MANOSCRITTO
GOTIS DI ROSADE I
Rapsodia di canti popolari friulani per coro a voci maschili (T1,T2; B1,B2)
Manoscritto autografo: novembre 1926 Gorizia
Brano d’obbligo al Concorso di Cori friulani; Gorizia 1926
Biblioteca-Archivio dell'Associazione corale goriziana "C.A. Seghizzi" di Gorizia (Italia)
EDIZIONI A STAMPA
GOTIS DI ROSADE, rapsodie su villotte antiche per coro virile
Stampa: Firenze; G & P Mignani-Stampatori; 1931; 49 pp. -
(Cori e Canti friulani a cura della Società Filologica Friulana G.I. Ascoli Edizione sovvenuta dal Comune di Udine.
Fascicolo I) Contiene : Gotis di rosade I, II, III, IV, V
14 CANTI POPOLARI FRIULANI per coro virile - Stampa: Milano, Ricordi 1983; n. ed. 129275; 72 pp. -
Contiene le cinque rapsodie Gotis di rosade ed altri 9 brani dell’Autore, uno dei quali in italiano.
fonte: Laura De Simone - Lucia Vinzi, "Catalogo delle opere di Augusto Cesare Seghizzi", pp. 41 - 186;
in "Per una storia della coralità goriziana", AA.VV., edito dalla Associazione corale goriziana "C. A. Seghizzi, Gorizia 1995
GOTIS DI ROSADE rapsodia n° 1
Testo originale in lingua friulana
1.
Benedete l'antigae,
Jere dute buine int;
E cumò nome bagae,
Dute plene di bon timp.
2.
Ves chei voi come dos stelis,
Chel nasùt cussì ben fat..
Benedét chel voli neri,
Benedét che voli gris;
Mi somée 'ne bambinute,
C'a ven fur dal Paradis.
3.
Ce bielis maninis,
Maninis d'amor..
Lis à fatis la mame tò...
Va jù, va planc,
Sta fer cu' lis mans...
Oh bambinute d'amor !
4.
E Tunin al é un biel zovin,
El merete Teresine,
Che 'l sa ben puartà 'l ciapiel.
5.
E vegnin jù i ciargnei de Ciargne,
Vegnin jù batint il tac;
E cu' le pipe 'nte sachete,
Cence un fregul di tabàc.
6.
O li la fo li lalele !
Simpri alegri e mai passion !
GOTIS DI ROSADE rapsodia n° 1
libera versione in lingua italiana di Piero Marangon
1.
Benedetto sia 'l buon tempo
E con lui la gente antica;
Ora a noi, brutta e 'mpudica,
Gente nova c'ha mal tempo.
2.
Ne li occhi avete stelle,
Un nasino fatto bene...
Lode sia all'occhio nero,
E lo stesso al cilestrino;
Mi sembrate un'angioletta
Sovra l'ale giù discesa.
3.
Oh manine, belle mani,
Fatte dalla mamma vostra...
-Ma sta cheto; giù le mani
Oh miracolo d'amore !
4.
E Tunin é proprio bello
Fatto apposta a Teresina,
Bello e fiero col cappello.
5.
Giù di Carnia gente viene,
Ecco, batte forte il tacco;
Con la pipa in scarsella,
Di tabacco senza l'ombra !
6.
Oh la lì in allegria -
Senza noia tuttavia !
NOTARELLE QUASI MUSICOLOGICHE
A chi volesse almeno intuire il senso musicale dell'operazione "Gotis di rosade" consiglio una serie di raffronti proprio a partire dai testi musicali di questa prima raccolta. Infatti già nella battuta iniziale di "benedete l'antigae", che apre la prima rapsodia, Seghizzi imprime alla struttura melodica un dinamismo ed una scorrevolezza introvabili nella versione riportata nei fascicoli di "Villotte e Canti popolari friulani" editi dalla società Filologica friulana nel 1930-1931-1932 (St. Mignani - Firenze). In questa edizione la misura appare staticamente organizzata sul ritmo ternario minima-seminima con l'aggiunta dell'indicazione "adagio" a differenza del Seghizzi che inizia con due crome che confluiscono in un sinuoso movimento "andante sostenuto". Non si tratta ovviamente di varianti ininfluenti, poiché il senso che Seghizzi voleva trasmettere era quello di malinconica e tenera memoria, piuttosto che di senile lamento.
D'altra parte già questi "ritocchi" ce la dicono lunga sulle intenzioni del Seghizzi, nient'affatto etnomusicologiche, ma piuttosto attente a esplorare la polivalente semantica del testo e delle melodie e volte ad ottenere risultati apprezzabili a livello concertistico. Sono inoltre queste stesse ragioni, poi, che gli "impongono" una radicale revisione della funzione delle voci gravi, che passano in modo sempre più deciso dalla ripetività puramente armonica ( tonica, dominante, sottodominante,...) ad un ruolo determinante nel gioco imitativo e polifonico. E dunque non potevano sfuggire ai maestri e ai cantori di allora questi elementi di novità, attirando sul compositore e sulle sue elaborazioni quella attenzione che ancor oggi dura. Queste riflessioni possono essere estese anche alle altre parti della rapsodia in particolare alla brillante soluzione di stampo ad un tempo popolaresco e colto di "Tunin al é un biel zovin".
Tutti i testi verbali e e le melodie sono autenticamente popolari e riflettono squarci di vita paesana d'altri tempi : dalla malinconica nostalgia del passato al fastidio per il tempo presente; dai primi approcci amorosi in cui la lode per i begli occhi ed il nasino di lei sembra voler distrarre l'attenzione da mani che furtivamente cercano un contatto meno spirituale alla non troppo infastidita ritrosia della fanciulla; dall'ammirata bellezza di una coppia di giovani all'ironica immagine di rudi e squattrinati montanari che scendono a valle. La narrazione rapsodica si sviluppa in flash di quasi giornalistica efficacia e sinteticità con un sapiente gioco di contrasti e di combinazioni.
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