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Alla
ricerca dell'etica perduta. |
Appello
alla trasparenza |
Riflessioni
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© Gian Marino Martinaglia
gianmarino@vtxmail.ch
CADRO, TI CH-6965
Switzerland
Alla
ricerca dell'etica perduta.L'etica non sta solo nell' occuparsi di prodotti equi, prodotti biologici, o fondi etici...
Persino enti che
perseguono scopi etici dichiarati possono perdere la bussola. E' vero
che non esiste una patente di eticità, i marchi, etici od
equi, sono tentativi, segni di distinzione, per rendere più
umane e civili delle attività che in fondo non abbisognano, se
gestite con il buon senso comune, in modo responsabile ed
intelligente, di patenti o etichette speciali. Certamente da
un'organizzazione che agisce per cercare di correggere realtà
inique, la mancanza di coerenza fra obiettivi e mezzi, appare
però piuttosto imbarazzante.
Il caso riguarda il
finanziamento del commercio equo in Svizzera: un abbinamento fra
finanza etica e fair trade, temi d'attualità.
Nata come
OS3, cooperativa svizzera di distribuzione dei prodotti del
sud (la corrispondente della CTM italiana o GEPA tedesca) con criteri
di commercio equo, divenuta nel 1997 società anonima, la ClarO
SA, i cui prodotti si trovano in vendita in Ticino nelle Botteghe
del Mondo, vive oggi una pericolosa ed ambigua situazione di
crisi che ha tutta l'aria di potersi ritorcere, a livello d'immagine
e credibilità, contro il movimento del "fair trade"
e contro l'idea della finanza etica.
La nuova struttura, come
società per azioni, avrebbe dovuto avere migliori possibilità
di operare sul mercato rispetto al precedente statuto giuridico della
cooperativa. Invece la situazione finanziaria diventa critica e si
aggrava sia per i continui cambiamenti gestionali (l'ultima nuova
gerente Trudy Meier ha sostituito Alan Ward che ha dimissionato), ma
soprattutto per le conseguenze di una valutazione errata che ha
portato ad un'eccessiva centralizzazione della distribuzione,
causando oneri aggiuntivi prima coperti da un sistema
decentralizzato.
Il finanziamento di OS3 è iniziato nel
1987, creando la cooperativa Gelos3, con sede a Berna, con lo scopo
di raccogliere fondi nella forma di buoni di partecipazione e di
prestiti, quale proposta vera e propria d'investimento alternativo di
valore etico, sociale ed ecologico. L'investimento era
presentato sicuro, godendo del concorso di altri finanziatori fra cui
la Banca Cooperativa, ed avendo OS3 il sostegno delle grandi
organizzazioni svizzere di sviluppo (Helvetas, Swissaid, Sacrificio
Quaresimale ecc.., e nel quadro della politica di cooperazione
svizzera della stessa DSC della Confederazione). Era inoltre
garantito dal valore dell'immobile, utilizzato finora dalla ClarO
quale propria sede a Orpund, per distribuire in tutta la Svizzera i
prodotti equi.
Purtroppo solo ultimamente sono emerse le
conseguenze di decisioni poco trasparenti, che risalgono al 1998,
quando la nuova ClarO divenuta SA (società anonima) non
rinnova il suo contratto con la cooperativa Gelos3 e progetta di
traslocare la sua attività, abbandonando di fatto la
collaborazione su cui si fondava lo scopo stesso dell'investimento
etico. Anziché comunicare per tempo e in modo trasparente la
situazione, sia ClarO che Gelos3 hanno opportunamente tergiversato.
Nel contempo ClarO SA, che aveva ottenuto anche una diminuzione
dell'affitto dell'immobile, è riuscita a rifinanziarsi (con
alcuni milioni di franch!) grazie alla trasformazione in SA e alla
sottoscrizione di azioni.
La situazione dell'immobile e della
Gelos3 viene invece trascurata, in breve: non si trova tuttora un
accordo sull'utilizzazione definitiva dell'immobile, ora deprezzato a
bilancio perché non corrispondente al valore reale di mercato,
mentre emergono buchi finanziari a causa dei quali gli
investitori, come noi, si vedono bloccato e con poche speranze di
recuperare il proprio fondo depositato. La riflessione da fare è
duplice.
Da un lato c'è una certa leggerezza nel trattare
la questione del finanziamento di cui si è beneficiato,
confondendo quello che era un impegno a contratto legale di
prestito verso i creditori come una semplice donazione a fondo perso
di cui non render conto. Dall'altro la gestione di un organizzazione
che lavora con principi etici, sociali ed ecologici avviene in modo
discutibile proprio dal profilo etico e della trasparenza (cosa che
fa a pugni coll'idea che si vuole evocare con il nome ClarO).
La
situazione si sta trascinando e molto probabilmente porterà
al fallimento della cooperativa finanziaria Gelos3, mentre la
nuova ClarO SA prosegue la sua attività con continui cambi di
gerenza ai vertici e non senza le critiche di alcune Botteghe del
Mondo svizzere, ma riottenendo, con la nuova presidente Liliane
Uchtenagen, nuovi finanziamenti, malgrado l'azzeramento di alcuni
crediti.
La via d'uscita può emergere a mio avviso
solo grazie alla trasparenza e all'informazione, e beninteso
con l'impegno delle ONG e di tutti i membri che siedono nei
rispettivi comitati e che finanziano la struttura. Innanzitutto ClarO
SA dovrebbe riconoscere la propria responsabilità ed
impegnarsi a fondo nella copertura finanziaria delle parti depositate
legalmente presso Gelos3, chiamando anche a concorso altri possibili
finanziatori per il rilancio del commercio equo. Sarebbe poi questa
una buona occasione anche per le banche tradizionali, in particolare
per la Banca Cooperativa che ha concesso l'ipoteca dell'immobile, di
partecipare concretamente al risanamento di un progetto di carattere
etico, con buone premesse economiche di riuscita, conferendo in
cambio la loro preziosa assistenza per una indispensabile buona
gestione. Mi auguro che i responsabili degli istituti sensibili a
tali valori, profittino dell'occasione e trovino una forma,
creditizia o di partecipazione azionaria adatta allo scopo, perché
é evidente che il settore della distribuzione diretta del
commercio equo, ha in Svizzera ancora un ruolo da giocare, ma in modo
trasparente naturalmente!
[Gian Marino Martinaglia]
Il commercio equo in Svizzera è
in crisi. La mal gestione finanziaria sta causando un fallimento che
colpisce chi ha creduto nella finanza etica. Un articolo sul
quotidiano locale La Regione (3.1.2000) ha già suscitato
domande e dubbi.
Intanto la rivista L'inchiesta
ha a sua volta, pubblicato un articolo sulla mancanza di trasparenza
dei marchi del commercio equo, suscitando vivaci discussioni anche in
occasione di una trasmissione radiofonica.
Alcune persone
attive nel movimento del commercio equo sin dalle origini vedono i
sintomi di una più profonda crisi d'identità, di
convinzione e di metodi che stentano ad accordarsi con l'etica e gli
scopi stessi professati del commercio equo.
Il commercio equo è nato e si è sviluppato in Svizzera, Italia ed altri paesi europei, grazie all'idealismo e alla intraprendenza volontaria di molte persone. Esse si impegnano tuttora in particolare come volontarie nel movimento delle Botteghe del Mondo, o sostengono il commercio equo appoggiando vari gruppi e associazioni o semplicemente acquistando e promuovendo la conoscenza dei prodotti del sud.
Crediamo che la crisi di ClarO SA e le vicende che stiamo cercando di far conoscere (un articolo è stato pubblicato per diversi giorni anche dal Corriere del Ticino online) siano legate intimamente alla difesa di un'etica e di una trasparenza che devono continuare ad appartenere al mondo del commercio equo, pena il tradimento di quegli ideali, magari in nome del profitto e di quel commercio senza scrupoli che si voleva più equo.
Per gli interessati ad approfondimenti: gianmarino@vtxmail.ch.
E' in corso un appello aperto a tutti e a tutte affinché si protesti e si chieda l'assunzione delle proprie responsabilità alla società ClarO SA (che da cooperativa OS3 si è trasformata in società anonima di diritto svizzero) congiuntamente alla cooperativa finanziaria Gelos3 che gestisce i fondi, i prestiti e le partecipazioni messe a disposizione del commercio equo e spariti nella cattiva gestione...
>>> Faxate le vostre riflessioni agli interessati:
Claro AG Byfangstr. 19 2552 ORPUND
fax 032.3560701
Gelos3 c/o Treuhandbüro TIS
GmbH, Stapfenackerstr. 72, 3018 Bern fax 031.9912586
(P.f.
spediteci possibilmente una copia via e-mail)
RiflessioniBozze di temi da sviluppare anche con i vostri contributi:
Esiste veramente il commercio equo? Come lo definiamo noi personalmente?
Per una nuova etica mondiale: qualcosa che va oltre il tentare semplicemente una forma di conciliazione fra etica ed economia la quale sembra ormai divenuta padrona incontrastata delle relazioni umane.
Il volontariato ed i "professionisti" del non-profit.
Ma dopo la "managerializzazione" del non profit vogliamo l'umanizzazione del profit.
I marchi equi, le certificazioni, la burocrazia attorno all'etica che sembra non convincere più di tanto i singoli ma diventa molto rassicurante come "look" collettivo.
Il ruolo ultimo dei marchi, delle ONG, degli enti, dei governi: accrescere la responsabilità e la cultura delle persone, divenendo via via meno ingombranti e più trasparenti...
Sempre in tema di trasparenza cosa
dire allora dei ricarichi dei marchi bio e dei costi di gestione dei
controlli: è tutta "ecologia" la differenza di
prezzo in più? Cosa dire della chiusura delle Cooperative
periferiche e delle relative implicazioni, in barba agli "statuti
sociali". Che dire della trasparenza sul rispetto dello statuto
di cooperativa?
C'è una questione etica di fondo da
impostare a monte: l'etica non sta solo nell'occuparsi di
commercio equo, prodotti biologici, o fondi etici...
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