THE STORY

THE POWER OF FUNKY

 

THE STORY

Immediatamente dopo il periodo di massimo splendore del movimento funk, ecco svilupparsi un filone musicale concepito proprio per le sale da ballo, fenomeno sociale di enorme portata. Nascono infatti le "discoteche", locali per un pubblico giovane, dove viene accantonata la musica dal vivo per lasciare spazio ai disc-jockey. Sull’onda del grande interesse che suscitò nel pubblico questa nuova moda, anche musicisti e cantanti furono attirati da quel pianeta inesplorato e per alcuni di loro la fortuna ed i soldi non tardarono ad arrivare.

 

INTRO

 

 

Barry

WHITE

Il primo a crederci fu Barry WHITE, texano trapiantato a Los Angeles con un passato quasi ventennale di autore e soul singer. Nel 1974 pubblica per la 20th Century l’album "Can’t get enough" con due singoli: "Can’t get enough of your love baby" e "You’re the first, the last, my everything", destinati a diventare dei classici da club programmati ancora oggi. Dotato di una voce fenomenale, con un timbro molto basso che la rende immediatamente riconoscibile e accompagnato da musiche realizzate con una vera e propria orchestra di quaranta elementi e con un largo impiego di coriste, Barry WHITE è considerato uno dei componenti più prestigiosi della discomusic. Parallelamente all’attività da solista, Barry WHITE produce un trio vocale di San Pedro - le sorelle Glodean, Linda James e Diane Taylor. Il gruppo si chiama inizialmente Love Unlimited e inseguito Love Unlimited Orchestra ("White gold" e "Hi steppin’ it dressin’ fella"). Nel 1977 torna a sfoderare successi Barry White che ha anche arricchito il suo gruppo di nuovi personaggi tra i quali una giovane cantante nativa dell’East Coast: Adrian Donna Gaines.

Dopo anni passati a cantare nei clubs e la partecipazione a "Hair", A. Donna Gaines si trasferisce in Germania e, con il nome di Donna Summer, diventa la dominatrice incontrastata della discomusic grazie, soprattutto, ad un produttore di origine italiana: Giorgio Moroder che ha firmato tutti i suoi lavori più importanti: dal primo "Love to love you baby" - del quale si parlò favoleggiando addirittura sui presunti orgasmi provati da Donna Summer durante la registrazione. Ovviamente il disco si ritrova subito in classifica e diventa un hit nelle discoteche. Inizialmente snobbata dagli americani, sconcertati dalle manipolazioni alle quali veniva sottoposta la sua voce, Donna Summer diventa regina della discomusic con tre dischi numero uno in tutto il mondo: "Live and more" (1978), "Bad girl" (1979) e "On the radio" (1979) con il duetto "No more tears enough is enough" con Barbara Streisand.

 

Donna

SUMMER

 

Gloria

GAYNOR

Se Donna Summer è l’immagine effimera della pop star costruita in studio, un’altra famosa artista soul dotata di grande talento vocale è Gloria Gaynor, apprezzata anche da un pubblico di addetti ai lavori (Frank Sinatra). Dopo i primi successi ("Honey bee" e "never can say goodbye") e qualche anno passato in disparte, Gloria Gaynor realizza quello che ancora oggi è un riempipista in discoteca: "I will survive", che diventa numero uno in tutta Europa e anche negli USA. A vent’anni dalla sua uscita è ancora vendutissimo.

Passando a parlare di uomini - si fa per dire - troviamo i Village People, che nel 1978 irruppero sulla scena con un sound carico di allegria e di energia. I testi erano ironici e spensierati ("YMCA") e facilmente riconducibili alla loro condizione, mai, però, con toni volgari e duri come spesso accade oggi.

I sei componenti del gruppo, sotto la protezione del produttore francese Jacques Morali, pubblicarono sempre per l’etichetta Casablanca ("Macho man", "Cruising" e "Go west").

 Village

People

 

Sylvester

Un’altra figura fortemente legata all’ambiente omosessuale che ha fatto la storia della discomusic è Sylvester. Nato a Los Angeles, cresce artisticamente a San Francisco dove, firmato un contratto per la Fantasy, incide "Step II", che contiene la celeberrima "You make me feel mighty real" un vero e proprio martello. Sylvester James, questo il suo vero nome, oltre ad una breve e fortunata carriera solista, produsse un duo di brave e corpulente vocaliste: Jzoda Rhodes e Martha Wash chiamate Two Tons of Fun.

Un’altra formazione interamente composta da uomini e l’unica composta unicamente da bianchi è quella degli australiani Bee Gees. Per i fratelli Robin, Barry e Maurice Gibb l’anno della svolta è il 1975 quando sotto la guida di Robert Stigwood e con un team di arrangiatori di grande mestiere il trio si dirige verso sonorità funky ("Jive talking" - n°1 nel 1975). Il top viene raggiunto firmando la colonna sonora del film "Saturday night fever" ("Night fever" e "If I can’t have you" con Yvonne Elliman e "Staying alive"). Il disco venderà nel tempo oltre trenta milioni di copie.

 

Bee

Gees

 

 

Saturday Night Fever

Esplode così la febbre del sabato sera e per milioni di giovani passare le serate del fine settimana in discoteca diventa una moda alla quale non si può rinunciare. E anche se rivedere Jhon Travolta con pantalone scampanato e collettone extra-large oggi fa sorridere, "Saturday night fever" rimane un episodio fondamentale nella storia della musica.

  

 

 

 

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