Premessa

Premessa.

La principessa Enza Pignatelli Aragona per la sua posizione aveva facile accesso al Vaticano . Quando all'alba del 16 ottobre 1943 iniziò a Roma il rastrellamento degli ebrei un'amica l'avvisò telefonicamente: intere famiglie venivano prelevate nel sonno dalle loro case, caricate su autocarri militari: donne vecchi e bambini senza distinzioni di sesso età e salute. Telefonò all'ambasciata tedesca e - ironia della sorte- chiese al diplomatico suo amico, Gustave Wollenweber, di portarla con l'auto in Vaticano. L'intenzione era di informare il Papa in persona e proporgli una protesta formale contro Hitler. Il maestro di camera pontificio al vedersela arrivare a quell'ora di mattino, senza preavviso e senza dare spiegazione rimase sgomento. Tanto più che pretendeva di parlare a " quattrocchi" e subito al Santo Padre. E questi subito la ricevette. Il papa non sapeva capacitarsi del fatto che i tedeschi gli avessero promesso che non avrebbero toccato più gli ebrei...e invece, ora...Solo due settimane prima i capi ebrei avevano dato alle SS di Kappler 50 kg di oro. Chiese subito la convocazione dell'ambasciatore tedesco. E' stato detto che Pio XII non ha mai protestato con i tedeschi contro la deportazione del 16 ottobre. Ma la documentazione prova che c'era una protesta personale e ufficiale, attraverso il card. Maglione. Consegnò la protesta su ordine di Pio XII all'ambasciatore tedesco, Ernst Von Weizsacher quella stessa mattina. E la si può trovare pubblicata nel libro ufficiale del Vaticano Actes per quella data del 16 ottobre 1943! Pertanto protesta ci fu...l'ambiguità su cui giocano gli speculatori (coscienti o superficiali) è che essa non fu inoltrata a Berlino per il ricatto manifesto di fronte al quale fu messo il cardinale segretario di Pio XII (Maglione): "Vuole veramente il Papa che Berlino sia informato della sua indignazione? Io penso alle conseguenze che provocherebbe un passo della Santa Sede". Con riluttanza il cardinal Maglione non insistette per l'inoltro della protesta vista la minaccia di altri guai che si sarebbero potuti abbattere sugli ebrei. Weizsacker invece usò l'autorizzazione di Maglione non per tacere la protesta ma per riferirla in modo che a Berlino si credesse che il Papa non aveva protestato. "Il Papa, scrisse l'ambasciatore tedesco al suo governo, benché importunato da più parti non si è lasciato spingere ad alcuna dichiarazione dimostrativa contro la deportazione degli ebrei di Roma." Da questo dispaccio del 28 ottobre 1943 nacque la storia del "silenzio" di Pio XII.

Perché il rabbino capo di Roma Israel Zoller dopo la guerra si convertì al cattolicesimo? E perché cambiò addirittura il proprio nome di Israel in Eugenio? in onore di Pacelli, il Papa XII che di nome faceva appunto Eugenio? L'autrice ci svela dei dettagli così importanti che è curioso constatare come in Italia- il luogo dove si verificarono queste cose- non si sappiano. Questo è il silenzio inquietante...l'autrice racconta che dopo l'11 settembre cioè dopo l'occupazione militare di Roma, Israel Zoller consapevole dei perversi rapporti che negli stati occupati i nazisti instauravano con il Consiglio degli Anziani, chiese, ma invano- di assumere le seguenti immediate misure di prevenzione onde evitare le deportazioni : 1- fosse sciolto l'apparato amministrativo della comunità; 2- di chiudere la sinagoga ; 3- di distruggere le schede anagrafiche degli ebrei custodite negli uffici; 4- distribuire somme di denaro alle famiglie ebree più povere perché potessero lasciare subito la città. Il 16 ottobre '43 nel ghetto entrarono i camion delle SS con i quali si cominciò a deportare uomini donne bambini anziani malati. Nel complesso nei nove mesi di occupazione si stima che furono spediti nei lager nazisti 2.091 ebrei romani: tornarono in 101. Liberata Roma il Consiglio della Comunità destituì Israel Zoller... ma questa è un' altra storia, quel che interessa qui rilevare è l' indizio, ancora un indizio a favore di Pio XII. E non tanto perché Zoller nel febbraio del '45 annunciò ufficialmente la sua conversione al Cattolicesimo quanto per il ruolo - evidentemente - positivo svolto dal Papa nella gestione della vicenda romana degli ebrei.


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