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I NAZISTI in POLONIA? ... "BARBARI"!Quando il 21 dicembre 1939 ricevette il rapporto del cardinale polacco Hlond sui primi quattro mesi di occupazione tedesca in Polonia, il Papa diede mandato al futuro Paolo VI, allora monsignor Montini di preparare un radiomessaggio di denuncia della politica nazista; questi i termini del radiomessaggio diffuso il 21 gennaio 1940: "Le condizioni della vita religiosa, politica, economica hanno gettato il nobile popolo polacco in uno stato di terrore, di abbrutimento e di barbarie molto simile a quello che fu imposto alla Spagna dai comunisti nel 1936...I tedeschi usano gli stessi mezzi dei sovietici"
Alla notizia di questo comunicato radio ,la soddisfazione degli alleati salì alle stelle e il Manchester Guardian (editoriale 24 gennaio 1940) riprese dalle sue colonne la trasmissione della Radio Vaticana! Il 27 gennaio arrivarono puntuali la protesta dei nazisti in Vaticano e le rappresaglie in Polonia: divieto di espatriare e deportazioni nei lager!
Il cardinale Sapieha inviò al Papa in data 28 febbraio 1942 un dossier sulle tragiche condizioni in cui versava la Polonia dopo la duplice invasione di nazisti e sovietici del settembre '39: le cattedrali di Poznam, Gniezno, di Wloclawek adibiti a usi profani, divieto di contrarre matrimoni prima dei 28 anni per gli uomini e 25 per le donne, interdetto l'uso della lingua polacca nel sacramento della confessione e in chiesa. Il Papa rispose con più lettere indirizzate ai polacchi ma rimise la decisione della pubblicazione al primate polacco Sapieha.
Anche il vescovo di Wloclawek, monsignor Radonski in una lettera del 14 settembre 1942 scriveva: "...chiese profanate, vescovi cacciati, centinaia di sacerdoti uccisi o incarcerati, le vergini consacrate sono abbandonate alle voglie di malfattori depravati, ostaggi innocenti messi a morte sotto gli occhi di fanciulli costretti ad assistere a questo spettacolo...e il Papa tace come se non gli importasse delle sue pecore". Le lettere in cui il Papa protestava per fare sentire la sua vicinanza ai polacchi c'erano; bastava renderle pubbliche.
Il cardinale Sapieha in una lettera del 28 ottobre 1942 spiega direttamente al Papa cosa stesse succedendo: "Ci rincresce molto di non poter comunicare pubblicamente ai nostri fedeli le lettere di Vostra Santità, ma esse fornirebbero il pretesto per nuove persecuzioni e noi possiamo già contare delle vittime di quei sospetti, mossi contro di noi, di comunicare segretamente con la Sede apostolica" . Il cardinale Maglione COMUNQUE pregò Sapieha in data 4 febbraio del '43 perché rendesse pubbliche le lettere del Papa!
Il Papa decise il 2 giugno del '43 di parlare personalmente in favore del popolo polacco denunciandone la tragica sorte e il ciclonico dramma di guerra.
Il Papa decide un gesto che non poteva essere gradito alla Germania: chiede al Governo Polacco in esilio a Londra di accreditare un proprio ambasciatore, riconoscendone direttamente la legittimità politica e indirettamente sconfessando l'occupazione tedesca in corso. Ciò avvenne il 14 maggio '43 e fu ratificato lo stesso giorno: l'ambasciatore era Papée.
IL CASO POLONIA
Quel che il potere nazista non poteva ancora osare in Germania nei riguardi della Chiesa, credette invece di poter realizzare in una nazione che si trovava alla mercé del suo esercito e della sua polizia. A fine guerra la Polonia conterà tra le sue vittime 4 vescovi, 1996 sacerdoti,113 chierici,238 religiose; mentre si calcola che i deportati nei lager furono 3642 sacerdoti, 389 chierici, 341 conversi, 1117 suore...una riprova del fatto che la Chiesa era considerata una nemica del regime nazista!