GOTIS DI ROSADE rapsodie di villotte friulane

Augusto Cesare Seghizzi
GOTIS DI ROSADE


(Gocce di rugiada)



MANOSCRITTI

FANTASIA su villotte friulane per coro misto e orchestra
manoscritto autografo: 11 marzo 1916, Wagna bei Leibnitz
"Lento, Notte friulana, Finale".
Eseguita a fine marzo 1916 a Vienna; primo abbozzo delle Gotis di rosade.
Della stessa Fantasia esistono altre due partiture autografe, una datata Gorizia 10-11 aprile 1916 e l’altra 8 gennaio 1920

GOTIS DI ROSADE I
Rapsodia di canti popolari friulani per coro virile (T1,2; B1,2)
Manoscritto autografo: novembre 1926 Gorizia
Brano d’obbligo al Concorso di Cori friulani; Gorizia 1926

GOTIS DI ROSADE II
Rapsodia di canti popolari friulani per coro virile (T1,2; B1,2)
Manoscritto: (1928) Gorizia
Brano d’obbligo al Concorso di Cori friulani; Gorizia 1927

GOTIS DI ROSADE III
Rapsodia di canti popolari friulani per coro virile (T1,2; B1,2)
Manoscritto: (1928) Gorizia

GOTIS DI ROSADE IV
Rapsodia di canti popolari friulani per coro virile (T1,2; B1,2)
Manoscritto autografo: 25 marzo 1930, Gorizia
Brano d’obbligo al Concorso di Cori friulani; Gorizia 1930

GOTIS DI ROSADE V
Rapsodia di canti popolari friulani per coro virile (T1,2; B1,2)
Manoscritto: (1931) Gorizia

EDIZIONI A STAMPA

GOTIS DI ROSADE rapsodie su villotte antiche per coro virile Stampa: Firenze; G & P Mignani-Stampatori; 1931; 49 pp. (Cori e Canti friulani a cura della Società Filologica Friulana G.I. Ascoli Edizione sovvenuta dal Comune di Udine. Fascicolo I) Contiene : Gotis di rosade I, II, III, IV, V

14 CANTI POPOLARI FRIULANI per coro virile Stampa: Milano, Ricordi 1983; n. ed. 129275; 72 pp. Contiene le cinque rapsodie "Gotis di rosade" ed altri 9 brani dell’Autore, uno dei quali in italiano.

FONTI E BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Alessandro Arbo, AUGUSTO CESARE SEGHIZZI, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1992

Laura De Simone - Lucia Vinzi, CATALOGO DELLE OPERE DI AUGUSTO CESARE SEGHIZZI, pp. 41 - 186;
in "Per una storia della coralità goriziana", AA.VV., edito dalla Associazione corale goriziana "C.A.Seghizzi", Gorizia 1995

Romina Basso, AUGUSTO CESARE SEGHIZZI, MUSICISTA GORIZIANO. L'ITINERARIO ARTISTICO E IL CATALOGO DELLE OPERE. Tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste, anno accademico 1999-2000

Italo Montiglio (a cura di), ZIGUZAINE. Momenti e aspetti della cultura friulana. Ed. Coro "Lorenzo Perosi", Fiumicello (UD) 1996. Pubblicazione edita con il contributo della Banca di Credito cooperativo di Fiumicello in occasione del suo 100° anniversario di fondazione.




Piero Marangon

NOTE PER LA VERSIONE IN LINGUA ITALIANA

Queste cinque rapsodie presentano accostati frammenti di villotte provenienti da diverse tradizioni e da diverse aree geografiche; sono come un torrente nelle cui acque scorrono quelle di tanti altri, distinti ruscelli; il loro "stare insieme" é perciò spiegato e almeno in parte giustificato da esigenze eminentemente meliche e musicali; e tuttavia pur così fatte, hanno una vita di circa settant'anni : però noi ci sentiamo autorizzati ad una versione particolare. Dal punto di vista metrico crediamo che la soluzione migliore, più fedele, capace di serbare intatta la grazia dei versi friulani sia la composizione di quartine di versi ottonari, liberi da rima, piani o tronchi. I tronchi, per il loro accento finale, determinano il ritmo con più decisione. Questo metro, popolare per eccellenza, fu diffusissimo in ogni tempo: "nel Settecento fu così conosciuto e diffuso che Goethe l'apprese fanciullo dal canto della madre".

Si obietterà che la lingua della versione é a volte arcaica, altre aulica, altre ancora incondita e dimessa. E' vero; ma ciò volutamente. Perché si tratta di una versione e non semplicemente di una traduzione; e perché l'animus della villotta, di questo cjant di vile, é, quantunque popolaresco, universale, e l'ignoto autore, anche se dotato di una cultura superficiale, conosceva, o certo echeggiava la poesia di spiriti più raffinati, la lirica della cultura contemporanea.

Così nella versione possono risuonare in trasparenza le voci dei componimenti anonimi e giullareschi dei primi secoli, la lirica di scuola, quella comico-realistica, l'atteggiamento simpatico-ironico nei confronti della vita e dell'arte popolare che fu caratteristica dei letterati dell'Umanesimo e della Rinascita, quella tendenza all'idillio, alla vaghezza musicale e al sogno bucolico tipico del Settecento, la raffinata e appassionata sensibilità romantica, fino alle intuizioni più vibratili e intime del nostro Novecento.

Le villotte ebbero - ed hanno ancora - fortuna grandissima in Friuli; il popolo, temperato ogni eccesso, riconosceva in esse se stesso, la sua inclinazione al piacere, la sua festosità conviviale, il suo equilibrio disciolto in canto e in musica.

Queste cinque rapsodie, limpide e colorite pur nella loro articolata struttura, sono significativamente esemplari: vi passa per entro il Friulano che le amò, che fece all'amore e assaporò la vita; che godé dell'amicizia e baruffò; che ebbe nel cuore i sospiri e le dolcezze che ispirarono le rime e la musica di queste voci. Gabriele D'Annunzio annotava: "Breve come il dardo e come il fiore, breve come il bacio e come il morso, come il singhiozzo e come il sorriso". A me pure la villotta pare il frutto di un "cantare brievemente"; l'anonimo autore sembra aver posto tutto il suo studio nel volgere l'ispirazione ad un lavoro di riduzione, nel levare e rilevare. E ancora queste rime hanno in sé qualcosa di quella poesia per musica che si diffuse, sin dal Trecento, nella società borghese e comunale; poesia leggera e piana, dettata dalle feste e dalle radunanze di primavera, con una schietta vena di popolaresco sì, ma aggraziata sempre e gentile.



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