livio(la morte)

La morte di Cicerone

Cicerone all'avvicnarsi dei triumviri si era allontanato dalla città, ritenendo per fermo, come era in realtà, di non potersi sottrarre ad Antonio più che a Bruto e Cassio a Cesare. Dapprima si rifugiò nella villa diTuscolo; di lì per vie traversepartì per quella di Formia con l'intenzione di imbarcarsi a Gaeta; e di qui spintosi più volte al largo, sia perchè i venti contrari l'avevano riportato verso la costa sia perchè non riusciva a sopportare il rollio della nave provocato dall'incerto volgersi delle onde, lo prese alla fine lo sconforto della fuga e della vita e fatto ritorno alla villa di prima, che è lontana dal mare poco più di un miglio, "muoia" esclamò "nella patria che tante volte ho salvato!". Risulta abbastanza certo che i suoi schiavi fossero disposti a combattere in sua difesa con energia e fedeltà; ma egli ordinò loro di mettere a terra la lettiga e di subire rassegnati ciò che il destino ingiusto imponeva: sporgendosi dalla lettiga e offrendo immobile la sua nuca, gli fu recisa la testa. E non bastò questo alla insensata crudeltà dei soldati; le mani furono mozzate addebitandogli di avere scritto contro Antonio. Così la sua testa fu portata ad Antonio e per suo ordine colocata in mezzo alle due mani sui rostri, dove egli console e spesso consolare, dove quell'anno stesso contro Antonio era stato ascoltato con tale ammirazione per la sua eloquenza, quale mai era toccata a voce d'uomo. Stentando a sollevare gli occhi per le lacrime la gente poteva guardare le membra mozzate di un tale cittadino.