Cecilia Seghizzi, MOSTRA DI PITTURA E CONCERTO CAMERISTICO

NEL MONDO DI CECILIA SEGHIZZI

Concerto di musica cameristica e
Mostra di acquerelli e olii

Sabato 16 dicembre 2000 ore 20.30
Sala minore KC "Lojze Bratuz"

Presentazioni di Jurii Palik, Sergio Tavano, Alessandro Arbo

Programma del Concerto
curriculum esecutori
i testi delle liriche




Jurij Paljk
LA DELICATA POESIA DEGLI ACQUERELLI DI CECILIA SEGHIZZI

Gli acquerelli di Cecilia Seghizzi sono come un sorso di acqua fresca e limpida in una giornata calda dei nostri giorni, nei quali deve essere tutto veloce, urlato, immediato e soprattutto utile. Nelle opere pittoriche della signora Cecilia, invece, vediamo una silenziosa melodia di pace interiore in sintonia con la natura che la nostra artista dipinge. La nostra pittrice però non dipinge solo la natura nella quale ella si reca per trovare ispirazione per i suoi acquerelli, ma dipinge anche le sue impressioni, le esperienze e i pensieri, il suo sentire la bellezza e l'armonia nella natura. Cecilia Seghizzi dipinge i fiori, i paesaggi, le vedute che fanno parte del nostro quotidiano vivere su questo bel pezzo di terra, perché nei suoi acquarelli possiamo vedere la selva di Tarnova, la laguna di Grado, le vedute veneziane e soprattutto il Goriziano.

Ma non solo questo, perché la nostra pittrice dipinge soprattutto i fiori, i vasi colmi di fiori e in particolare la loro armonia e la loro essenziale bellezza. La nostra pittrice dipinge anche i cieli, gli alberi e le piante su fogli bianchi pregiati, su fogli di carta che lei lascia parlare attraverso l'accecante chiarezza del bianco e della fragilità.

Cecilia Seghizzi é pittrice dell'essenziale. I colori tenui e teneri e la composizione pittorica apparentemente non finita che comprende molti campi bianchi e volutamente non dipinti ci parlano di un rapporto molto profondo che la nostra pittrice ha con la bellezza e l'armonia dentro di sé e nella natura. La nostra artista custodisce in sé la natura a lungo, la vive e appena in seguito arriva il momento in cui può dipingerla. I suoi acquerelli sono molto vicini alla musica e soprattutto alla poesia, alla lirica, perché la nostra pittrice tende all'essenziale, respinge tutte le cose superflue e inutili, tenta attraverso gesti larghi e sicuri di avvicinarsi a quel sentimento che forse troviamo espresso al meglio nella poesia giapponese haiku.

Così la nostra pittrice ci regala un mondo fragile e una convincente composizione pittorica, i campi bianchi che a loro volta arricchiscono l'armonia interiore della sua opera e i colori teneri, i contorni di una natura essenziale, i vasi colmi di fiori, le cose semplici ma belle. Per poter dipingere questi acquerelli devi possedere profondità, forse anche malinconia. A questo aggiungiamo anche l'essenzialità nell'espressione pittorica, apparente tentativo di improvvisare che ci parla di un suo rapporto profondo con la natura, in cui la nostra artista vive la pace e l'armonia.

Noi crediamo alla nostra pittrice che con la sua pittura dimostra come si possa fare tanto con poche cose, con pochissimi mezzi. La signora Cecilia ci regala i suoi acquarelli sui quali vediamo come ha cercato di dipingere la vita, soprattutto la gioia della vita e per la vita. Una gioia serena e un ottimismo vivo sono presenti nei suoi acquerelli. Ci parlano della bontà di cuore della nostra pittrice che al posto della ricchezza e dell'opulenza pone silenziosa adorazione e umiltà verso la natura, nella quale cerca la bellezza semplice, ovvero "cose semplici e belle!", come ella ama dire.


Sergio Tavano
CECILIA SEGHIZZI

Molti sono gli artisti che sorprendono per una sgradevole mancanza di fusione o di concordanza fra il carattere individuale e le scelte o le espressioni volute e comunicate agli "altri": tutto ciò che Cecilia Seghizzi tocca diventa invece oro, si fa luce, serenità di visione, limpida evidenza, radiosa comunicazione di sé. » la sua personalità che nell'arte si traduce con piena corrispondenza, sicché dalla sua musica, ordinata e sapiente, e dalla sua pittura lucida e libera si desidera sempre risalire all'autrice aperta e generosa, che accoglie col sorriso amichevole.

La pittura di Cecilia Seghizzi é dunque invito a godere la bellezza delle cose che il suo pennello traduce e ricrea, approfondendola, interpretandola e sintetizzandola per farne scoprire l'essenza e il valore. Può sembrare un "ripiego" didascalico ed é invece il più puntuale invito a capire il mondo e la vita, a coglierne i significati, a superare la banalità disadorna e incolta dell'inerte piattezza quotidiana.

Gli acquerelli di Cecilia Seghizzi sono un radioso intreccio di sensibilità aristocratica, di bisogno dinamico di conoscere, di desiderio di comunicare e quasi di educare con la pienezza d'un sentire equilibrato e fervente. Le note di colore sono trasparenti e leggere in un'atmosfera festosa: il mondo vi é accostato e tradotto in poesia, senza eccentricità arbitrarie e senza cervellotiche sovrastrutture alienanti. L'ansia e la prudenza guidano le scelte formali e si sciolgono in un canto felice che domina le cose e che scioglie la partecipazione dell'artista come di chi le si accosta fidente.

Giulio Viozzi ha scorto nelle composizioni di Cecilia Seghizzi "istanze rivestite di una musica essenziale, attenta ai valori della parola e degli significati interiori"; e Alessandro Arbo ha parlato di "lavoro costante", di "agilità del tratto", di "inquieta esuberanza", per cui le sue composizioni musicali, come i suoi acquerelli, sono una "lente limpida", un segno che promette "un mondo migliore, più ricco di colore, di leggerezza, di fantasia". Per Cecilia Seghizzi la poesia é essere.


Alessandro Arbo
LA MUSICA DA CAMERA DI CECILIA SEGHIZZI

A Gorizia, scriveva qualche anno fa Laura De Simone, Cecilia Seghizzi é "Signora della Musica, amica e sostenitrice di tutto ciò che é fervore creativo e onesto impegno culturale". La verità di queste parole basterebbe di per sé a demotivare la presentazione di un'artista molto nota e apprezzata dal pubblico isontino. Ma forse vale la pena aggiungere che la fama di cui gode la sua opera rimane oggi associata ancora soprattutto al mondo della coralità (quelle parole sono tratte dalla recensione della sua più cospicua raccolta per musiche per coro, pubblicata nel 1993), lasciando in secondo piano il suo interesse per il genere cameristico.

A ben vedere tal interesse non può essere considerato secondario: anzitutto, le composizioni per ensemble denotano una solida volontà formale e costruttiva, accompagnata da un desiderio di sperimentare linguaggi diversi, o forse soprattutto diversi "materiali" sonori tratti dal panorama novecentesco. Con sicurezza sono sfruttati gli accostamenti di colore della tecnica impressionista e le possibilità di scrittura politonale, fino a raggiungere alcuni caratteristici effetti modernisti.

Le novità e le variazioni del linguaggio non smentiscono e anzi confermano alcune fondamentali scelte stilistiche, fondate su una costante attenzione per i fattori timbrici e sulla tendenza a rendere spontaneo e conciso il dialogo delle voci. Sono elementi che rendono stimolante l'esperienza di interpretazione della musica di Cecilia Seghizzi e che, in misura più o meno evidente, si manifestano in tutta la sua produzione corale. E' per questo che, rovesciando la constatazione più immediata, si potrebbe dire che una vocazione schiettamente cameristica pulsa al centro di tutta la sua opera.

Se l'elegante linea melodica del Valzerino (1984) per flauto e pianoforte regala all'orecchio raffinate sonorità di sapore raveliano, un simbolismo più accentuato segna le interpolazioni strumentali di Notte (1979, versi di Rocco Rocco), una pagina suggestiva e tutta "atmosferica", nella quale il disegno riflette un intento anti-retorico: il suo modo di colpire nel segno é la brevità. In una temperie sonora vagamente impressionista si riconoscono anche le liriche Il fiordaliso (1972, versi di Vittorio Furlani) e La voce magica (1978, versi di Maria Cavazzuti), mentre Un bucaneve (versi di Biagio Marin, brano a tre voci edito di recente da Pizzicato, Udine 2000) é una miniatura che sembra distillare alcuni caratteristici stilemi della scrittura corale, dagli effetti coloristici alla ripetuta oscillazione delle voci per intervallo di seconda.

Di maggiore ampiezza e impegno costruttivo é la Sonata (1962) per oboe e pianoforte, opera fondata su pochi elementi tematici trattati in uno stile oggettivista che, richiamando la scrittura politonale di Hindemith, alterna un vivace dialogo ritmico a momenti di efficace lirismo. Incalzante e deciso, il Divertimento (1981) per violino e pianoforte porta la melodia sotto una luce onirica, a tratti grottesca, che sembra far risuonare la lezione dei grandi russi. Lo stesso esempio, unito a una componente percussiva bartòkiana, fa da sfondo al Quartetto (1961), opera in unico movimento ma dal vivace dinamismo interno, nella quale le strette imitazioni sembrano aprire il sipario su un canto estraniato, scomposto da una "barbarica" ossessione ritmica e destinato ad alternarsi a momenti di suggestiva suspence e di sofferta intimità. Più sereno é il clima espressivo del Concertino (1981) per archi, flauto e clarinetto, dove il dialogo raggiunge un esito originale nel sapiente uso dei timbri strumentali, sfociando in una marcetta di vaga reminiscenza surrealista.

Programma del concerto
di musiche cameristiche di Cecilia Seghizzi
Gruppi da camera dell'Arsatelier

Valzerino
per flauto e pianoforte

Notte (Rocco Rocco)
per voce, flauto e pianoforte

Il fiordaliso (Vittorio Furlani)
per voce e pianoforte

La voce magica (Maria Cavazzuti)
per voce e pianoforte

Un bucaneve (Biagio Marin)
impressione a 3 voci femminili

Divertimento
per violino e pianoforte

Quartetto d'archi

Sonata
per oboe e pianoforte
deciso con impeto
laghetto
vivace

Concertino
per archi, flauto e clarinetto

I TESTI DELLE LIRICHE

NOTTE
(Rocco Rocco)

La notte mi guarda
con la sua pagina nuova
brillante di costellazioni.
La sua caducità m'ha sorriso
Nel segno dell'illusione
eternità d'ognuno
e penso e nulla so.
Nulla possiedo
se non quello che ascolto dentro me
la notte che chiude il giorno che sarà
illuminata di soli miei pensieri.

IL FIORDALISO
(Vittorio Furlani)

In riva de l'Isonzo
go trovà un fiordaliso
me ga parso un soriso
de un mio pasado amor.
Me lo son ciolto suso
con precauzion, pian, pian
lo go tignudo in man,
lo go pozà sul cuor.
Sul cuor che me bateva
come quei giorni cari
come quei giorni amari
del mio pasado amor.
Ma forsi per quel palpito
forsi per quela fiama
che xe in chi senti e ama
se ga apasì quel fior.

LA VOCE MAGICA
(Maria Cavazzuti)

In fondo al buio
una finestra gialla
a guardarla si é spenta.
Umido sale il freddo
lungo le strade indecise.
Dai fossi sospettosi
folti in fondo al buio
sorge la luna...
e poi
la voce magica
delle soffici, caute, grige
civette.

UN BUCANEVE
(Biagio Marin)

De Dio sospiro lieve
e nase un bucaneve,
umiltà e gentilessa
ne metti in cuor una caressa.


Gruppi da camera "Arsatelier"

Darja Pavio, soprano
Tanja Kuötrin, soprano
Mirjam Pahor, mezzosoprano
Dalia Vodice, pianoforte

Daniela Brussolo, flauto
Fabio Comand, clarinetto

Andreja Konjedic, oboe
Valentina Pavio, pianoforte

Marko Kodelja, violino
Clara Bensa, violino
Annalisa Clemente, viola
Peter Filipcic, violoncello

Daria Pavio, dopo la prima educazione musicale al Centro "Emil Komel" con cui ora collabora, continua lo studio del canto alla scuola "Rodolfo Lipizer" con la prof.ssa Laura Plahuta.

Tanja Kuztrin ha maturato la sua preparazione all'Accademia di Lubiana. Ha intrapreso una varia attività musicale, spaziando dal concertismo alla didattica fino alla direzione corale. E' direttore del Kulturni dom di Nova Gorica.

Mirjam Pahor ha ricevuto la prima istruzione musicale al Centro Emil Komel. Studia attualmente al Conservatorio di Trieste con la prof.ssa Rita Susovsky e prende parte a diverse manifestazioni musicali cittadine.

Dalia Vodice ha studiato pianoforte all'Istituto di musica di Gorizia con il prof. Fulvio Madotto. Diplomata al Conservatorio di Trieste, collabora con il Centro Emil Komel.Svolge anche attività pubblicistica.

Daniela Brussolo, dopo il diploma conseguito al Conservatorio Tartini di Trieste sotto la guida del prof. Giorgio Marcossi, ha intrapreso un intensa attività concertistica. E' docente di flauto all'Istituto di musica di Gorizia e collabora nelle iniziative musicali del Centro "Emil Komel" e dell'Arsatelier.

Fabio Comand ha studiato clarinetto presso l'Istituto di Musica di Gorizia (prof. Lino Urdan), diplomandosi poi al Conservatorio "G. Tartini" di Trieste. Dopo aver seguito diversi corsi di perfezionamento ha intrapreso l'attività concertistica suonando in duo con pianoforte, con gruppi orchestrali e cameristici.

Andreja Konjedic ha studiato presso la scuola di musica di Nova Gorica, successivamente si é iscritta ai corsi di oboe e pianoforte presso la scuola media e quindi all'Accademia di musica di Lubiana. Qui si é diplomata in pianoforte con A. Bertoncelj nel 1992, e nel 1995 in oboe con B. Rogelja. E' docente di musica a Nova Gorica e presso il Centro "Emil Komel".

Valentina Pavio ha studiato pianoforte presso il Centro "Emil Komel" sotto la guida della prof.ssa Elena Plezzani, diplomandosi brillantemente nel 1992 al Conservatorio "G. Tartini" di Trieste. Presso lo stesso istituto ha seguito la Scuola biennale di didattica di pianoforte diretta dal noto M° Sijavuz Dadòijev. Attualmente si dedica sia all'attività didattica (presso la stessa scuola) che a quella concertistica.

Marko Kodelja si é avvicinato alla musica presso la scuola di Nova Gorica (prof. Jurij Kriònic). Dopo gli studi accademici a Lubiana, ha suonato diversi anni con l'Orchestra filarmonica slovena. Ora insegna violino a Nova Gorica e Aidussina ed é attivo in diverse iniziative concertistiche tra cui anche quelle dell'Arsatelier e del Centro "Emil Komel".

Clara Bensa ha studiato violino all'Istituto di musica di Gorizia con il prof. Carlo Grandi. Si é diplomata al Conservatorio di Trieste. Collabora con gruppi orchestrali della regione e insegna violino al Centro "Emil Komel".

Annalisa Clemente si é diplomata al Conservatorio di Trieste. Insegna violino presso la scuola "A. Vivaldi" di Monfalcone e presso quella di Farra d'Isonzo. Molto densa é la sua attività concertistica che la porta a collaborare con diverse orchestre regionali e gruppi cameristici.

Peter Filipcic si é formato musicalmente presso la scuola della Glasbena Matica di Trieste (prof. N. Gasperini), dove tutt'ora insegna violoncello. E' membro del quartetto d'archi "Glasbena Matica" e collabora con diversi gruppi orchestrali e cameristici.

La mostra degli acquerelli di Cecilia Seghizzi é rimasta aperta dal 16 al 23 dicembre 2000 nei giorni feriali dalle ore 16.00 alle ore 18.00

La serata artistica é stata realizzata con il patrocinio del Ministero della Cultura della Rep. Slovena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

Pagina Web a cura di Italo Montiglio



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