CERAMICOLA
ARTE
NOTE
CRITICHE DI GRAZIANO CICETTI
Anno 2005
Giuseppe
Ceramicola nasce ad Ancona il 24 febbraio 1952
e con la stessa città instaura un rapporto
simbiotico che lo porta ad interessarsi alle
molteplici forme dell’arte ( pittura,
scultura, grafica, musica, danza, teatro, video
e performance) senza mai prescindere dal profondo
legame con i luoghi e la gente del capoluogo
marchigiano.
Giuseppe incarna oggi lo spirito poliedrico
rinascimentale accostandolo ad una caparbietà
tale da fargli rifuggire ogni maniera permettendogli
di ricercare e sperimentare continuamente senza
perdere di vista gli insegnamenti accademici
ricevuti da grandi maestri quali Valeriano Trubbiani
Edgardo Mannucci e Remo Brindisi .
Come un anfora Giuseppe accoglie gli insegnamenti
tecnici insieme alla dinamicità creativa
tipica delle tre figure che hanno contribuito
alla sua formazione, riuscendo a mescolarle
alla sua personalità in modo tale da
consentirgli una vivacità artistica in
grado di fargli intraprendere la ricerca della
libertà nell’assedio del “mondo
fabbricato” che lo e ci circonda.
La ricerca della libertà passa dall’individuazione
di un oppressione; da questa coscienza prende
vita, nel 1978, la “Sedia dei poteri”,
scultura in materiali compositi nella quale
un gruppo di mani fermate in pose che rimandano
a gesti di poteri oppressivi, come il pugno
chiuso e la mano allungata con le dita strette,
si sovrappongono ad una mano tesa alla ricerca
di un appiglio, di un aiuto.
La giacca appoggiata ordinatamente sulla sedia
si contrappone al disordine degli stracci sottostanti,
quasi a volerli dominare, mentre la mano posta
più in alto striscia a cingere un polso,
in una posa che sembra cogliere il passaggio
da una carezza ingannatrice ad un effettiva
sopraffazione.
Il senso di oppressione causato da una società
sempre più caotica si avverte ancora
nella performance dello stesso anno, “bianco
e nero”, nella quale si percepisce un
viaggio introspettivo nel quale si tende a rifuggire
i dettami di ritmi innaturali per l’animo
umano, fino alla considerazione dell’artista
:” Sento, ma non parlo, il fine non ha
senso.”
Giuseppe sembra volersi contrapporre con il
suo sentire alla tendenza sempre più
generalizzata di un mondo in cui tutti perseguono
il proprio fine incurante di chiunque lo circondi,
badando solo a far emergere la propria voce
nel coro uniforme e rassegnato a seguire una
via preindicata senza porsi domande sul perché
la si percorra.
La sperimentazione alla base del percorso artistico
di Giuseppe lo porta a creare sculture come
“Gli Amanti”, opera in gasbeton
del 1980 che riprende la tecnica usata nel 1975
per eseguire “La stele”, scultura
al centro della scena dello spettacolo teatrale
"Cangaceiro"nel quale “l’'attore
rivolgendosi alla Stele rappresenta un uomo,
torturato e condannato da una dittatura politica
e militare, che lotta per la propria libertà
di pensiero.”
Come detto, però, Ceramicola è
padrone di un bagaglio culturale che gli permette
di accostarsi anche alle rappresentazioni classiche,
non tralasciando mai di inserire nelle opere
quei particolari che possano consentire di trasmettere
un messaggio allo spettatore.
L’esempio più significativo è
l’opera “Donna con bambino”
del 1985, in cui si possono cogliere dei rimandi
a quello che è il più classico
degli scultori europei dell’epoca moderna:
Antonio Canova.
Nel Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria
lo scultore veneto rappresenta dei personaggi,
tra i quali una donna ed un bambino, davanti
ad una grande piramide bianca che Giulio Carlo
Argan nel 1970 descrive in questo modo : “Quella
piramide bianca non è simbolo o emblema;
è il modello di una forma assoluta a
cui tendono le forme relative delle figure.
Mettendosi in rapporto diretto con quella forma
assoluta, ciascuna delle figure assume un senso
d'assoluto: qualcosa dell'assolutezza della
morte si mescola alla relatività delle
sembianze vitali”.
Nell’opera di Ceramicola il rapporto diretto
tra la forma assoluta e la relatività
del singolo non passa attraverso la monumentalità
della piramide, ma viene raggiunta con il velo
che nasconde il volto e l’identità
della donna conferendole quel valore di assolutezza
in grado di concentrare in se femminilità
e istinto di maternità.
La madre ed il figlio stanno a significare la
continuità della vita, ma il vento atomico
si abbatte su di loro a testimoniare la tendenza
all’autodistruzione del genere umano;
si tende a far ricadere sulle categorie indifese
ed innocenti le colpe di un oligarchia che racchiude
ogni potere decisionale.
Maternità intesa non solo come istinto
innato di procreazione, ma come possibilità
di trasmettere ad un altro essere la propria
energia, nella consapevolezza della fugacità
della vita.
L’energia vitale può assumere molteplici
forme, una di queste è la purezza necessaria
a donare la vità al A Bao A Qu, scultura
in gasbeton del 1996 ispirata alla creatura
del Manuale di zoologia fantastica di J.L. Borges.
“L’A Bao A Qu, sensibile ai valori
delle anime umane.
Vive in stato letargico, sul primo gradino,
e solo fruisce di vita cosciente quando qualcuno
sale la scala
La vibrazione della persona che s’avvicina
gl’infonde vita, e una luce interiore
s’insinua in lui.
Nello stesso tempo, il suo corpo e la sua pelle
quasi traslucida cominciano a muoversi.
Quando qualcuno s’avvia per la scala,
a Bao A Qu si mette quasi ai calcagni del visitatore
e sale afferrandosi all’ orlo dei gradini,
scavati e consunti dai piedi di generazioni
di pellegrini
a ogni gradino il suo colore s’intensifica,
la sua forma si perfeziona, e la luce che irraggia
si fa ogni volta più brillante.
Testimone della sua sensibilità è
il fatto che raggiunge l’ultimo gradino,
e la sua forma perfetta, solo quando chi sale
è un essere evoluto spiritualmente.
Altrimenti resta come paralizzato prima di arrivare,
col suo corpo incompleto,il suo colore indefinito,
la sua luce vacillante.
L’A Bao A Qu soffre quando non può
formarsi interamente, e il suo lamento è
un rumore appena percettibile, simile al fruscio
della sera.
Ma quando l’uomo o la donna che lo resuscitano
sono pieni di purezza, allora può giungere
all’ultimo scalino, ormai completamente
formato e irradiando una viva luce azzurra.
Il suo ritorno alla vita è molto breve,
poiché, andando via il pellegrino, l’A
Bao A Qu rotola e cade fino al gradino iniziale,
dove ormai spento è simile a una lamina
dai contorni vaghi aspetta il visitatore successivo.
Si può vederlo bene solo quando arriva
a metà della scala, dove i prolungamenti
del suo corpo, che in guisa di piccole braccia
l’aiutano a salire, si definiscono con
chiarezza.
C’è chi dice che guarda con tutto
il corpo, e che al tatto ricorda la pelle della
pesca.
Nel corso dei secoli, l’A Bao A Qu è
giunto una sola volta alla perfezione”.
L’A Bao A Qu rappresenta al contempo la
ricerca della perfezione e la fugacità
dell’esistenza cosicché nonostante
la continua ricerca riesce a raggiungere solo
una volta e per un periodo molto breve la forma
perfetta.
La possibilità di raggiungere la perfezione,
e comunque di migliorare la propria esistenza,
passa dal rapporto con gli altri, dallo scambio
di sensazioni positive in grado di alimentare
la vitalità degli esseri.
La creatività artistica di Giuseppe si
attiene strettamente a questa convinzione, come
testimonia la sua adesione al movimento artistico
della mail art, anche se parlare di adesione
può risultare inesatto, vista la mancanza
di affiliati e di leader che contraddistingue
questa corrente divenuta autonoma forma espressiva
all’inizio degli anni 60 per merito dell’eccentrico
artista americano Roy Johnson legato al movimento
“Fluxus.
Sebbene alla mail art possa aderire chiunque,
ad ottenere risultati concreti sono solo coloro
vi si dedicano con dedizione e cognizione, sapendo
cosa cercare ed essere in grado di conseguenza
di offrire qualcosa di valido per intrecciare
scambi ed installare collaborazioni utili allo
sviluppo della mail art.
Rimane comunque fondamentale l’apertura
a tutti dell’arte postale, insieme all’altra
particolarità che prevede la creazione
dell’opera senza fini commerciali, ma
con il solo scopo di poterla regalare. La possibilità
di creare l’arte per l’arte e non
per un potenziale mercato ben si addice a Giuseppe
che già nel 1977 aveva creato un’opera
intitolata “grafica in pezzi”; un’opera
grafica di cm. 100 x 70 strappata in piccole
parti, inserita in una busta di plastica messa
in un contenitore di polistirolo posto a sua
volta nel congelatore.
Il percorso dell’opera diviene un’incognita
legata al trascorrere del tempo. I pezzi potranno
essere conservati insieme nella busta; essere
estratti per ricomporre la grafica originale;
ogni singolo pezzo potrà essere il punto
di partenza per un molteplice numero di opere
diverse dall’originale oppure potrà
essere tutto distrutto quando l’artista
deciderà che il ciclo vitale dell’opera
è giunto al termine.
Se nell’arte postale gli artisti creano
un interscambio con altri artisti, la “Grafica
in pezzi” di Giuseppe è artefice
di un dialogo aperto tra la personalità
dell’artista nel momento della creazione
e quello che sarà l’animo dello
stesso quando, trasformato dall’esperienza
e dagli eventi, si troverà a misurarsi
con lo stessa opera.
Le possibilità offerta dall’avvento
di internet e della posta elettronica ha permesso
a Ceramicola di riprendere questa esperienza,
trasformando in digitale una tela di cm 90 x
100 tagliata in 400 pezzi e spedita in tutto
il mondo, con la possibilità che venga
ricomposta attraverso un possibile contatto
tra i diversi destinatari o che i singoli frammenti
vadano dispersi.
Le esperienze di mail art precedenti trovano
massima espressione nel “Concerto dello
straniero”, cassetta audio in cui Giuseppe
nel 1992 aveva registrato integralmente una
performance musicale, senza tagli e montaggio,
per sollecitare i destinatari ad un ascolto
“costruttivo” alla ricerca di contributi
in grado di dare sviluppo continuo all’opera.
Nella copertina è stata inserita la fotografia
dell’artista con gli occhi coperti da
un paio di occhiali in metallo, un invito ad
ascoltare senza la distrazione della vista,
per un immersione totale nelle sensazioni dettate
dalla musica, nel tentativo di sollecitare l’inconscio
ad incamerare i suoni ed a fornirne dei nuovi.
L’occhiale funge allo stesso tempo da
armatura in grado di proteggere dalle contaminazioni
esterne, aiuta l’immersione in una sorta
di panismo musicale libero dalle contaminazioni
ambientali.
Nel 1999 Ceramicola viene chiamato a realizzare
un video della realizzazione di un mandala ad
opera di Lama Gheshe Thupten Tenzin e dei monaci
Jampa Tashi e Jangchup Gyurme del monastero
di Ganden Shartse India, esperienza che lo porterà
a scegliere la forma rotonda per la realizzazione
delle sue opere pittoriche.
Il Mandala (La parola Mandala proviene dal sanscrito
e significa cerchio contenitore di essenza)
permette a Giuseppe di riprendere quel legame
con il cerchio forse sopito, ma mai scomparso,
che gli aveva suggerito all’inizio degli
anni settanta le prime performance con una ragazza
posta al centro di una circonferenza tracciata
sulla spiaggia.
L’impermanenza rappresentata dal mandala,
che i monaci buddisti, dopo un processo di contemplazione
e creatività durato giorni e giorni,distruggono,gettando
poi la sabbia colorata in un fiume vicino, poco
si confà allo spirito collezionista di
Giuseppe, che dal 2000 rappresenta su cartapesta
dei “mandala dipinti”.
Resta in queste opere il significato del cerchio
come “spazio sacro” in cui l’artista
crea un proprio universo ricco di simboli e
animali immaginari o reali nella ricerca di
un’intimità protetta dalla circonferenza
della figura.
Nei cerchi dipinti da Giuseppe si ritrova un
condensato di vita immaginaria figlia della
fantasia dell’artista, un dialogo introspettivo
che, terminata l’opera, si apre all’esterno
senza la ricerca di riscontri ma inserendosi
al di fuori del contesto.
Il cerchio assume pertanto la funzione di casa,
uno spazio protetto che si vorrebbe illusoriamente
condividere con un universo non sempre in grado
di cogliere sensazioni raggiungibili solo con
grandi e faticose scalate, come ci comunica
lo stesso Giuseppe nell’opera del 1993“Paesaggio
sulle punte” accompagnato da un significativo
commento :
Alta.
Arrampicarsi fino alla cima.
Per essere lì, al di sopra di tutto,
In alto.
Soli, con lo sguardo lontano,
Temerario.
Qui costruirò la mia casa,
Nel suono e nell’odore della natura,
Vorrei che anche tu potessi godere
di questo spettacolo,
Di queste roccie bianche e lucenti.
A guardare il paesaggio.
Sento il vento pungente,
L’aria pura,
L’avvicinarsi della notte.
Quassù tutto è limpido,
Il pensiero si apre,
La solitudine è sovrana.
GRAFICA - 1977 - Figure nello Spazio -
di
PLINIO ACQUABONA
Il talento naturale di Giuseppe Ceramicola si
è maturato all’Accademia delle
Belle Arti di Macerata durante i corsi di pittura
del maestro della nuova figurazione Remo Brindisi
e quelli di specializzazione in scultura tenuti
da Valeriano Trubbiani, scultore di fama internazionale.
Ora Ceramicola sta dedicando una parentesi alla
grafica. In un sintetico ciclo di opere “Chi
sei?”, “Anatomia”, “Sopravvivenza”,
“Figure nello Spazio”, “Sogno
riflesso” ha realizzato un suo segno personale
con cui ha affrontato anche il tema drammatico
della superfetazione con notevole lucidità
espressiva.
La metafora di quest’opera è quella
di una metastasi che aliena la struttura portante
dell’attuale società. Si tratta
di un’interrogazione sul futuro con il
quale già si stanno facendo i conti dell’identificazione
delle resposabilità mancate.
L’insegnamento diagnosticante dei suoi
maestri non poteva non riflettersi in proiezioni
così impegnate e, al tempo stesso, autonome.
“Figure nello spazio”, letta dal
basso, cioè dallo stallo rovesciato di
una esistenza incongrua rifiutata, esprime la
liberazione e la congruità d’un
rapporto diverso e di nuove ipotesi di vita.
E nello sciogliersi in elevazione i volumi acquistano
il senso di una nuova agibilità dello
spazio e dello spirito, stagliati contro l’oscurità
del presente.
Oltre alla scultura, nei suoi interssi entrano
la pittura, la scenografia e il teatro d’animazione.
Si può puntare sugli esiti concreti di
un lavoro impostato da una così incisiva
presenza.
SCULTURA - Termini di un linguaggio -
di GIAMMARIO OLIVIERI
Ceramicola si presenta come uno scultore che
ha raggiunto una fisionomia espressiva definita:
una fisionomia dove lintervento di una
emozione fantastica si giova di mezzi duttili,
agili, pronti a tradurre senza sforzo ogni esigenza
della ispirazione. Giuseppe Ceramicola, infatti,
non è uno scultore che. si muova dentro
uno schema cristallizzato. Al contrario, è
un artista che, di volta in volta, rinnova i
suoi modi, obbedendo alle suggestioni del tema,
al ritmo della propria immaginazione. Ora, quindi,
le sue sculture occupano lo spazio con materia
palpitante, che mantiene nellimpronta
il fervore di una rapida modellazione; ora appaiono
come un intrico complesso e organico di elementi.
Ma qual è il nucleo poetico su cui poggia
tutta loperazione creativa di Ceramicola?
La domanda è più che legittima.
Ceramicola, infatti, non è uno scultore
che divaghi nella dimensione del non senso.
Le sue opere hanno sempre un messaggio
da proporre. Un messaggio al cui centro di interesse
sta luomo nelle difficoltà dellesistere.
Luomo nei suoi desideri di rompere i propri
limiti e nellopposizione alle forze ostili
che agiscono dentro la storia. Ogni scultura
di Giuseppe ci porta a questi problemi esistenziali
e civili. Ed è senzaltro un suo
merito il fatto di non staccarsene, come è
suo merito il farlo senza che la specificità
del valore plastico sia tradita. Lartista
è sempre partito dalla persuasione profonda
che le sue immagini dovessero dar conto delle
circostanze difficili in cui ognuno di noi si
trova a vivere e ad agire. I termini del suo
linguaggio li ha costantemente scavati e reperiti
allinterno di questa dura e reale dimensione,
non altrove, non nellarbitrio di una pura
immaginazione che vive unicamente delle proprie
vertigini divaganti. Ci si accorge subito, guardando
le sculture di Ceramicola, della singolarità
della sua formulazione plastica: ci si accorge
cioè di come egli si muova senza mediazioni
dalla soluzione più contratta, quasi
rudimentale, alla soluzione minuziosa, insistita,
narrativa, il risultato, dal punto di vista
formale, è senzaltro insolito.
Locchio percorre queste sculture incontrando
larghe pause, spazi aperti, e quindi, improvvisamente,
anfratti, cesure... E' luomo di Ceramicola,
in vita e in morte, con le sue ferite, le sue
fratture, con i suoi frammenti desistenza,
con la memoria delle cose passate, con la sua
intimità, con le tracce e le impronte
della sua storia quotidiana.
PITTURA - Liberazione emotiva -
di
PLINIO ACQUABONA
Giuseppe Ceramicola domesticamente si firma
Giuseppe ma io, dal successo di un fortunato
protagonista del romanzo La Storia della Morante
preferisco chiamarlo Useppe. Intanto è
qualcosa di maggior consistenza per uno che
sia uscito da una regolare accademia, dalla
scuola dun pittore come Remo Brindisi,
e di uno scultore come Valeriano Trubbiani.
Useppe, dunque, pittore, scultore non quanto
pittore, e grafico. In armonia coi tempi, cioè
sensibile a tutte le possibilità espressive.
Nella sua pittura non cè margine
di gratuità. Tutto è consentito
da un lucido controllo dellimmagine complessiva
che in sé fonde principio e fine nellanello
naturale di un tessuto organico, dove lorganicità
è la caratteristica tipica della sua
strutturazione pittorica; in quanto è
ricorrente da un quadro allaltro, come
un dato fisionomico in evoluzione. Uno dei suoi
primi approcci con la tela consegna limmagine
duna città distrutta. E il
primo dato anagrafico della sua pittura e resta
anche lunico dato oggettivo perché
la sua pittura che, dora in poi, riflette
le conseguenze di quel dato storico, ossia il
rifiuto di connotarsi con gli elementi oggettivi
duna civiltà crollata e la necessità
di connotarsi, invece, dal di dentro, auscultandosi
analizzandosi, specchiandosi infine in immagini
della propria interiorità, del proprio
impegno, della propria aspirazione: in altri
termini, autonomamente. Un elemento importante
per giudicarlo è la gradualità
lenta e meditata di questo procedere per linee
interne, con una coerenza dimmagini sensibili,
criticamente individuate con titoli sempre garanti
duna ricerca consapevole. Tre tele riassumono
la condizione di partenza secondo una rigorosa
concatenazione di temi: Esplosione di
meteore, Formazione e deformazione
di un impulso psicologico Vibrazioni.
Loscuro impatto dei bruni minacciosi del
primo pezzo è seguito dallinstabile
tensione dialettica dello stimolo psicologico
in atto seguito, a sua volta, dalle più
rarefatte vibrazioni, leggere, tese, balenanti,
che guardano al movente cosmico sovrastante
luomo, a unesperienza che ha la
matrice nella natura cui luomo non può
che soggiacere. Poi la matrice sconvolgente
è quella umana. LEsplosione è
terrestre, avviene per mano delluomo.
Il cratere nero squarciato dal bianco e dai
gialli abbaglianti è al centro della
verde civiltà corrotta che suppura ed
esplode in un bubbone malvagiamente senile.
I getti di questa lava sulfurea crivellano lo
spazio, larea delle possibilità
di crescita delluomo, sono grappoli di
morte ai quali però è opposta
la notevole intuizione del Coro angelico. Una
simmetria metafisica di gialli, verdi, azzurri,
blu e bianchi: una cupola fonda con unapertura
centrale verso il vertice remotissimo dello
spazio; diametralmente opposta al cratere. Ciò
che colpisce in questi colori è lintrinseca
luminosità in cui compongono la figurazione.
Il Coro angelico, sia per le dimensioni, sia
per la profondità della concezione, prelude
a liberazione emotiva che rappresenta il risultato
più ambizioso e concreto. Seguono Ricerca
percettiva di sensazioni dalla natura", Immaginazione
di vibrazioni del pensiero, Formazione
di uno stato danimo: un vigore compositivo
nel quale gli spunti di partenza incrementano
figurazioni decisamente più personali.
Le vibrazioni del pensiero, invece, restano
di una leggera trasparenza, intima e chiara,
contrastanti con la formazione di uno stato
danimo successiva e accesa di sicure audacie
coloristiche e formali. Questi temi, ordinati
dallembrionalità alla complessità
evo1uta, configurano il farsi gradualmente adulto
della sua pittura. E importante notare
il calmo distacco di Useppe dalle sue immagini,
forse perché le inquadra costantemente
in un margine, come se vedesse filigrane sospese
e colorate contro uno sfondo o come se ingigantisse
visioni microscopiche dello spirito. Assurge
a epilogo di questi concreti anni di ricerca
e di meditazione il quadro Liberazione
emotiva. Qui lintuizione di Coro
angelico tecnicamente e figurativamente,
ma sempre in unaccezione astratta, come
tutto il resto della sua pittura, giunge a una
maturazione espressiva di grande ampiezza. In
esso le concrezioni figurali e coloristiche
raffigurano lessenza di conoscenze realistiche,
il loro sommo materico, liberamente usate per
interpretare e rendere sensibile la liberazione
dalle forme originarie ed entrare in unampia
volta espressiva che si proietta contro la tonalità
calda di un rosso cordiale, come di una palpebra
chiusa, guardata contro il sole. E unimmagine
interiore indimensionabile e attiva, duna
spiritualità raggiunta e vibrante, laica
e religiosa. E la trama complessa duno
spirito presenta a se stesso, dopo il rifiuto
di unoggettualità fallita. La scultura
rivela un aspetto più adeguatamente concreto
della sua personalità. Unalta colonna
quadrata, dalla metà alla cima esprime
mani che, sbucciandole sembrano uscire dalla
materia dopo averla conquistata dal di dentro,
per poi dominarla dallalto. Anche questo
è un discorso alternativo per affermare
Il valore dellinteriorità Un altro
aspetto, più apparentemente svagato della
sua scultura, ma che conferma la necessità
di ricominciare dal filo per tessere il nuovo
tessuto umano e sociale, è lemblematico
robotdonna, che tende le mani con la matassa
di lana da dipanare, e porge, in lampade sferiche,
due poppe luminose il cui nutrimento potenziale
sidentifica, appunto, nella luce. Lideazione
grafica più significativa tra quante
Useppe abbia realizzato, è una seria
di tre tavole con fibre e ovuli. La regione
marchigiana, prima dellavvento della seta
artificiale, era una grande produttrice di seta
naturale. Ma questo può appartenere ella
memoria ancestrale di Ceramicola, la cui materia
prima, il filo, propone una nuova variante del
tema della ricostruzione dallinfimo. -
TEATRO -
di
PLINIO ACQUABONA
-Conosco
lo spettacolo di Teatro-Danza allestito dal
regista Prof. Giuseppe Ceramicola che lavora
con assoluta serietà. Egli ha anche realizzato
il mio radiodramma I VENTRILOQUI per la terza
rete radiofonica. Il suo è uno spettacolo
nel quale i protagonisti, in una notte metafisica,
si presentano come embrioni ectoplasmatici che
si evolvono fino a diventare figure e esseri
capaci di esprimere nel gesto una interiorità
misteriosamente correlata nella danza, e a creare
metafore complesse attendibili. Gli studiati
apporti espressivi sono tali che si riassorbono
nell'interiorità emotiva dello spettacolo
efficacemente. Ritengo che senz'altro, anche
in virtù dell'ultima maturazione, lo
spettacolo sia da prendere in considerazione
per il rigore con cui si regge e la valentia
degli elementi affiatati.
-Una ballerina in calzamaglia rossa si muove
a passi di danza allinterno di una stanza.
Alla sinistra, seduta sul letto, unaltra
donna meno giovane e vestita di bianco sta immobile
ed osserva. Poi si alza, va davanti allo specchio
e si tinge il viso di bianco. La ballerina intanto
è uscita di scena con un uomo comparso
silenzioso ed improvviso. La donna dal viso
bianco, ora sola nella stanza, si sfregia il
volto che rimane segnato, poi, pure lei, scompare
dietro la scena. Questo è il quadro del
lavoro teatrale diretto da Giuseppe Ceramicola,
il quale in questo spettacolo ha trasferito
tutta la sua esperienza di scultore. I corpi
degli attori si muovono infatti sul palcoscenico
in modo plastico creando figure scultoree molto
appetibili. Una volta un pittore texano che
si mise a fare del teatro si giustificò
di questo spiegando che le immagini nella sua
testa erano più ricche di quanto potesse
esprimere sulla tela. Si direbbe che qualcosa
di simile possa essere balenato nella testa
del Ceramicola che si è servito di immagini
viventi, di corpi umani, di riflessi di luce,
di movimenti e musiche per fare attraverso il
teatro dellarte figurativa. Ci viene da
pensare a proposito di questo spettacolo anche
supermarionetta di Gordon Craig un teorico del
900 che nella sua Arte del Teatro affermava
che tutto ciò che è accidentale
è nemico dellartista. Quindi per
il teatro (se vuole essere una forma darte)
sono negative, secondo Craig le emozioni dellattore,
lespressione del suo volto il suono della
sua voce. Questi stessi elementi sembrano banditi
dallo spettacolo. Nelle scene successive alla
prima gli attori indossano infatti dei costumi
asettici, i loro volti non hanno espressione,
mentre i corpi con i loro plastici movimenti
esprimono qualcosa di indefinito simile ad un
tormento; forse è lo stato dansia
che coglie lartista nel momento della
creazione. Segue la proiezione di alcuni filmati
che testimoniano altre precedenti performance
del Ceramicola che si incastrano a regola darte
con il resto di questa interessante azione scenica
in cui anche luso della luce ha unimportanza
rilevante. S. A.
-Lo
spettacolo teatrale di Giuseppe Ceramicola è
innanzi tutto un esempio coerente di teatro
per immagini, in cui la mediazione del parlato
viene superata decisamente per giungere ad un
globale espressività di figure
situazioni commenti. In assenza della
parola non esiste un solo momento di silenzio
poiché tutto viene detto attraverso un
puntuale uso delle possibilità espressive
del corpo, della luce, del suono, non meno che
della scenografia. In questo senso ogni minimo
particolare dellevento teatrale è
necessario e complementare al precedente e al
successivo, come in un mobilissimo gioco di
incastri. Forse il primo messaggio che viene
da questo spettacolo (in cui i differenti piani
di comunicazione si sovrappongono), è
proprio la possibilità di rappresentazione.
In un certo senso lo spettacolo rappresenta
se stesso: il balletto uno degli assi
portanti del complesso la musica, le
presenze recitanti, i filmati, le performance,
sono elementi protagonisti che si fiancheggiano
e dialogano, testimonianze che il teatro, al
di là delle commercializzazioni che ha
subito e che tuttora attraversa, dispone
ancora di molte possibilità e di molte
cose da dire. Questo spettacolo non è
una storia, non è il racconto di una
vita, anche se forse potrebbe essere letto come
un racconto di molte vite. Proprio per questo
motivo diventa uno spazio in cui ognuno trova
luogo e occasione di espressione, in cui la
creatività di ogni componente raggiunge
probabilmente il massimo livello. Il superamento
della parola, la sua assenza, rendono ogni altro
codice estremamente più immediato, ed
in questo senso la potenziale espressività
del pubblico trova riscontro e possibilità
di essere nella estrema libertà di comunicazione
degli attori, compiendo assieme alla compagnia
un percorso difficile quanto liberatorio. Nella
scena iniziale il contrasto violento tra il
silenzio fisico dellattrice, la sua estrema
difficoltà di comunicazione, e lesprimersi
quasi esasperato dei ballerini, costringono
lo spettatore a compiere una scelta e ad indagare
dentro di sé le proprie pulsioni in una
partecipazione che la parola non avrebbe consentito.
C.A.
TEATRO DANZA
-Delle strutture di ferro, delle scale. Funi
per arrampicarsi, come nei giochi dei bambini.
Eappena terminata la rappresentazione
del "Anello della Memoria", si tratta di
Teatrodanza . Gruppi di gente si aggrumano
attorno ai protagonisti, si congratulano, stringono
mani. Riusciamo a rubare al regista, Giuseppe
Ceramicola, un podi tempo per le nostre
domande. Chiediamo come è nato lo spettacolo
Io faccio lo scultore, mi avvicino molto
al movimento nello spazio, alla performance
siamo
riusciti a fondere, le mie immagini visive in
danza, in movimento, in sculture viventi
. Come si struttura lo spettacolo?
È un mosaico di immagini,
nella prima parte ci sono situazioni anche molto
drammatiche, cè un filmato che
fa vedere l assenza di energia ,
cioè qualunque tipo di distruzione, sia
psicologica sia atomica , un canto
disperato
una madre che si rivolge al
proprio figlio ed allo stesso tempo anche lei
ritorna allinfanzia. Poi il gioco, questa
struttura che è un po
la gabbia che troviamo nei parchi; un sali
e scendi di situazioni, le ombre cinesi,
che sono una tecnica che usiamo abbastanza spesso,
cè una ballerina che si specchia
nellacqua, gioca con la sua immagine.
Cè una parte recitata dove si parla
dell annullamento del tempo ,
è tratta da Il tempo ritrovato
di Proust, cioè quando una situazione,
una sensazione ti fa vivere contemporaneamente
nel ricordo e nel presente
poi una proiezione
nel futuro, la spensieratezza finale
La tua ambizione? Mah, lo studio, la ricerca
è la cosa fondamentale per me. Lambizione
è quella di riuscire ad avere unaccademia,
una scuola dove si faccia ricerca di un certo
tipo, dagli allievi che danno energia .
Quindi una struttura che possa permettere di
superare tutte le difficoltà dorganizzazione,
permessi, politica
. R. D.P.
Dove la parola non trova Spazio
-Da parecchi anni ormai, per una sorta di tacito
accordo, ogni volta si desideri parlare di teatro,
lo si fa dando per scontato che la necessità
di fare teatro, o linevitabilità
del teatro stesso,siano fattori da considerarsi
sostanzialmente inesplicabili,e in ogni caso
talmente compromessi da non essere più
valutabili sotto legida della spiegazione
sociale o storica, quando non psicologica. Ma
un discorso sul fare teatro di Giuseppe Ceramicola,
non può sottrarsi ad un giudizio di merito
sul teatro stesso, sulla sua struttura contenutistica,coinvolto
comè in una logica non di racconto,
ma di vissuto profondo e - in un certo senso
- disperatamente umano. Dove il termine disperazione
non deve però essere inteso nella accezione
negativa della parola (la non speranza),ma semplicemente
come accettazione della condizione umana presa
così come si presenta, senza alcuna volontà
di guarigione,ma piuttosto come una coraggiosa
affermazione di sé. Grande è stato
il successo di critica e di pubblico al teatro
Sperimentale, sinceri e prolungati gli applausi,
a scena aperta, che hanno sottolineato la fatica
compiuta da tutti i partecipanti al lavoro di
Ceramicola: ballerini,attori,tecnici, tutti
ugualmente impegnati in questa realizzazione.
Ma grande forse è stato anche lo stupore
di trovarsi di fronte non ad uno spettacolo-storia
(perlomeno inteso come tradizionale) ma ad un
insieme di linguaggi che, più che altro
narravano la storia di uno spettacolo e, allinterno
di questa, ciò che di spettacolare vi
è nella storia delluomo. Sul palcoscenico
si muovono e si intrecciano figure diverse;
siamo di fronte ad un teatro per immagini e
quindi delle immagini ci vengono proposte, che
sottolineano la contrapposizione tra movimento
e immobilismo, forse anche tra passato e futuro
filtrati attraverso un presente che pare fatto
di luci ed ombre più che di certezze.
Ma non vi è proposta di parola: ci parlano
le immagini e ci parlano i corpi in movimento,
i ballerini in asettica calzamaglia bianca,
un grande computer sul fondo della scena, luci
vivide a sottolineare momenti di solitudine,
quando non ombre danzanti dietro ad un pannello
chiaro; la musica, che negli spettacoli precedenti
era una base registrata si fa ora materia viva
per entrare a far parte di questa specie di
moto perpetuo che è lo spettacolo di
Ceramicola. Il linguaggio è qualcosa
di molto simile ai cerchi che fa nascere un
sasso lanciato sulla superficie di uno specchio
dacqua: molti ma nessuno superire allaltro,
tutti ugualmente concentrici e dissacratori,
nei confronti di una apparente tranquillità.
Per questo dicevamo allinizio come questo
lavoro non possa sfuggire al giudizio di merito
sul senso del fare teatro di questo tempo. La
struttura teatrale diventa un recipiente in
cui si rovesciano,mescolano ed escono vestite
di un nuovo senso le più svariate forme
darte che fanno parte della nostra cultura;
in questo senso non si tratta di recupero di
teatro di avanguardia ma semplicemente di risposta
a concetti estetici propriamente nostri. In
tale struttura trovano spazio, ospitati dalla
sua grande elasticità, tutti coloro che,
operanti in campo artistico, vogliano dare forma
plastica alle proprie idee. Lo spazio e il luogo
rappresentano qui forse la tridimensionalità
che troppo spesso viene negata alla nostra ricerca
di espressione, lo spazio è il luogo
diventano momenti sacri per la sacra necessità
delluomo di rappresentare se stesso. Ceramicola
raccoglie dunque molte forme darte. E
ora un insieme di linguaggi che si intersecano
in una meravigliosa quanto comprensibilissima
Babele: la danza,il mimo, la musica, i suoni,
i colori, le luci, le scenografie sono tutti
elementi di un discorso che potrebbe espandersi
allinfinito, sempre trovando nuovi spunti
perché piena di nuovi spunti è
la storia delluomo. Nella libera espressione
della danza, del mimo, del colore, del suono
si respira, unaria di estrema possibilità
che se non avessimo paura di un termine abusato,
potremmo anche chiamare libertà; in quello
che limmagine racconta (catene, legami,
ripetitività, fossilismo, corsa verso
una tecnica che può anche voler dire
fine) si può certo ritrovare tutta langoscia
di un destino che proprio perché irrinunciabile
è tipicamente umano; ma nel modo come
queste cose vengono raccontate, ebbene in esso
si trova forse la soluzione a questa precedente
angoscia: la possibilità, la verità
dei gesti - attraverso linfanzia di un
uomo o di molti uomini- in ogni caso il futuro
che passa attraverso il progetto di un nuovo
teatro che non sia più cristallizzazione
di vecchie parole (il passato è passato)
ma superamento e ricostruzione. E la ricostruzione
passa appunto attraverso limmagine che
si accoppia e si sdoppia in un continuo gioco
di attrazioni e repulsioni. In definitiva il
destino delluomo così tanto legato
ad un suo carattere di mercificazione passa
anche attraverso la mercificazione dei suoi
aspetti particolari. Lo spazio scenico torna
ad essere spazio praticabile dove infinite sono
le possibilità di intreccio; ed ecco
spiegata lapparente mancanza di storia.
La parola non trova spazio, perché ormai
tutto il dicibile è stato detto, ed il
silenzio è coperto. G.B.
MUSICA E DANZA
Storia del tango su scena di pietra Sirolo
Tango e pietra. Un abbinamento suggestivo, soprattutto
se la pietra è quella viva del Teatro
alle Cave, il tango è quello di Piazzolla
e di Villa-Lobos, assemblato in un concerto
da Giovanni Seneca che ne ha fatto uno spettacolo,
per la regia di Giuseppe Ceramicola. La serata,
intitolata Histoire du Tango, prende
il titolo dalla partitura per chitarra, flauto
e danza di Astor Piazzolla in programma, composta
di quattro brani: Bordello 1990,Caffè
1930, Night Club 1960 e Concerto doggi,
che comporrà la seconda parte del concerto.
Nella prima, Bachianas Brasileiras n°5 di
Heitor Villla Lobos, Distribucao de flores,
quattro studi per chitarra,e infine Choros n°1.
E veniamo agli esecutori. Naturalmente, alla
chitarra cè Giovanni Seneca, napoletano
diplomatosi al Rossini di Pesaro con Francesco
Cuochi. A Parigi ha eseguito, fra laltro
il concerto per chitarra e orchestra scritto
per lui da Ennio Moricone. Al flauto, un altro
esecutore, Marco Agostinelli, anconetano, anchegli
diplomato al Conservatorio pesarese. Si è
specializzato nellesecuzione su strumenti
storici e si dedica alla musicologia, oltre
ad insegnare e a svolgere attività concertistica.
E infine, la danza: le coreografie sono state
ideate e sono eseguite da Caterina Fantoni,
di Ancona, già della compagnia C.A.S.T.
Quinto Piano, che fra laltro ha partecipato
allo spettacolo di Valeria Moriconi Don
Sand, Don Juan. Due parole per il regista:
Giuseppe Ceramicola, insegna ripresa televisiva
e montaggio allIstituto Statale dArte
di Ancona e dirige e coordina vari gruppi teatrali
di ricerca. (l.nicc.)
MUSICA E GRAFICA
Nella stessa linea Progetto musicale
per la realizzazione di uno spettacolo ideato
e interpretato attraverso una costruzione grafica
codificata: un diagramma, una tessitura musicale
con autonomie per ogni strumentista. Sulla stessa
linea, in percorsi alternati; visualizzazione
armonica di un percorso unico, da un unico dialogo:
singolo, alternato, globale, certezza, sicurezza
armonica. Brani intensi, brevi, concisi, che
si intrecciano in un gioco strumentale: composizione
e scomposizione, virtuosismo individuale, conversazione
sulla stessa riga, nella stessa linea. Lo spettacolo
progettato da Giuseppe Ceramicola, per il Teatro
Fahrenheit, si avvale della costruzione musicale
e dellesecuzione flautistica di Marco
Agostinelli con Tiziana Santarelli alla voce;
Alessandro Carlini alle percussioni; Luca Pincini
al violoncello e Giovanni Seneca alla chitarra.
Giuseppe Ceramicola in diretta durante lo spettacolo
scrive un diagramma grafico che viene disegnato
e ripreso da una telecamera e proiettato su
un pannello dietro gli strumentisti a fare da
scena in un percorso armonico, nella stessa
linea creativa, tra musica e grafica in un dialogo
alternato, interrotto solo dal silenzio e da
un canto lontano, un ricordo delle cose passate,
intenso, profondo, e così presente.
TEATRO DEL VENTO
Unesperienza teatrale con il progetto
Teatro del vento si propone come
indagine e studio verso una nuova direzione
rispetto allattuale panorama delle avanguardie.
Da unidea di Giuseppe Ceramicola, da molti
anni regista nel teatro e nella danza, nel momento
conclusivo di un periodo dedicato al teatro
di strada, nasce la nuova ricerca che porterà
alla realizzazione di uno spettacolo che vedrà
come fondamentale il rapporto con il pubblico.
Un Teatro del vento , dove gli
elementi naturali andranno ad infrangere quella
barriera del tutto costruito che
ha da sempre costretto lo spettacolo teatrale.
Si tratta di creare un rapporto tra lattività
artistica e lambiente naturale, trasformando
questultimo da semplice sfondo, come finora
è stata, a protagonista principale dellazione
teatrale. Questidea ha preso forma dallincontro
di Giuseppe Ceramicola con Piergiovanni Antici
che da anni si dedica allarte della costruzione
darchitetture volanti. Strutture portanti
dellintervento saranno il volo e il movimento
acrobatico di elementi scultorei; ma centrale
sarà il momento in cui il fermento operativo
farà prendere forma ai protagonisti e
si darà vita allazione scenica
attraverso il vento C.A.
PERFORMANCE
La performance del regista scultore anconetano
Giuseppe Ceramicola entusiasma il pubblico del
Teatro Sperimentale che ha ripreso lomonima
performance presentata per la prima volta nel
1979 incentrandola in questa occasione nella
danza. Non è facile riuscire a catalogare
né rientrerebbe nello spirito del lavoro
artistico di Ceramicola una performance come
quella allestita sotto un titolo immaginario,
nasconde la notevole aspirazione alla totale
libertà artistica. La danza imperniata
su coreografie di danza contemporanea, la mimica
delle attrici in cerone bianco, la musica nuova
scandita dal suono suggestivo del berimbao,
filmati, gli interventi computerizzati,si intrecciano
in un ordito che a differenza della tela del
ragno che avviluppa completamente la platea
significando la persecuzione delle nuove idee
da parte del sistema, della tradizione, della
politica mostra alla fine il volto fascinoso
della libertà despressione.
Dopo aver sperimentato di persona, ci spiega
il regista Giuseppe Ceramicola quanto sia arduo
se non impossibile rimanere se stessi nel campo
delle arti figurative dove, se vuoi emergere
ed avere successo, devi soltanto farti confezionare
dalla signora critica come un bel prodotto e
metterti in mostra quanto più possibile,
ho trasferito su una ribalta teatrale il mio
modo di vivere larte. E questa mia aspirazione
questo sforzo di uscire dai canoni stereotipi
imposti dalla tradizione, dal system è
condivisa da tutti i miei amici. Ognuno si esprime
liberamente, senza timore di essere compreso
o meno dalla platea alla quale daltronde
non chiede il consenso o lapplauso dapprovazione,
la presa datto che il nuovo si muove,
il nuovo è vivo; che la libertà
despressione, benché a durissimo
prezzo personale professionale ed economico,
è ancora più forte di tutti i
suoi carcerieri. F. A.
SCENOGRAFIA
La scenografia inedita nel centro storico di
Ancona, il regista Giuseppe Ceramicola ha agito
sul particolare ambiente costituito da quel
punto della via tuttora occupato da un cantiere,
con impalcature che lanciano in basso solo un
angusto paesaggio. In questa inedita scenografia
luci in movimento sottolineavano verso lalto
i muri delle case, mentre in basso i ballerini
tessevano ragnatele di fili bianchi, enfatizzati
da luci speciali, allinterno dello stretto
passaggio. Questa azione sulle musiche proseguiva
divenendo più esplicitamente danza, in
stretto rapporto con la rete dei fili bianchi
tesi, che impedivano ed insieme generavano il
movimento. In un continuo alto basso
la danza usciva infine dallintrico dei
fili e si risolveva in un assorto camminare
in fila indiana per la discesa, sino a svoltare
sotto larco per poi proseguire. Il pubblico
di fronte a questo spettacolo ha reagito in
maniera attenta partecipe: alcuni spettatori
sono entrati anchessi tra i fili, imitando
i ballerini e dimostrando così di avere
colto lo spirito di questo avvenimento. L.F.
Larte Lettera ad un amico di Elisabetta
Marchetti.
Penso ad un mio amico, alle sue opere di pittura,
scultura, teatro, penso a quella grossa mano
di piombo che sta lì aperta sul mobile
della sala. O alla colonna che ruota su se stessa
E sale a libretto verso lalto, col suo
bianco granitico, a ricordarmi che ascendere
è faticoso, ma è il solo modo
che abbiamo per sentirci vivi. Lascesa
.
Mi ricorda lesempio di S.Francesco, la
porziuncola, il dono del mantello, ed il bianco
immacolato della basilica di Assisi. Vorrei
amico pittore scultore, regista, raccontarti
la mia storia, dirti quanto in quelle esili
figure colorate che hai disegnato ultimamente
su pannelli ruvidi di cartapesta ci sia la vita,
quella vita leggere come un trine, trasognata
ed inconsapevole, che giace in attesa, sospesa
tra le acque del liquido amniotico, durante
lesistenza prenatale, e mi chiedo se dopo,
quando usciamo alla luce, la vita che ci tocca
vivere non sia un reiterarsi dei sogni che ci
traversavano la mente in quel prima informe
ed acquatico. Guardo le tue opere, caro amico,
e penso che senza quello sguardo inconsueto
la vita in questa prosaica città, sarebbe
un monotono ripetersi di atti svuotati di senso,
che anche questo natale rischia di essere risucchiato
dalla retorica dei vogliamoci bene di circostanza.
Ed allora penso a S.Francesco, rivedo quella
colonna di granito che sale fino quasi a toccare
il soffitto e mi rincuoro. La vita sta altrove,
il bianco del tuo granito, lampiezza di
quella mano che aperta esce da un blocco di
peso insostenibile mi dicono che ad altro siamo
chiamati e che senza quei segni, saremmo corpi
senzacqua, res extensa che affonda e rischia
con il suo peso di premere troppo sul fondo
dellantica placenta.
- DESIGN -
Nei modelli della serie “SUONI”
i colori delle note musicali divengono forma,
l’oggetto scultoreo entra nell’architettura
d’interni con la semplicità e la
raffinatezza di una perfetta realizzazione tecnologica.
Ricchi di suggestioni musicali, che ritornano
anche nei particolari costruttivi, questi modelli
possono far parte di qualsiasi scelta architettonica
d’ambiente. Il design nato dall’esperienza
di un architetto e di uno scultore ci porta
a scoprire le note ed il colore di un oggetto
attuale ma che appartiene alla nostra memoria.
In the “SOUNDS” range models, the
colours of the musical notes take on shape and
sculptural object fits any style of interior
decorating with the artlessness and refinement
typical of perfect technological execution.
Rich in musical suggestiveness, to be found
also in the manifacturing details, these models
can joy any choice of interior decorating. The
design arises from the experience of an architect
and a sculptur, gradually makes us detect the
notes and the colour typical of a contemporary
object which is however reminescent of our recent
past. Serie prodotta da Brandoni s.r.l. –
www.brandoni.c