivenza. Arrivando a Gusen padre Jacques aveva dichiarato di essere un professore. Per nove mesi fu il solo prete di Gusen. Vennero gli americani e venne la liberazione del campo nell’aprile del ’45 ;padre Jacques, nominato presidente del Comitato francese del campo, si mise a letto. Non doveva più rialzarsi. Il 2 giugno i deportati francesi portarono il tricolore che sventolava sul municipio di Linz e ne avvolsero il corpo".

  Roger Heim :"Non l’ho mai visto mangiare completamente una sola volta la sua magra razione. Ogni giorno, mattina e sera, ad ogni distribuzione, si accontentava di metà della razione e portava l’altra metà a un malato o a un affamato. Perciò è morto" -

(da "I cristiani nell’inferno dei campi di sterminio" di Christian Bernadac, ed. Libritalia PG 1996)

  Dai lager maoisti.

La persecuzione contro i cattolici inizia con l’ascesa al potere nel ’49 dei comunisti di Mao e non è ancora cessata.Al marzo ’92 tra campi di lavoro,prigione e domicilio coatto,erano 22 i vescovi privati della loro libertà.Arresti clamorosi sono stati quelli del vescovo di Canzhou-provincia di Hebei- mons.Li Zhenrong (anni 72) e quello di Gong Pinmei, il simbolo vivente del martirio della Chiesa in Cina.Questi fu arrestato nel 1955 e rimesso in libertà nell’88.Mons. Gong è stato fatto cardinale nel 1991(a 91 anni).Infine altro anziano prete testimone della fede in Cina è stato Padre Giuseppe Fan Xueyan.Già vescovo della diocesi di Baoding (Hebei,150 Km a sud-ovest di Pechino) padre Fan è morto in prigione durante la settimana santa 1992. Era a Baoding dal novembre 1990: egli veniva portato in giro a 85 anni per evitare che incontrasse i suoi fedeli.E’ stato lasciato morire nella solitudine,lontano dalla famiglia cui è stato consegnato il 16 aprile 1992 cadavere.La morte di padre Fan sembra sia stata gradita alle autorità in quanto era uno degli ultimi vescovi designati dal Papa nel 1951,prima delle rottura delle relazioni diplomatiche fra Pechino e il Vaticano. Fu nel lager dal 1958 al 1979;liberato per breve tempo,sotto Deng Xiao Ping è stato condannato ancora ai lavori forzati nel lager 2 di Shijiazhuang,dove è rimasto fino al 1987,-quando è stato liberato ancora..Nel giro di vite operato dal governo in seguito ai fatti di Piazza Tiananmen,padre Fan scompare appunto,ancora una volta, nel 1990 finchè non consegnano il corpo alla famiglia(nel 1992)

  Padre Tan Tiande: "Uno" fedele alle esigenze originarie dell’uomo ! Quasi trent’anni di lavori forzati nella fredda provincia settentrionale dello Heilongjiang,invece di renderlo un relitto umano ripiegato su se stesso,lo hanno reso un uomo libero,essenziale,senza paure. Avvicinarlo è una benedizione:si tocca con mano quanto la fedeltà e l’amore a Cristo possono rendere bella la vita.Padre Tan Tiande dopo la vittoria dei comunisti in Cina(1949) da Hong Kong si trasferisce a Canton per assistere i cristiani di là. Nel 1953 è arrestato e mandato in un campo di lavoro forzato nel nord-est della Cina.Vi resterà fino al 1983! Padre Tan ha tenuto un diario da cui stralciamo i passaggi che ci testimoniano-anche dal lager cinese- una "positività" già incontrata nei brani riportati fin qui.

  "Tornai a Canton perchè amavo il mio popolo :volevo condividere le loro sofferenze ed ero pronto anche a morire per loro...in carcere era con noi un agente del Partito nazionalista.Era costretto a portare le catene alle caviglie giorno e notte,perchè era un soldato e un agente segreto.Aveva dovuto sopportare un interrogatorio tremendo.La sua condizione era di gran lunga peggiore della mia.Mi faceva soffrire vederlo così sfinito e depresso.Feci amicizia con lui,ma come avrei potuto diminuire le sue sofferenze,anche solo per un pò?Io,che alla mattina non sapevo quello che mi avrebbe portato la sera,facevo fatica a salvare me stesso.Come avrei potuto trovare il modo di aiutare altri? Continuavano a venirmi in mente le parole di S.Pietro:<non possiedo nè argento nè oro ma quello che ho te lo do>. Potevo dirgli che la sola cosa che possedevo era Gesù Cristo.Decisi di andare a fondo della questione.Gli dissi che solo Gesù Cristo poteva alleviare la sua pena. La mattina seguente-coi soliti ceppi ai piedi- lo vidi che si faceva il segno di croce. Poco alla volta il mio compagno di prigionia cambiò e divenne una persona completamente nuova perchè la sua sofferenza si era mutata in gioia,come lui stesso ebbe a dirmi.

  Fui trasferito in un campo di rieducazione,ai lavori forzati in una fabbrica di mattoni a Canton.Anche lì come già in carcere io facevo il segno della croce e pregavo prima e dopo i pasti.Fui preso di mira da un caposquadra del campo.Un giorno mi apostrofò: "Sei testardo! E’ chiaro che tu stai mangiando il cibo che ti dà il governo comunista,eppure vuoi ringraziare il tuo Dio.Non credi che il lavoro crei ogni cosa?" Gli risposi apertamente: Il lavoro può solo cambiare le cose.Non può creare.Se i contadini non avessero semi,terra,luce del sole,aria e acqua,che lavoro potrebbero compiere?Qual è l’origine del grano? Forse hai sentito il detto. Andò via arrabbiato.

  Per il rito del lavaggio al cervello tutti i prigionieri del campo venivano convocati in una pubblica assemblea. Essa si svolgeva all’aperto mentre il tremendo freddo del nord ci sferzava le ossa.Si trattava di essere indottrinati ideologicamente per incrinare le convinzioni profonde che ognuno di noi aveva.Di norma sfilava davanti a tutti i prigionieri un prescelto colpevole di quello che era ritenuto il reato più grave e cioè diffondere il Vangelo.Il prescelto ero sempre io! E dovevo sottopormi alla critica "pubblica". Il regista della messa in scena mi legò le mani dietro la schiena e mi appese un grande cartello al collo con su uno scritto . Mi condusse sul palcoscenico davanti a tutti e lesse il mio reato:predicazione della religione in carcere e nessun segno di pentimento.La sentenza fu il carcere a vita! - "Credi ancora in Dio?" chiese allora il funzionario del partito -"Perchè no?" risposi. -"Dato che credi in Dio perchè non viene a liberarti?" mi disse per burlarsi di me davanti a tutti. -"Dio è libero di salvarmi o no.Qualunque cosa accada,credo fermamente in Lui" Fui liquidato con sarcasmo. Ero lusingato da questa mia nuova reputazione.

  Nel nord-est dovevamo cercare di concimare un terreno duro come l’acciaio.Usavamo picconi per scavare la terra.Durante una carestia durata tre anni,ci obbligarono ad un lavoro ancora più duro e ogni giorno alcuni miei compagni morivano di fame.Il mio compito era quello di seppellire i morti.Io ,per sopravvivere mangiavo erbe selvatiche e la corteccia degli alberi.Mangiai persino pollame morto da diversi giorni.Rubai anche il foraggio destinato ai cavalli.In quei giorni solo le pietre,il fango e il letame non faceva parte della mia dieta.

  Dopo l’arresto nel distretto di Hulan,mi trovai nuovamente in carcere.Soffrii di più in questo carcere che non nel campo dei lavori forzati.Fui rinchiuso in una stanza strettissima.Poi tutto il giorno mi fu possibile soltanto stare seduto a gambe incrociate.Non potevo alzarmi o distendermi.Dovevo chiedere il permesso per andare a gabinetto e perfino per schiarirmi la voce.Non mi era consentito parlare con nessuno e neppure assopirmi:sarei stato frustato.Tutte le sofferenze che sopportavo "per" Gesù diventavano gioie.

  Ho imparato che il dolore di uno stomaco vuoto non è una vera sofferenza.Il dolore che spezza il cuore proviene dall’incomprensione della gente,dalla gelosia,dalla diffidenza e dall’indifferenza.

( "Mondo e Missione", sett.’92)

Altri fatti

  dal gulag sovietico

  dall'Italia

  dalla letteratura

li conosciamo e li abbiamo documentati.

Se questo genere di "fatti" vi interessano, li potete trovare in "Uomini e lager" edito da CE.SE.D - DIESSE di MILANO, Via Boltraffio 21. Se vi interessa averlo per Word, richiedetemelo a fronte di un modesto rimborso spese di lire 5000 Per informazioni il mio indirizzo e-mail è lager@interfree.it


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