Auditorium della Cultura Friulana
Sabato 3 febbraio 2001, ore 20.30
Il salotto goriziano tra Ottocento e Novecento.
La musica da camera di Augusto Cesare Seghizzi
Enza Pecorari, soprano
Romina Basso, mezzosoprano
Eugenio Leggiadri-Gallani, bass-baritono
Clara Bensa, violino
Alessandro Arbo, pianoforte
David Giovanni Leonardi, pianoforte
Corale Goriziana "C. A. Seghizzi"
direttore Luca Peressin
Coro di voci bianche della scuola di musica "Emil Komel"
Mladinski zbor SCGV "Emil Komel"
direttore Damijana Cevdek
PROGRAMMA
Sdrindulaile - E la violetta
adattamento per coro misto a quattro voci (1924)
Navegando
Barcarola veneziana per baritono e pianoforte (1894)
Ciare Ninine
Canzone friulana per baritono e pianoforte (1898)
La Maliziosa
Valzer per soprano e pianoforte (1892 ca.)
Visione
Lirica per soprano, violino e pianoforte (1894)
Canzonetta
Pagina d'album per violino e pianoforte (1897)
Berceuse
per pianoforte (1894)
Bacio vivo
lirica per mezzosoprano e pianoforte (1894)
Nine nane
per a solo di soprano, coro muto e pianoforte (1926)
La Crocefissione di Cristo
Oratorio per soli, coro e orchestra
Preludio e Coro
riduzione per pianoforte dell'autore (1900)
Quattro canti gradesi (1924)
Cavili de fogo
Arie de canson (a due voci)
Se la gno boca (a due voci)
I cavili per tu
Oh vien, oh vien mamolo belo (1924)
Luna (1924)
Te voglio ben (1924)
Due canti gradesi (1925)
El gno paese belo - Mamola, dame la to boca viola
PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA
La decisione di dar vita ad un intrattenimento musicale interamente dedicato alla letteratura da camera composta da Augusto Cesare Seghizzi, che - agli inizi del secolo scorso e per più di un trentennio - fu motore instancabile della vita culturale goriziana ed isontina, è nata in riferimento a due ricorrenze che investono la città di Gorizia ed il significato stesso del "fare musica" a Gorizia. Ci si riferisce, naturalmente, alle celebrazioni per il raggiunto traguardo del primo millennio della città e per gli ottant'anni di fondazione della Corale Goriziana, nata nel 1920 proprio per opera di Augusto Seghizzi, cui è peraltro intitolata.
Augusto Seghizzi, istriano per nascita (Buie, 1873 - Gorizia, 1933), goriziano d'adozione - vi giunse con la famiglia nel 1888 - ma friulano per profondità di sentimenti, Seghizzi fu musicista dall'estro creativo, puntuale accompagnatore per voci e strumenti, organista e direttore della cappella metropolitana della città, oltre che di vari complessi, nonché severo ma amatissimo insegnante di educazione musicale nelle scuole cittadine e compositore dalla mente fervida.
Si dedicò - con la passione vivace di chi tanto ha da esprimere - a vari generi musicali: dalle liriche da salotto, che saranno le indiscusse protagoniste di questa serata, alla musica sacra con le numerose Messe, Oratori e mottetti, sorta di laboratori in cui sperimentare le peculiari armonie ecclesiastiche, dalle pagine d'album per pianoforte - strumento grazie al quale si fece apprezzare in occasione dei tanti intrattenimenti programmati dalla "Nizza austriaca" di fine secolo - alle composizioni per coro, in virtù delle quali il suo nome è conosciuto in tutta Europa. Le sue creazioni - più di 200 - siano esse sacre o profane, destinate alla voce solista, ai gruppi corali o agli strumenti, perseguono un ideale di semplicità e comunicativa che, senza alcuna retorica, traduce in suono un intenso amore per la musica e l'altrettanto intimo piacere nel renderla fruibile ad un pubblico vario.
Fu sul finire del XIX secolo che il giovane maestro, non ancora ventenne ma oramai ben conosciuto ed ammirato in città, cominciò ad attendere alla stesura di miniature per voce e pianoforte che assumono tanta maggior importanza in virtù del fatto che rappresentano i più antichi manoscritti conservati presso l'archivio-biblioteca dell'Associazione "C. A. Seghizzi". Il 1894, in particolare, fu un anno in cui la vena compositiva del Nostro fu piuttosto prolifica tanto che egli diede vita a una decina di miniature vocali tra le quali la deliziosa barcarola veneziana dal titolo Navegando (versi di Pellegrino Orefice) e Visione, melodia per voce, pianoforte e violino, ma pure a creazioni pianistiche come la due Berceuses. e alcuni valzer. Negli anni successivi la vena compositiva di Seghizzi continuò ad orientarsi sia alla voce che agli strumenti: risalgono all'estate del 1897, infatti, la Canzonetta per violino e pianoforte, una breve pagina d'album dall'andamento ternario, anch'essa sul genere della barcarola, e al 1898, Ciare Ninine, canzonetta friulana su testo amoroso di Giorgio Bombig (più tardi Podestà di Gorizia). La prima parte del concerto si conclude con Nine nane (1926), dolcissima nenia cullante in tempo ternario che si adagia mollemente su un suggestivo, vellutato cuscino armonico creato dalle voci mute che si muovono per intervalli di terze, sostenuto dall'andamento arpeggiato del pianoforte: il testo friulano infonde alla composizione un carattere forse ancor più familiare e domestico.
La seconda parte del concerto è interamente dedicata alle composizioni realizzate nel periodo tra il 1924 e il '25, frutto della collaborazione tra Augusto Seghizzi e Biagio Marin. Quest'ultimo dedicò al musicista un capitolo del suo Gorizia. La città mutilata. dato alle stampe nel 1956 in cui, con brevi ma incisive pennellate, si viene a delineare un ritratto accurato del personaggio Seghizzi sia dal punto di vista umano che da quello artistico. L'incontro di Seghizzi con la poesia dello scrittore gradese fu estremamente felice e sfociò nella creazione di una decina di liriche da camera per voce sola o a due voci con l'accompagnamento del pianoforte su testi tratti dalle raccolte La girlanda de gno sore, Cansone picole e Fiuri de tapo. Si può ben ritenere che per un abile musicista, miniaturista vocale, capace di trasfondere in suono qualsiasi tipo di testo e renderne perfettamente l'intima essenza, l'avvicinamento alla dolce, melanconica cadenza gradese sia stato persino semplice, immediato. Il dialogo intenso tra voce e strumento si fa ora quasi rarefatto, ora più presente, e, all'ascolto, trasporta la mente alle immagini di barche bianche ancorate nel porticciolo di Grado, ai tramonti rossastri contemplati dalla «spiaggia vecia», alle vele che si aprono ad accogliere il vento, ai «fiuri sensa odor» della laguna. E' come se la voce ed il pianoforte si sovrapponessero agli stessi Marin e Seghizzi: la voce di un «mondo umanamente povero ma di vasti orizzonti» cantato da Marin e la musica che di quel mondo si fa interprete. Ne rendono testimonianza i Quattro canti gradesi composti tra i mesi di marzo e giugno del 1924 in cui all'atmosfera sensuale dei Cavili de fogo che rievoca un certo spirito spagnoleggiante, Seghizzi contrappone il colore malinconico di Arie de canson. Con una scrittura più ricercata, poi, pur senza rinunciare ad elementi squisitamente popolareggianti, l'autore ritorna sul tema dei capelli di donna con I cavili per tu e vi giustappone il linguaggio forse più tradizionale di un'altra pagina amorosa dal titolo Se la gno boca te piase. Le tre deliziose barcarole - Oh vien, oh vien mamolo belo, Te vogio ben e Luna - propongono il tipico andamento ritmico ternario, quasi a rievocare la naturale cadenza dell'infrangersi delle onde sulla rena e sono carattirizzate da un'aderenza al testo che si traduce in accenti pacati e cullanti. Risalgono al 28 aprile e al 25 agosto dell'anno successivo, infine altri Due canti gradesi - El gno paese belo e Mamola, dame la to boca viola. Tratto, come due dei precedenti Quattro canti, dalla raccolta La girlanda de gno sore del 1922, El gno paese è la solare descrizione di quella Grado tanto amata e immaginata come un castello in aria illuminato dal sole del mattino e dalle stelle della notte. L'ultima lirica, Mamola, dame la to boca viola, è una malinconica serenata in cui la bocca dell'amante richiama ad una fonte d'acqua cui poter attingere per sopire il tormento della malinconia.
Elaborazione del programma e della presentazione a cura di Romina Basso
David Giovanni Leonardi
davgilen@adriacom.it
Enza Pecorari
koala3@libero.it
Alessandro Arbo
a.arbo@libero.it
Pagina Web a cura di Italo Montiglio
i.montiglio@go.nettuno.it