GULag.
il sistema dei lager in Urss
Ultimo aggiornamento: 22.4.2001
Questo sito è in allestimento. L’intento è lo stesso dei lager nazisti : proporre un nuovo modo di leggere le nefandezze del nostro tempo, soprattutto quelle che si sono ammantate di ideali come liberazione dell’uomo e dell’umanità, solidarietà e uguaglianza ; nefandezze che hanno prosperato sulla promessa di affrancare l’uomo dal lavoro, dalla religione, dall’arte...in una parola dal suo destino. In realtà lo hanno reso poi ancor più schiavo ! Per "rendere" l’allucinante follia dell’utopia comunista ricorreremo con rigore e metodo alla documentazione storica, alla letteratura, ai samizdat, agli archivi... Lo scopo più alto però di questo sito va oltre l’informazione (pur così necessaria nel caso dei Gulag !) ed è la diffusione di gesti e atti eroici accaduti nel mondo concentrazionario sovietico. Lo stesso s’è fatto con i lager nazisti. Ciò a riprova del presupposto che ci muove da sempre che è quello di credere nell’uomo il quale si può dire che è uomo per quel misterioso quanto sorprendente legame con Qualcosa che alla fine lo salva sempre dalla morte dal male dai nemici dai Lenin o Stalin che siano, dagli Hitler, dai Mao dai Pol Pot... E noi crediamo che questo Qualcosa si chiami Cristo.
Iniziamo pertanto questo sito nel modo più frizzante possibile : a) dando notizia di eventi culturali sui gulag ; b)attivando una ricerca dati nonchè lo scambio di ogni tipo di informazioni ; c) elaborando una bibliografia ragionata e per genere testuale ; d) offrendo schede o addirittura sommari di testi (anche poco noti :vedi indice bibliografico) sui gulag che sono diventati classici.
A parte gli obiettivi a-b-c-d ci riproponiamo come finalità di base di far conoscere episodi di umanità e positività eroica che sono senz’altro minori rispetto alla storia generale dei lager sovietici ma il cui significato è invece più grande perché testimonia la grandezza dell’uomo.
Il contrattacco
PREMESSA
"IL GULAG
"GULag significa Glavnoe Upravlenie Lagerej ovvero direzione centrale dei campi di concentramento.
Origini storiche
.Mai nessuna epoca e civiltà aveva teorizzato e messo in opera un progetto tanto globale ed ordinato di <<rieducazione>> dell’uomo o di <<eliminazione>> di ogni dissenso come il Novecento! Il termine "campo di concentramento" è di invenzione sovietica: fu usato per la prima volta in una circolare del 4 giugno 1918 dopo la rivoluzione d’Ottobre in Russia, con Lenin. Il lager sovietico è conosciuto come gulag, termine che significa <<amministrazione generale dei campi di lavoro correzionale>>; si deve alla monumentale opera di denuncia svolta da Aleksandr Solzenicyn l’aver fatto conoscere al mondo il lager comunista. Là finirono la loro esistenza zaristi, cosacchi e dissidenti della prima ora come gli insorti di Kronstadt.
Con la caduta dell’URSS si sono aperti gli archivi politici dell’impero sovietico e ora si cominciano a pubblicare nel mondo i segreti su Lenin, il fondatore dell’unione sovietica. Una commissione parlamentare russa presieduta dallo storico Dimitri Volkogonov composta di una ventina tra storici e deputati, in due anni ha lavorato togliendo il segreto a circa 78 milioni di dossier.
Perciò fu Lenin - e non già Stalin - il vero padre del Terrore rosso e dello stesso gulag. Nel suo libro, pubblicato in Francia dal titolo Il vero Lenin Volkogonov dimostra- documenti alla mano - che il primo campo di concentramento venne aperto a soli otto mesi dalla rivoluzione ,nel luglio del 1918.Era a Sviajsk, nella regione di Kazan. Poi ne comparvero a centinaia come i funghi dopo la pioggia. Così il 20 aprile 1920,il Politburo presieduto da Lenin approvò la costruzione di un campo destinato a dieci - ventimila prigionieri a Ukta nel grande Nord. Ma la Sezione punitiva del Commissariato del popolo su una duplice direttiva di Lenin aveva emanato già il 23.7.1918,ad appena nove mesi dalla Rivoluzione d’ottobre, le "Istruzioni provvisorie sulla privazione della libertà" con la quale noi oggi datiamo l’inizio ufficiale dei gulag. Lenin giustificava le sue direttive sulla base di due considerazioni: a) "Salvaguardare la Rivoluzione Sovietica dai nemici di classe isolando questi in campi di concentramento"(viene in mente Robespierre che per salvare la Rivoluzione Francese instaura il Terrore...e decreta lo sterminio della Vandea!) ; b) "Rinchiudere i sospetti(non i colpevoli ma i sospetti! anche qui viene in mente che la Convenzione aveva votato una legge dei sospetti)in un campo di concentramento fuori della città". [Cfr.Lenin,Opere complete,ediz. russa e Raccolta di leggi, 1918,n.65 pag.710.]
Nel complesso si calcola che sotto Lenin siano morti nei gulag o giustiziati per antisovietismo un milione di persone. Il calcolo è approssimativo. Non bisogna però scordare che la guerra civile orchestrata da Lenin uccise tredici milioni di persone fra il 1918 e il 1921.Tredici milioni in soli tre anni (Corriere del 7.6.1995)
Kurganov,professore di statistica emigrato negli USA ha calcolato che la repressione interna sia costata dall’inizio della Rivoluzione d’Ottobre del ’17al 1959 circa 66 milioni di persone! [cfr.vol.II di "Arcipelago Gulag",ed.Mondad. ]
Le testimonianze dai lager sovietici richiederebbero una scelta e una indagine ben più ampie della presente, sia in considerazione del fatto che il comunismo ha funestato la storia per un arco di tempo decisamente più lungo rispetto al nazismo,(dal 1917 al 1990) sia perché i lager sovietici presentavano una variegata molteplicità di forme repressive :carcere a regime duro, trattamento psichiatrico...Le testimonianze che seguono esprimono il "positivo" e le "energie" insospettate di cui l’uomo è capace...anche nel gulag ! Fin dal suo primo sorgere, il lager sovietico ha avuto come scopo quello di piegare l’ insopprimibile anelito alla libertà che alberga il cuore umano fondato su realtà più forti dell’istinto di conservazione come la coscienza o la fede. E’ una scelta che l’uomo sente di dover fare : "servire" la menzogna o "essere" un "uomo", consci che finendo nel gulag, il rischio di perdere vita, salute, carriera e affetti è assicurato ! Il fenomeno stesso del dissenso è irriducibile ad una semplice opposizione di tipo politico: esso rimane nella storia a testimonianza di un quid che nell’uomo non si può comprimere in un’idea né in un desiderio di "pace" senza verità (pax sovietica)
Nello sviluppo dei gulag si possono osservare tre fasi: la prima, dal 1920 al 1929. E' il periodo più "facile": nei campi si mangia poco ma non si muore di fame, c'è qualche spazio di libertà, il lavoro è di 8 ore. La seconda fase, dal 1929 al 1940. Il regime individua nei detenuti un'enorme riserva di forza lavoro gratuita che deve essere usata per lanciare i "grandi cantieri dell'edificazione socialista". L'industrializzazione forzata del paese e la collettiviz-zazione delle campagne viene perseguita oltre che col terrore sfruttando il lavoro dei prigionieri. Il detenuto da questo momento è sfruttato al massimo. All'orario di lavoro si sostituisce la <<norma di lavoro>> una quantità assegnata di lavoro quotidiano che deve essere portata a termine ad ogni costo. Ad esempio, fra il 1930 e il 1933 viene scavato dai detenuti il canale Mar Baltico - mar Bianco: 227 km in due anni e mezzo( mentre per Suez, 160 km ci avevano messo 10 anni) ma il costo è di 250 mila vittime! Allo stesso modo vennero costruiti parte della Transiberiana, le due centrali idroelettriche maggiori del paese, la metropolitana e l'università di Mosca. Terza fase, 1941/1953 è il periodo più duro. A causa della guerra i viveri scarseggiano, lo sfruttamento è estremo! Oltre il Circolo Polare Artico vengono aperti molti campi per sfruttare le miniere d'oro e di diamanti. Questi campi vengono chiamati il "crematorio bianco" dove lo sterminio avviene senza il bisogno delle camere a gas e dei forni crematori.(Questi ultimi dati li trovi nella rivista La nuova Europa a cura di Dall'Asta)
-IL DEPORTATO NEL LAGER SOVIETICO
- brano tratto da "Arcipelago Gulag" vol.II di A. Solzenicyn
"La rasatura delle teste degli uomini conferisce loro l’uniformità nell’aspetto esteriore: li rende austeri ed impersonali. Ma anche un osservatore superficiale è colpito dalla espressione delle facce, comune a tutti :sempre all’erta, prive di affabilità, senza alcuna benevolenza, facilmente aggressive e perfino crudeli. L’espressione dei loro visi fa pensare che siano stati fusi in un materiale aspro, quasi non di carne, ma di bronzo scuro per poter camminare continuamente controvento, quasi aspettando ad ogni passo di essere colpiti ora da sinistra ora da destra...Se sarà costretto a guardarvi, vi colpirà il suo sguardo ottuso e inebetito.
Notiamo che parlando di questo popolo non riusciamo quasi a raffigurarci degli individui o dei nomi singoli. Non è un vizio del nostro metodo; rispecchia il modo di vivere da mandria cui è dedito lo strano popolo... Condizione essenziale di successo nella lotta per la vita è la circospezione. Il loro carattere, le loro intenzioni sono tenuti nascosti; devono nascondere le loro azioni ai datori di lavoro, ai sorveglianti, ai delatori...Devono celare i progetti, i calcoli, le speranze...aprirsi significa sempre perdersi.
Con gli anni lo zek si abitua a tal punto a nascondere tutto che non gli costa più nessun sforzo; gli si atrofizza il normale desiderio umano di far parte a qualcuno di ciò che sente. Esiste infine una legge che le riassume tutte: Non credere, non temere, non chiedere! Diventato indifferente verso il proprio dolore e anche verso i castighi che gli impongono i tutori della tribù, addirittura quasi indifferente verso tutta la sua vita, lo zek non prova compassione neppure per il dolore altrui. La visione del mondo più diffusa tra di loro è il fatalismo: è inutile cercare di ottenere qualcosa con troppa insistenza o rifiutarne un’altra; ad esempio il trasferimento in un’altra baracca, in un’altra brigata, in un altro lager. Potrebbe essere per il meglio come potrebbe esser per il peggio.
Gli zek amano in generale l’umorismo...è il loro costante alleato senza il quale, forse, la vita nell’Arcipelago sarebbe del tutto intollerabile. Se domandi a uno zek da quanto tempo è nell’Arcipelago, non risponderà <Cinque anni> ma <Cinque gennai>. "E’ dura?" domandi. Quello facendo lo spiritoso, risponde :"Sono duri soltanto i primi dieci anni". Parlando di qualcuno che è partito dall’Arcipelago, risponderà :"Gli avevano dato tre anni, ne ha scontati cinque, ha avuto la scarcerazione anticipata"
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LA CONDIZIONE DEL DEPORTATO NEL GULAG"Meditate se anche questo... è un uomo?"
Viene spontaneo parafrasare la nota frase all'inizio del libro di Primo Levi, leggendo la condizione dei deportati nei gulag della Siberia o del Circolo Polare.
Crediamo però che non sia appropriato scomodare Primo Levi perché per quanto Gulag e Lager nazisti siano accomunati dallo stesso delirio di onnipotenza cioè voler creare l'Uomo Nuovo pur tuttavia una differenza c'era: il comunismo voleva instaurare la Giustizia sulla Terra mentre i nazisti la Loro, quella della razza padrona. Pertanto ci viene in mente un pensiero di Karl Popper che è davvero indicativo: <<Tra tutte le idee politiche, il desiderio di rendere gli uomini perfetti e felici è forse la più pericolosa. Il tentativo di realizzare il paradiso sulla terra ha sempre prodotto l'inferno>>Proponiamo qui una sintesi, necessariamente parziale e schematica della vita nel
gulag che è utile per fare un paragone con il lager nazista.
CHI CI "FINIVA"?
- ci poteva "finire" chiunque; all’inizio vi andavano i "cinquantotto" cioè quelli condannati in base all’art. 58 ("attività contro lo Stato");poi anche i CR cioè i controrivoluzionari, quindi i Kulaki
- si poteva essere arrestati per nulla! ciò era strategico all’obbiettivo di creare il terrore.
- ospiti del gulag furono scienziati ed artisti.
VITA
- si nascondono i morti sotto i pancacci per avere la loro razione;
- all’eremo del Golgota su richiesta dei moribondi il medico somministra stricnina agli inguaribili;
- i creduloni aspettavano la fine della pena di tre anni, i previdenti capivano che non avrebbero riavuto la libertà né fra tre né fra ventitré anni!
- ai teppisti e ali ladri furono assegnati tutti i posti di comando...si permetteva loro di derubare, picchiare e perfino sgozzare i deportati;
- in estate si lavorava 14 ore al giorno, non si lavorava soltanto a partire da 55° sottozero!
- lo scorbuto mieteva tante vittime da essere una forma di sterminio!
- per approfondire, soprattutto la differenza tra servi della gleba sotto lo Zar e deportati sotto i Soviet.
EPISODI
- alla fine della giornata lavorativa sul cantiere rimangono dei cadaveri. La neve ricopre le loro facce. Qualcuno si è rannicchiato sotto una carriola capovolta; ha nascosto le mani in tasca ed è morto così. Là sono congelati in due, appoggiati uno alla schiena dell’altro.
- nel lager Mariinskij non si aveva tempo di uccidere i pidocchi...esplose il tifo e in poco tempo 15 mila morti furono buttati in una fossa, rattrappiti, nudi dopo aver tagliato per economia anche le mutande.
- le note fucilazioni di Garanin...
- episodi di fame...
- nel dicembre 1928 in Karelia i detenuti furono lasciati per punizione a pernottare nella foresta e 150 uomini morirono congelati
PUNIZIONI
- Alle isole Solovki, il lager sorge sul Monte Sekira, ricavato da un ex-monastero. Nella Cattedrale a due piani sono stati sistemati le celle. I detenuti sono trattati così: da un muro all’altro sono infisse delle pertiche dello spessore di un braccio e si ordina ai detenuti di starvi seduti tutto il giorno! Le pertiche sono ad un altezza tale che i piedi non toccano per terra. Non è facile mantenere l’equilibrio, da mattina a sera il detenuto si sforza di non cadere. Se cade i secondini arrivano di corsa e lo percuotono.
- Sempre al Monte Sekira una lunga scala di 365 ripidi scalini unisce la Cattedrale, in cima al monte, al lago. Fu fatta dai monaci. Portano le persone sulla scala, le legano per il lungo ad una trave per dargli maggior peso e lo spingono giù: non c’è un pianerottolo e i gradini sono così ripidi che la trave non rallenta mai!
-SIZO era l’isolatore di punizione, un edificio al freddo, umido, buio, senza cibo, senza vetri: la "sbobba" veniva data al 3°, al 6° e al 9° giorno della reclusione; bisogni corporali in cella.
- per finire al SIZO era sufficiente: 1)non aver salutato a modo; 2)non essersi coricato o alzato per tempo; 3)essere passato per il vialetto sbagliato; 4)non essere vestito come si doveva; 5)fumare in luoghi proibiti; 6)avere oggetti superflui in baracca.
ALIMENTAZIONE giornaliera:
-350 gr. di pane appiccicoso come l’argilla;
- sbobba liquida con qualche lisca di pesce.
BOIA criminali
-A parte Stalin e Beria, capo della polizia e suo lacchè si distinsero: a) N. Aronovic FRENKEL b) Mamulov c) Garanin d) Ermolov e) Tatiana MERKULOVA, "la donna - belva" f)Gromov h) Kirilko, il boia delle isole Solovki, di lui era nota la minaccia e la messa in pratica: "Vi farò succhiare il moccio dei cadaveri"
LAVORO
- Fu usato come strumento di sterminio; ecco alcuni dati:
dal ’31 al ’33 per ordine di Stalin fu costruito dai deportati il Canale che unisce il Mar Bianco al M.Baltico: in soli due anni fu costruita un’opera di 226 Km. sbancando terreni rocciosi, pianure ingombre di massi, paludi; furono impegnati 30 mila deportati
costruito il Canale del Volga il quale costò un volume di lavoro sette volte quello del Mar Bianco, comparabile a Suez e Panama:128 Km,85 metri di larghezza in alto;
costruita la ferrovia Lal’sk- Piujug nell’anno 1938 lunga 45 Km...che fu abbandonata! del resto il traffico nel Canal del Mar Bianco era irrisorio! Ugualmente abbandonata la ferrovia Salechard nel 1949.
Per approfondire vedi VOCI DAL GULAG
Sezione A -"Eventi culturali"
Carissimo signor ministro,
sabato 27 gennaio in Italia si celebra per la prima volta il giorno della memoria. Questa celebrazione è stata voluta dal Parlamento Italiano per ricordare gli ebrei sterminati nei lager nazisti. Nella scuola questa ricorrenza avrà una giusta eco, anche perché fare memoria del male che è dentro l’uomo, e rimane ancor oggi possibile, ha un valore educativo per il presente. C’è però una dimenticanza che rischia di vanificare questa giornata. Come si può infatti chiamarlo giorno della memoria, quando si ricordano sei milioni e mezzo di morti e si tace di altri cento milioni, vittime dei sistemi comunisti?
Tenendo come riferimento il Libro nero del comunismo sono state 20 milioni le vittime della persecuzione in URSS ( anche se sono molte di più!), 65 milioni quelle in Cina, un milione quelle in Vietnam, due milioni quelle in Cambogia, un milione quelle nei regimi dell’Est Europeo, 150.000 quelle in America Latina, due milioni circa quelle in Africa, un milione e mezzo quelle in Afghanistan.
Non è mia intenzione scatenare in questa occasione la polemica sui totalitarismi; chiedo una semplice cosa, che il 27 sia veramente il giorno della Memoria, e quindi che si accomunino nel ricordo tutte le vittime del Novecento, "il secolo, come l’ha definito V. Grossman, della massima violenza dello Stato sull’uomo".
Da ultimo spero che non si faccia ideologia nel giorno della memoria, ma che si aiutino i giovani a comprendere che ricordare il male presente nella storia è per costruire oggi un mondo di pace in cui la persona sia il valore imprescindibile di ogni convivenza civile.
Docenti di altre sponde hanno reagito a questa lettera in modo scomposto ... hanno rispolverato la solita obiezione: i morti fatti dal comunismo non sono paragonabili a quelli dei nazifascisti! (ancora? Sì...sic!) Una contro risposta.
NON ALL'IDEOLOGIA! NON ALL'UTOPIA! MA...ALLA MEMORIA!
Pur rispettando il vs. comunismo utopico, perché non chiedereste al Ministro De Mauro che la Giornata della Memoria (è il Parlamento Italiano ad averla istituita!) sia estesa anche ai morti del Comunismo, oltre che - giustissimamente - agli ebrei? La stessa Chiesa Cattolica - attraverso Giovanni Paolo II - ha chiesto perdono per gli errori e orrori dei cristiani nella storia. Certo c'è differenza...e anche incommensurabile, perché i cristiani non hanno tradito un'idea ma una Persona; il Vangelo non è una teoria(come il comunismo) né una precettistica ma un Evento (Wittgenstein). 1.Comunque, riconoscere che il comunismo è buono finché rimane un'idea (leggi utopia) e che l'eventuale sua realizzazione diventa un inferno, non dovrebbe riuscire difficile per voi, appunto comunisti utopici; e pertanto chiedere l'estensione della memoria alle vittime dei comunisti. Anche perché - orsù riconoscetelo- il comunismo è stato sconfitto dalla storia così come la sua pretesa scientificità. Milioni di uomini hanno creduto in esso ma per la forza dell'evidenza si sono dovuti ricredere. Esso era solo idea...la realtà un'altra cosa! E qualora si volesse a tutti i costi realizzare l'idea, puntualmente si tornerebbe ad ammazzare...per la Causa! E' sconcertante: la più grande speranza del secolo(sic!) e delle generazioni del '900 ha dimostrato di non potersi realizzare se non negando il fine stesso per cui era nata: la felicità dell'uomo e la giustizia universale! Chi impedisce a voi che ancora credete nell'utopia di quell'idea, di onorare con la Giornata della Memoria i morti del comunismo reale? 2.A proposito poi di utopia, Marx vi diserederebbe. Per lui l'utopia non era il motore della storia ma semmai il fumo del motore. Il buon Marx avrebbe parlato di oppio nel vs caso come ne parlò a proposito della Religione( sbagliandosi gravemente) 3.Sì, il capitalismo fa "strage" di morti secondo i dati ONU nel Sud del mondo. La enciclica Sollicitudo rei socialis nonché la Centesimus annus lo denunciano. Ma voi come fate a dirvi contro la mentalità consumista e la cultura capitalistica quando sostenete battaglie tipiche dell'individualismo borghese come nell'autodeterminazione assoluta della donna, la fecondazione permissivista nella bioteca, l'antiproibizionismo...Come aveva previsto Padre(vostro) Marx le utopie e le sovrastrutture ci sguazzano nella cultura borghese dell'individuo inteso come portatore di diritti "radicali". 4- Solo chi concepisce l'individuo come persona, sa che essa non esiste più senza il principio di responsabilità, per rimanere se stessa deve sempre rendere conto ad un Altro (nell'ecologia nella bioteca nelle politiche familiari e sociali).
Congedo. Un altro "padre"(Dante) a noi conosciuto - siamo docenti di Italiano- vi direbbe <<fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza ...non vogliate negar l'esperienza di retro al sol>> ...dell'avvenire, di là - ora l'abbiamo visto chiaramente- c'è solo il Nulla!
* Il ministro della P.I. De Mauro ha emanato la C.M. n. 228/16 ottobre 2000 che richiamando la Legge 440/97 consente alle scolaresche - grazie ad un cospicuo finanziamento e sulla base di un progetto - di approdare ai lager nazisti senza limiti di distanza. Ancora impensabile un finanziamento da accordare a coloro che volessero rendersi conto dell'esistenza dei gulag. Trovasi sugli Urali infatti un gulag in località denominata Perm che per lo studente italiano molto istruttivo sarebbe poter conoscere! Ma... si sa che in Italia negli ultimi decenni la storia è stata usata politicamente... e poi gli Urali o la stessa Siberia o il Circolo Polare Artico obbiettivamente sono davvero un po' lontani( o no?). E vada per la lontananza ...ma ci sarebbero qui - proprio qui, a due passi - Basovizza o Monrupino (Trieste) altri documenti dell'utopia comunista, le Foibe: perché non finanziare progetti per le visite scolastiche alle foibe in Slovenia o in Friùli?
*Colin Thurbon ha scritto un libro - documento sul "continente" gelato che è stato il simbolo dell'oppressione sovietica; il titolo è "In Siberia"(Ponte alle Grazie). Colin, un inglese amante del viaggio avventuroso, racconta la Siberia - immensa prigione senza sbarre e simbolo del fallimento comunista
Archivio - Eventi pregressi
A Milano presso le Sale Viscontee del Castello Sforzesco è aperta ormai dal 4 dicembre 1999 e resterà aperta fino al 23 gennaio 2000 una Mostra dal titolo "Gulag. Il sistema dei lager in Urss". Pregevole, documentatissima e per nulla noiosa perché utilizza vari strumenti comunicativi come da scheda sottostante. Un insegnante perderebbe una grande occasione qualora non si precipitasse con le proprie classi a vedere la mostra che tra l’altro è promossa da soggetti che non posso essere sospettati di vacua propaganda politica, e trattasi della Fondazione Feltrinelli, Museo Memorial di Mosca...
Presso le Sale Viscontee si possono portare fino al 23 gennaio le classi a visitare la mostra "GULag. Il sistema dei lager in Urss". Promossa da vari enti tra cui la Fondazione G.G. Feltrinelli, la Fondazione Anna Kuliscioff, il Memorial di Mosca, l’Archivio statale della federazione di Mosca e San Pietroburgo , la mostra riveste un indubbio interesse "per la vasta ed eccezionale documenta-zione inedita, per la prima volta al mondo visibile al pubblico" ; inoltre trattasi di mostra agile per la ricca e varia oggettistica nonché gli effetti personali dei detenuti, uno schermo gigante più tre televisori per documentari storici e della tv sovietica.
La mostra è gratis. Si possono avere le guide telefonando allo 02/878380 oppure allo 0335.6562413
A Seriate presso Bergamo si è tenuto( 16/17 ottobre e 13/14 novembre 1999) un seminario internazionale promosso da Fondazione Russia Cristiana e Diesse sul tema "L'altro Novecento. La Russia nella storia del Ventesimo Secolo". L'editrice La Casa di Matriona ha pubblicato gli atti del Convegno sulla rivista La nuova Europa n. 6 dicembre 1999. Interessanti le sezioni Il totalitarismo realizzato(1917/1921), il sistema concentrazionario e La distruzione del popolo: carestia, collettivizzazione e purghe(1921/1939)
Ogni sezione comprende tre relazioni e tra quelle sul sistema concentrazionario è molto utile la relazione di Viktor Smyrov (Il lager come modello della realtà)per i dati provenienti dagli archivi del KGB. Smyrov è direttore del Museo memoriale sulla storia delle repressioni di Perm oltre che docente presso l'omonima Università
Si è svolto a Livorno per iniziativa del Centro Culturale "Il Portico di Salomone" e la collaborazione di Assessorato e Biblioteca Labronica della città un dibattito sul tema "Leggere il Novecento: secolo breve o secolo ideologico?". E' intervenuto il prof. Sergio Romano il quale oltre che presentare il suo libro Confessioni di un revisionista ha risposto alle domande degli ascoltatori. Ne è nata una ricca e stimolante conversazione che viene ora pubblicata( pagg. 61-76) da una rivista nuova nel panorama editoriale "Linea Tempo" dic. 1999. Vedi sezione E p.1 L'antifascismo come ideologia
Si svolge a Carpi (Mo) presso l'ex-ente comunale di consumo(Piazza Martiri) una delle rare mostre su <<Gulag. Il sistema dei lager in Unione Sovietica>>. La mostra rimarrà aperta fino al 7 gennaio 2001 ed è promossa dall'istituito storico di Modena. Per informazioni tel. 059/219442. Prossimamente su "questo sito" il resoconto nonché una valutazione rispetto alla Mostra del Castello Sforzesco di Milano, tenutasi di nello scorso gennaio.
Sezione B -"Ricerca dati e informazioni"[ aggiornato al 4.4.2001]
La lettera che segue è stata inviata al giornale "Libero" di Vittorio Feltri...ma non è stata mai pubblicata.
Carissimo Feltri,
ad uno studente universitario che ti elencava un serie di testi proposti dal Prof. Sechi per il suo corso universitario, qualche giorno fa tu rispondevi che quei testi erano "bellissimi". Ora, personalmente conosco molto bene uno di quei testi " IL SECOLO BREVE" di Eric J. Hobsbawm e ti garantisco che nessun studente – neppure quelli più lavativi- merita di leggere le menzogne che quel signore scrive.
Primo: definisce Chruscev un ammirevole personaggio, diamante grezzo, pacifico…ora mi risulta che sotto Chruscev venne costruito il muro di Berlino (1961), i gulag non furono smantellati, aumentarono gli ospedali psichiatrici, i dissidenti e il samizdat esplosero, l’Ungheria fu invasa. Chruscev pacifico? "Con lo svuotarsi dei gulag alla fine degli anni 50(c’era Chruscev!), l’URSS cessò di essere una società che imprigionava e uccideva i propri cittadini(sic) in modo massiccio (doppio sic)"
Secondo: vengono fatte delle affermazioni in cui "salta" ogni logica e io salto il commento : 1- " Diversamente dall’URSS, gli USA erano una democrazia" e pertanto delle due superpotenze è "la democrazia americana la più pericolosa " : questo per spiegare la Guerra fredda ; 2- " lo si poteva prevedere perfino nel 1945/47, che l’URSS non era espansionista e ancor meno aveva intenzioni aggressive, e che non metteva in conto alcun ulteriore progresso dell’avanzata comunista al di là di ciò che era stato concordato nei vertici del 1943/45…"
Terzo: Questa poi è insuperabile: " Tra il 1945 e il 1989 si è sempre considerato che la minaccia alle istituzioni liberali provenisse dal comunismo, può valer la pena rammentare che nel periodo tra le due guerre tale minaccia venne esclusivamente dalle forze politiche di destra": è falso perché con la presa del potere nel 1917 di Lenin e la proclamazione, a catena, di altre repubbliche sovietiche in Germania, tutto il mondo occidentale fu terrorizzato dal comunismo… del resto l’autore stesso qualche riga più avanti afferma: " Ma la Rivoluzione d’Ottobre ebbe ripercussioni assai più profonde e universali di quella francese: essa produsse il più formidabile movimento rivoluzionario organizzato nella storia moderna. La sua espansione mondiale non ha paragoni e per trovare nel passato un evento simile bisogna risalire alle conquiste dell’Islam nel primo secolo della sua storia"
Quarto: ciò che però passa ogni immaginazione è la menzogna per cui senza l’Urss " la guerra non poteva essere né rimandata( ma se iniziò col patto Hitler – Stalin di spartizione della Polonia!) né vinta." Vinta grazie all’Urss? Nella Rivista Italiana Difesa" n. 7/ luglio 2000 leggo che sono stati passati dagli alleati a Stalin : " 437.039 automezzi per l’appiedato esercito sovietico, 18.700 aerei, 10.800 carri armati, 10.000 circa pezzi di artiglieria, 13.261 macchinari vari, 504 navi tra corazzate e dragamine…" senza contare tutti quei convogli diretti all’Armata Rossa che i tedeschi affondarono come nell’operazione Cerberus e cioè " 3350 autoveicoli, 430 autocarri e 220 aerei." La guerra fu vinta dall’economia di mercato dei paesi occidentali che non a caso sostennero da soli tutto il peso della guerra navale e aerea dell’intero conflitto!
La barzelletta finale è questa: "Il fallimento del socialismo sovietico non intacca la possibilità di altri tipi di socialismo…" Ancora! Non è possibile. Non bastano quelli di Mao e Tiennamen, di Pol Pot, Castro, Menghistu… C’è gente che proprio non capirà mai –specie i postcomunisti- che l’utopia non è il motore della storia ma… il fumo del motore!
Caro Feltri, la prossima volta non definire bellissimo un libro che è solo stimolante per come è infarcito di contraddizioni.
Pippo
Spesso nella
" Stanza di Montanelli" (Corsera) si possono trovare dati e informazioni nonché espressi opinioni e giudizi interessanti per lo spessore problematico oltre che per lo stile sobrio ilare e decantato che caratterizza la scrittura di Montanelli.1-Lettera di Giorgio Mazzoldi di Milano : "Ci si scandalizza giustamente e ci si indigna per le ricorrenti esposizioni di svastiche...Non ci si scandalizza,invece,né tanto meno ci si indigna, per il molto più diffuso sventolìo di bandiere rosse e falci e martello, che si ispirano a regimi che sul piano criminale non hanno niente da invidiare al nazismo. Perché questa differenza ?
Risposta : Vedo due spiegazioni. La prima : gli orrori del nazismo sono più noti e documentati di quelli del comunismo(la storia dei gulag per esempio non è stata ancora scritta). La seconda :il nazismo è un’ideologia agghiacciante, che provoca un rifiuto immediato ; il comunismo è più suadente, sebbene letale( non è un caso che ci siano caduti in tanti e qualcuno continui a caderci)
2- Lettera di Nicola Zoller [9 aprile 1998]di Rovereto[Tn] nella quale si cita una dichiarazione di Cesare Salvi(pds) a proposito dell'attuale gruppo dirigente del pds: "A me sembra che l'attuale classe dirigente sia formata da chi è nato durante lo stalinismo. In quanto al resto mi pare che riceviamo cento, mille critiche. Ma nessuno ci imputa di rubare" Il lettore fa notare: "Dunque dirigenti pidiessini semmai ex stalinisti ma non ladri? L'onorevole Salvi potrebbe leggere <<L'oro di Mosca>> scritto nel 1993 da un noto dirigente del Pci, Gianni Cervetti. Questi parla dei finanziamenti ricevuti dal Pci provenienti dal partito sovietico...ladreria infinita sulla pelle di povera gente...Decine di miliardi ogni anno affluivano da Mosca, ed erano tolte a popolazioni che vivevano un inferno di miseria senza fine"
Risposta: Mi pare che Salvi dicendo che gli attuali dirigenti del Pds vengono dallo stalinismo, dica una banalità. E' forse esistito, nella storia di questo secolo, un comunismo non stalinista? Sì, è esistito ma come eresia di poche decine, al massimo qualche centinaia di persone...Lo stalinismo non rappresentò una fase del comunismo. Lo stalinismo fu il comu-nismo che quando credette di potersi distaccare, denunziandoli, dai metodi di Stalin,cominciò a perdere colpi fino al crollo finale. Com'era del resto logico perchè soltanto con quei metodi un sistema come quello comunista può reggersi. E infatti non ne ho mai visto uno, non soltanto in Europa ma anche in Cina, in Cambogia, in Vietnam perfino a Cuba, reggersi con metodi diversi. Coloro che vengono dal partito comunista, come gli attuali dirigenti del Pds, hanno per forza un passato stalinista che ne costituiva l'unica versione <<reale>>...io credo che Salvi abbia ragione a dire che essi non sono mai stati ladri. Perchè alla scuola stalinista s'imparava ad ammazzare non a rubare... Lei dice che quegli aiuti dati al Pci sarebbero stati meglio impiegati in Russia se fossero andati a beneficio della povera gente che non aveva di che nutrirsi né scaldarsi. Giusta e nobile argomentazione che purtroppo si regge su un se altamente improbabile. Anche se fosse rimasto in Russia, quel denaro non sarebbe mai andato a beneficio della povera gente di cui quel regime si infischiava altamente - pare che ne abbia lasciato morire di stenti decine di milioni - ma ad incremento della produzione di carri armati e di bombe atomiche. Non è mai esistito al modo un regime che, chiamandosi popolare ed esercitando il potere in nome del <<popolo>>, abbia trattato il popolo con altrettanto disprezzo di ogni suo diritto e bisogno.
Sempre sul Corsera sono apparsi degli articoli a firma Ettore Mo davvero pregevoli per come sono scritti ma soprattutto per i dati e i fatti che rievoca :consulta il Corriere della Sera del 27 e 31 Ottobre, del 10 del 18 e del 23 Novembre e infine del 28 dicembre.
3- Dalla Stanza di Montanelli
3.1 Carletto Rigon (anni 16) sul Corriere del 7 febbraio si chiede: " Perché noi italiani abbiamo accolto Ocalan come un perseguitato, la Baraldini come un'eroina e ci siamo indignati quando Jorg Haider, onesto cittadino(n.d.r. del sito: questo è da vedere!) democraticamente eletto dal popolo austriaco è andato al potere?"
3.2 Alberto Savio scrive sul Corriere del 7 febbraio: "Perchè se espongo uno striscione a favore di Arkan, rischio la galera; ma se espongo uno striscione pro Ocalan rischio solo tanta simpatia? Ci sono forse terroristi e assassini buoni e terroristi e assassini cattivi?"
3.3 Zeno Dal Sacco scrive sul Corriere ( maggio 2000):"L'aspirazione degli uomini da Proudhon, Bakunin, Kropotkin e altri all'idea di una società perfetta formata da componenti coscienti ha preso forma teorica. Lei pensa che anche queste Utopie porterebbero ai << disagi>> che la storia del XX secolo ci ha mostrato?"
Risposta : "Lei ha fatto il conto, almeno approssimativo, dei morti ammazzati, di cui questi signori portano la responsabilità?"
3.4 Giovanni Butturini (Corsera- maggio 2000)studente di anni 21 chiede a Montanelli: " In alcuni suoi articoli risalenti al periodo delle elezioni politiche del 1976, lei paventava l'avvento al potere dei comunisti come una minaccia per la democrazia italiana...Per me nato nel 1979, è ancora fonte di meraviglia pensare che solo tre anni prima della mia nascita la democrazia italiana versava nel grave pericolo di entrare nell'orbita sovietica e di fare la fine dei Paesi appartenenti al blocco del Patto di Varsavia. Le vorrei chiedere qualcosa in più al riguardo."
Risposta: " Nel 1976 il PCI raccolse da solo il 35% di voti, due o tre punti in % in meno dell DC. Se l'avesse superata, il capo di Stato avrebbe dovuto affidargli il governo. E fino a quella data, non si era mai dato il caso di un partito comunista che, una volta arrivato al potere, lo avesse poi lasciato. Mai, in nessuna parte del mondo."
4- Da "Il Giornale" (marzo 2000)
Nella sezione "La parola ai lettori" scrive un certo Ferruccio Santi di Milano: <<Trovandomi a discutere con degli amici discutere di politica,mi riferivo a D'Alema e al suo partito chiamandolo ex comunista. Ma dopo un po' uno m'ha detto di piantarla che il comunismo non c'è più...ho saputo che anche molti giornalisti non certo di sinistra hanno scritto che non si deve più parlare di comunismo perché il comunismo è morto>>
Risponde PG: <<Caro Santi, sì è morto. Ma non sepolto. Esattamente come il fascismo, il quale è stramorto ma la sinistra s'è sempre rifiutato di seppellirlo, anzi ancora oggi liquida certi avversari (vedi il caso di Storace, candidato per le regionali nel Lazio) definendoli fascisti...Perché dunque un popolo indotto per oltre mezzo secolo a "non dimenticare" il fascismo deve cessare di ricordare quello che è stato e quello che ha rappresentato il comunismo? E far finta che chi è nato e cresciuto dentro il comunismo( versando una lacrima alla morte di Stalin, stramaledicendo l' Amerika...) si sia purgato del passato ritrovandosi dall'oggi al domani liberale?>>
5- Domenica 13 Agosto Raitre, per il programma La Grande Storia, di Claudio Bondì, ha trasmesso la prima parte di una biografia di Tito (Josip Broz 1892 - 1980) curata da Mjriam Korenz che si è avvalsa della consulenza storica di Joze Pirjavec.
Il dittatore viene gratificato del titolo di Maresciallo, grande Condottiero, ultimo Grande dei Grandi...e viene esaltato anche per la sua lotta partigiana all'insegna di moderno Robin Hood! Quanto alla sua ideologia ecco come la enuncia lo stesso Tito:<<Per vent'anni abbiamo educato i quadri comunisti nello spirito della fraternità e dell'unità. Per vent'anni ci eravamo adoperati a creare una nostra etica fondata sull'umanesimo ossia su un rapporto verso gli uomini, verso ciascun uomo in particolare>>(così secondo la traduzione del commentatore)...Dopo l'8 settembre 1943 il nostro Robin Hood accoglie nel suo esercito ex soldati italiani riunendoli nella Brigata Garibaldi. Segue l'occupazione della Venezia Giulia da parte delle truppe tedesche ma nell'aprile 1945, i titini vittoriosi aiutati dai partigiani locali ( Porzus!) occupano l'Istria e il 1° maggio entrano a Trieste. Il conduttore della trasmissione ricorda l'occupazione della città durata 40 giorni:<<In questo periodo vi sono state repressioni verso una popolazione nemica: avvengono brutali uccisioni(foibe) come all'interno della Jugoslavia, in seguito all'occupazione straniera e alla guerra civile... Dalla Venezia Giulia - dice ancora il commentatore - fuggono 200 mila cittadini impauriti, incolpati di essere fascisti - collaborazionisti o probabili avversari politici.>>. I profughi in realtà furono 350 mila, italiani nella stragrande maggioranza e più che fascisti collaborazionisti erano avversari politici di Tito. Milovan Gilas, intellettuale serbo già braccio destro di Tito e poi suo avversario, dichiarò quando ancora gli era amico: <<Nel 1945 Tito inviò me e Kardelj in Istria con il compito di indurre, con pressioni di ogni tipo, tutti gli italiani ad andar via. E così fu fatto>>. Ma il commentatore s'è distratto e ha censurato la dichiarazione di Milovan.[Gianna Marinelli, su "Libero" del 19.8.2000]
6- Giorgio Panto scrive sul quotidiano "Libero" di giugno(?) 2000: << Sconvolge che il termine comunista e il simbolo "falce e martello" compaiano in giro quando dovrebbero sparire in quanto condannati dal tribunale morale dell'umanità. La falce e martello rievoca orrori e nefandezze ben più grandi della "croce uncinata". Pensate se Haider avesse fondato un partito chiamandolo "Rifondazione nazista"!! Giustamente il cielo si sarebbe aperto e i sepolcri dei martiri scoperchiati. E per Rifondazione Comunista non si scoperchiano ??Sono sepolcri venti volte più numerosi. La debolezza della nostra democrazia preferisce l'ipocrisia della tolleranza per convivere con un simbolo e con un partito che si chiama "Rifondazione Comunista". Che dire del Parlamento italiano che si permette di invitare un bieco dittatore come Castro al cui confronto Haider è una mammola?...Non esistono al mondo armadi per contenere gli scheletri di 100 milioni di morti per mano di una ideologia lorda di sangue...Come si può tollerare un cinismo politico che cavalca ancora spudoratamente l'ipocrisia di una idea folle rimasta in piedi solo col terrore i gulag e l'eliminazione fisica ?E' vergognoso assistere alla strumentalizzazione che si sta facendo di Haider e non dir nulla per l'esistenza di un partito che si chiama con volgare arroganza Rifondazione comunista. Il comunismo ha bruciato il cervello a intere generazioni, è un'utopia che ha stordito e ubriacato mezzo mondo per 70 anni, per poi deflagrare per terra come un pomodoro arcimaturo. Ma è mai possibile che la nostra democrazia continui ad essere cieca e ignava ?Questi "cari compagni" blaterare servendosi della libertà di parola, la prima ad essere soppressa dove essi raggiungono il potere!!
[aggiornamento al 12.12.2000] Il mensile fondato da Don Bosco nel lontano 1877 e oggi denominato "Bollettino Salesiano" ha pubblicato nel Novembre 2000 ovvero nel n. 10 l'elenco dei membri della propria congregazione uccisi dai comunisti titini. "Allorché venne concluso l'accordo con Tito, capo della resistenza partigiana iugoslava, i demobranci cioè tutti quelli che si erano rifugiati presso gli Anglo-americani per paura degli stessi comunisti, vennero rispediti in Jugoslavia. Purtroppo gli alleati per poter realizzare lo sbarco in Normandia avevano avuto bisogno di Tito perché con la sua resistenza tenesse impegnate le divisioni naziste di stanza nei Balcani e poter sfondare il Vallo Atlantico. Furono quasi tutti uccisi e gettati nelle fosse carsiche di Kocevje o nelle miniere di carbone di Hrastnik e Lasko. Ecco i nomi dei salesiani uccisi dall'odio per Cristo:
legenda: Ch., chierico; P.,sacerdote; L.,coadiutore
1.Ch. Ernest Anzel(1920), ucciso a Velike Lasce il 20/9/1943
2.L. Joze Brancelj(1916), ucciso nel maggio del 1945
3.L. Joze Bregar(1922) ucciso non si sa quando
4.L. Anton Hocevar (1923),ucciso nelle fosse di Kocevje nel 1945
5.Ch.Franc Hrustelj (1918),ucciso presso Celje nel 1945 e gettato nelle fosse
6.L. Janez Jenko (1923), ucciso nel 1945 non si sa quando e come
7.Ch. Anton Kastelic (1921) ucciso nel treno che lo portava in Austria
8.L. Anton Kovac (1919) ucciso nel 1945 non si sa quando e come
9.Ch. Janez Krainc (19219 ucciso e gettato nelle fosse carsiche non si sa quando
10.L. Anton Lavrih (1918) ucciso dai comunisti a Sentrupert nel 1945
11.P.Melhior Lilija (1907), ucciso a Crnomelj il 15/11/1944
12. L. Franc Lindic (1924), ucciso non si sa dove probabilmente nel 1945
13. Ch. Stefan Lopert (1919), ucciso nelle miniere di Hrastnik nel 1945
14. L. Janez Lotric (1908), ucciso da una mina in treno il 24/5/ 1944
15. Ch. Franc Miklic (1915), ucciso da un bombardamento a Latisana il 19/2/1945
16. Ch. Joze Pasic (1915), ucciso dai partigiani nel 1945 non si sa quando e dove
17. Ch. Stanko Pungersek (1916), ucciso nel campo di concentramento di Teharje nel 1945
18. L. Alojzij Rakar (19249, torturato e ucciso a Ajdovscina il 7/7/1945
19.L. Marja Rom (1924) ucciso dai comunisti non si sa quando e dove
20.L. France Stopar (1921), ucciso al suo ritorno in Slovenia nel 1945
21.Ch. Anton Segula (1923) ucciso da un bombardamento il 25/4/1945
22. Ch. Joze Serjak (1918) ucciso forse a Teharje nel 1945
23. Ch. Bernard Stuhec (1920) ucciso forse a Teharje nel 1945
24. Ch. Dominik Tiselj (1920), ucciso e gettato in una fossa forse nel 1945
25. Ch. Mirko Tratnik (1921) ucciso nel giugno del 1945
26. Ch. Stanko Tratnik (1923) ucciso in un agguato nel 1944
Sezione C -"Bibliografia"
A-Libri
(a carattere storico)
-"Stalin", Boris Souvarine, Adelphi 1983
-"Stalin e la società sovietica negli anni del terrore", Oleg Chlevnjuk, Guerra, Perugia 1997
-"Carceri e deportazioni" Robert Conquest 1970
-"Destini di scrittori",Ivanou Dazhum
-"Uomini e lager" a cura di Giuseppe Emmolo,Cesed Mi
- "Il massacro di Katyn", Victor Zaslavsky, ideazione, Roma 1998
-"Il passato di un'illusione", François Furet, Mondadori, Milano 1995
- "Gli archivi segreti di Mosca", Vladimir Bukovskij, Spirali, Milano 1999
-" Solovki. Le isole del martirio. Da monastero a primo lager sovietico", Jurij Brodskij, La Casa di Matriona,Milano 1998
(a carattere letterario)
-Arcipelago Gulag, Aleksander Solzenicyn,vol.II ed.A.Mondadori,MI 1975
- Una giornata di Ivan Denisovic, Aleksander Solzenicyn,ed Newton
(a carattere autobiografico)
(in lingua francese)
-"La Russie sous les Soviets !", De Basily, Plon 1938
1-Gustav Herling,Un mondo a parte,ed. Feltrinelli,MI 1994(premio Viareggio ’94);
2-Irina Osipova,Se il mondo vi odia...martiri per la fede nel regime sovietico,ed. La Casa di Matriona,BG ’97 ;
B-Riviste
-
Gulag,isole disperate, di Roberto Beretta,in Mondo Erre- Due lager due misure, in "Liberal" n.26 maggio 1997
- L'altro Novecento, in La nuova Europa, n.6/1999 ed. La Casa di Matriona
C-Quotidiani e settimanali
-Arrestano il dissenso ma non ci fermeranno, intervista a Ginzburg. "Il Sabato" 1980
-Lenin, Jauvert-Volkogonov, Corriere della Sera 7.6.1995
-Deportazioni,gulag,Siberia...Cristoforo Mozzenti, "Avvenire"
- Gulag e Lager,orrori a confronto,Serena Zoli, "Corriere della Sera",1.9.’97
- Sacerdoti nel gulag, Irina Osipova, "Avvenire",24.8.’97
D- Film
-"Ivan Denisovic" tratto dall’omonimo libro di Solgenicyn
[reg. Casper Wrede,co-prod. GB/Norvegia 1971]
Sezione D - "Schede e sommari bibliografici"
"La fine dell'innocenza"
Pierluigi Battista ,costo £.22.000, edizioni Marsilio. E' uscita la seconda edizione (giugno 2000). Si tratta di 150 pagine che si leggono in un fiato. Il sottotitolo è Utopia Totalitarismo e Comunismo. Lo consiglio perché a differenza delle altre indagini insostituibili (Arendt-Furet) sul totalitarismo, questo testo approfondisce il filone del pensiero utopico nella cultura occidentale criticando il totalitarismo sul piano delle idee mitiche quali la felicità edenica, il perfettismo politico...E' nell' utopismo che si annida il pericolo totalitario. Una società perfetta non può non essere autoritaria, repressiva, intollerante, dominata da uno stato senza limiti che invade ogni aspetto della vita privata, che pretende di controllare ogni atomo della vita individuale e collettiva. E per costruire una simile società non si può arretrare di fronte a nessun massacro. E' la realizzazione di un incubo. In particolare il testo esplora le conseguenze dell'utopia del perfettismo nella storia del comunismo: l'idea utopistica comunista e la libertà sono assolutamente incompatibili.Due citazioni riportate nel testo di Pierluigi Battista, le trascriviamo qui per la gioia di chi ci legge (e altre ne riporteremo)
Riferito al pensiero utopico e ai suoi epigoni passati e recenti(Lenin):<< I suoi pensieri erano di una chiarezza e d'un equilibrio estremi. Egli possedeva in rara misura il senso del giusto e dell'onesto, nobiltà ed elevatezza d'animo. Ma alla sua intelligenza mancava il dono del fortuito, la forza che, con scoperte improvvise, viola la sterile armonia del prevedibile. Nello stesso modo, per operare il bene, alla coerenza dei suoi principi mancava l'incoerenza del cuore>> [Boris Pasternak, Il dottor Zivago]
Riferito al totalitarismo perfetto e alla democrazia "decente":<<La democrazia moderna non è amabile né può essere amata. Non ci riempie la fantasia, né l'immaginazione, né il cuore: non colma la vita né ci rende felici. Mitterand Kohl e Major ci assicurano buone dentiere, buoni trasporti pubblici, buoni ospedali, buone pensioni. Ma è molto difficile che qualcuno possa amarli col medesimo trasporto che getta gli uomini ai piedi dei Grandi Massacratori>> [Pietro Citati, L'armonia del mondo]
-
"I testimoni dell'agnello", Romano Scalfi, La casa di Matriona: si tratta di un lavoro certosino compiuto dall'autore nei meandri degli archivi del KGB, parzialmente apertisi dopo il crollo dell'Urss; la documentazione rivela che la persecuzione antireligiosa all'indomani della rivoluzione del '17 fu agghiacciante: A) se la Chiesa ortodossa contava prima della rivoluzione 210.000 religiosi tra pope e monaci, di essi 130.000 furono fucilati, i rimanenti finirono tra arresti e detenzioni nei Gulag; B) se i cattolici erano in Russia circa 2.000.000 con un migliaio di sacerdoti e 1200 chiese, nel 1940 rimanevano 2 chiese, scampate alla chiusura perché di proprietà dell'ambasciata francese e sacerdoti n.2, diconsi d-u-e! Il libro raccoglie frammenti di vite, a volte accompagnate da foto: 365 schede, una per ogni giorno dell'anno. Gli studiosi sono convinti che la preziosa documentazione presentata in questo libro è solo la punta di un iceberg. Su tutti emblematico il caso di Prokopij, un diacono ortodosso di un villaggio dell'interno della Russia: non era un uomo colto e non si interessava di politica. Venne arrestato tra la fine del 1928 e l'inizio del 1929. Accusa: credente. Gli chiesero un atto di abiura ricorrendo alla tortura: lo immersero NUDO nell'acqua del fiume, attraverso un foro praticato nel ghiaccio e poi finì in una cella di rigore in cui non era consentito neppure coricarsi!- "La tragedia dei comunisti italiani"
, Giancarlo Lehner , Mondadori , pagg. 374, £.35.000. E' l'incredibile resoconto dello sterminio dei comunisti italiani ordinato da Stalin negli anni Trenta. Sorte peggiore toccò ai comunisti tedeschi o austriaci che furono fucilati o deportati in numero maggiore quando non consegnati ai nazisti in seguito alla collaborazione Hitler e Stalin. Totalmente falcidiato invece il gruppo dirigente del partito comunista polacco! Sconcertante è l'avallo diretto che risulta da questo libro da parte di Palmiro Togliatti alle repressioni di questi suoi fratelli comunisti! Ora non ci sono dubbi: quel Palmiro non fu complice per paura di essere a sua volta sacrificato al Moloch della rivoluzione, non di viltà si è trattato ma di totale adesione a un movimento che comportava simili mostruosità e al quale si assicurava la fedeltà comunque, per qualsiasi sua evoluzione.- "Non dimenticatemi",
Pavel Florenskij, Mondadori. Si tratta di lettere dal Gulag di un deportato scienziato di fama mondiale nonché matematico, ingegnere e pope ortodosso alla moglie e ai figli. Il suo internamento iniziò nel 1933 e finì nel 1937, precisamente l'8 dicembre quando con altri 500 detenuti reduci dalle Solovki (gulag del Nord) fu fucilato nei gelidi boschi intorno a Leningrado. Meditate gente che questo è stato...comunismo!- "Teodor Romza"
, Laszlo Puskas, La casa di Matriona. Stalin decide di cancellare per decreto l'esistenza dei cattolici di rito orientale galiziani e ucraini("uniati"). La vita del vescovo Romza corre lungo binari che coincidono con la storia di questa eliminazione. Lo scioglimento ufficiale di quella comunità avvenne nel 1946: essa contava 5.000.000 di fedeli e cinque vescovi. Questi finirono tutti nel Gulag meno uno: Romza. Con lui si adottò un'altra strategia: il 27 ottobre 1947 venne investito da un camion militare, ricoverato in ospedale di Mukacevo fu avvelenato in circostanze misteriose nella notte del 31 ottobre 1947.-"Lettere da Kharkov",
Einaudi. Si tratta di un libro che l'editore ha già pubblicato nel 1991.In esso sono riportati i rapporti che i diplomatici italiani inviavano a Mussolini su una delle pagine più crudeli e meno note della storia dell'Ucraina. Una carestia di immani proporzioni travolse questa regione dell'ex impero sovietico provocando - il calcolo è attendibile!- 4 milioni di morti! Negata dalla storiografia del socialismo reale, si tratta di una pagina decisiva per capire l'Ucraina e la sua perenne ostilità verso la Russia. Mussolini - che non era meno bugiardo dei russi- evitò di divulgare quei rapporti perché aveva in corso un accordo commerciale con l'urss.-"1933. L'anno nero"
, Kovalenko- Marnak, ed. A. Michel. Il volume è una selezione di 6.000 testimonianze raccolte dagli autori tra i sopravvissuti della carestia in Ucraina. Purtroppo il lavoro pur esaustivo non è stato portato a termine per la morte per incidente stradale dei due autori! Alcune delle testimonianze hanno dell'incredibile per il terrore e la crudeltà che rievocano. Risulta dalle memorie orali - peraltro comprovate da una inequivocabile documentazione scritta - che il kulak non era un possidente ma poco più di un poveraccio, che aveva in media una casa, due mucche(sic!) e un po' di terra. I contadini furono costretti nel 33 a cedere il 44 % del raccolto allo Stato. Una ferita mortale per i poveri contadini aggravata da due fattori: uno imprevisto cioè il pessimo raccolto del 1932 e l'altro voluto cioè spremere le campagne per favorire l'industrializ-zazione delle città. Stalin adoperò il Terrore ovvero i tribunali speciali per accelerare l'<<ammas-so>> sgradito ai contadini. Risultato: la fame fino alla morte e al cannibalismo! Bisogna però dire che oltre i 4 milioni di ucraini si ebbero anche 2 milioni di contadini russi sterminati, così pure 1 milione di kazaki. Pertanto si trattò della resa dei conti tra Stalin e il mondo contadino più ancora che un'aggressione all'Ucraina.-"La nuda verità"
, Lev Razgon, L'ancora del Mediterraneo, pagg. 286, £. 35.000 L'autore è morto novantenne nel 1999. Già a fianco di Andrej Sacharov, fu sostenitore della fondazione <<Memorial>>, il maggior centro di studi sulle repressioni polizie-sche del periodo staliniano delle quali egli stesso fu vittima. Tra gulag e confino buttò via 17 anni della sua vita. La particolarità di questo libro è che l'atrocità del mondo dei gulag, del quale non vengono attenuati gli orrori, è sublimata da uno humor derivante (non di certo da buonismo!) da uno spietato disincanto, dalla visione lucida del destino, da sagacia mista a umanità. Lev Razgon fu un ebreo che prima di essere arrestato condivise da buon comunista l'illusione utopica! Retrospettivamente offre un quadro delle sue "disillusioni" in chiave grottesca e nello stesso tempo divertita e indignata.
Sezione E - "L' ideologia dell'antifascismo"
"Gli amici bolscevichi che guardano con interesse al mio insegnamento devono comprendere che io sono inflessibilmente contrario ai metodi violenti, anche quando vengono posti al sevizio della causa più nobile. Non vi può essere dunque punto di incontro tra la scuola della violenza e me" [
Gandhi, Young India, 11 dicembre 1924] Si grida al ritorno del fascista cioè di un nuova destra che usa toni e metodi violenti...forse è così? Ma che a lanciare tale grido debba essere la nuova sinistra la quale vorrebbe accreditarsi presso le masse per la sua mitezza e mode-razione...beh, è proprio una favoletta! Se c'è chi reagisce istintivamente al male (destra?) vero è che c'è pure chi reagisce in modo ben più inquietante, cioè con calcolo, con studio e cura nell'uso della Legge e dello Stato (sinistra?)In questa sezione rendiamo omaggio a storici come Augusto del Noce, Renzo De Felice, Ernst Nolte ... e a opinionisti come Sergio Romano, Galli Della Loggia, Angelo Panebianco, Massimo Caprara ...che hanno avviato e sostenuto a volte in solitudine un ripensamento sulla storia di questo secolo, in particolare sulle categorie fascismo - antifascismo. Ad essi va attribuito il merito di aver rilanciato la ricerca storica, oltre gli stereotipi, i luoghi comuni e i pregiudizi funzionali al potere politico e culturale(fin scolastico!) Connesso strettamente al dibattito sull'antifascismo vi è anche quello sulla Resistenza. Altro mito da ripensare! Dentro la Resistenza vi erano progetti e ideali differenti e non soltanto a livello di obiettivi politici ma di giudizi di valore come base di costruzione della società. I partigiani erano di segno diverso e non di un colore soltanto. Quelli cattolici per esempio combattevano in difesa della patria senza il progetto di potere sulla futura società italiana che avevano tanti comunisti. Alla base della resistenza cattolica stava non una ideologia basata sull'odio di classe ma un'esperienza di popolo che trovava nel cattolicesimo le sue radici profonde.
Comunque per introdurre questa sezione ricordiamo: "… Per sua natura lo storico non può che essere revisionista, dato che il suo lavoro prende le mosse da ciò che è stato acquisito dai suoi predecessori e tende ad approfondire, correggere, chiarire, la loro ricostruzione dei fatti. Lo sforzo deve essere quello di emancipare la storia dall’ideologia, di scindere le ragioni della verità storica dalle esigenze della ragion politica…" [Renzo De Felice]
Aggiornamenti [4.4.2001]
Uno degli episodi in cui si mette a nudo il (falso) antifascismo rosso è quello dei morti di Cefalonia. Due eventi hanno di recente portato all'onore della cronaca questo episodio
: 1)la polemica che ha opposto Ernesto Galli della Loggia al Presidente della Repubblica Ciampi e 2) la pubblicazione in Germania dei diari dei soldati tedeschi testimoni dell'eccidio. Quale eccidio?Riassume bene i termini della vicenda sul Corsera (25.1.2001) l'articolista Marzio Breda. Erano i giorni dell'armistizio (8 settembre 1943): da una parte il Re e Badoglio cercavano di portare l'Italia nel campo degli alleati e dall'altra Mussolini con la Repubblica di Salò restava fedele al Fuhrer grato per averlo liberato. In mezzo l'esercito "sbandato", che non sapeva più da chi prendere ordini : si era creato infatti uno spaventoso vuoto di potere! In questo contesto si colloca l'episo-dio di Cefalonia: in quella isola greca, era di stanza la Divisione Acqui con 11.700 effettivi che per amor di patria e solo per questo si rifiutò di arrendersi immediatamente alla Wehrmacht! Consta che 1300 caddero in combattimento e altri 5170 furono assassinati dopo la cattura (notasi dalla Wehrmacht e non dalle SS!) Al saldo vanno aggiunti 2.966 prigionieri spariti nelle stive di tre navi affondate dalle mine.
Su Avvenire l'articolista Giovanni Del Re ci informa che in Germania lo storico Roland Kalteneg-ger ha raccolto le testimonianze degli ex commilitoni del Reggimento tedesco dei Cacciatori delle Alpi per il quotidiano <<Suddeutsche Zeitung>> e per il canale televisivo Zdf. Lo sgomento e l'ordine si leva dalle pagine del diario di Alfred Richter(soldato) di fronte all'eccidio che il suo esercito sta perpetrando; è il 21 settembre 1943: <<Ci fermiamo in un giardino, in cui una postazione di artiglieria italiana era stata brutalmente massacrata. I soldati giacciono uccisi a colpi di arma da fuoco, a bastonate, schiacciati con gli scarponi di montagna...>>
La Procura di Monaco aveva iniziato le indagini sull'eccidio; quella di Dortmund nel lontano 1965 l'aveva però chiusa con un nulla di fatto. Ora le nuove testimonianze degli ex soldati tedeschi tolgono il velo di omertà che pure in Germania aveva colpito Cefalonia. I fatti appaiono ancora più raccapriccianti di quanto le poche testimonianze arrivate fino a noi avevano lasciato immaginare. Soldati medici e cappellani militari raccontano di questo sterminio ai danni dei soldati italiani che si erano arresi con tanto di bandiera bianca. Sotto accusa soprattutto il battaglione numero 98 dei Cacciatori delle Alpi al comando del maggiore Harald Hirschfeld. Richter:<<Due compagnie di alpini si arrendono senza sparare un colpo; sono tranquilli, credono di aver salvato la propria vita. In fila vengono portati davanti a un muro e falciati con le mitragliatrici 98. Sparano per due ore...le urla arrivano fin nelle case dei greci>> Lo stesso testimone racconta del generale Ernesto Chiminello che insieme a 130 (!) ufficiali italiani fu fucilato nei pressi di Saranda: <<I cadaveri vennero gettati in mare con una pietra legata alle gambe>>
L'episodio di Cefalonia sta lì a dimostrare che il vero antifascismo è quello che nasce dall'amor di patria ; se come si è fatto per tanti anni, lo si è oscurato, ciò è potuto accadere perché il modello culturale di antifascismo dominante in Italia in realtà era ideologico(rosso) vale a dire si voleva svendere il paese ad un'altra forma di totalitarismo, quello sovietico. E così si è taciuto di Cefalonia e di altri fatti al fine di acquisire un consenso che portasse al potere il Comunismo!
Pertanto si può solo condividere ciò che scrive Galli della Loggia sul Corsera quando facendo un appunto al Presidente della Repubblica sostiene che per 50 anni l'Italia è stata una democrazia senza nazione, senza <<patria>> appunto. Il noto editorialista ricorda che il volume "Una guerra civile" di Claudio Pavone (una colonna storiografica in Italia) forte di ben 800 pagine uscito nel 1991 della strage di Cefalonia, di come avvenne e perché non dice un "beato" nulla! ma nulla! Senonché con faccia di bronzo (oggi!) oggi quel Pavone scrive che Cefalonia fu <<tra gli atti fondativi della Resistenza>>. Che dire poi dei libri di storia? Quante volte viene ricordata Cefalonia ? nemmeno menzionata! E perché ? perché la resistenza da ricordare <<doveva essere un'altra>> (quella rossa). La stessa operazione si è ripetuta con la strage di via Rasella (quegli italiani, oltre 300, valevano la Causa Comunista ma non quella dell'Italia!) con quella della malga Porzus con le violenze in Istria e le Foibe. Scrive G. della Loggia:<<...quanti fatti del 1943/'45 sono stati dimenticati o addomesticati per anni dalla vulgata corrente tutta ispirata dalla sinistra.>> Siamo stati un paese in cui per 50 anni la patria era morta. Comunque non tutti i mali vengono per nuocere (ahimé!)...
è avvenuto che proprio in forza di questo disprezzo verso la patria alla quale non si è mai perdonato il passato fascista, la sinistra non si è mai potuta radicare veramente nel tessuto organico del nostro Paese. <<Ma da quale spirito nazional-patriottico era animato un paese in cui metà dei cittadini ha temuto per anni di essere arrestata, deportata e magari fatta fuori dall'altra metà? Che patria era quella in cui influenze straniere hanno potuto fare quasi tutto ciò che volevano? Dove l'esercito e le forze di polizia sono stati considerati da moltissimi e per decenni non simbolo di unità ma di divisione e di pericolo per la democrazia? Dove dalla memoria della Resistenza erano espulsi i morti politicamente sgraditi al Cln ma caduti anch'essi in nome dell'Italia?(come a Cefalonia!)>>
Materiale pregresso d' archivio però...sempre valido!
Sul Corriere della Sera alla solita Stanza il solito Montanelli è perentorio: "Niente onori a Via Rasella". Un lettore gli ha chiesto cosa pensasse dei funerali di Stato per Carla Capponi, "una persona che ha provocato la strage delle fosse Ardeatine con la sua azione in Via Rasella". Montanelli risponde: La reazione tedesca fu quella che i tedeschi avevano preannunciato in caso di attentato: dieci fucilati per ogni loro morto. Giusto o ingiusto che fosse, gli attentatori di Via Rasella non potevano ignorarlo. Furono decorati di medaglia d'oro ed ora ricevono anche i funerali di Stato. In che Stato. Questo Stato! Montanelli si dichiara quindi contrario ai funerali di Stato. "Libero", il giornale di Feltri riprende la notizia, approva la risposta lapidaria di M. ma lamenta che non ne abbia voluto approfondire i termini. Ricordiamo che i nazisti uccisi furono 33 e che con essi perirono casualmente un uomo mai identificato e Pietro Zuccheretti, un ragzzo di 13 anni decapitato e mai celebrato! Ricordiamo invece che gli italiani assassinati dai nazisti per rappresaglia alle Ardeatine furono 335. Sulle ragioni dell'attenta-to si sono fatte tante ipotesi ma la più inquietante è che i comunisti (GAP) miravano ad eliminare con la prevista rappresaglia i capi della Resistenza di altre tendenze. Commenta Libero: di questo, quando c'era il PCI non si poteva discutere e ora che gli eredi sono al potere nessuno vuole discutere. Nemmeno Montanelli?
In questi primi giorni decembrini si fa un gran parlare di libri di testo "a senso unico"; decisamente discutibile l'idea di un'autority che ci dica come stiano le cose. Altrettanto indiscutibile è che nel passato qualcuno ha fatto un inventario di libri da mettere all'indice secondo l'ideologia classista e comunista. Molti di coloro che si stracciano le vesti per la "voglia" revisionistica che si è abbattuta sui testi scolastici farebbero bene a starsene zitti...Nel 1971, la Regione Emilia Romagna , allora a guida comunista, stilò un elenco di libri <<sconsigliati perché lontani dal pensiero marxista>> Ovviamente la commissione regionale faceva divieto - in linea con il Poljtburò moscovita- di enfatizzare lo sbarco USA sulla Luna e soprattutto dare risalto alla guerra in Vietnam! Ecco alcuni titoli dei manuali "banditi" allora dalla sinistra: 1) Il libro Garzanti della lingua italiana(ed. Garzanti);2) Nuovo stile(Minerva italica); 3) I secoli, autore Spadolini , ed. Le Monnier;4) Il Melegrano, ed. La scuola...e altri 18 testi di cui possiamo fornire su richiesta gli estremi!
1- Lettera di Franco Giannantoni (VA) al Giornale: "Liquidare con disprezzo (una balla) la lotta di liberazione dall'occupante tedesco e dal fascismo repubblichino, lotta a cui parteciparono in misura diversa, e con obiettivi qualche volta opposti, liberali, cattolici, repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici ,azionisti, ebrei e sacerdoti...mi sembra ingiusto, mortificante e storicamente falso."
Risposta: Un conto è definire balla che la Repubblica sia nata dalla Resistenza un altro che sia stata una balla la lotta di liberazione dall'occupante tedesco e dal fascismo repubblichino. Sì, caro Giannantoni: che la Repubblica sia fondata sulla Resistenza è una balla grossa così. E ci si avvicina di molto anche la tesi che la guerra partigiana ci abbia liberato dai tedeschi e dai repubblichini. Mussolini in quanto Duce cadde per voto del Gran Consiglio - al quale non pare partecipassero i partigiani -. I tedeschi furono cacciati oltre il Brennero dalle forze armate alleate. Salò cadde perché era caduta la Germania di Hitler. La Resistenza si fece viva quando si fecero vivi gli angloamericani: combatté valorosamente ma da sola non avrebbe infastidito più di tanto né tedeschi né fascisti. Senza dire che a combattere l'invasore ex alleato contribuirono anche italiani in grigioverde, in uniforme, con le mostrine. Di quelli non parla mai nessuno. Non avevano il fazzoletto rosso al collo. [ p.g.]
2- Si è tenuto qualche mese fa a Roma presso la Fondazione Basso un seminario dal titolo <<L'antifascismo nell'esperienza politica della Repubblica>>. Due le tesi a confronto: l'antifascismo come collante della Repubblica nonché capace di far convivere e dialogare tra loro nel dopoguerra le diverse culture o antifascismo come etichetta collocata ad arbitrio dal PCI dopo il '45 tanto da neutralizzare l'altro antifascismo, quello di stampo liberale e moderato? Ernesto Galli della Loggia ha sostenuto la tesi dei due antifascismi sottolineando come il PCI abbia prodotto una ideologia antifascista che gli ha permesso di nascondere la sua vocazione totalitaria con l'equazione accredito antifascista uguale accredito democratico.
3 - Intervenendo in un dibattito svoltosi a Livorno sul Novecento, il noto opinionista del Corsera prof. Sergio Romano a proposito dell'antifascismo si è espresso in questo modo(cfr.rivista di storia "Linea Tempo",anno 2000,ce.se.d):
"Antifascismo è antitotalitarismo. E’ stata Hanna Arendt a riconoscere per prima che fascismo, nazismo e comunismo, quantomeno tendenzialmente, avevano un dato comune rappresentato dal totalitarismo. Questo è molto importante. E’ molto importante ricordare che nazismo e comunismo sono apparentati da questo straordinario cordone ombelicale. Pertanto la prima distinzione da fare non è tanto quella tra comunismo e nazismo, ma tra regimi autoritari e regimi totalitari. I regimi totalitari distruggono la società civile, l’affievoliscono, vogliono impadronirsi delle coscienze dei cittadini, vogliono in qualche modo utilizzare tutti gli uomini distruggendo quel margine di originalità, di individualità che è presente in ciascuno di noi.
Il regime autoritario invece non distrugge la società civile, ed è per questo che mi sono trovato a ‘litigare’ a proposito della guerra di Spagna: Franco non era fascista; Franco era una persona detestabile, stizzosa, capace delle peggiori vendette nei confronti delle persone che gli avevano "attraversato la strada"; aveva anche qualità e virtù, ma certamente era per molti aspetti un uomo detestabile nella sua freddezza glaciale. Non per questo Franco era fascista . Bisognerà pure che gli storici si mettano d’accordo sulle definizioni! Che Franco non fosse fascista è dimostrato dal fatto che negli ultimi anni della sua vita, quando lui stesso cominciò ad accorgersi che il regime doveva modificarsi, aggiornandosi e modernizzandosi, la società civile spagnola, che da lui mai era stata distrutta (come sarebbe invece stata distrutta in un regime totalitario), ridivenne protagonista delle trasformazioni sociali. Non avremmo avuto lo straordinario dibattito spagnolo se la società civile fosse stata schiacciata e calpestata, come la società russa, dal regime comunista."
4 - Martedì 26 gennaio 1999 Pietro Di Muccio sul Giornale sostiene che la classe dirigente postcomunista cerca di rifarsi la verginità senza troppi riguardi per la decenza. Rimprovera i postcomunisti nostrani per non aver mai accettato né capito che la libertà è un principio supremo che non può essere piegato all'opportunità dell'azione collettiva. Inoltre ritiene che essi siano ancora affetti da quella <<fatale presunzione>> che li caratterizzava all'epoca dell'utopia e cioè di aver individuato le leggi scientifiche dello sviluppo della società. Adesso che la storia ha gettato nella pattumiera le loro leggi <<scientifiche>>, si comportano come se niente fosse. Da adepti di una religione senza Dio sono passati a professare una fede senza religione. Allora tutto veniva subordinato alla rivoluzione socialista e la menzogna era normale. Oggi dissimulano il fallimento e pretendono di presentarsi come coloro che hanno visto giusto. Se fossero davvero cambiati, i postcomunisti invece di sbiancare la fedina politica(leggi cambio nome e simbolo) confesserebbero l'errore.
5 - A Di Muccio gli fa eco sullo stesso giornale Gianni Baget Bozzo il quale afferma:"Il comunismo è un'eresia cristiana, di cui si possono riconoscere le tracce nel secondo millennio: da Gioacchino da Fiore agli spirituali francescani, agli anabattisti...a Robert Owen rappresentante del socialismo utopistico. E' questa antica storia che opera l'attrazione tra il CATTOLICESIMO SENZA TRASCENDENZA E IL COM UNISMO SENZA RIVOLUZIONE .
6 - L'editrice Baldini & Castoldi ha pubblicato nell'agosto 1995 una intervista a Renzo De Felice (come si sa di recente è scomparso) uno degli storici meno amati dagli antirevisionisti ma non per questo meno attendibile, anzi, egli é stato forse lo storico che più di tutti ha contribuito a svecchiare una certa storiografia decisamente propagandistica e di segno per lo più marxista. L'intervista è diventata libro dal titolo "Rosso e Nero" a cura di Pasquale Chessa
7- In Togliatti il Komintern e il gatto selvatico (ed. Bietti) Massimo Caprara smaschera il mito della resistenza unita e racconta di un incontro tra Togliatti e il Papa Pio XII nel quale emerge il massacro che a poche settimane dalla fine della guerra i "rossi" hanno perpetrato ai danni degli altri partigiani ovvero concorrenti nei futuri assetti del paese e nella presa del potere. Vedi la pagina Pio XII antisemita ,sezione Svelato l'arcano... Viceversa il libro di Caprara è una buona fonte per documentare che l'antifascismo "rosso" fin dall'inizio è stato un pericolo e una minaccia contro la democrazia del nostro paese.
8- Il 15 Agosto 1992 moriva Giorgio Perlasca che diceva: <<Ho smesso di essere fascista ma non sono diventato anti>> Aveva smesso di essere fascista quando in Italia entrarono in vigore le leggi razziali. Nel 1944 a Budapest facendosi passare per ambasciatore di Spagna, con spudorate bugie e minacce paradossali, da solo riuscì a salvare migliaia di ebrei. A guerra finita tornò in Italia e nessuno per 40 anni seppe nulla di lui, fino a quando un gruppo di donne ungheresi che gli dovevano la vita lo trovò e fece conoscere la sua storia al mondo. Il nostro paese (infarcito di antifascismo filo-sovietico) distrattamente gli ha tributato dei riconoscimenti. In Ungheria invece la sua storia è raccontata nelle scuole e molte vie e piazze portano il suo nome>>[Alessandro della Mea, Ragusa]
"Giorgio Perlasca fu un magnifico impostore, geniale. Strappò 5000 ebrei dai treni della morte di Adolf Eichmann. Il suo nome lo si trova a Gerusalemme tra i Giusti delle nazioni. In Italia è sconosciuto ai più. Battezzato Schinder's List italiano, fu eroico: per salvare ebrei, mentì, falsificò documentì e addirittura minacciò i tedeschi...Commerciante di carni, Perlasca è una figura che si presta ad essere raccontata dal cinema per farla conoscere a tutti gli italiani. Niente , in Italia vi è soltanto una pubblicazione. Perché Perlasca fu un eroe scomodo? Perché fu un fascista che da fascista si ribellò alle leggi razziali. La sinistra dunque che come è noto ha appaltato la storiografia nella scuola di stato non ne può fare una sua bandiera. La figura di Perlasca come quella di Edgardo Sogno è davvero scomoda: il 1° senza diventare anti si ribellò all'antisemitismo, il 2° fu antifascista e coerentemente anticominista."[Giancristiano Desiderio, "Libero",19.8.2000]
9-Scrive Carlo Majorana da New York al Corsera (Settembre 2000) di aver letto - nella recensione di Sivio Bertoldi al libro "I fucilati di Mussolini" di Enzo Macrì, edito da Baldini & Castoldi - che il fascismo e il duce non furono modelli di tolleranza. Ben trentadue condanne a morte furono eseguite da quel regime. E conclude esprimendo l'opinione che nella storia dei regimi totalitari di questo secolo lo stragismo di Mussolini possa essere paragonato a quelli di Hitler Stalin o Mao.
Risposta di Indro Montanelli: <<Il regime fascista in confronto a tutti gli altri totalitarismi (neri rossi e gialli) fu quello di mano di gran lunga più leggera. Di morti non dovrebbero essercene mai...Ma paragonare i trentadue del fascismo alle decine di milioni massacrati nei Lager tedeschi e nei Gulag sovietici mi sembra a dir poco forzato... Del fascismo c'è poco da giustificare, anzi nulla. Fu una dittatura che tolse la libertà agli italiani e li condusse alla catastrofe. Non basta per condannarlo? A me sembra di sì. Aggiungervi l'accusa di persecuzione sanguinaria, mi sembra oltre che falso, inutile. >>
-Risposta di Montanelli direttamente a Enzo Macrì: << Trentadue fucilati in 20 anni di dittatura non assolvono la dittatura, ma rappresentano - specie tra quelle di questo secolo - un caso unico, e addirittura anomalo, di mitezza.>>
Sezione F- "Novità editoriali e no"
(in continuità con la sezione C-"Bibliografia" e la sezione D- "Schede e sommari")
a) "TIENANMEN", Andrew j. Natan e Perry Link, Rizzoli [
Pechino 1989:i documenti segreti]b) sulla storia del comunismo nostrano:
- "La tragedia dei comunisti italiani", Giancarlo Lehner , Mondadori , pagg. 374, £.35.000
- "Tra esilio e castigo", Elena Dudovich, Carocci
- "Il redivivo tiburtino" ,Dante Corneli, Liberal libri
- "La morale comunista" ,Sandro Bellassai, Carocci editore, £.47.000
- "Storia del P.C.I.", Paolo Spriano, Einaudi
-"Testamento di un anticomunista", Edgardo Sogno e Aldo Cazzullo, Mondadori
-"Fascisti nel paese dei Soviet", Pier Luigi Bassignana, 2000, £.45.000
c) sul gulag:
-"Non dimenticatemi", Pavel Floreskij, Mondadori, 2000, £. 36.000
-"L'uomo del gulag" Janusz Bardach, Mondadori,2001
-"Lenin. L'uomo che ha cambiato la storia del '900", Carière d'Encausse, Corbaccio, £. 38.000
-"Diario della moglie di un bolscevico", Julia Pyatnizkaya, liberal libri,£. 26.000
-"La nuda verità", Lev Razgon, L'ancora del Mediterraneo, pagg. 286, £. 35.000
-"Lettere da Kharkov", Einaudi
-"1933. L'année noire", Kovalenko-Marnak, ed. A. Michel
d) sulla resistenza religiosa:
- "I testimoni dell'agnello", Romano Scalfi, La casa di Matriona
- "Teodor Romza", Laszlo Puskas, La casa di Matriona
e) su Tito e foibe:
-"Prigioniero di Tito", Lionello Rossi Kobau, ed. Mursia
-"Novecento. Il secolo del male. Nazismo comunismo Shoa", Alain Besançon
- Pola Istria Fiume...la tragedia delle foibe, Gaetano La Perna,Mursia
*
vai alla sezione D "schede e sommari bibliografici" per saperne di più su alcuni di questi testi.
IL CONTRATTACCO
L' igiene mentale
L'anticomunismo fa bene al "postcomunista"
L'igiene mentale
Scrive bene Ida Magli (il Giornale), <<il Comunismo ha vinto, ha talmente vinto che lo respiriamo con l'aria assieme all'ossigeno, così naturalmente che non ce ne accorgiamo>> e dice bene Iuri Prado(Libero):<<il partito che guida gli schieramenti progressisti governa sostanzialmente questo paese da mezzo secolo senza mai avere avuto i voti per farlo>>: siamo talmente inquinati di collettivismo coatto e statalista che è necessaria un' opera di bonifica e di igiene. Ecco alcuni esempi di reazione al pensiero "debole" e infetto di antifascismo ipocrita
Bonificatevi!
Perché è necessario parlare di anticomunismo!
Pur segnati da percorsi diversi i due articolisti autori degli stralci che riportiamo concordano in modo sorprendente...con lucido raziocinio e senza sentimenti di astio!
A]
"Il passato comunista continua a pesare come un macigno sulla sinistra italiana, e dunque su tutto il paese...non già per la strumentalizzazione di qualcuno, ma perché
la storia non è acqua e continua a pesare a lungo, molto a lungo, anche quando il processo che l'ha generato appare interamente esaurito e liquidato ( si pensi - ad esempio - al peso che ha avuto l'eredità del fascismo sull'Italia repubblicana, o che ebbe l'eredità liberale sul fascismo durante il ventennio)...La sterilità e la inutilizzabilità del passato comunista, un passato che non riesce a passare, si sono mostrati di recente nel modo più chiaro...a proposito della ricerca di un leader da sostenere per le prossime elezioni politiche del 13 maggio 2001 da parte dell'intera sinistra politica. Guarda un po' tra chi si è stati capaci di scegliere: Giuliano Amato o Francesco Rutelli: vale a dire i rappresentanti di quelle due culture - la cultura socialriformista e la cultura radicale - che nella sua estrema stagione il Partito comunista massimamente avversò, insolentì e derise." [ "L'ombra lunga di un'eredità", Corsera, Ernesto Galli della Loggia]B]
Massimo Caprara
già amico e segretario di Togliatti ha dichiarato al recente Meeting di Rimini 2000 :<<Sono stato il prigioniero volontario di una ideologia totalitaria. Io non mi assolvo. Ma nemmeno penso di fustigarmi solitario in una torre d'avorio. Questo pericolo lo vedo ancora e debbo parlare>>. Ecco una ragione per cui bisogna parlare di anticomunismo: il pericolo continua! In che senso - ci chiediamo - visto che il Muro di Berlino è caduto e l'URSS si è sciolta come neve al sole? Addirittura da noi ha chiuso l'Unità organo del vecchio Pci. Già, perchè ostinarsi a parlare ancora di comunismo? Del resto lo stesso Indro Montanelli sostiene che non è più il caso perché -dice- non gliela cambi la testa, a quelli! Ma non è per far cambiare la testa ai comunisti nostrani che bisogna parlare del loro totalitarismo. Ce lo spiega con chiarezza solare Angelo Panebianco con un editoriale del Corriere della Sera datato 31 Agosto 2000.Stralcio 1
<<Il comunismo è effettivamente morto e sepolto ma le memorie storiche permangono, resistono mentalità, riflessi condizionati, orientamenti culturali, forgiati nell'epoca comunista che continuano ad esercitare la loro influenza sui comportamenti politici...Un decennio (tanto è passato dalla improvvisa debacle del comunismo)è troppo poco nella storia di un paese per pensare che l'esperienza del lunghissimo periodo precedente così pervasa dalla contrapposizione fra comunismo e anticomunismo non continui in qualche modo a pesare sulla memoria collettiva.>>
Stralcio 2
<<Una recente ricerca condotta su un campione rappresentativo di quadri intermedi diessini (Bellucci,Maraffi,Segatti: Pci,Pds.Ds, Donzelli editore) mostra che, accanto ad atteggiamenti più moderni, sopravvivono atteggiamenti e convinzioni che sono in diretta continuità con il passato comunista.>>
Stralcio 3
<< Anche al vertice dei DS perdurano atteggiamenti conservatori (!) Si pensi al caso della recente relazione diessina alla Commissione Stragi, tutta centrata sulla parte svolta dalla Cia e dall'imperialismo americano nella "strategia della tensione" allo scopo di fermare, negli anni Settanta, l'avanzata delle forze democratiche(ossia del PCI). Che altro era quel documento se non il frutto di una cultura squisitamente comunista sopravvissuta in ottimo stato di conservazione, alla fine del Pci, e giunta fino a noi direttamente dagli anni Settanta. Nonostante la televisione abbia fatto di tutto per persuadere il Paese che ciò che influenza la nostra vita è l'evento(DS e non più PCI) piuttosto che la storia passata, è UN FATTO CHE CIO' NON E' VERO! La televisone mente. Il passato, anche quello più antico, pesa, eccome, sul presente>>
Continuare a parlare di anticomunismo - come auspica Massimo Caprara - fa bene a tutti gli ex comunisti...come ai diessini nostrani; una volta sterilizzati dal loro inconscio utopico- perfettistico cioè violento e all'occasione sanguinario( se la Causa lo richiede!), gli ex comunisti potranno dirsi post -comunisti veri! Per dirla ancora con Panebianco:
<<In generale non ci si dovrebbe mai scandalizzare (o fingersi scandalizzati) se il passato, anche il meno commendevole, continua a pesare sul presente. Rimuoverlo, fare finta che non sia mai esistito, o che non abbia più nulla a che fare con noi, è,in genere, una pessima politica. Perché allora il passato si vendica e riemerge in forme impreviste creandoci serie difficoltà. Farci i conti, senza furbizie o rimozioni, è certamente più difficile ma, alla lunga, produce i migliori risultati>>
Paradossale
<<Quando erano comunisti facevano soldi e carriera con l'antifascismo. Facevano leggi antifasciste. Organizzavano assemblee antifasciste. Firmavano appelli antifascisti. Scrivevano articoli antifascisti. Giravano film antifascisti. Ora sono "democratici" o "progressisti", perfino "liberali". E ci spiegano che essere anticomunisti, qui in Italia è da scemi>>(Iuri Prado)
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MANIFESTO
Una verità sta diventando sempre più evidente e indiscutibile: le cifre e le testimonianze che escono dagli archivi dell'ex-impero sovietico sono talmente impressionanti che si stenta a credere che i gulag abbiano avuto dimensioni così tragiche. Qualcuno già sostiene per quanto riguarda il mondo cristiano che questo secolo si può - a buon diritto - considerare il secolo dei martiri molto più che quello di Decio Diocleziano o Nerone. Ancora non si è valutato fino in fondo cosa abbia significato la lotta del totalitarismo conto il Cristianesimo cioè la distruzione metodica e pianificata di qualsiasi elemento che potesse ricordare all'uomo che la realtà è in rapporto con Dio. La distruzione della Chiesa era parte di questo piano di distruzione della realtà che rimanda a Dio; distruggere la Chiesa era eliminare l'uomo il quale in maniera unica rimanda a Dio e soprattutto minaccia la pretesa di assolutezza insita in ogni potere.
Sempre più spesso oggi i testimoni e i martiri esplicitamente cristiani vengono ridotti - anche in ambito ecclesiale -a eroi dei <<valori>> e della coerenza, a testimoni di un umanitarismo o di un amore, che per quanto altissimo, è comunque diverso dalla <<fede>>. Al di là delle buone intenzioni è insano voler annullare le differenze DAL mondo laico <<dei valori>>:il martire cristiano è tale per la testimonianza che rende a Cristo, e il suo stesso amore non è una virtù naturale di cui egli sarebbe dotato a prescindere dalla sua fede.
Il martire non rende testimonianza alla propria capacità di amare o all'umano desiderio di amore, ma all'amore indicibile di Cristo che vince, prima, la debolezza di ogni singolo uomo e, alla fine, la stessa incapacità di amare dei carnefici.
La letizia del martire non è una sorta di ebetudine che finge di non vedere la potenza del male trionfante al di là di ogni virtù ed eroismo umano, è piuttosto la consapevolezza della propria e dell'umana debolezza, riscattata da una forza che dà al martire qualcosa di più di un puro amore umano, quella misericordia che lo rende capace di perdono nei confronti degli stessi carnefici. E' la Croce di Cristo che rende il martire testimone di qualcosa, che gli consente di testimoniare una vittoria sul male che, umanamente, nel momento stesso della morte sarebbe pura follia sperare.
Per il cristiano che affronta il martirio, la vittoria dell'amore è la vittoria dell'amore di Cristo; è propriamente la vittoria della sua Croce, altrimenti sarebbe una disfatta, eroica, stoica ma pur sempre una disfatta, il culmine di una sofferenza civile, altissima e nobile fin che si vuole ma dolente e irrimediabilmente irredenta.
C'è una differenza radicale tra l'ultima lettera di Guevara ai figli e gli atti dei martiri: eliminarla significa svuotare la testimonianza dei santi e privare della sua stessa nobiltà l'ultimo atto del rivoluzionario sconfitto ma non domo.
* brano tratto dal saggio di inchiesta narrativa <<Arcipelago Gulag>> di Aleksander Solzenicyn
*Ritorna in questo brano l’intuizione di quel principio nell’uomo di natura "spirituale" che, a seconda dei soggetti può assumere ora la forma della cultura ora della fede ora della poesia. Positività è l’essere stesso dell’uomo, riscoperto nella dimensione di essere irripetibile ed unico, principio che è più forte di qualsiasi abiezione in cui si possa piombare .La positività non è il risultato di un volontarismo o di una spinta etica ma scaturisce da un evento, da una situazione originaria, "ontologica". Questo è il significato dell’episodio che Solzenicyn ci narra .Il contesto del brano è quello dei lavori forzati :le condizioni climatiche sono durissime e la debilitazione fisica conseguente a malnutrizione ed esaurimento psichico è massima. Ma... ancor più forte è il principio che spinge Boris ormai allo stremo a "pensare versi" con la mente a renderlo indomito pur non avendo più energie. Anzi, invita il compagno a seguirlo...a farlo insieme!
"Il primo giorno riusciamo ancora a scherzare... Ma dopo aver spinto un paio di carrelli io sbatto rabbiosamente la vanga sul fianco di ferro di quello successivo...E, dopo un altro carrello dico: <Che vaniloquio dappertutto: lavorare! lavorare! lavorare! E lavorate pure, che il diavolo vi porti, chi ve lo impedisce? Sarà tanto felice la vita! tanto! tanto!!! quanto? bisognerebbe accompagnarvi con i cani lupo in quella vita felice, imparereste!>. Boris è più debole di me, stenta a girare la vanga appesantita dall’argilla che vi si appiccica, ce la fa appena a gettare una palata fin sul bordo del carrello. Tuttavia al secondo giorno cerca di tenerci al livello di Vladimir Solov’ev.Mi ha sorpassato anche qui! ha già letto tutto Solov’ev ; io non una riga ,per colpa delle mie funzioni besseliane. Dice a me quello che ricorda,e io cerco di mandarlo a mente, ma dubito di poterlo fare, la testa non è più quella, adesso -Come conservare la vita, e in più raggiungere la verità? E perché occorre precipitare sul fondo del lager per capire la nostra pochezza? Egli dice:<Vladimir Solov’ev insegnava ad accettare la morte con gioia. Peggio di qui non potrà essere>. E’ giusto...Carichiamo quanto possiamo. Razione di punizione, e sia, andate al diavolo! rubiamo qualcosa alla giornata e ci trasciniamo al lager [n.d.r. si trovano fuori del lager per un lavoro].Nulla di lieto ci attende là: tre volte al giorno sempre il solito intruglio nero non salato di foglie d’ortiche.
Per di più ci allineano sotto la pioggia per la verifica. E di nuovo dormiamo sui nudi pancacci, tutti bagnati, impiastricciati d’argilla e abbiamo freddo perché le baracche non sono riscaldate. Anche il giorno dopo continua a cadere quella pioggia fine. La cava è tutta intrisa d’acqua, vi rimaniamo impantanati del tutto...Boris tossisce, gli è rimasta nei polmoni una scheggia di proiettile anticarro tedesco. E’ magro e giallo, il naso, le orecchie, le ossa della faccia gli sono appuntiti come quelli d’un morto. Io lo osservo e non so più se sopravvivrà a un inverno nel lager. Ci sforziamo ancora di distrarci e vincere la situazione con il pensiero. Ma né la filosofia né la letteratura servono più. Anche le braccia sono diventate pesanti come le vanghe e pendono. <Parlando si perdono troppe forze> dice Boris <stiamo zitti e pensiamo, sarebbe più utile. Potremmo per esempio scrivere versi nella mente>. Mi viene un brivido: egli è capace, adesso, di comporre versi? Sopra la sua fronte gialla c’è sì l’ombra della morte, ma anche quella di un ostinato talento. Dunque, in silenzio, carichiamo l’argilla con le mani. Continua a piovere..."
TESTIMONIANZE
da : Jurij Brodskij
, " Solovki. Le isole del martirio. Da monastero a primo lager sovietico" edito nel 1998 da La Casa di Matriona, Milano.
Cirkov :<<Mi ordinarono di indossare solo i pantaloni e la camicia sul corpo nudo e le scarpe sui piedi nudi. Poi mi chiusero per 5 giorni. La cella è una specie di tubo di cemento orizzontale del diametro di circa 180 metri e lungo circa 5...sentii subito la morsa del freddo e dell’umidità. Si vedeva il fiato, i piedi erano di ghiaccio. Qualunque posizione assumessi gelavo. Non restava che camminare...per 18 ore al giorno ! All’inizio recitavo tra me e me i versi di Tijutcev, Puskin, Blok, Heine, Goethe...cercavo di star seduto su un fianco tirandomi la camicia fin sulla testa e respirandoci dentro : così sembrava essere più caldo ma la camicia corta lasciava scoperta la vita. Freddo freddo freddo...Tutto si concluse con uno svenimento. Mi fecero rinvenire e mi rimandarono in cella. Avevo trascorso solo i primi tre giorni....>>
Zotov :<<Nella sezione amministrativa lavorava un marinaio di nome Mel’nikov. Piuttosto arcigno, basso e dalla fisionomia antipatica, avrebbe potuto recitare con successo in qualunque film americano la parte del manigoldo. In realtà era un uomo d’animo nobile, disinteressato, retto e integerrimo. Un tempo Mel’nikov aveva studiato all’università ma le scienze giuridiche lo avevano disgustato e si era arruolato in marina. I marinai a lui sottoposti lo tenevano in grandissima considerazione. Sull’isola si era fatto la reputazione di incorruttibile. Da lui dipendeva l’essere mandati a lavorare da una parte o dall’altra. Capitava che si rivolgesse a lui qualche detenuto con la saccoccia gonfia per essere mandato a lavori leggeri. Lui ascoltava attentamente e con calma finché l’altro non pronunciava la frase fatale : "vedrà che saprò ricompensarla". A questo punto M. andava su tutte le furie, dava una girata allo sfacciato e lo spediva al taglio del bosco o a fare lo scaricatore o a estrarre la torba a seconda dell’età e delle forze dello sfortunato. Dopo qualche tempo - anche nella durata usava un criterio -, M. trasferiva il colpevole a un lavoro più leggero. Non serbava rancore. Credeva a tutti sulla parola. Ci si poteva fidare ciecamente delle sue promesse>>
Volchov :<<Erano 300 i membri del partito indipendentista deportati alle Solovki(azeri) Vedevo il rispetto filiale di cui erano circondati gli anziani, l’attenzione affinché nessuno restasse privo della sua parte alla mensa...Il maestro di scuola Machmud parlava degli omicidi nella camere di tortura a Baku, dei pestaggi e delle torture usati come metodo di inchiesta... stentavo a credere che quell’uomo che parlava con calma e ci trattava così amichevolmente avesse provato il cavalletto e avesse perso i denti a furia di calci.>>
Zotov :<<Nel 1926 tra i detenuti del Primo distaccamento del lager delle Solovki c’erano decine di sacerdoti...Non si sentì mai dire che un prete rubasse, cosa che avveniva regolarmente tra i detenuti più affidabili delle altre categorie. Il maggior numero di preti erano colpevoli di avere un grande ascendente sui propri parrocchiani. Erano preti per vocazione, persone sinceramente credenti e di grande levatura morale. I preti avidi di soldi , ingordi e ubriaconi restavano felicemente a casa loro e con il proprio comportamento immorale contribuivano al successo della propaganda antireligiosa. Se a un detenuto veniva trovato un vangelo, il libro veniva confiscato e il proprietario schiaffato in cella di isolamento punitivo >>
Volkov :<<La caparbietà degli evangelici aveva fatto uscire dai gangheri i capi. Non dicevano i propri nomi, a tutte le domande rispondevano <<Lo sa Dio>>. Un gruppo di essi venne spinto ai bordi del campo e li misero in fila su un masso sporgente. Erano una ventina. Turni di fucilieri avevano l’ordine di non permettere agli <<stronzi>> di fiatare. Torturati e derisi, erano luminosi nella loro fede che li sosteneva... Il comandante imbestialito strappò loro le camicie. Che le zanzare si mangiassero pure quei <<porci>>... "Conto fino a dieci, bastardi ! Se non vi muovete, vi sparo addosso come cani ! Uno...due..." Scattarono i grilletti. Uomini e donne si strinsero l’un l’altro cadendo in ginocchio quasi a comando. Con voci flebili, rauche intonarono :<<Cristo è risorto dai morti ...>>
Ricorda Sirjaev :<< Il teatro ai lavori forzati è come un esame per guadagnarsi il diritto di considerarsi ancora uomini. Una sorta di restituzione di questo diritto. E il cartellone è un diploma che conferisce il titolo di uomini ad attori e spettatori. C’era sempre la calca...leggevano e rileggevano quel che c’era scritto, trovando una soddisfazione nel leggere quelle parole...>>
*Il brano che segue è notevole sia per le descrizioni paesaggistiche che per l’episodio di umanità che ci viene narrato ed è tratto da
"Un mondo a parte" di Gustaw HerlingLa notte seguente, viaggiai con un altro convoglio e giunsi all’alba alla stazione di Ercevo, presso Arcangelo, dove ci attendeva una scorta. Scendemmo dai vagoni sulla neve scricchiolando, tra gli ululati dei cani e i gridi delle guardie. Il cielo era pallido di gelo, e le ultime stelle tremolavano ancora. Mi parve che stessero per spegnersi ad ogni istante :allora la notte nera e spessa sarebbe emersa dalla foresta silenziosa e avrebbe inghiottito il cielo luccicante e la pallida alba che si annunziava tra le fiamme dei fuochi. Ma alla prima svolta della strada potei scorgere all’orizzonte il profilo delle quattro vedette, poste alte su sostegni di legno e circondate da filo spinato. Brillavano luci nelle finestre delle baracche e si poteva udire il suono delle catene del pozzo scorrere sugli argani gelati.
[...] I comunisti polacchi[n.d.r. si erano trasferiti in Russia in nome della "idea" di Comunismo e Stalin li mandò nei gulag con le purghe del ’37],la maggior parte ebrei, morivano all’improvviso, come uccelli caduti da un ramo in un aspro gelo, o come quei pesci delle profondità oceaniche che scoppiano per pressione interna quando sono portati alla superficie dalla profondità. Un breve colpo di tosse, un respiro quasi impercettibile, una sottile bianca nuvola di fiato sospesa un attimo nell’aria, e la testa ricadeva pesantemente sul petto, mentre le mani, con un ultimo movimento, raschiavano la neve sul terreno. Ed era tutto - non un grido, neppure un lamento...
[...] Poco prima di terminare il lavoro giornaliero, i prigionieri riportavano i loro arnesi alla rimessa e sedevano in circolo intorno al fuoco. Una fila di mani, coperte di vene e chiazze di sangue congelato, sporche e annerite dal lavoro, e al tempo stesso sbiancate dal congelamento, si alzavano sul fuoco, gli occhi brillavano di una luce malata, le ombre delle fiamme giocavano sui volti paralizzati dal dolore. Questa era la fine, la fine di ancora un altro giorno. Essi sentivano il peso delle loro mani, la puntura del respiro congelato nei polmoni, la gola contratta, gli spasimi dello stomaco vuoto sotto le costole, le ossa doloranti delle gambe e delle spalle.
[...] Di sera la conversazione sulle cuccette raggiungeva la tensione febbrile di un commiato a bassa voce...tutto taceva ma il sonno tardava a giungere...Alcuni prigionieri pregavano seduti sulle cuccette, coi gomiti sulle ginocchia, il viso nascosto nelle mani. Altri restavano immobili guardando di fronte a loro. Quei mucchi di corpi umani, di stracci e coperte, distesi nella baracca, erano come dune di sabbia formate dal regolare flusso e riflusso delle onde. La luce delle lampade sembrava oscurarsi dietro le nuvole di fumo e il fuoco morente brillava con alterni riflessi rossi e neri. La notte bianca incrostava sui vetri i suoi fiori di gelo, le assi delle passerelle scricchiolavano sotto i passi degli ultimi che rientravano. Tendendo l’orecchio era possibile percepire l’abbaiare dei cani e il rumore dei respingenti alla stazione di Ercevo. Il campo lentamente si immergeva nel sonno. Dopo mezzanotte cominciava una strana successione di rumori notturni :prima uno starnuto, poi un respiro sibilante e gemiti di dolore, dapprima bassi, poi crescenti fino a divenire un unico lamento continuo, spezzato solo a tratti da un singhiozzo senza lacrime che riscuoteva i prigionieri sulle loro cuccette. Con le mani tese alcuni gridavano violentemente, altri si alzavano a sedere come a difendersi da un assalitore invisibile, poi giravano intorno uno sguardo vago che non vedeva, e si buttavano giù con un sospiro che lacerava l’ anima. I balbettii staccati emessi nel sonno si trasformavano in una preghiera di misericordia e facevano da sfondo ai gridi che salivano in un crescendo lacerante, in cui gli appelli a Dio si mescolavano ai nomi di persone care. I prigionieri tossivano e si voltavano smaniosi sulle loro cuccette, si premevano il cuore in improvvisi spasimi di paura, e i loro corpi facevano un rumore sordo sulle dure tavole. Solo Dimka sedeva immobile accanto al suo secchio, come il calmo centro di un tornado, e i suoi occhi inariditi da tempo guardavano intorno con indifferenza quel confuso equipaggio di corpi stretti nelle catene della notte. Come un battello fantasma inseguito dallo spettro della morte, la nostra baracca ondeggiava su un oceano immerso nell’oscurità, trasportando nella stiva una ciurma addormentata di galeotti.
[...]Un tipo completamente diverso era M., che aveva conservato l’aspetto e il portamento di un aristocratico anche nei suoi stracci di prigioniero. Molto alto e magro, con un volto sottile e curato e occhi incavati che esprimevano tristezza e orgoglio al tempo stesso, egli si muoveva nella baracca lentamente e pensierosamente, e non parlava con nessuno. Ai prigionieri non piaceva, eppure lo rispettavano. Riusciva a tenersi appartato da loro senza offendere o ferire nessuno, sebbene non evitasse la discussione su qualunque problema serio e importante. Soffriva di cattiva circolazione, e faceva pena vederlo cercare invano di riscaldarsi le membra accanto al fuoco, chino sul fuoco come l’ombra di se stesso. Ma non gli usciva mai, ch’io ricordi, una parola di lamento dalle labbra, e non lasciava che la fame dominasse o alterasse le sue azioni. Era affamato- lo sapevamo bene - ma mangiava quello che gli davano con calma e dignità. Il suo unico vizio, di cui non riuscì a liberarsi fino alla fine, era il tabacco. Aveva opinioni politiche conservatrici, ma il suo interesse profondo si polarizzava su tre sole cose : Dio, la Polonia, e sua moglie. Era stato arrestato dai russi il 20 settembre 1939, tre giorni dopo la loro entrata in Polonia, in una delle regioni orientali ov’egli era alto funzionario del Ministero dell’Agricoltura. Fu prima condannato a morte, poi a dieci anni di lavori forzati. I suoi spaventosi dolori di testa, ne sono certo, erano dovuti agli sforzi che faceva per concentrarsi, e coi quali, nei momenti di solitudine e di malinconia, richiamava alla memoria un’immagine sola escludendo tutte le altre : quella di sua moglie. Di notte - io dormivo sulla cuccetta accanto alla sua - trovava pieno conforto nella preghiera. Non ho mai visto in vita mia una preghiera più bella della sua. Seduto sulla cuccetta, con la faccia nascosta nelle mani, pronunciava le parole di preghiera in un sussurro così commovente, così gravido di lacrime e di dolore, che lo si sarebbe detto prostrato ai piedi della Croce in un’estasi di adorazione per Colui, il cui corpo torturato non aveva emesso una parola di lamento...