La Resistenza in convento

La Resistenza in convento.

Al Silenzio del Papa fece riscontro il TOP Secret dei religiosi.

L'ospitalità agli ebrei doveva essere coperta dalla massima segretezza per non rischiare la vita sia dei rifugiati sia dei religiosi che li ospitavano. A volte solamente il superiore del convento sapeva chi fossero realmente gli ospiti. Gli archivi generalmente non avevano informazioni per paura di sequestri da parte dei nazisti e dei fascisti. I PP. Salvatoriani non sapevano che il loro superiore generale, Padre Pancrazio Pfeiffer, era l'intermediario per varie missioni tra Pio XII e i tedeschi

1. Maestre Pie Filippini

Queste suore si prodigarono in modo eccezionale per salvare gli ebrei dalla cattura. Li ospitavano in tre conventi a Roma: via Caboto, via delle Fornaci e via delle Botteghe Oscure. Quest'ultimo è noto come Palazzo dei Ginnasi, una struttura imponente che era adibita a scuola magistrale. Poco dopo l'inizio della guerra le suore le mandarono a casa non potendo assumersi la responsabilità della loro sicurezza. Qui furono accolti 60 ebrei in fuga.

Suor Assunta si occupava delle provviste e con un camion si recava a portarle nei vari conventi. Nel percorso spesso incontrava la polizia che controllava sia il veicolo che i passeggeri. I poliziotti non si accorsero mai che le suore avevano generi alimentari nascosti sotto un materasso nel camion e sotto i loro abiti! Le suore come tutti avevano terrore dei nazisti e dei fascisti...ma anche dei bombardamenti dagli alleti dal cielo. Anche l'autista che guidava il camion rischiava la vita mentre consegnava le provviste. Il nipote di suor Assunta, il dottor Francesco Crocenzi, che aveva allora 14 anni la ricorda come una persona senza paura. La ascoltava a bocca aperta quando lei ordinava i prodotti al mercato nero per telefono servendosi di un codice speciale. Per esempio se aveva bisogno di dieci prosciutti, la conversazione era: "Signore noi desideriamo avere dieci violini". Allora gli alimenti erano razionati e lei poteva essere arrestata, facendo tali acquisti. Sapeva anche che le conversazioni erano controllate dai tedeschi.

Suor Lelia racconta che nel novembre 1943 sentì suonare il campanello mentre fuori pioveva a dirotto. Suor Lucia andò ad aprire: c'erano tre ebrei che imploravano ospitalità; la signora Cappon (Coen da nubile), il martito Luciano e la figlioletta di un anno. Erano in pericolo ed erano consapevoli che da quel momento con la loro presenza, anche le suore rischiavano al vita. La signora e la figlia rimasero ospiti del convento mentre il marito fu ospitato dai frati di San Carlo. La piccola crebbe chiamando "nonna" le suore più vecchie e zia le più giovani. Il 29 aprile del 1979 la signora Cappon scrisse: <<Suor Lucia , la superiora, senza conoscerci ma solo con il suo grande cuore e per pietà verso la mia piccola bambina di un anno che avevo stretta in braccio, mi offrì il suo abito affinché anch' io potessi nascondermi e salvarmi. Le sue amorose premure verso le mie sofferenze furono degne di una cara madre. Dopo qualche giorno Mussolini dispose che venisse applicata la pena di morte per chiunque ospitasse gli ebrei. Luciano, mio marito, aveva ormai deciso di portarci via per non compromettere le care sorelle. Dopo 37 anni ho sempre dinanzi a me la visione dell'amabilissima Suor Lucia che dopo aver ascoltato mio marito e dopo un momento di riflessione, esclamò decisa "Noi seguiremo la vostra stessa sorte!"

Appena finita la guerra un gruppo di donne ebree fece visita alle Maestre Pie Filippini in Via Arco dei Ginnasi. Per esprimere la loro gratitudine, vollero lasciare una prova tangibile del loro apprezzamento. Il loro dono era una statua di sei metri della Madonna di Fatima. Fu installata al quarto piano nel corridoio dove 60 donne e bambini ebrei avevano vissuto con le suore.

2. PP. Redentoristi

Presso la chiesa di san Gioacchino a Prati dei padri redentoristi, operava un nucleo di laici cattolici guidati da certo Pietro Lestini. Quando i nazisti cominciarono a perquisire gli edifici del convento e quindi non era più possibile proteggere ebrei e antifascisti, Pietro L. nascose un gruppo di circa 30 persone nella soffitta della cupola! I rifugiati avevano poco spazio per muoversi o dormire. L'ambiente era polveroso e angusto; in autunno inverno e primavera c'era freddo e umido, soffocante d'estate e infestato di ragni mosche e pipistrelli. In tempo di pioggia o di nebbia dal soffitto scendevano le gocce perché le tegole erano rotte o sconnesse. C'era pericolo di sfondamento della cupola per cui si poterono portare su soltanto carta per scrivere, libri, giornali e alcuni secchi per i bisogni fisiologici, altri recipienti per tirar su a tarda sera, cibo e acqua e spedire in basso i rifiuti. Una volta entrati queste persone furono sigillate dentro. A lume di candela, si sigillò con dei mattoni l'ingresso della cupola. Uno dei padri non era d'accordo con tutto ciò per timore delle rappresaglie dei tedeschi. Ma il padre superiore lo persuase. Anche il sacrestano, Domenico Pizzato, era a rischio quotidiano in quanto per sette mesi impegnato a far salire cibo e a ritirare secchi dalla cupola. Le peripezie gli allarmi le discussioni sulla sicurezza non si contano...Il 17 marzo 1996 Pietro Lestini, la figlia Giuliana e padre Dressino il superiore furono onorati come "Giusti fra le Nazioni" dall'ambasciatore israeliano, Yehuda Millo.

3. PP. Vincenziani

Don Francesco Morosini della Congregazione di San Vincenzo de' Paoli era cappellano dei partigiani del quartiere di Monte Mario. Il 4 gennaio fu rinchiuso nella cella n. 382 della prigione di Regina Coeli. Era stato tradito da Dante Bruna per 70.000 di ricompensa dai nazifascisti. Don Francesco Morosini fu fucilato il 3 aprile 1943 a Forte Bravetta. Papa Pio XII aveva cercato di ottenere la sospensione dell'esecuzione con un intervento diretto direttamente a Hitler. La risposta fu "No". Don Morosini non solo perdonò il traditore ma offrì la sua vita per le intenzioni di Pio XII. Monsignor Luigi Traglia lo assistette nella celebrazione della sua ultima Messa. Condotto nel cortile il plotone d' esecuzione fece fuoco fuori bersaglio. La sentenza fu eseguita da un ufficiale italiano che fulminò Don Morosini con due colpi di rivoltella alla nuca. La sua morte era un avvertimento a tutti i religiosi che proteggevano fuggiaschi e partigiani.

4. Salesiani

Questi discendenti di don Bosco pensarono di usare le catacombe per proteggere i fuggiaschi: ebrei, tedeschi, disertori italiani, americani Le catacombe di san Callisto sulla Via Appia Antica comprendono 30 ettari di terreno che appartengono alla Santa Sede Due comunità di salesiani si stabilirono su queste proprietà: a san Callisto c'era un gruppo di studenti di filosofia, a san Tarcisio gli studenti dell'istituto tecnico agrario e della scuola elementare. Ciascun gruppo aveva un ingresso diverso alle catacombe. Giacché avevano orari diversi per i pasti i gruppi non si incontravano mai. Una serie di campane servì come sistema d'allarme in caso che i nazisti fossero entrati nelle catacombe benché il Vaticano fosse neutrale. Sarà un salesiano ancora seminarista a scoprire e a dare la notizia dell'avvenuto eccidio delle Fosse Ardeatine! Don Giorgi - sacerdote che fungeva da intermediario con partigiani - via radio avviserà il comando partigiano.

Padre Lopinot aveva la supervisione di circa 200 conventi femminili che a Roma avevano accolto l'invito del Papa ad ospitare ebrei e perseguitati. Era a conoscenza delle ramificazioni in cui si estendeva l'ospitalità della Santa Sede e dell'assistenza finanziaria data ai bisognosi. Le organizzazioni principali furono: 1. San Raffaele - i PP. Pallottini con Padre Weber segretario generale aiutarono più di 25.000 ebrei ad emigrare in America; 2. Il gruppo facente capo al colonnello Ulrico Ruppen e Padre Beato Ambord operarono in seno ai Gesuiti di Borgo Santo Spirito; 3. Delasem, il cappuccino Padre Benoit e Settimio Sorani in coordinamento.


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