UN BUCANEVE
Composizioni corali a 3 e 4 voci
Pizzicato Edizioni Musicali, Udine 2000, pp. 30, N. 334
INDICE
Al me paîs l'è un sun
a 3 voci femminili
(Celso Macor)
Al me sanc
a 4 voci miste
(Celso Macor)
Dami ‘na man Diu
a 3 voci femminili
(Celso Macor)
Dami ‘na man Diu
4 voci miste
(Celso Macor)
È primavera
a 4 voci miste
(Tatsuo Basho)
Un bucaneve
impressione a tre voci femminili
(Biagio Marin)
David Giovanni Leonardi
PRESENTAZIONE
A testimonianza di una lunga ed intensa esistenza vissuta nel segno della coralità e della composizione, un nuovo volume viene ad aggiungersi nel cammino silenzioso e fertile che la musicista goriziana Cecilia Seghizzi Campolieti compie a livello delle più libere e aperte propettive artistiche.
Un bucaneve, composizioni corali a 3 e 4 voci, titolo ispirato all'ultima lirica della raccolta, due rime baciate del prediletto poeta gradese Biagio Marin che rappresentano un punto fermo ed un simbolo di un percorso artistico che fa della Seghizzi, nella duplice e costante veste di compositore e pittrice, la più alta e duratura testimone di uno splendido Novecento friulano. Sei preziosi acquerelli corali, editi per i tipi della Pizzicato Edizioni Musicali di Udine a compendio di una lunga vita dedicata all'arte ed in particolare alla composizione corale in cui la scelta dei testi è emblematica e riassuntiva di particolari inclinazioni letterarie. La sanguigna poesia friulana innanzitutto, nella suggestiva parlata di Versa con cui si espresse il poeta Celso Macor, le raffinate stilizzazioni dei versi giapponesi di Tatsuo Basho che si illuminano di fugaci profondità ed, infine, dolce e carezzevole, Biagio Marin, fonte infinita di ispirazione di tanti compositori friulani e giuliani del passato e del presente.
Ritroviamo nelle cinque pagine tutte le sfaccettature dello stile che ha fatto di Cecilia Seghizzi una protagonista nel panorama articolato ed ancor vivo della musica corale friulana, un sentire religioso profondo e sofferto, echeggiato in solenne ed arcaica accordalità modale in Dami ‘na man Diu, le pennellate vivide e leggiere di “Al me pais l'è un sun” e di “Un bucaneve”, le prospettive accordali spaziate in forme di notevole complessità costruttiva di Al me sanc e le iridescenti rievocazioni di atmosfere lontane in È primavera con le sue reminiscenze pentatonali ed esatonali.
La raccolta integra e suggella una precedente, corposa, antologia di composizioni corali di Cecilia Seghizzi Campolieti, edita nel '993 a cura della Cassa Rurale ed Artigiana di Lucinico, Farra e Capriva, summa di un sentire in musica tipicamente friulano che affonda le sue origini nello splendido cammino della villotta popolare e d'autore, di cui Cecilia Seghizzi è protagonista fin dall'immediato dopoguerra. Ne caratterizza fin dai primi passi compositivi il linguaggio, oltre il fondamentale influsso stilistico del padre, Augusto Cesare Seghizzi, che del canto corale friulano fu un altro protagonista indiscusso, una moderna concezione del comporre in perfetta aderenza con l'universo popolare, una sorta di demoltiplicazione timbrica dei suoi procedimenti stilistici che non intacca le fondamenta di uno stile, ma, anzi, ne esalta la peculiarità.
Cecilia Seghizzi non arricchisce le sue composizioni con procedimenti armonici o, tantomeno, contrappuntistici di innovativa complessità; opera invece una deformazione delle strutture tradizionali nel cuore dello stile popolare ed all'insegna di una visione coloristica della coralità, avendone saggiato nel corso di decenni di attività direttoriale ogni potenzialità e limite. Vi immette infinitesime screziature, varia la tradizionale distribuzione delle parti vocali nella ritmica mobilissima, in perfetta aderenza con la prosodia testuale degli autori prescelti, Marin in particolare, la poesia giapponese e Giuseppe Ungaretti, oltre ad alcuni tra i migliori poeti friulani.
La prestigiosa carriera di studi musicali, il contatto con alcuni protagonisti assoluti della cultura musicale italiana, un'esistenza, quindi, vissuta all'insegna delle più alte prospettive artistiche ma con uno spirito di imperturbabile, serena ineluttabilità, contribuiscono alla formazione di uno stile personale e inimitabile nel quale l'incontro con il compositore Mario Montico (Udine 1885-1959) pare assumere un significato fondamentale per il suo avvenire artistico. Il compositore udinese, della cui importante produzione musicale recentemente si assiste ad un risveglio di interesse di studi, negli anni in cui Cecilia Seghizzi lo avvicinò per integrare la sua formazione nella disciplina del Contrappunto e Fuga, lavorava intensamente ad una produzione corale di argomento prevalentemente sacro (Messa da Requiem, Tre composizioni corali, Ad te levavi) e, di più, al collaudo di una scrittura corale in cui andava riversando i preziosi insegnamenti che aveva attinto al Conservatorio di Parigi nei primi anni del secolo. Contrappunto modaleggiante di concezione verticale, pieno rispetto per la naturale cantabilità di tutte le voci unito ad un'ellenica, levigata perfezione della scrittura, memore dei pochi ma fondamentali esempi di Gabriel Fauré, Claude Debussy e Maurice Ravel, piena consapevolezza delle naturali possibilità esecutive dei cori, particolarmente nel fiorente ambito dilettantistico che da sempre caratterizza la coralità friulana, razionalità e sobrietà nella concezione armonica, puntuale sottolineatura ritmica dei testi poetici musicati sono gli ingredienti che caratterizzano uno stile unico e squisitamente frliulano a cui hanno dato il loro fondamentale apporto assieme a Cecilia Seghizzi, Piero Pezzè ed Albino Perosa, che negli stessi anni del secondo dopoguerra attingevano ai preziosi insegnamenti di Mario Montico.
Quattro importanti composizioni di Cecilia Seghizzi ebbero il loro battesimo nei memorabili concerti di musica contemporanea che Udine andava organizzando fin dal 1945. Il 10 aprile 1957 Cecilia Seghizzi apriva la Rassegna di Musiche Nuove del Circolo Artistico Friulano in Sala Ajace a Udine presentando quattro nuove composizioni (El gno canto, Te vojo ben, Novembre e Autun) nell'esecuzione del Piccolo Coro Goriziano da lei stessa diretto. Fu una presentazione ufficiale, coronata da grande successo di pubblico e critica, dell'artista goriziana assieme a nuove composizioni di illustri didatti e musicisti udinesi, Vittorio Fael, Albino Perosa, Mario Montico, Piero Pezzè ed Enrico de Angelis Valentini.
Ad oltre quarant'anni di distanza Cecilia Seghizzi ci conferma la fedeltà ad uno stile che riassume la più intima sensibilità popolare ad una raffinatezza di scrittura che è memoria e proiezione nel futuro delle più colte e raffinate avventure stilistiche del Novecento, dimostrandoci una capacità rara di comunicare con i suoni ed i colori e di rendere partecipe del suo inesauribile mondo poetico e della sua vivida capacità di sentire e comunicare chi ad ogni livello ama e coltiva l'arte musicale.
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