Etica e commercio

Etica e commercio

Alla ricerca dell'etica perduta.
succede anche nel commercio equo

Appello alla trasparenza
Fair Trade in Svizzera

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© Gian Marino Martinaglia
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Alla ricerca dell'etica perduta.

L'etica non sta solo nell' occuparsi di prodotti equi, prodotti biologici, o fondi etici...

Persino enti che perseguono scopi etici dichiarati possono perdere la bussola. E' vero che non esiste una patente di eticità, i marchi, etici od equi, sono tentativi, segni di distinzione, per rendere più umane e civili delle attività che in fondo non abbisognano, se gestite con il buon senso comune, in modo responsabile ed intelligente, di patenti o etichette speciali. Certamente da un'organizzazione che agisce per cercare di correggere realtà inique, la mancanza di  coerenza fra obiettivi e mezzi, appare però piuttosto imbarazzante.
Il caso riguarda il finanziamento del commercio equo in Svizzera: un abbinamento fra finanza etica e fair trade, temi d'attualità.
Nata come OS3, cooperativa svizzera di distribuzione dei prodotti del sud (la corrispondente della CTM italiana o GEPA tedesca) con criteri di commercio equo, divenuta nel 1997 società anonima, la ClarO SA, i cui prodotti si trovano in vendita in Ticino nelle Botteghe del Mondo, vive oggi una pericolosa ed ambigua situazione di crisi che ha tutta l'aria di potersi ritorcere, a livello d'immagine e credibilità, contro il movimento del "fair trade" e contro l'idea della finanza etica.
La nuova struttura, come società per azioni, avrebbe dovuto avere migliori possibilità di operare sul mercato rispetto al precedente statuto giuridico della cooperativa. Invece la situazione finanziaria diventa critica e si aggrava sia per i continui cambiamenti gestionali (l'ultima nuova gerente Trudy Meier ha sostituito Alan Ward che ha dimissionato), ma soprattutto per le conseguenze di una valutazione errata che ha portato ad un'eccessiva centralizzazione della distribuzione, causando oneri aggiuntivi prima coperti da un sistema decentralizzato.
Il finanziamento di OS3 è iniziato nel 1987, creando la cooperativa Gelos3, con sede a Berna, con lo scopo di raccogliere fondi nella forma di buoni di partecipazione e di prestiti, quale proposta vera e propria d'investimento alternativo di valore etico, sociale  ed ecologico. L'investimento era presentato sicuro, godendo del concorso di altri finanziatori fra cui la Banca Cooperativa, ed avendo OS3 il sostegno delle grandi organizzazioni svizzere di sviluppo (Helvetas, Swissaid, Sacrificio Quaresimale ecc.., e nel quadro della politica di cooperazione svizzera della stessa DSC della Confederazione). Era inoltre garantito dal valore dell'immobile, utilizzato finora dalla ClarO quale propria sede a Orpund, per distribuire in tutta la Svizzera i prodotti equi.
Purtroppo solo ultimamente sono emerse le conseguenze di decisioni poco trasparenti, che risalgono al 1998, quando la nuova ClarO divenuta SA (società anonima) non rinnova il suo contratto con la cooperativa Gelos3 e progetta di traslocare la sua attività, abbandonando di fatto la collaborazione su cui si fondava lo scopo stesso dell'investimento etico. Anziché comunicare per tempo e in modo trasparente la situazione, sia ClarO che Gelos3 hanno opportunamente tergiversato. Nel contempo ClarO SA, che aveva ottenuto anche una diminuzione dell'affitto dell'immobile, è riuscita a rifinanziarsi (con alcuni milioni di franch!) grazie alla trasformazione in SA e alla sottoscrizione di azioni.
La situazione dell'immobile e della Gelos3 viene invece trascurata, in breve: non si trova tuttora un accordo sull'utilizzazione definitiva dell'immobile, ora deprezzato a bilancio perché non corrispondente al valore reale di mercato, mentre emergono buchi finanziari  a causa dei quali gli investitori, come noi, si vedono bloccato e con poche speranze di recuperare il proprio fondo depositato. La riflessione da fare è duplice.
Da un lato c'è una certa leggerezza nel trattare la questione del finanziamento di cui si è beneficiato, confondendo quello che era un impegno a contratto legale di prestito verso i creditori come una semplice donazione a fondo perso di cui non render conto. Dall'altro la gestione di un organizzazione che lavora con principi etici, sociali ed ecologici avviene in modo discutibile proprio dal profilo etico e della trasparenza (cosa che fa a pugni coll'idea che si vuole evocare con il nome ClarO).
La situazione si sta trascinando e molto probabilmente porterà al fallimento della cooperativa finanziaria Gelos3, mentre la nuova ClarO SA prosegue la sua attività con continui cambi di gerenza ai vertici e non senza le critiche di alcune Botteghe del Mondo svizzere, ma riottenendo, con la nuova presidente Liliane Uchtenagen, nuovi finanziamenti, malgrado l'azzeramento di alcuni crediti.
La via d'uscita può emergere a mio avviso solo grazie alla trasparenza e all'informazione, e beninteso con l'impegno delle ONG e di tutti i membri che siedono nei rispettivi comitati e che finanziano la struttura. Innanzitutto ClarO SA dovrebbe riconoscere la propria responsabilità ed impegnarsi a fondo nella copertura finanziaria delle parti depositate legalmente presso Gelos3, chiamando anche a concorso altri possibili finanziatori per il rilancio del commercio equo. Sarebbe poi questa una buona occasione anche per le banche tradizionali, in particolare per la Banca Cooperativa che ha concesso l'ipoteca dell'immobile, di partecipare concretamente al risanamento di un progetto di carattere etico, con buone premesse economiche di riuscita, conferendo in cambio la loro preziosa assistenza per una indispensabile buona gestione. Mi auguro che i responsabili degli istituti sensibili a tali valori, profittino dell'occasione e trovino una forma, creditizia o di partecipazione azionaria adatta allo scopo, perché é evidente che il settore della distribuzione diretta del commercio equo, ha in Svizzera ancora un ruolo da giocare, ma in modo trasparente naturalmente!
[Gian Marino Martinaglia]

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Crisi del commercio equo e della finanza etica in Svizzera, mancanza di trasparenza e un fallimento in arrivo!

Il commercio equo in Svizzera è in crisi. La mal gestione finanziaria sta causando un fallimento che colpisce chi ha creduto nella finanza etica. Un articolo sul quotidiano locale La Regione (3.1.2000) ha già suscitato domande e dubbi.
Intanto la rivista L'inchiesta ha a sua volta, pubblicato un articolo sulla mancanza di trasparenza dei marchi del commercio equo, suscitando vivaci discussioni anche in occasione di una trasmissione radiofonica.
Alcune persone attive nel movimento del commercio equo sin dalle origini vedono i sintomi di una più profonda crisi d'identità, di convinzione e di metodi che stentano ad accordarsi con l'etica e gli scopi stessi professati del commercio equo.

Il commercio equo è nato e si è sviluppato in Svizzera, Italia ed altri paesi europei, grazie all'idealismo e alla intraprendenza volontaria di molte persone. Esse si impegnano tuttora in particolare come volontarie nel movimento delle Botteghe del Mondo, o sostengono il commercio equo appoggiando vari gruppi e associazioni o semplicemente acquistando e promuovendo la conoscenza dei prodotti del sud.

Crediamo che la crisi di ClarO SA e le vicende che stiamo cercando di far conoscere (un articolo è stato pubblicato  per diversi giorni anche dal Corriere del Ticino online) siano legate intimamente alla difesa di un'etica e di una trasparenza che devono continuare ad appartenere al mondo del commercio equo, pena il tradimento di quegli ideali, magari in nome del profitto e di quel commercio senza scrupoli che si voleva più equo.

Per gli interessati ad approfondimenti: gianmarino@vtxmail.ch.

E' in corso un appello aperto a tutti e a tutte affinché si protesti e si chieda l'assunzione delle proprie responsabilità alla società ClarO SA (che da cooperativa OS3 si è trasformata in società anonima di diritto svizzero) congiuntamente alla cooperativa finanziaria Gelos3 che gestisce i fondi, i prestiti e le partecipazioni messe a disposizione del commercio equo e spariti nella cattiva gestione...

>>>  Faxate le vostre riflessioni agli interessati:

Claro AG Byfangstr. 19 2552 ORPUND  fax  032.3560701
Gelos3 c/o Treuhandbüro TIS GmbH, Stapfenackerstr. 72, 3018 Bern  fax 031.9912586
(P.f. spediteci possibilmente una copia via e-mail)

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  gebana associazione per un equo commercio di banane

associazione gebana

 Banafair Germania

 http://www.banafair.de/shop.htm

Per le vostre segnalazioni:

gianmarino@vtxmail.ch.

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