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Anche il sottoscritto
è stato vittima di una beffa: ricorso non accolto e spese compensate.
Come dire: il ricorso non è sbagliato ma non ti posso dare ragione.
In caso contrario, come sempre avviene in questi casi, le spese sarebbero
state a carico del perdente. Evidentemente, quel Giudice, aveva poca voglia
di far riaprire le schede qualche sezione. Eppure ce ne erano i motivi.
Undici verbali completamente in bianco, tre sezioni sparite nel nulla
senza nè tabelle nè verbali. Facendo una media di seicento
voti a sezione, significa che ben 1800 cittadini è come se il 6
maggio scorso non fossero andati per niente a votare. E qui sta tutto
il controsenso di una decisione che ha dell'incredibile e dell'assurdo
allo stesso tempo.
Da oltre cinquant'anni, si fanno campagne per dire che il voto è
l'unica occasione di riscatto per il cittadino e che il nostro Paese si
basa proprio su questi principi. Ebbene, dopo simili sentenze, resta difficile
credere ad una sola parola di simili menzogne. La verità è
che la gente non conta nulla e che questa è una finta democrazia
alla quale, purtroppo, siamo chiamati a chinarci senza poter fare nulla.
Chi glielo spiega, a queste duemila persone, che quel giorno hanno votato
ma è come se non lo avessero fatto? Ad ammetterlo fu proprio il
magistrato durante le sue faticose e lunghissime (
) operazioni di
riepilogo: "nulla si può fare dinanzi a queste mancanze".
Ora: era giusto o no ricorrere al TAR? Era giusto o no chiedere la riapertura
di quelle schede? Era lecito o no aspettarsi altre sentenze? Le Aule al
Tribunale sono affogate di questioni quasi ridicole. Si passa da un passo
carrabile ad una concessione edilizia nel volgere di pochissimi minuti.
E in venti secondi, quel Giudice, ha ritenuto respingere ciò che
più di sacrosanto era da accogliere. Senza rispetto per chi fa
politica e chi alla politica vuole credere ancora malgrado tutto. Senza
la minima responsabilità nei confronti dei cittadini che la prossima
volta faranno bene ad starsene a casa con la propria famiglia anziché
affidarsi ai Presidenti di seggio incapaci, ridicoli e sottosviluppati.
Personalmente ricorrerò al Consiglio di Stato, perché questo
è un affronto bello e buono, e perché ritengo, essendomi
posizionato primo dei non eletti per 11 voti, di avere la possibilità
di ribaltare quanto frettolosamente decretato da alcuni uomini di poca
volontà e indubbia coscienza.
Emanuele
Amici
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