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Gian Marino Martinaglia
gianmarino@vtxmail.ch
CADRO, TI CH-6965
Switzerland
E’ in corso di attuazione una rete
nazionale di piste ciclabili. Vuole riabilitare l'umile
bicicletta quale strumento per irrobustire i garretti (i pilastri
dell’umanità) e quale veicolo (non solo metaforico) per
conoscere un territorio. Il tratto ticinese fa parte
dell’itinerario nord-sud, da Basilea a Chiasso. Il solo
problema che, a nostro giudizio, andrebbe meditato con la dovuta
sensibilità paesaggistica è quello del fondo stradale.
C'è il rischio che segmenti degli attuali percorsi su fondo
sterrato siano asfaltati, mentre, per l'ambiente che attraversano,
dovrebbero rimanere in terra battuta. Il problema si sarà
variamente posto anche oltre Gottardo, e speriamo che sia stato
risolto, per principio, a favore della conservazione del fondo
stradale battuto.
D'altronde, per il ciclista che vuol conoscere
un paese può essere divertente ritrovarsi sotto le ruote, di
tanto in tanto, un buon viottolo di campagna. E’ un modo
piacevole di variare la guida, di avere un altro rapporto con la
strada, di rallentare il ritmo. Consente un più facile
contatto con il paesaggio che si attraversa, soprattutto là
dove esso è più vivo e accogliente: come nel concerto
classico, che può esordire con un «allegro presto»
(la pedalata svelta su un nastro di asfalto in lieve discesa), ma sa
distendersi in un «adagio» che dà spazio al
pensiero e ai sentimenti. E’ il tempo propizio, su quelle
strade di campagna, per smontare di sella, riconoscere il luogo,
guardare la chioma di un albero, il disegno di un fiore, lo svolo di
un uccello il dorso lontano di un monte; insomma, per godere,
vivaldianamente, la stagione.
Il discorso vale anche per i
motociclisti divoratori degli spazi (sfrecciano nel paesaggio come
proiettili, partono a tutta birra e tornano a rottadicollo, vanno in
un baule e vengono in un sacco), i quali dovrebbero pure allenarsi
non al fast ma allo slow travel, al viaggio lento, intercalando utili
soste per interrogare il paese: le strutture del paesaggio, gli
affioramenti delle rocce (le fondamenta e i ruderi dell’architettura
del paese), gli infiniti segni della vita vegetale e animale; che è
anche un modo di interrogarci e di collocarci, responsabilmente,
nell’avventura di questa navicella spaziale, che è il
nostro pianeta, sperduta nell’assurdo deserto di miliardi di
corpi celesti: la sola verde e viva del sistema solare.
L’invito è rivolto anche all’escursionista, che
troppo spesso (non) guarda e passa. Toccare il polso a ciò
che ci sta attorno, auscultame il battito, e farci sopra un
pensiero. Anche perché, di tutti i viventi, l'uomo è
proprio il solo che lo possa fare. Al di fuori della sua
piccola luce è buio pesto e nebbia fitta. Tornando alle
piste ciclabili, chiediamo al Dipartimento del territorio di non
cedere all’invadenza dell'asfalto. Il pianeta è
già fin troppo incatramato.
Graziano Papa
presidente Pro Natura
Ticino
Lega svizzera per la protezione della natura
Indice
Concordo pienamente con quanto ha scritto Graziano Papa sul Corriere del 5.2.98. Con la sua consueta sensibilità, ha spiegato ai ciclisti e soprattutto ai responsabili politici del territorio, come la bicicletta ben si accordi con piste ciclabili rispettose dell'ambiente e non inutilmente incatramate. Vivere nel e col verde che ci circonda non dovrebbe essere solo un passatempo festivo.
Ogni giorno siamo a contatto con i problemi del nostro ambiente: l’escursionista diventa il pedone sulle strade motorizzate e il ciclista scopre la bici quale mezzo per recarsi al lavoro o diventa un abile e sgusciante “pony express” fra le auto di Zurigo. Le ciclopiste allora non sono le uniche vie per le biciclette o per passeggiate famigliari al riparo dalle auto. Esse non devono diventare opere costose, succubi dell’imperante legge del profitto e pretesto ulteriore per il mercato del lavoro (nemmeno per programmi occupazionali riempitivi).
Vi sono tracciati sterrati, come per es. la vecchia linea del tram di Tesserete o quella di Dino (o altre se ne trovano nel sopraceneri) che già costituiscono piacevoli ciclopiste senza ulteriori spese. Si potrebbe altresì investire meglio il denaro in passerelle come quella realizzata nella campagna fra Lugaggia e Sarone.
I ciclisti sono sensibili all’ambiente, però spesso hanno anche le mani sul volante dell’auto e persino la testa.
Così chi progetta le strade vede solo catrame asfalto e .. rotonde a volte discutibili (non sono d’accordo col restringimento delle strade a scapito dei ciclisti, lo vediamo nelle rotonde che interrompono la pista ciclabile o coi manufatti sparti-traffico su strade prima più spaziose), senza dimenticare la città dove parcheggiare la bici è sempre un’impresa oltretutto a rischio di furto.
E’ importante capire le diverse funzioni di strade, vie, corsie ciclabili e ciclopiste. Sono i cilisti i migliori progettisti in questo campo. Chi si allena in bicicletta e fa lunghi viaggi, pedala velocemente e lo fa piuttosto su strade comuni.
Il Ceneri è un esempio di corsia ciclabile riuscita (le auto hanno il tempo di vedere i ciclisti e rispettando il limite di 80 km/h possono agevolmente superarli, anche se la larghezza della corsia fosse leggermente inferiore e magari demarcata con banda rumorosa). Ma sulle strade è importante accorgersi che spesso manca l’educazione più all’automobilista che al ciclista. La velocità è comunque da rispettare, ma un ciclista viene intrepretato sempre come un ostacolo alla fretta degli “stressati” automobilisti.
Il rampichino è un mezzo che si adatta meglio alla campagna e alle escursioni di famiglia e quindi si inserisce nei percorsi sterrati. Il “biker” che ama la natura non auspica neppure nuovi sentieri o creazione di strade (che spesso finiscono per essere cementate come quella di Cioascio un magnifico monte sotto i Denti).
Ciò che è buono per la natura è buono anche per i ciclisti.
[Gian Marino Martinaglia, un ciclista che ama la natura]
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