Guardie Ecologiche Volontarie di Faenza


1) LE CAUSE
2) GLI EFFETTI
3) LE SOLUZIONI
4) F.A.Q.


LE CAUSE


QUALI SONO I MAGGIORI INQUINANTI

- Anidride carbonica
E' responsabile per oltre il 60% dell'aumento dell'effetto serra. Questo gas si trova naturalmente nell'atmosfera. La combustione di carbone, petrolio, gas naturali sta rilasciando in atmosfera una grande quantità di questo gas. Anche la deforestazione libera il carbonio fissato nelle piante. Ogni anno vengono rilasciate 7 miliardi di tonnellate di carbonio, quasi l'1% della massa totale di anidride carbonica presente nell'atmosfera.

- Metano
Contribuisce per il 15-20% al riscaldamento climatico. La produzione di gas naturale, l'approvvigionamento di combustibili fossili, le attività agricole, in particolare l'allevamento e la produzione di riso, le discariche sono le principali fonti di emissione.

- Clorofluorocarburi
Sono impiegati negli impianti frigoriferi, per la produzione di spray, di schiume e sostanze antincendio, sono responsabili per circa il 7% all'aumento dell'effetto serra. Sono anche responsabili del cosiddetto "buco dell'ozono".

- Protossido di azoto
E' associato all'uso di fertilizzanti, combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. Contribuisce per circa il 6% all'effetto serra.

- Ozono
L'ozono a bassa altitudine è creato dall'azione del sole sugli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera, come le emissioni delle industrie e dei veicoli a motore. Contribuisce per circa il 7% all'effetto serra.

- Altri inquinanti
Esafluoruro di zolfo (utilizzato come isolante dall'industria elettrica e emesso dalle fonderie di magnesio), idrofluorocarburi (HCFC) e perfluorocarburi (PFC) impiegati come sostituti dei CFC.

QUALI SONO LE NAZIONI INQUINATRICI

I paesi industrializzati causano il 76% delle emissioni cumulative di carbonio in tutto il pianeta.
Il principale responsabile della crescita delle emissioni è il settore dei trasporti, che ha rappresentato la fonte di inquinamento con il più rapido accrescimento negli ultimi vent'anni.

Il parco autovetture, a livello mondiale, ha compiuto dal 1950 un balzo numerico da 50 a 500 milioni di unità e secondo le proiezioni è destinato a raddoppiare entro il prossimo quarto di secolo a mano a mano che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo saranno in grado di acquistare autovetture.
Il riscaldamento degli edifici e l'uso degli elettrodomestici sono responsabili del 29% delle emissioni globali di carbonio. Negli ultimi anni l'incremento più consistente nelle emissioni di gas serra si è verificato nei paesi in via di sviluppo. Nel 1996 le emissioni di carbonio di questi paesi risultavano superiori del 44% rispetto ai livelli del 1990 e del 71% rispetto ai livelli del 1986. In pochi casi si è assistito a un calo degli agenti inquinanti.

Il crollo nell'Europa orientale e nell'ex Unione Sovietica delle industrie ad alto consumo energetico ha determinato un calo del 33% nelle emissioni di carbonio della Russia tra il 1990 e il 1996. In Germania le emissioni sono calate del 7.6% grazie alle riforme nella politica energetica e alla chiusura forzata di industrie e impianti alimentati a carbone nelle regioni orientali acquisite con la riunificazione.


GLI EFFETTI


Gli attuali modelli climatici predicono un riscaldamento del pianeta da qui al 2100 di 1°-3,5° C, se nulla verrà fatto per ridurre le emissioni dei gas serra. Anche l'innalzamento di un solo grado centigrado però, costituirebbe comunque il maggiore incremento di temperatura avvenuto in un secolo, fatto mai registrato negli ultimi 10.000 anni.
E' stato valutato che, in uno scenario di non intervento, ossia di mancata adozione di politiche per la riduzione dei gas serra, le emissioni di anidride carbonica raddoppierebbero da qui al 2030 e triplicherebbero entro il 2100, tenendo come termine di paragone i livelli raggiunto nel 1990.
Di seguito alcuni scenari futuri che raffigurano gli impatti sul nostro pianeta dell'innalzamento della temperatura.

- La salute umana.
Il cambiamento climatico potrà portare a una maggiore incremento di malattie cardiovascolari e respiratorie e ad altre patologie, per la maggiore intensità e durata delle ondate di calore e di altri eventi climatici estremi come alluvioni e tempeste. Nel lungo periodo però gli effetti indiretti però potrebbero essere maggiori.
L'innalzamento delle temperatura potrebbe infatti favorire la diffusione di insetti come la zanzara della malaria. Attualmente il 45% della popolazione mondiale vive in zone climatiche in cui gli insetti trasmettono la malaria, una percentuale che potrebbe aumentare al 60% tra il 2050 e il 2.100.
Le più alte temperature e la conseguente riduzione in alcune zone dei rifornimenti idrici e la proliferazione dei microorganismi potrebbero provocare una più alta incidenza di colera, salmonellosi e altre infezioni. I cambiamenti provocati dal clima sulla formazione e la presenza di pollini, spore e alcuni agenti inquinanti potrebbero poi far aumentare l'asma, le allergie e malattie cardio-respiratorie.
Come si modificherà la durata della stagione favorevole alla trasmissione della malaria in un arco di tempo da ora al 2080. Tre diversi scenari. Dall'alto in basso: nessun intervento per ridurre le emissioni di anidride carbonica, stabilizzazione delle emissioni di anidride carbonica a livelli due volte, e una volta e mezzo, superiori a quello attuale.Fonte: University of Maastricht

- I mari e gli oceani.
Negli ultimi 100 anni il livello dei mari è cresciuto globalmente di 10-25 centimetri. E' probabile che in parte sia l'effetto dell'incremento di temperatura di 0.3¡-0.6¡ gradi verificatosi dal 1860 a oggi. Da qui al 2100 il livello di mari e oceani potrebbero aumentare da 15 a 95 centimetri. La stima più probabile è di 50 centimetri. Nella peggiore delle ipotesi l'innalzamento di 1 metro del livello del mare porterebbe alla perdita dell'1% di territorio egiziano, del 6% di quello olandese, il 17.5% del Bangladesh e oltre l'80% dell'atollo Majuro delle isole Marshall. Anche molte isole delle Maldive e altri atolli dei mari tropicali rischierebbero di scomparire. Le inondazioni dovute a moti ondosi che attualmente colpiscono 46 milioni di persone, potrebbero riguardarne 93 milioni con un innalzamento dei mari di 50 centimetri e 118 se mari e oceani si elevassero di un metro. A soffrire pesantemente del cambiamento climatico sarebbero le barriere coralline, tra i più delicati ecosistemi del pianeta.
Persone colpite dalle inondazioni (milione di persone/anno) . Tre diversi decenni: 2020, 2050, 2080. In rosso che cosa succederà se non si interverrà per ridurre l'anidride carbonica; in blu se i livelli di emissione saranno circa doppi rispetto a quelli attuali; in verde se risulteranno circa una volta e mezza quelli odierni. In grigio che cosa succederebbe senza gli effetti del cambiamento climatico.
Persone alluvionate in cinque aree del pianeta sensibili a inondazioni (milioni di persone/anno) nel 2080. In rosso che cosa succederà se non si interverrà per ridurre l'anidride carbonica; in blu se i livelli di emissione saranno doppi rispetto a quelli attuali; in verde se risulteranno essere una volta e mezza. In grigio che cosa succederebbe senza gli effetti del cambiamento climatico.

- L'acqua.
Il cambiamento climatico causerà maggiori precipitazioni ma, parallelamente, vi sarà anche una maggiore evaporazione. Le precipitazioni probabilmente aumenteranno in alcune aree e diminuiranno in altre.
Se da qui al 2080 non dovesse ridursi l'emissione dei gas serra, si avrebbe una sostanziale diminuzione della disponibilità di acqua in Australia, India, Africa meridionale, gran parte del Sud America, in Europa e nel Medio Oriente. Invece si assisterebbe a un incremento di disponibilità idrica in Nord America, Asia e Africa centrale.
Innalzamento negli anni del livello del mare in tre scenari differenti. In rosso che cosa succederà se non si interverrà assolutamente per ridurre l'anidride carbonica; in blu se i livelli di emissione saranno doppi rispetto a quelli attuali; in verde se risulteranno essere una volta e mezza.

- L'agricoltura.
L'impatto su raccolti e campi potrà variare sensibilmente secondo le regioni considerate. Il calore, i monsoni e i suoli più aridi potranno contribuire alla riduzione dei raccolti nelle aree tropicali e subtropicali, mentre in Europa e nella parte settentrionale del continente americano, i raccolti potranno beneficiare di stagioni più miti e lunghe. Dai modelli climatici, che si basano su stime di un incremento di temperatura di 1-3,5 ¡, nei prossimi 100 anni, sia l'evaporazione che le precipitazioni aumenteranno, così come la frequenza di intense precipitazioni piovose. Come conseguenza alcune aree saranno più umide, mentre altre saranno più aride. L'incremento di temperatura potrà favorire la diffusione di organismi parassiti come piante e animali, tipici delle aree calde, verso le aree attualmente più temperate.

- L'Artico.
L'Artico è una regione del pianeta in cui si stanno verificando le maggiori anomalie. L'aumento della temperatura in questa zone è infatti percentualmente più elevato rispetto ad altre aree del pianeta. Gli orsi bianchi che vivono nei dintorni di Churchill, nella Baia di Hudson (Canada) stanno diventando più magri e stanno producendo meno figli rispetto alla media. L'innalzamento del clima provoca infatti lo scioglimento anticipato della banchisa, terreno di caccia ottimale per gli orsi bianchi che proprio lì vanno a insidiare le foche, loro cibo preferito. Sulla terraferma , dove gli orsi sono costretti a ritirarsi, il cibo non è così abbondante come sui ghiacci. La popolazione di caribou di Peary, una sottospecie che vive nelle isole Artiche del Canada, è crollata del 95% in circa 37 anni, passando da 24.320 animali e appena 1.100.
Il cambiamento climatico pare abbia provocato, nel corso di questo periodo, l'aumento delle precipitazioni nevose e condizioni di ghiaccio associate agli inverni più miti , che hanno impedito a questi animali di raggiungere le fonti invernali di cibo. Si ritiene che nei prossimi 50-100 anni potrebbero scomparire le zone a tundra, con effetti sulle piante e sugli animali che si sono adattati a questi ambienti.

- L'Italia.
Secondo uno studio della Columbia University di New York, con un aumento della temperatura di 3¡C da qui alla fine del 2.100 la superficie del nostro paese potrebbe diminuire, a livello costiero, dell'8%, perdendo così 4.500 chilometri quadrati di territorio. Le aree maggiormente interessate da questo fenomeno Venezia e il delta del Po, l'Abruzzo, la Puglia, la Calabria, la Sicilia, Napoli e dintorni, il Lazio e la Toscana.
L'agricoltura ne risentirebbe, in quanto nel meridione aumenterebbe la desertificazione, mentre in pianura padana, con il clima più caldo, si potrebbero coltivare olivi e limoni. La malaria e la febbre gialla, malattie tipiche dei tropicali , potrebbero diffondersi maggiormente.


LE SOLUZIONI


- La politica internazionale.
A livello internazionale il documento di riferimento è la "Convenzione quadro sul cambiamento climatico" siglata nel 1992, da 154 paesi nel corso del Conferenza sull'Ambiente promossa dall' UNEP, il programma ambiente delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro (Brasile).
Nel dicembre del 1997 a Kyoto (Giappone) si è svolto un vertice mondiale, promosso dalle Nazioni Unite, sul cambiamento climatico, a cui hanno partecipato i rappresentanti di oltre 160 nazioni, in cui è stato sottoscritto un Protocollo d'intesa che richiede una riduzione del 5% dei gas serra sotto i livelli del 1990 (utilizzato come anno di riferimento) di tutti i paesi industrializzati, obiettivo da raggiungere entro il 2008-2012.
Alcuni paesi hanno deciso però di aumentare questa percentuale. Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre le emissioni del 7%, il Giappone del 6% e l'Unione Europea dell'8%. Il documento prevede che la riduzione dei gas da parte dei paesi industrializzati, venga calcolata non solo sulla base della diminuzione delle emissioni, ma considerando anche il riassorbimento da parte delle piante. Un buon programma di riforestazione o il rallentamento della deforestazione potrebbe così dare quindi un valido aiuto a riassorbire molta anidride carbonica, limitando così gli impegni a carico delle industrie petrolifere o automobilistiche.
Nel novembre 2000 a L'Aja (Olanda) avrà luogo il cosiddetto COP-6 , la sesta Conferenza delle Parti, che riunisce i paesi che hanno sottoscrittola Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico di Rio Nel corso dell'incontro i governi saranno chiamati ad approvare le linee guida dei provvedimenti di attuazione del trattato di Kyoto del 1997.

- La politica italiana.
A seguito della firma del Protocollo di Kyoto l'Italia ha adottato, con delibera CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) del 3 dicembre 1997, un programma ambizioso di riduzione delle emissioni nazionali di gas serra, con l'obiettivo di raggiungere entro il 2010 la riduzione del 6,5% rispetto al 1990. Il programma delinea un processo profondo di trasformazione delle strutture industriali nazionali e del sistema dei trasporti, un aumento dell'efficienza nella produzione di energia elettrica, l'aumento di produzione di energia con fonti rinnovabili, il rimboschimento del territorio per favorire l'assorbimento da parte delle piante di anidride carbonica, il potenziamento del riciclaggio di vetro, carta e plastiche.

- Le strategie industriali.
La combinazione di scelte politiche con l'utilizzo delle tecnologie possono contribuire a una sensibile riduzione dei gas serra. Ecco alcune possibili soluzioni.
Le politiche fiscali possono incoraggiare l'introduzione di tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico. L'efficienza degli impianti di produzione elettrica, ora mediamente del 30% a livello mondiale, può essere raddoppiata nel giro di 10-20 anni. L'utilizzo di gas naturali al posto del carbone negli impianti di produzione elettrica, può portare a una diminuzione delle emissioni del 40-50%. Nei paesi industrializzati le emissioni industriali da combustibili fossili, potrebbero essere diminuite del 25% rispetto ai livelli del 1990, adottando tecnologie produttive più efficienti già a disposizione.
Rendere più competitivo e incrementare l'utilizzo di energie rinnovabili da vento, sole, idrogeno, biomasse. Trasporti: produzione di automobili a bassa emissione di inquinanti e che utilizzano il carburante in modo più efficiente, migliorare la gestione del traffico con nuove tecnologie, favorire i trasporti pubblici sia a livello nazionale, regionale e urbano, rendere più efficace nelle città la rete di piste ciclabili.
Infine, sarebbe auspicabile prendere in considerazione un maggior utilizzo dell' energia nucleare , che ha emissioni inquinanti nell' atmosfera pari a zero. D' altronde, il problema delle scorie radioattive, prodotto di scarto di dette centrali, rappresenta un problema comunque ben più gestibile dell' effetto serra in generale. Un maggior utilizzo dell' energia nucleare ridurrebbe inoltre il numero di petroliere che solcano i mari, con pari diminuzione di incidenti marittimi di queste navi.

- Gli individui.
Utilizzare per i propri spostamenti, i mezzi pubblici, la bicicletta o motorini a basso tasso di inquinamento. Se si deve andare in auto al lavoro, organizzarsi con i propri colleghi per andare assieme. Non usare l'auto per brevi percorsi: sono i più cari e dannosi per l'ambiente. Un motore freddo brucia più carburante di quando caldo. Fare montare sulla vostra auto a benzina un dispositivo per utilizzare il GPL: inquina e costa meno! Revisionare regolarmente l'auto per ottimizzare il rendimento e ridurre l'inquinamento.
Un'auto ben registrata consuma circa il 9% in meno della benzina rispetto a un'auto poco curata. Ciò significa quindi il 9% in meno di sostanze tossiche. Controllare la pressione dei pneumatici dei vostri mezzi: più sono sgonfi, maggiore è il consumo e l'inquinamento! Smontatr portapacchi, portasci e portabicilette dal tetto della autovettura se non vengono utilizzati. La resistenza all'aria sarà minore, soprattutto alle alte velocità, come il consumo e l'inquinamento.
Coibentare opportunamente la casa, in modo tale da evitare le perdite di calore durante l'inverno con conseguente aumento di riscaldamento. D'inverno la temperatura della casa non dovrebbe essere superiore ai 19-20 gradi. Se si possiede un impianto di riscaldamento autonomo, inserite un termostato. In poco tempo avrete ammortizzato la spesa e avrete contribuito a diminuire l'inquinamento nella vostra città.Inoltre aderire alla campagna promossa da 16 organizzazioni tra cui WWF, Greenpeace, Amici della Terra , che hanno deciso di formare una coalizione, Climate Voice, per richiamare l'attenzione della popolazione sul cambiamento climatico. L'obiettivo è inviare 10 milioni di e.mail ai leader politici perché alla prossima conferenza sul clima che si terrà a novembre a L'Aja, si intraprendano decise azioni per frenare l'emissione dei gas serra.


F.A.Q.


- Il clima è cambiato negli ultimi 100 anni?
Dal 1860 la temperatura della Terra si è alzata di 0,3°-0,6°C. Sia l’aria sopra le terre che sopra gli oceani si è riscaldata, anche se questo processo non è stato uguale dovunque. Poche aree, come alcune zone dell'oceano Atlantico settentrionale e le circostanti superfici terrestri sono state più fresche che nelle recenti decadi.Gli anni ’90 sono stati nel complesso il decennio più caldo da quando sono iniziate le misurazioni. Il 1998 è stato l’anno più caldo mai registrato.

- L’uomo è responsabile del cambiamento climatico?
E’ difficile distinguere la variabilità naturale del clima da quella indotta dall’uomo. Il Gruppo di Studio Intergovernativo sui Cambiamenti climatici che riunisce i maggiori esperti mondiali , ha confermato però nel 1995 "una percepibile influenza umana sul clima globale", indicando inoltre che, perdurando la situazione attuale, un raddoppio delle concentrazioni di anidride carbonica comporterà un aumento della temperatura globale pari a 1-3,5 gradi centigradi entro il prossimo secolo.

- Qual è la differenza tra effetto serra e buco dell’ozono?
Il buco dell’ozono è un problema ambientale differente rispetto all’effetto serra, anche se è causato da cambiamenti nell’atmosfera causati dall’attività dell’uomo.La Terra è protetta, a 30 chilometri dalla sua superficie, da uno strato di ozono che assorbe le radiazioni ultraviolette ad alta energia , pericolose per la salute degli organismi viventi. Alcuni composti chimici industriali quali i clorofluorocarburi (CFC), liberati da frigoriferi, bombolette spray e impianti industriali, hanno intaccato questo strato protettivo provocando un vero e proprio buco in corrispondenza dell’Antartide. L’effetto serra indica invece quel fenomeno naturale che assicura il riscaldamento della terra grazie ai gas presenti nell’atmosfera quali anidride carbonica, ozono, perossido di azoto, vapore acqueo e metano. Senza l’effetto serra la temperatura del pianeta potrebbe essere di 30°C. più fredda. Le attività dell’uomo hanno aumentato però in questi ultimi anni i gas serra, provocando così un riscaldamento del pianeta.

- Quanto durano i gas serra nell’atmosfera?
L’anidride carbonica persiste per più di un secolo. La vita media del metano è di 11 anni. Il perossido di azoto e alcuni CFC possono stare nell’aria per più di 100 anni.

- Tutti i gas serra hanno lo stesso capacità di trattenere il calore?
No, i gas serra sono caratterizzati da un cosiddetto specifico potenziale di riscaldamento globale dell’atmosfera, che corrisponde alla loro capacità di trattenere il calore. L’anidride carbonica, il gas serra di origine antropica più diffuso, è anche quello con minore capacità di trattenere il calore. Rispetto a un chilogrammo di anidride carbonica i seguenti gas serra hanno un potenziale di riscaldamento globale più elevato di:20 volte — metano 310 volte - protossido di azotoda 140 a 11.700 idrofluorocarburi a seconda della tipologia;da 4.000 a 12.000 CFC6.300-12.500 perfluorocarburi23.900 esafluoruro di zolfo Cliccando sui gas è possibile leggere che cosa sono e da dove vengono (vedi parte relativa ai gas serra)

- Il riscaldamento globale aumenterà la variabilità del clima? Molti modelli climatici indicano che in diverse aree il riscaldamento del pianeta porta probabilmente a un aumento nella frequenza e nella durata di eventi estremi come fitte piogge, alluvioni e siccità. Non si sa quale impatto il riscaldamento del clima avrà sulla frequenza e sull’intensità di fenomeni come El Niño. El Niño è il nome del fenomeno naturale periodico (avviene mediamente ogni 2-3 anni) che raggiunge il suo apice a Natale (da qui il nome El Nino — Il bambinello) che provoca il riscaldamento da 1 a 3 ° C. di una superficie di una vasta area tropicale del Pacifico, di diversi milioni di chilometri quadrati. Questo fenomeno influenza pesantemente la meteorologia di diversi paesi che rientrano nella zona interessata.

- Che cosa succederà a mari e oceani?
Negli ultimi 100 anni il livello dei mari è cresciuto globalmente di 10-25 centimetri. E' probabile che in parte sia l’effetto dell’incremento di temperatura di 0.3-0.6 gradi verificatosi dal 1860 a oggi. Da qui al 2100 i mari e gli oceani potrebbero aumentare da 15 a 95 centimetri. La stima più probabile è di 50 centimetri.

- Perché aumenterà il livello del mare?
Se la temperatura della superficie terreste si alza, anche quella della superficie di mari e oceani aumenterà. L’acqua si espande quando si riscalda e questa espansione accrescerà il livello del mare. Il ghiaccio presente sulla terra in regioni temperate come il Sud America, il Nord America e la Groenlandia si scioglierà più rapidamente. I ghiacciai potrebbero anche ritirarsi, contribuendo così all’innalzamento dei mari.

- Quali sono i trattati internazionali per il clima?
A livello internazionale il documento di riferimento è la "Convenzione quadro sul cambiamento climatico" siglata nel 1992, da 154 paesi nel corso del Conferenza sull’Ambiente promossa dall’ UNEP, il programma ambiente delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro (Brasile). Nel dicembre del 1997 a Kyoto (Giappone) si è svolto un vertice mondiale, promosso dalle Nazioni Unite, sul cambiamento climatico, a cui hanno partecipato i rappresentanti di oltre 160 nazioni. In questa occasione è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa, noto come Protocollo di Kyoto, che richiede una riduzione del 5% sotto i livelli del 1990 (utilizzato come anno di riferimento) di tutti i paesi industrializzati, obiettivo da raggiungere entro il 2008-2012.

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