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Riassunto: Il territorio oggetto di questa ricerca comprende parte delle propaggini settentrionali del massiccio montuoso degli Iblei, sino ai margini meridionali della piana di Catania e il medio e basso corso del fiume San Leonardo. Sino a qualche anno fa in questa area erano conosciute solo poche stazioni preistoriche, in gran parte scoperte e studiate da Paolo Orsi agli inizi di questo secolo e, successivamente, da Luigi Bernabò Brea. Negli ultimi venti anni, grazie alla preziosa attività di ricerca svolta da un gruppo di volontari, che hanno effettuato numerose ricognizioni topografiche, è stato possibile individuare tutta una serie di siti, che ampliando il campo delle nostre conoscenze, confermano, che il territorio della antica città di Leontini per la presenza di numerose sorgenti e torrenti e per la particolare fertilità del suolo, è stato il luogo ideale per l'impianto di insediamenti umani. Non si pretende di segnalare in questa sede tutti i siti esistenti, in quanto molto c'è ancora da fare per poter compilare una carta archeologica il più possibile esaustiva, pur tuttavia, ci si renderà conto che, nonostante queste limitazioni, il quadro degli insediamenti preistorici lentinesi è alquanto interessante, in quanto sono presenti facies e culture che, senza soluzione di continuità, coprono un arco di tempo, che dal Paleolitico giunge sino al periodo della colonizzazione greca. LESTRIGONIA Insediamenti preistorici nel territorio dell'antica Leontini
La stragrande maggioranza degli studiosi di preistoria, ha grossi dubbi sull'effettiva appartenenza all'industria clactoniana e protolevallosiana e quindi sulla loro attribuzione al Paleolitico inferiore, degli utensili litici rinvenuti sul Piano Meta, sulle colline di contrada San Giorgio, sul Piano Torre ed a San Basilio. Alla luce di queste considerazioni, attualmente, è solo nei pressi della Fontana Paradiso, che sono state trovate le più antiche testimonianze della presenza umana nelle campagne intorno Lentini, risalenti al Paleolitico superiore ed attribuibili alle ultime fasi dell'epigravettiano siciliano. Il piccolo gruppo di uomini, che in una delle numerose grotte di origine carsica presenti nella zona aveva stabilito la propria dimora, fabbricava utensili di selce e si procurava il cibo cacciando cervi, cinghiali, varie specie di bovidi e l'equus Hydruntinus. Questo sito offrirà, sia per la vicinanza di copiose sorgenti d'acqua, che per la presenza di boscaglie e pascoli, per un lungo arco di tempo, sino agli inizi dell'età del bronzo, le condizioni ottimali per l'impianto di un villaggio. La rivoluzione neolitica, come ha fatto osservare Childe, costituisce uno dei più grandi salti di qualità fatti dall'essere umano nel corso della sua plurimillenaria esistenza. L'introduzione dell'agricoltura segna l'inizio di un nuovo rapporto tra l'uomo e l'ambiente. Egli da soggetto passivo, che dipende soltanto dalla caccia o dalla raccolta dei frutti selvatici, diventa adesso protagonista attivo, producendo ciò di cui ha bisogno. Inoltre egli solca i mari con piccole imbarcazioni, scambiando prodotti con altri popoli, apprendendo nuove idee e nuove tecniche. Non abita in grotte ma costruisce capanne, che formano piccoli villaggi, a volte fortificati. Plasma l'argilla, ricavandone vasi, che decora con i margini delle conchiglie o con incisioni geometriche. Insieme alla selce lavora l'ossidiana, che soprattutto dalle isole Eolie viene trasportata in gran parte del Mediterraneo. Nel territorio di Lentini le più antiche testimonianze di vita riferibiuli a questo periodo risalgono al Neolitico medio ed appartengono alla cosiddetta cultura di Stentinello. Si tratta di alcuni gruppi di poche capanne, che alla luce delle attuali conoscenze e per la loro ubicazione, economicamente e tipologicamente non presentano elementi di distinzione. I villaggi di Punta Castelluccio e Gisira, sulla costa, nei pressi di punti di facile approdo, probabilmente dipendevano quasi esclusivamente dal mare per il loro sostentamento ed i molluschi e il pesce dovevano avere, come fonti di cibo, una rilevanza non trascurabile. In questi insediamenti, si può facilmente ipotizzare, era sbarcata l'ossidiana che poi, per via fluviale, veniva trasportata verso l'interno. Posto su una altura a ridosso del torrente Molinello era l'insediamento di Petraro, in una posizione arroccata, che denoterebbe preoccupazioni di carattere difensivo. Carattere prevalentemente agricolo aveva il piccolo villaggio di contrada Armicci, che sorgeva ai margini dei terreni alluvionali del Biviere. Ad un momento successivo, alla cultura di Serra d'Alto, appartengono gli insediamenti di contrada Castellana, su una delle alture a ridosso della piana di Catania e di contrada Porrazzito, su una piccola collina nei pressi di Carlentini, entrambi prevalentemente votati allo sfruttamento agricolo dei terreni circostanti. Alle ultime fasi della cività neolitica appartiene il sito di Fontana Paradiso dove è stata rinvenuta ceramica dello stile di Diana. Il lento sviluppo delle culture neolitiche, basato sul perfezionamento delle tecniche agrarie, viene scosso dalla scoperta della metallotecnica. Il rame, all'inizio trovato sotto forma di semplici sassi portati dai fiumi e successivamente estratto da filoni stratificati, dapprima semplicemente martellato e successivamente fuso e colato in forme, rivoluziona ulteriormente la qualità della vita dei nostri progenitori. I villaggi di questo periodo, nel territorio intorno Lentini, sorgono in aree in parte già frequentate nel periodo precedente, come Gisira e Castellana, dove sono presenti rispettivamente ceramiche dello stile di San Cono-Piano Notaro, di Serraferlicchio e Chiusazza-Malpasso, o nel Paleolitico, come a Fontana Paradiso, dove sono state portate alla luce ceramiche dello stile del Conzo e della Chiusazza-Malpasso. Questa persistenza abitativa dimostrerebbe una certa continuità delle condizioni di vita dell'uomo, che nonostante l'introduzione del metallo, continua a trovare in questi siti le condizioni ottimali per il proprio sostentamento. Da segnalare l'insediamento di contrada Balate di Zacco, con ceramiche dello stile di Malpasso, che rappresenta la più antica testimonianza della presenza dell'uomo nell'ambito del centro urbano della greca Leontinoi. L'acquisizione delle tecniche della metallurgia aveva portato ad una differenziazione socioeconomica dei vari gruppi umani, con la nascita di comunità che in maniera "specialistica" diversificavano le loro produzioni. I villaggi, non essendo il più delle volte autosufficienti, sentono la necessità di avere frequenti contatti commerciali, nascono così le prime "fiere", durante le quali i vari prodotti: la selce, le macine ed altri utensili di basalto, i manufatti ceramici, le pelli ecc., vengono scambiati. Tale fenomeno, che era iniziato con l'età del rame, durante la prima età del bronzo assume in Sicilia notevoli dimensioni. Ciò porta al moltiplicarsi degli insediamenti, che occupano, preferibilmente colline di facile accesso, ai margini di terreni fertili, nei pressi di sorgenti e corsi d'acqua e lungo le principali vie naturali di comunicazione: valichi, passi, fiumi ecc. La Sicilia vede in questo periodo l'affermarsi della civiltà Castellucciana, la più diffusa cultura preistorica isolana, che si irradia su un vasto territorio comprendente tutta la parte orientale dell'isola. Ai castellucciani, probabilmente, vanno attribuiti i nomi di Ciclopi e di Lestrigoni, con i quali la tradizione greca tramandataci da Tucidide (VI, 2) indicava i primi abitatori dell'isola. Nel nostro territorio i villaggi occupano soprattutto aree collinari e sub collinari che dominano piccole e fertili pianure, come a Valsavoia e ad Armicci, posti ai margini settentrionali del bacino del San Leonardo; Cugno Carrubba, Casa Drago, Vuturo, Loco Monaco, Frandanisi, Cozzo Scirino, Piano Torre, Fontana Paradiso, sulle ultime propaggini settentrionali degli Iblei; San Basilio, Castellana, San Giorgio, Piano Meta, sulle alture ai margini meridionali della Piana di Catania ed il colle San Mauro, che da questo momento in poi verrà occupato stabilmente sino all'arrivo dei greci Lungo le vie di penetrazione fluviale sono gli insediamenti di Cava Cana Barbara, a qualche chilometro dalla costa; Ossini San Lio e Passanatello nei pressi degli omonimi fiumi; Sabbuci e Timpunazzo, sul San Leonardo; Porrazzito sul torrente San Damiano; Petraro, l'unico in posizione arroccata e protetto da un aggere di pietre, su uno sperone di roccia che domina il fiume Molinello. Vicino al mare, alla luce delle attuali conoscenze, è solo il villaggio di contrada Gisira, che domina l'ingresso del porto canale della odierna Brucoli. E' da ricordare in questa sede il villaggio di Valsavoia, attualmente l'unico insediamento del territorio di Lentini nel quale è stata trovata la ceramica dello stile di Tindari-Rodì-Vallelunga. Tra il XV ed il XIV secolo a. C. nella Sicilia orientale assistiamo ad un mutamento sostanziale delle precedenti culture. I numerosi villaggi castellucciani, che sparsi un po' dovunque avevano occupato in maniera capillare tutto il territorio, spariscono quasi del tutto ed al loro posto nascono dei grandi insediamenti, che costituiscono, come per il caso di Thapsos, sulla penisola Magnisi, i primi esempi, non solo strutturali ma soprattutto socioeconomici, di proto urbanizzazione. Il commercio riceve un ulteriore impulso, caratterizzando in maniera profonda l'economia dei nuclei abitati di questo periodo, la maggiorparte dei quali occupano posizioni strategiche per il controllo dei punti di attracco sulla costa e delle vie di penetrazione verso l'interno. Questo mutamento viene generalmente attribuito oltre che alla naturale evoluzione della cultura castellucciana, soprattutto alle frequentazioni dei litorali siciliani da parte dei micenei, che sulle coste dell'isola costruiscono degli empori, dove le merci provenienti dall'interno della Sicilia: allume, zolfo ecc., sono scambiate, con i prodotti tecnologicamente superiori portati dalla madre patria, e quindi imbarcate e trasportate in Grecia. E' alle popolazioni di questo periodo che va dato il nome di Sicani, con il quale si indica una realtà omogenea di carattere culturale piuttosto che etnica. Insediamenti di questo periodo sono attestati a Cava Cana Barbara, quasi a ridosso del mare; Porrazzito, sulle rive del torrente San Damiano; San Mauro, Valsavoia, Cugno Carrubba, Cozzo Scirino e Castellana verso l'interno. La sostanziale omogeneità culturale, che aveva caratterizzato durante la prima e la media età del bronzo soprattutto la Sicilia orientale, verso il XIII secolo viene bruscamente interrotta. I traffici, a seguito di controversie interne nel mondo miceneo, segnano un repentino regresso, con la conseguente frammentazione e sporadicità dei contatti tra mondo egeo e la Sicilia. Nello stesso tempo l'Italia meridionale verrà scossa dalla venuta dei popoli legati alla tradizione dei "campi di urne", che daranno vita alla civiltà proto- e villanoviana. Le mutate situazioni storiche porteranno, da un lato ad una progressiva "settentrionalizzazione" dell'isola, dovute all'arrivo di gruppi di Ausoni e dall'altro, alla formazioni di aree ben circoscritte, nelle quali, le precedenti culture di ispirazione egea continueranno la loro, anche se lenta, evoluzione. Nel territorio di Lentini questo arco di tempo è caratterizzato dalla esistenza, nei vari siti, di facies nelle quali le influenze italiche sono predominanti sui caratteri indigeni. Infatti sono presenti, soprattutto, insediamenti appartenenti alla cultura dell'Ausonio II, come la necropoli di Pozzanghera, a sud della omonima porta della greca Leontinoi, con il relativo villaggio siculo sul colle Metapiccola, nel quale, Bernabò Brea identifica la mitica Xouthia della tradizione diodorea (V, 7) ed il riparo di Punta Castelluccio, considerato, sempre da Bernabò Brea, come il porto della stessa città sicula. Aperta ad influenze italiche è anche la cultura di Cassibile, alla quale appartengono alcune delle tombe della necropoli di Cugno Carrubba, parte dei materiali del villaggio della Metapiccola e della necropoli di Pozzanghera, alcuni dei corredi ritrovati nelle tombe della necropoli di Valsavoia, e dei frammenti ceramici recuperati in contrada Castellana ed a Punta Castelluccio. A partire dal IX secolo nasce in Sicilia un sistema culturale omogeneo nel quale gli elementi di tradizione locale hanno, dopo aver assimilato le culture italiche, preso il sopravvento. Le facies di Pantalica sud e del Finocchito, rappresentano la naturale sintesi degli elementi legati alla metallotecnica, di ispirazione italica, con le elaborazioni artistiche dei manufatti ceramici, che riprendono la antica tradizione di origine egea. E' in questo periodo che inizia il processo di formazione della cultura Sicula, in un contesto, etnicamente, ormai sicano, ed è con l'appellativo di Siculi, che i greci chiameranno, da questo momento in poi, tutte le popolazioni indigene della Sicilia. Sono questi i caratteri culturali delle popolazioni indigene che verranno a contatto con i primi gruppi di coloni greci, dei quali man mano assimileranno la superiore civiltà, imitandone le manifestazioni più esteriori. Alla facies di Pantalica sud appartengono alcune tombe delle necropoli di Ossini-San Lio e di Sant'Eligio ed alcuni manufatti di ceramica portati alla luce nel villaggio di Metapiccola. Alla successiva cultura del Finocchito sono riferibili i corredi della necropoli del Cozzo della Tignusa, nei pressi di San Basilio, di alcune tombe di contrada Ossini-San Lio, del Cozzo Telegrafo e del vicino Vallone Maccaudo, della Cava Ruccia e della valle del Sant'Eligio, quest'ultime appartenenti a gruppi di indigeni che vivono ai margini della appena fondata Leontinoi. Pubblicato in: "Atti I Convegno Internazionale di Preistoria Siciliana" Palermo 1997 |
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Date Last Modified: 24-01-1999