LENDICOMICS Club: Rovigo a Strisce 1999

Rovigo a Strisce 1999 VI Edizione

L'autore e il personaggio


Ray Kitt, l'historieta ritrovata - Hugo Pratt
Autore dell'intenso - Andrea Venturi Il mio universo - Claudio Chiaverotti

Ray Kitt, l'historieta ritrovata - Hugo Pratt
"E' allo stesso tempo appassionante e bizzarro questo testo che a volte si trova sotto le vignette e a volte nei balloon..."
Dominique Petitfaux

«Qual’era il rapporto col disegnatore?
Hugo Pratt partecipava alla creazione degli argomenti?»
«Assolutamente per niente».
Da un’intervista a Oesterheld a proposito delle prime collaborazioni della coppia;
su: Carlos Trillo y Guillermo Saccomanno: “Historia de la Historieta Argentina”, Ediciones Record, 1980


Nel gennaio 1950 esce in Argentina il primo numero di La Revista del Superhombre Ray Kitt, vignetta di Hugo Prattche presenta Superman, Batman e altri supereroi di quella che oggi è la DC Comics. Sempre attento alle mode, Cesare Civita, titolare della Editorial Abril che già pubblica dal 1948 Misterix (che presenta Amok di Cesare Solini e Antonio Canale, Gim Toro di Lavezzolo e Dell’Acqua, Pantera Bionda di Dalmasso e Magni) e Rayo Rojo dal 1949 (che pubblica, tra gli altri, “Colt el justiciero” -ovvero Tex Willer- “Legion extranjera” di Alberto Ongaro e Pratt e Capicua di Adolfo Mazzone), para il colpo facendo uscire, nell’ottobre dello stesso anno, Cinemisterio «la revista de formula sensacional». Su di essa, in formato gigante, vengono riproposte Junglemen e l’Asso di Picche, ma anche Tita Dinamita (la Gey Carioca di Paul Campani) e Hormiga Negra di Walter Ciocca. È proprio su Cinemisterio che, nel 1951, nasce Ray Kitt, con una formula narrativa di cui non si hanno esempi precedenti.

PECULIARITÀ INNOVATIVE
Si tratta di una forma di narrazione del tutto originale: non è un racconto illustrato perché le vignette, come già detto, sono parte integrante della narrazione e non illustrazioni di fatti descritti dal testo. Avanzeremmo piuttosto l'ipotesi che si tratti di una forma originale di fumetto in cui molte vignette sono composte di solo testo! Una prassi mai vista in precedenza, mentre sono del tutto comuni le vignette solo disegnate e prive di testo.
Un cenno al disegno di Pratt, allora autore agli inizi: caniffiano di ispirazione, ma già maturo, anche se non ancora sostenuto da quella sintesi che avrebbe lanciato l'autore nell'Olimpo del fumetto parecchi anni dopo. Prospettive ed anatomie vi appaiono già perfette, come pure la recitazione dei personaggi i cui corpi recitano sovente più delle facce. I "cattivi" presentano una caratterizzazione ancora un po' ingenua, con qualche stereotipo lombrosiano nelle fisionomie, che Pratt abbandonerà dopo poco, mentre qualche primo piano di Ray Kitt introduce già il Sergente Kirk. Su tutte le storie domina comunque il bianco e nero abbacinante tanto caro all'autore.
Franco Spiritelli

Le storie di Ray Kitt sono state pubblicate nel 1951 su CINEMISTERIO, la rivista dalla formula sensazionale, della Editioral Abril, perché proponeva sia fotonovelas che fumetti. Il primo numero uscì il 4 ottobre 1950 e costava 50 centavos. Qui, Hugo Pratt esordì con Junglemen, l’Asso di Picche e, nel 1951, con Ray Kitt, scritto da Héctor German Oesterheld.
Le due storie, di genere poliziesco, ambientate a Buenos Aires, la prima dal titolo «Muerte entre las tombas», è composta di dieci tavole (dal n.33 del 16 maggio al n.37 del 13 giugno); la seconda «R.K. e la crimen de la “Maldita”» di otto (dal n.39 del 27 giugno al n.42 del 18 luglio).



Autore dell'intenso - Andrea Venturi

Chiedete ai “dylandoghiani” D.O.C. qual è l’episodio che amano di più della saga de l’«Indagatore dell’incubo» ebbene, nel 90 per cento dei casi avrete come risposta Johnny Freak, senza alcuna esitazione! Cosa avrà colpito di questo numero da lasciare un così forte segno? Andrea VenturiForse la sceneggiatura di Sclavi?... Forse i disegni dell’allora giovane e sconosciuto autore? La risposta è nell’incontro di queste due grandi “sensibilità”. Quella di uno Sclavi al top della forma e quella di un talentuoso autore capace di integrare e miscelare la poetica dello scrittore/sceneggiatore alle sue capacità di sintesi espressiva, trasformando dei fogli di carta e della china nera in luminosi squarci e limpide sequenze dove tuffare gli occhi senza staccarli dal sentimento. È questa l’arte di Andrea Venturi.
Reduce dagli studi artistici all’Accademia di Belle Arti, Venturi, dopo un’esperienza come disegnatore di scenografie per cartoni animati (tra gli altri anche per lo studio di Bruno Bozzetto), debutta nel mondo dei fumetti nell’89 sulla rivista «Mostri» della Acme e quasi contempora-neamente entra nello staff di Dylan Dog. Per il pupillo della casa Bo-nelli realizza il n.67 (L’uomo che visse due volte), il n.81 (il succitato Johnny Freak) sui testi di Sclavi e il n.118 (Il gioco del destino) e l’episodio Cronache di straordinaria follia pubblicato sul n.4 del «Dylan Dog Gigante» sui testi di Chiaverotti.
Nel ‘93 ha realizzato per i tipi del «Club degli amici del fumetto» di Roma uno splendido port-folio con protagonista Dylan Dog.
Nel ‘98 il direttore della Bonelli, Decio Canzio, lo chiama perchè nel suo stile c’è qualcosa che potrebbe andare bene per «Tex»! Per Venturi la prova è intrigante, la proposta di disegnare Tex non si fa a tutti e, anche se l’indagatore dell’Incubo gli ha dato soddisfazioni enormi e sulle sue storie si trova benissimo, l’incarico è accettato con entusia-smo. Il suo primo Tex è del ‘98 nell’episodio: L’uccisore di indiani, sui testi di Nizzi pubblicato sull’«Almanacco del West». È questo un Tex che risente dell’umiltà e persino del timore reverenziale con cui l’autore vi si è avvicinato ma il personaggio c’è e c’è soprattutto Ven-turi con un segno al “frenato” (come un cavallo di razza) ma che ben presto verrà fuori in tutto il suo dinamismo come si vede nell’episodio Oppio edito nel n.451/452.
Nel ‘97 il suo bagaglio di esperienza si arricchisce quando è chiamato a realizzare le copertine di «Magico Vento» il personaggio di Manfredi. A mano a mano che gli albi aumentano e i disegnatori della serie ne definiscono la figura anche Venturi con le sue copertine dà ragione a chi, pensando alla sua esperienza di disegno horror (Dylan Dog) e quella western (Tex) era il tipo giusto per illustrare tali copertine.
Mi piace affermare che un bravo disegnatore di fumetti si vede dalle capacità che ha di far muovere e recitare i personaggi sulla scena. Venturi in questo è un grande. Padronanza della tecnica, di un’autonomia figurativa invidiabile (frutto dell’influenza dei grandi autori americani), di un’innata capacità di dare dinamismo alle figure attraverso un caldo e rotondo colpo di pennello, di un movimento di “macchina” eccezionale che gli fanno inquadrare le scene in modo ot-timale e moderno. Insomma, un autore che vediamo poco in giro ma che sa far valere la sua presenza con le sue opere. È uno che non passa inosservato!
All’oggi oltre alle suddette copertine di «Magico Vento» Venturi è alle prese con un nuovo episodio della saga di «Tex», su testo di Nizzi. Un’avventura dove “Aquila della notte” è da solo a combattere l’ingiu-stizia e a punire i colpevoli! Curiosi? Pazientate e tenete d’occhio l’edicola.
Raffaele de Falco



Il mio universo - Claudio Chiaverotti

Brendon nasce dal desiderio di creare un “mio” universo, un mondo verosimile appena dietro l’angolo della realtà. Ho scelto un’ipotesi sul futuro: la società post-medievale creatasi un secolo e mezzo dopo una catastrofe di portata mondiale (La Grande Tenebra).Claudio ChiaverottiBrendon vive in un Medievo Prossimo Venturo popolato di sette animistiche, streghe, mostri con corpi di ragni e volti semiumani, alchimisti alla ricerca di nuove fonti energetiche. Ma, soprattutto, ho voluto raccontare storie di persone, di amori disperati, rabbie e solitudini.
Le storie di Brendon sono thriller d’azione permeati di soprannaturale (sempre spiegato razionalmente, però) ai quali ho cercato d’infondere suggestioni particolari: per esempio il senso di vertigine di una Londra abbandonata e completamente deserta, in cui si aggirano sciacalli con occhi di brace; o la piccola, infinitesima poesia, in un mondo senza più elettricità, di uno sciamano che proietta vecchi film sulle rovine di un cinema, con un proiettore rabberciato a manovella e una lampada a olio; o la singolare violenza di un’efferata lotta sulle rovine del museo d’arte, con una gigantesca forbice di pietra che aspetta la sua vittima…
E poi c’è lui, Brendon: fin dall’inizio volevo creare un personaggio crepuscolare ma ironico, bello ma non “fighetto”. Così sono venuti fuori lo sguardo febbrile e le guance di un eroe maledetto, con la rabbia e la voglia di fuggire di chi l’ha creato. Un eroe che combatte i mostri generati dal sonno della ragione, in un mondo rinato sulle ceneri del precedente, che non sa liberarsi dei suoi fantasmi.
Claudio Chiaverotti

Torna all'HomePage
Concorso Rovigo a Strisce E-Mail Links utili