Il galeone

Il galeone

1967
Testo di Belgrado Pedrini

Siamo la ciurma anemica
d'una galera infame
su cui ratta la morte
miete per lenta fame.

Mai orizzonti limpidi
schiude la nostra aurora
e sulla tolda squallida
urla la scolta ognora.

I nostri dì si involano
fra fetide carene
siam magri smunti schiavi
stretti in ferro catene.

Nessun nocchiero ardito
sfida dei venti l'ira?
pur sulla nave muta
l'etere ognun sospira.

Sorge sul mar la luna
ruotan le stelle in cielo
ma sulle nostre luci
steso è un funereo velo.

Torme di schiavi adusti
chini a gemer sul remo
spezziam queste catene
o chini a remar morremo!

Cos'è gementi schiavi
questo remar remare?
Meglio morir tra i flutti
sul biancheggiar del mare.

Remiam finché la nave
si schianti sui frangenti
alte le rossonere
fra il sibilar dei venti!

E sia pietosa coltrice
l'onda spumosa e ria
ma sorga un dì sui martiri
il sol dell'anarchia.

Su schiavi all'armi all'armi!
L'onda gorgoglia e sale
tuoni baleni e fulmini
sul galeon fatale.

Su schiavi all'armi all'armi!
Pugnam col braccio forte!
Giuriam giuriam giustizia!
O libertà o morte!

Falci del messidoro
spighe ondeggianti al vento
voi siate i nostri labari
nell'epico cimento.


Canti anarchici Adattamento musicale di Paola Nicolazzi, sull'aria della canzone popolare "Se tu ti fai monaca", di una poesia del militante anarchico e antifascista Belgrado Pedrini, scritta nel carcere di Fossombrone nel 1967.

Belgrado Pedrini (Carrara 1913 - 1979), nel febbraio 1942, a seguito di uno scontro con alcuni militi fascisti in un bar di Carrara, fugge prima a Milano poi a La Spezia, dove in un conflitto a fuoco con la polizia viene arrestato e trasferito nel carcere di Massa. Liberato dai partigiani nel giugno 1944, si unisce alla formazione anarchica "Elio" e combatte fino alla liberazione.

Nel 1945 viene di nuovo arrestato per i reati commessi nel 1942, ritenuti reati comuni; processato nel 1949, viene riconosciuta la sua partecipazione alla lotta partigiana, ma poiché durante il periodo di latitanza, per continuare la lotta armata, era stato costretto ad alcuni "espropri" ai danni di industriali fascisti di Carrara, Milano e La Spezia, viene condannato all'ergastolo, pena successivamente commutata in anni trenta di prigione.

Nel luglio 1974, poco prima dello scadere della pena, Pedrini viene graziato dal Presidente della Repubblica, ma dovendo ancora scontare tre anni per tentata evasione, viene trasferito nel carcere di Pisa, e solo grazie a una campagna per la sua liberazione sostenuta soprattutto dai libertari, viene scarcerato.


Incisioni:

- Quella sera a Milano era caldo. Antologia della canzone anarchica in Italia 2 (Paola Nicolazzi - senza le strofe IV e XII)

- Avanti popolo: Addio Lugano bella CD (Paola Nicolazzi)

Fonti:

- Libretto all. al disco "Quella sera a Milano era caldo"