Origini della Scuola

Origini della Scuola


Nel Marzo 1878, a qualche Km da Cagli, verso oriente, in località denominata Coltone, scavi casuali portarono alla luce alcune figure di bronzo egregiamente conservate, recanti il suggello dell'arte umbra arcaica: due teste di dee, una delle quali con elmo, nove statuette di guerrieri di varia struttura ed arte, una statua di eroe interamente nudo col braccio destro alzato in atto di colpire. 
Quest'ultima recando ancora sotto i piedi, non distaccata, il getto, "rivelava chiaramente dell'esser rimasta sul luogo come uscita dalla stampa".
Accanto alle statue si rinvennero anche rottami di stampe e di forni a crogiuolo, grumi di metallo caduti o avanzati nei getti, pezzi di pomici e di terre refrattarie usate per la fusione: preziosa testimonianza, come fu supposto, che nel luogo stesso della scoperta doveva sorgere nell'età più antica una fonderia di statue umbro-cagliese. Le violenze degli uomini e della natura avevano cancellato nei corsi dei secoli il ricordo della antica attività metallurgica; ma le attitudini indigene si erano esplicate anche in altre branche dell'arte. Prima ancora che i Romani conquistassero il dominio di queste terre, vi fiorì l'arte dei lapicidi o tagliapietre che si valevano delle cave del Monte Nerone e del Monte Petrano e che fecero il primo foro nella rupe del Furlo, per aprire una strada necessaria agli scambi fra il nostro Appennino e il mare Adriatico.
Quando ancora si elevava forte e munita sul colle detto la Banderuola, Cagli conobbe la grandezza e la decadenza romana, il dominio dei barbari, Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, la sovranità della Chiesa, il libero reggimento comunale, le guerre fratricide, le devastazioni e gli incedi delle frazioni. Riedificata verso il 1289 alla confluenza del Bosso e del Burano, sulla Via Flaminia, eguagliò più tardi in splendore e magnificenza le altre terre del Ducato di Urbino e vide fiorire commerci ed arti, particolarmente l'arte della lana, per la quale s'acquisto' rinomanza. Un decreto del Duca d'Urbino dell'anno 1545 stabiliva che nessuno del territorio di Cagli potesse filar lana pei forestieri e ciò perché la città non perdesse il prestigio nella fabbrica dei panni. Quest'arte ebbe i suoi Consoli e le sue Maestranze: cardatori, battilani, pettinatori, filatori, orditori, tessitori, pressatori, cimatori; ebbe i suoi Statuti che proteggevano gli interessi dei mercanti e il lavoro degli artieri, dettavano le norme per le gualchiere, fissavano le gabelle per l'importazione delle materie prime e l'esportazione dei manufatti.
Oltre l'arte della lana vantavano antiche nobili tradizioni come, la lavorazione del legno e quella del marmo.
Un intagliatore cagliese,
Nicola Ugolini, fu nel 1533-35 il primo dei cooperatori di Stefano Zabelli da Bergamo nei classici lavori del coro di San Pietro di Perugia, giudicato uno dei più squisiti e importanti monumenti che d'intaglio e di tarsia che possegga l'Italia.
Scalpellini famosi furono:
Antonio di mastro Cristoforo, di cui s'ammirano l'urna del Beato Giovannino Sanzieri, nella chiesa di San Francesco, eseguita nel 1372, e la vecchia porta d'ingresso al Duomo, scolpita nel 1427; Angelo Finale, primo prefetto della Congregazione degli Artieri eretta nel 1608, che eseguì l'altare maggiore con intagli di squisita bravura nella chiesa di Sant'Angelo Maggiore; Elpidio Finale, che 1622 eseguì un bellissimo altare in pietra ricamata, scolpito con due Storie di San Francesco, nella chiesa dei Conventuali, e più tardi il camino a intagli in pietra bianca nel palazzo Tiranni, or Castracane, riconosciuto sempre di sommo interesse artistico.
Un artigiano cagliese,
Matteo di Raniero, verso il 1463 introdusse in Pesaro, insieme col senese Ventura di mastro Simone, di casa Piccolomini, l'arte delle figure vetrate, poco innanzi inventata dal fiorentino Luca della Robbia. E' provata anche la lunga presenza in Cagli di valenti vasai: un tal Giambattista Figoli per l'arte sua fu soprannominato Figulus (vasaio), e i suoi discendenti presero il cognome di Figoli. Cagli fu una delle prime città d'Italia ad avere una tipografia. Fra gli opuscoli stampati dalla tipografia cagliese è l'orazione letta da Giovanni Antonio Campano nei funerali di Battista Sforza, Duchessa d'Urbino: è del 1476 e reca, dopo la sottoscrizione, questi due interessantissimi distici:

Ingenium ne forte putes non esse latinis
Qui tantum gallos teutonas atque probas
Hoc media Italia nati impressere Robertus
Cum Bernardino quod breve cernis opus.

Luigi Micheli Tocci acutamente osservava: « Sono passati appena dodici anni dal giorno in cui due tedeschi hanno stampato il loro primo libro sul suolo della Penisola, a Subiago, e già l'Italia del Rinascimento ha raggiunto la ferma consapevolezza che nulla ha più da imparare anche in quest'arte. Ed è proprio della buona cittadina marchigiana, distesa al piede dei monti, presso la strada romana, a guardia delle gole, che parte per la prima volta, crediamo, in questo campo, una squillante affermazione di virtù latina e di soddisfatta, tranquilla certezza: "O tu che credi gli stranieri capaci di superare i latini nelle opere dell'ingegno, sappi che questo piccolo libro è stato stampato da due tipografi nati nel centro d'Italia" ».
La lavorazione della lana, la conceria delle pelli e le altre industrie, che erano state per secoli vanto e ricchezza della popolazione cagliese, decaddero quanto le macchine cominciarono a dominare tutta la produzione e si spezzò il felice connubio fra l'arte e l'industria. Il sentimento artistico non fu più, come un tempo, nell'atmosfera della città, patrimonio di tutto il popolo; l'attività autodidatta e artigiana tramandata di padre in figlio, non poté competere con la produzione in serie dei grandi stabilimenti di lavorazione industriale nei maggiori centri; le classi lavoratrici, disorientate e senza lavoro, intristirono nell'inerzia e nella miseria, appresero a vivere di beneficenza o emigrarono in città più importanti.
Occorreva elevare il livello morale e culturale del popolo; insegnarli i rudimenti della nuova tecnica e risvegliare nel tempo stesso il suo senso estetico; ridare agli artigiani la fede nell'unità e nel pregio del lavoro; preparare maestranze idonee alla evoluzione delle piccole industrie tradizionali; incoraggiare i giovani che avessero volontà e naturali disposizioni per salire ai più nobili gradi dell'Arte; occorreva, in una parola, creare un nuovo tipo di scuola che aderisce alla vita reale e riuscisse di utilità per i giovani, per le famiglie e per il consorzio civile.
Fervido propugnatore d'un tal rinnovamento dell'istruzione popolare in Cagli si fece, con pochi altri, verso il 1850,
Michelangelo Boni, valente architetto, cittadino di grande autorità.
Il suo programma, molto vasto e ardito per i tempi che correvano, non poté avere che una modesta realizzazione .
Nel Marzo 1850, resosi vacante il posto di maestro di calligrafia nelle pubbliche scuole, la Commissione municipale di Cagli, presieduta dal conte
Antonio Castracane, decideva di affidare al nuova maestro di calligrafia anche l'insegnamento del disegno di architettura, ornato e figura. Il concorso per la nuova cattedra fu regolarmente bandito, con pubblico avviso, il 15 Maggio del detto anno.
Il 07 Novembre 1850 la Commissione giudicatrice - composta di uomini eminenti, quali: il conte
Cristoforo Marcelli, ascritto all'Accademia dei Geroglifici di Firenze, l'architetto Michelangelo Boni, don Andrea Mochi, deputato vescovile alle scuole, e l'ingegner Giuseppe Marcelli - valutati i requisiti dei concorrenti e letti i verbali delle provo d'esame svoltesi in conformità della bolla "Quod divina sapientia", prescelse, con unanimità di voti, il maestro Belisario Simonelli di Perugia. La deliberazione del Consiglio fu approvata dalla Pro-legazione di Urbino il 03 Dicembre 1850 e sottoposta quindi alla definitiva sanzione della Sacra Congregazione degli Studi. In attesa di tale sanzione, che fu poi data con Dispaccio n.2917 in data 08 Febbraio 1851, i giovani di Cagli furono invitati con pubblico manifesto del 28 Dicembre 1850 ad iscriversi alla nuova Scuola di Calligrafia e Disegno.
Sorgeva così in Cagli la prima scuola a indirizzo artistico professionale. Il locale fu fornito dal Comune nello stesso Palazzo Municipale. Il programma dell'insegnamento, affidato ad un solo maestro, il Direttore della Scuola, fu impostato su un piano didattico corrispondente ai suoi fini pratici. Il governo amministrativo e la gestione economica e patrimoniale furono assunti dal Comune, che da solo sostenne, fino al 1833, tutte le spese per il mantenimento della Scuola.
L'arredamento e il materiale didattico comprendevano: tre tavole grandi da disegno, sostenute da cavalletti; un tavolino per l'insegnante, tre panche, due sedie antiche di noce, quattro sedie comuni, reggimodelli, cornicette, ventidue modelli di solidi geometrici, qualche quadretto. Alla mancanza di esemplari, di stampe, di libri, il solerte maestro Simoncelli supplì nei primi tempi con materiale che aveva con sé o che faceva venire a sue spese da Perugia; ma nel Giugno 1851 presentò alla Commissione municipale un'accurata richiesta di acquisto di oggetti occorrenti al suo insegnamento, corredata dallo scandaglio - preventivo, diciamo oggi - della spesa.
Insisteva specialmente nel richiedere modelli in rilievo come piedistalli; colonne; trabeazioni - (elemento portante orizzontale che collega i pilastri o le colonne.
Nella trabeazione si distinguono: l’architrave, elemento monolitico principale, il fregio e la cornicie.); piedritto - (nel linguaggio architettonico, ogni elemento verticale che ha funzione di sostegno.); mezz'arco, ecc... per i diversi ordini architettonici) per far comprendere agli allievi, per lo più muratori e falegnami, il « il gioco delle ombre, la sfuggita degli scorci, il rilievo dei corpi ». Si provvide via via nei limiti consentiti dalle disponibilità del bilancio comunale: infatti, sul foglio stesso del primo inventario, compilato il 01 Gennaio 1851, si leggono aggiunte del Settembre e del Dicembre 1851, del Gennaio '53, dell'Agosto '54, nell'archivio Comunale di Cagli, categoria 9, classe6, fasc.9, 1850-51.
Nell'Ottobre 1858 morì il Boni, lasciando per testamento il frutto delle sue sostanze a beneficio dei figli degli artieri e specialmente degli orfani « che volessero dedicarsi allo studio di belle arti o mestieri che appartengono alla costruzione delle fabbriche e edifici, come scultura, pittura, intagliatore, falegname, ferraio, ottonaro, calderaro, muratore, scalpellino ed altri mestieri simili ». Di questo lascito si giovarono molti giovani cagliesi, che furono avviati, dopo aver frequentato la locale Scuola d'Arte, o all'Istituto di Belle Arti in Roma o all'Istituto « Buon Pastore » in Ancona.
Per il plebiscito del 4-,5 Novembre 1860 cessava intanto il dominio pontificio e le Marche venivano annesse al Regno d'Italia. Sotto il nuovo regime le scuole artistiche e professionali erano destinate, dopo i primi tentativi incerti e timidi, ad acquistare una propria più netta fisionomia ed un vigoroso impulso.
Nell'Aprile 1869 Il Ministero dell'Istruzione Pubblica decideva di istituire corsi normali per gl'insegnanti di disegno e di dettar norme precise per il conseguimento delle patenti; si proponeva inoltre di arricchire di buoni modelli il materiale didattico delle scuole di disegno e d'istituire premi d'incoraggiamento per gli allievi migliori. Per poter dirigere più utilmente i propri sforzi il Ministero volle conoscere lo stato delle scuole, anche di quelle provinciali e comunali, e invitò pertanto i Direttori ad inviare al giudizio di speciali commissioni i migliori lavori eseguiti dagli allievi , insieme con una relazione sull'andamento didattico e disciplinare dei corsi.
La Scuola di Disegno di Cagli inviò al R. Prefetto di Pesaro-Urbino disegni di cinque alunni e un getto in basso rilievo.
La relazione finale del Direttore e insegnante
Antonio Reali sui risultati dell'anno 1868-69 ci illumina sullo sviluppo raggiunto dalla Scuola in quell'anno, sul suo ordinamento, sul metodo e sul materiale didattico.
Essa dice fra l'altro: «L'ordinamento della Scuola è distribuito in tre sezioni: 1) Ornato e Figura; 2) Architettura e Prospettiva; 3) Ornato in Plastica e Scultura. Nell' anno scolastico alle lezioni vi sono 17 alunni, dei quali 10 si applicano all'ornato e alla figura; 5 all'architettura e prospettiva; 2 alla plastica e scultura; ciascuna delle dette lezioni è divisa in tre classi ».
Fra il 1870 e il 1875 la Scuola veniva dal Comune riordinata e trasferita in locali, nel già convento di San Francesco. Le spese ordinarie di gestione annua a cui ammontava a £.1000 per il personale insegnante e di servizio e a £.100 per il materiale didattico. La vigilanza sul regolare funzionamento della Scuola era esercitata da un Consiglio composto dal Direttore pro-tempore delle pubbliche scuole maschili e tre deputati eletti dal Consiglio comunale. La direzione didattica e disciplinare era affidata all'unico insegnante di disegno. L'età minima d'ammissione era di dieci anni; agli allievi non si richiedeva alcun contributo né tassa; si davano anzi loro sussidi per l'acquisto di compassi, carta, matite. Le promozioni da una classe all'altra si facevano per esami ,consistenti in prove grafiche e orali. Ai promossi con migliore classifica si davano premi di primo, secondo, terzo grado in medaglie, diplomi, libri.
Il punto più importante dell'ordinamento nuovo era l'aumento delle classi da tre a cinque che comportava un nuovo piano didattico. Nella prima classe si svolgevano gli studi preparatori, comprendenti: disegno a mano libera di figure geometriche piane, isolate e combinate fra loro, primi tentativi di copia dal gesso o dal vero di motivi naturali e ornamentali e di utensili di uso comune. Nella seconda classe si proseguiva nel disegno a mano libera, ritraendo dal gesso a chiaroscuro e da originali a tutto rilievo, vasi, oggetti raggruppati, copie di stampe classiche,; s'iniziavano anche nello stesso anno lo studio della geometria e il disegno geometrico con strumenti, fino alla costruzione di poligoni regolari inscritti e circoscritti. Nella terza classe si disegnavano fregi, stipiti, capitelli, mensole, semibusti, bassorilievi, oggetti d'arte industriale; s'iniziava il chiaroscuro, all'acquarello delle modanature architettoniche; si completavano e consolidavano le nozioni di geometria e si eseguivano disegni con scale di proporzione e proiezioni orizzontali e verticali.
Nella quarta classe si eseguivano rilevamenti di fabbriche, proiezioni delle ombre architettoniche e si continuava il disegno a mano libera dal vero. Nella quinta si proseguivano gli esercizi degli anni precedenti, aggiungendo composizioni decorative, nozioni progressive di prospettiva, lavori in plastica, archetipi di piccoli edifici.
Nell'Ottobre 1879 e nel Gennaio 1880 il Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio, alle dipendenze del quale erano state poste le scuole professionali, sensibile alle necessità economiche e morali dei tempi, suggerì ai Comuni l'istituzione di scuole d'arti e mestieri a lezione diurne, da cui potessero essere licenziati operai qualificati, abili capi operai, sottodirettori di fabbrica, capi di piccoli opifici . L'insegnamento in dette scuole - doveva comprendere, oltre ché nozioni di cultura generale, anche materie scientifiche e professionali con esercitazioni di laboratorio (meccanica ed economia sociale, metallurgia, filatura e tessitura, chimica applicata, disegno di macchine, manutenzione e riscaldamento di macchine a vapore) - comportava la necessità di provvedere ad ampi e adatti locali, al mantenimento di numeroso personale insegnante, all'acquisto di strumenti tecnici e materiale didattico costosissimi.
Il Comune di Cagli, per le sue condizioni finanziarie poco floride e per l'impossibilità di ottenere un contributo qualsiasi da Istituti di mutuo soccorso, da associazioni economiche o da privati industriali, non fu in grado di aderire subito all'iniziativa del Ministero.
Solo verso il 13 Gennaio 1881, essendosi l'ing. Michelangelo Minelli e il maestro di disegno Antonio Reali offertisi di tenere gratuitamente un corso di lezioni serali intorno alle principali materie descritte nelle circolari del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, il 07 Ottobre 1879 e il 24 Gennaio 1880, il Consiglio comunale di Cagli poté deliberare la trasformazione della Scuola di Disegno in « Scuola serale d'arti e mestieri ».
Nel Luglio dello stesso anno la Deputazione provinciale di Pesaro, allo scopo di promuovere l'incremento delle industrie e dell'artigianato, deliberava di accordare un contributo pari a un quinto della spesa ai Comuni della Provincia che avessero istituito Scuole serali e domenicali d'arte applicata all'industria. Altro contributo, in ragione di due quinti della spesa aveva promosso il Governo. L'invito della Deputazione Provinciale veniva accolto dal Consiglio Comunale di Cagli, il quale, nella tornata del 16 Settembre 1881, deliberava in linea di massima l'istituzione di una « Scuola serale e domenicale di arte applicata all'industria », che fornisse in un corso di tre anni l'insegnamento del disegno con applicazioni ai lavori di ebanista, falegname, scalpellino, muratore, fabbro ferraio, vasaio ed altri mestieri attinenti al lavoro dell'industria e artigianale.