GOTIS DI ROSADE n. 3

GOTIS DI ROSADE (Gocce di rugiada) n. 3


Rapsodia di canti popolari friulani elaborati per coro maschile (T1,2; B1,2)
elaboratore:Augusto Cesare Seghizzi

TESTI ORIGINALI IN LINGUA FRIULANA

1.
No uei vê che brut veciàt, nò ! nò !
L'altri al é che mi console ...
Benedét chel voli neri, sì ! sì !
Benedét chel ciavel scûr ...

2.
Al é gnot e scûr di ploe,
E jo torni in paîs,
Par lâ a viodi dal miò zovin,
S'al è muart o s'al è vîf.
S'al è vîf uei lâ a cjatâlu,
S'al è muart uei lâi daûr;
S'al è za te sepolture
Uei tornâlu a sgarfâ fûr !

3.
E tu Pieri ciol l'Anute,
Che rosute la ciol jo:
O li la fo li lalele:
simpri alegri e mai passion !

4.
Al cjante 'l gjal, e 'l criche il dì ...
Mandi ninine, devi partî.

5.
O durmîso opùr veglaiso,
O ce faiso sun chel jet ?
O pensaiso 'as baronadis
Che olês fâmi, puarét ?

6.
No ti vessio mai viodùde,
Mai cialâz chei voi tant biei,
Né, tant mancul, cognossude,
Che par mé sarés stât miei !

7.
A bussâ fantatis bielis
Nol é fregul di pecjât !

GOTIS DI ROSADE (Gocce di rugiada) n. 3
libera versione in italiano di Piero Marangon

1.
Non lo voglio quel vecchiaccio !
Ho ben altro a consolarmi ...
Lode sia all'occhio nero,
Lode sia al nero crine.

2.
Già é notte, e di pioggia
Tutto scuro il mio ritorno
A quel giovan sì piacente;
Ma chissà se vive o more !
Se ancor vive lo vorrò;
Se mort'é sarò con lui;
Ma se giace sotto terra
I' saprò sì trarlo a me.

3.
Piero, intanto, prendi Anna,
Ché Rosetta la prend'io:
Oh la lì in allegria
Senz'affanni tuttavia !

4.
Oh che canta già il gallo,
Oh che sorge 'l nuovo dì ...
Pàrti amor dolce, addio.

5.
Ma dormite o vegliate
Cosa fate su quel letto ?
O ancor state tramando
Qualche tiro, lassa me !

6.
Non t'avessi mai guatata,
Mai cercato gli occhi tuoi;
Né tan meno sì amata,
Come meglio mi starei !

7.
Ma non é certo peccato
Baciar volti sì leggiadri.



Italo Montiglio

Notarelle quasi musicologiche



La terza rapsodia, la più estesa e articolata di tutto il ciclo, ha ottenuto sempre una meritata fortuna. C'erano sì motivi testuali che la rendevano attraente: del contrasto fra l'amore imposto e quello libero, dell'ansia (e della speranza) per la sorte del "miò zovin" (potente l'immagine del "sgarfà fur"), ecc., ma é la musica, come sempre, la vera protagonista di queste "Gotis".
Infatti ritroviamo nell'elaborazione delle varie villotte (con buona pace degli etnomusicologi) tutto il sapiente ed alto artigianato del musicista Seghizzi, che esalta con mano felice alcuni caratteri strutturali delle melodie utilizzate. In alcuni casi si limita a riproporre senza particolari modifiche il testo originale (si veda, ad esempio l'iniziale "No vuei vé..") rispetto all'edizione Montico del 1916. Ma anche qui una fulminea modulazione prima della risoluzione tonale ("..mi console") sulla sillaba "so" ci dà quasi la sensazione fisica del fremito amoroso.
Già altri studiosi hanno più volte rinvenuto inoltre arcaiche modali radici per le melodie di "Al é gnot e scur di ploe" e di quella successiva "E tu Pieri". Vorrei solo sottolineare la capacità del musicista di differenziarle: la prima giocata fra la fissità quasi da bordone delle quinte dei bassi e la melopea delle voci acute, la seconda con un accenno alla forma del corale (bello l'andamento iniziale per modo contrario delle parti estreme) con rapide ed efficaci modulazioni. Si arriva così al momento centrale del "cjante 'l gjal" (in duplice versione : "solistica" e "corale") da cui, attraverso inusitate - per l'ambiente e per il genere - dissonanze ("o durmiso ...su chel jet") e contrapposti giochi ritmici ("No ti véssio mai viodude") si arriva alla gagliarda cavalcata conclusiva (vedi la parte del Basso II) del "bussà fantatis bielis".

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Italo Montiglio

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