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Quando si parla di tradizione della medicina orientale non ci si deve riferire soltanto a quella sviluppatasi in Cina e in Giappone, ma anche
a quella che è fiorita in molte parti dell'Asia, come per esempio in India o in Medio Oriente. Il modo di intendere la salute in Asia si
ispira a principi alquanto diversi da quelli seguiti dal pensiero moderno.
Attualmente, per esempio, lo Shiatsu è conosciuto e apprezzato soprattutto per il suo effetto sintomatico; si pone cioè una grande importanza
alle sue manifestazioni terapeutiche esterne, mentre il suo scopo originale, le radici da cui è nato, è quello di studiare e seguire la
Legge della Natura. Qualunque impegno di studio che non sia indirizzato alla scoperta della Legge della Natura, anche se raggiunge l'effetto previsto,
non può diventare un percorso di studio utile a migliorare la vita stessa. In terapia, se c'è soltanto interesse a cambiare dei sintomi,
nulla cambia realmente; il modo di vivere non cambia e sempre rimane sofferenza.
In Asia, il percorso di studio della Legge di Natura si è sviluppato principalmente su tre direttrici: una è naturalmente quella della
terapia, sia nel senso ufficiale che popolare, la seconda è quella delle arti marziali, la terza è quella della pratica consapevole
della vita quotidiana, come per esempio, nel caso della Cina, lo studio del Tao. Il Tao somiglia molto allo Yoga indiano nel senso che, durante
l'intera giornata, il praticante cerca di trasformare ogni cosa, corpo, mente, spirito, modo di vita, ambiente, così da armonizzarla con
la Legge di Natura. Considerando le cose da questo punto di vista, prima ancora di entrare nell'argomento della pressione nello Shiatsu, dovremo
osservare come i principi fondamentali della salute, quelli che conducono alla cura delle malattie, sono quegli stessi principi che vanno utilizzati
e valorizzati per migliorare la propria vita. Oggi, nella società, i campi di studio vengono distinti e separati gli uni dagli altri così
che, seppure alcuni insegnamenti presentano una loro profondità di contenuti, non possono essere valorizzati appieno proprio perché
vengono in genere sviluppati alla luce di una visione troppo parziale.
Se vogliamo avviarci verso un vero cammino di studio della Legge di Natura,
abbiamo bisogno di bilanciare fra loro due aspetti: se da un lato dobbiamo
certamente approfondire e specializzarci in un argomento, dall'altro abbiamo
bisogno di comprendere le cose sempre da un punto di vista globale.
I SEI PRlNCIPI DELLA SALUTE
Prima ancora di entrare nell'argomento della pressione dello Shiatsu,
dal punto di vista globale delle manifestazioni della vita che riguardano
la salute, dobbiamo considerare sei punti fondamentali di studio, nessuno
dei quali può essere ignorato se vogliamo comprendere e seguire
la Legge di Natura. I primi due sono il respiro e il movimento. Il terzo
e la pratica correttiva delle abitudini scorrette fisiche e mentali. Lo
stile di vita moderno non richiede in genere di impegnare l'intero organismo
per svolgere le azioni quotidiane e spinge anzi al suo uso parziale, specializzato
(qualcuno si specializza nel movimento delle braccia, un altro utilizza
solo gli occhi, un altro solo testa, uno solo la destra, uno solo la sinistra...).
Il quarto punto è l'alimentazione e con questo non intendiamo
solo il cibo materiale; è nutrimento per l'essere umano anche studiare,
leggere, pensare, ascoltare le idee degli altri. Quando parliamo di studio
dell'alimentazione quindi, intendiamo la ricerca di ciò che è
più adatto a noi, cosa che per ciascuno è diversa. Il quinto
punto è la valorizzazione dei problemi. Fin da bambini ci è
stato insegnato a considerare come una cosa negativa dover affrontare dei
problemi, come per esempio l'insorgere di sintomi di una malattia o le
manifestazioni del dolore. A causa di questa educazione è difficile
perfino pensare che possa esistere anche un altro modo di vedere le cose.
Ma siamo proprio sicuri che il fatto di dover fronteggiare dei problemi
debba inevitabilmente essere accolto con una reazione negativa? (Allora
tanto vale morire, così non dovremo più lamentarci di nulla!).
In realtà il manifestarsi di qualsiasi sintomo o dolore del corpo,
di sofferenze, preoccupazioni o delusioni, non sono che messaggi che la
vita ci offre. Possiamo anzi dire che questi costituiscono una specie di
garanzia di vita! Valorizzare i problemi significa accettare e ascoltare
il messaggio che la vita ci invia: dietro c'è sicuramente un insegnamento
per noi. Chi si limita a fare il terapista come fosse un operaio alla catena,
impegnato solo a togliere disturbi, magari si sentirà anche bravo,
si procurerà un sacco di clienti e farà buoni affari. Ma
noi siamo nati come esseri umani per migliorare, altrimenti la nostra vita
sarebbe priva di senso. Tutto ciò che è presente, tutto ciò
che accade, piacevole o no, deve essere inteso come una possibilità
per imparare e migliorare: dobbiamo valorizzarlo.
Infine, l'ultimo punto, la meditazione. Meditare non è quello che di solito viene fatto
fare in alcuni centri 'specializzati', con musica e incensi per rilassare
un po' di tensione nervosa. Si va al centro di meditazione, ci si rilassa;
si esce fuori, si torna a casa, ci si arrabbia... e così bisogna
aspettare fino alla prossima settimana per rilassarsi un attimo. E' vero
che se non siamo capaci di rilassarci non è possibile fare meditazione,
ma il rilassamento ne costituisce solo, come dire 'l'antipasto'. Meditare
significa in realtà scoprire la verità, scoprire l'origine
di un problema: senza sviluppare questo atteggiamento vivremo sempre con
la paura. La paura nasce dall'ignoranza e una delle più grandi paure
dell'uomo è quella della morte. L'uomo vorrebbe superare le sue
paure, e così, nei secoli della Storia, il potere, sia quello personale
che quello di chi governa, ha spesso utilizzato questa paura come un trucco
per controllare e manipolare la mente ed il cuore degli uomini. Siamo abituati
a ricevere messaggi negativi, siamo ipnotizzati da questa negatività.
In questo stesso modo, la maggior parte dei terapisti spaventa i loro pazienti
e cattura la loro anima. Quanti di coloro che fanno terapia riescono ad
immaginare il loro paziente in modo positivo.' Se si riesce a farlo sempre,
prima di un trattamento, allora si può dire di essere dei veri professionisti!
Chi riesce a immaginare piena di vita una persona che sta morendo. E' molto
difficile. Lo stesso terapista, spesso, viene 'mangiato' dal suo paziente,
non riesce a vederlo che in maniera negativa: e per questo motivo che non
gli sarà facile trasformare la sua condizione. Il terapista dovrà
impegnarsi prima di tutto a creare un'immagine positiva ed indirizzare
il suo intervento in quella direzione. Se invece segue il paziente nel
suo star male, significa che ormai e il paziente a guidare il terapista:
il terapista si trasforma in un assistente per il peggioramento della condizione
del paziente. E il paziente, in questo caso, il vero professionista. Meditazione
significa cercare di comprendere qual è l'origine delle cose, anche
se non possiamo riuscire completamente a farlo, poiché questa è
l'origine stessa della vita. Possiamo pero impegnarci in quella direzione.
Se si riesce a comprendere la causa originale del sintomo, potranno migliorare
contemporaneamente sia la vita del paziente che quella del terapista. In
tanti casi invece, dopo la terapia, il paziente migliora ma il terapista
peggiora...! Bisogna tenere in considerazione questi sei punti fondamentali
se vogliamo provare a migliorare la vita attraverso la ricerca della salute.
Se avete scelto lo Shiatsu come cammino per la vostra ricerca professionale,
occorre rendere più profondo questo studio.
MEDICINA NATURALE
Solo gli esseri umani contemplano un'idea come la medicina, che costituisce
un importante indirizzo del loro studio intorno al quale, da secoli, si
sviluppano scuole di pensiero e di pratica. Gli animali sanno da soli quando
stanno male; per noi uomini, invece, e necessario un certo impegno di studio,
e non solo perché abbiamo indebolito il nostro istinto. Sia che
si parli di medicina naturale che di medicina moderna, sia che la si definisca
olistica o meno, il bisogno umano di medicina è soprattutto il bisogno
di conoscere e seguire la Legge di Natura. Noi tutti viviamo in modo artificiale:
abbiamo case e vestiti, mangiamo cibo cotto; niente del nostro stile di
vita è naturale. Ma è proprio questo stile di vivere, così
differente da quello degli altri animali, che porta in sé lo stimolo
per trovare quella dimensione umana che, fra le manifestazioni della natura
è assolutamente originale. Non dobbiamo necessariamente svestirci,
abbandonare le nostre case e mangiare erbe selvatiche per seguire la Legge
di Natura, non ha senso pensare di dover tornare a vivere nella giungla.
Se volessimo vivere come fanno gli animali, riacquistare la loro naturalezza,
dovremmo anche rinunciare alla cultura che abbiamo sviluppato. Ma la cultura
è la base fondamentale della nostra evoluzione, la sua perdita comporterebbe
anche una involuzione spirituale. C'è un'altra possibilità:
sebbene non riusciamo a seguire e armonizzarci completamente con la Legge
di Natura, pure possiamo impegnarci a camminare in quella direzione. Se
scegliamo lo Shiatsu come strada di verifica, dobbiamo tenere presenti
i sei punti sopra descritti. In questo modo, anche se in modo diverso da
quello degli animali selvatici, possiamo comunque arrivare ad essere sani.
Non si diventa dei veri professionisti praticando lo Shiatsu solo come
un trattamento fisico, attenti solo che il paziente rimanga contento e
soddisfatto perché liberato dal suo sintomo fastidioso. Cambiare
un sintomo e cambiare la condizione sono due cose ben diverse. Assenza
di dolore non significa migliorare la condizione del paziente. Possiamo
intendere migliorata la condizione umana solo quando il modo di vedere,
il modo di pensare, il modo di sentire, il modo di vivere saranno migliorati.
Ma questo non può essere determinato dall'esterno; ognuno deve risvegliare
una coscienza interna a lui propria. Possiamo dare a un altro la possibilità
di cambiare la sua vita, ma non possiamo determinare noi, dall'esterno,
questa scelta: la decisione dipende dalla consapevolezza di ognuno. E'
questo il motivo per cui l'uomo, per poter continuare a vivere nell'artificiosità
del suo stile, deve inevitabilmente ricorrere alla medicina. Forse un giorno,
chissà quando, fra diecimila o centomila anni, la medicina scomparirà,
scomparirà forse anche la religione. Quando il genere umano sarà
veramente evoluto non saranno più necessarie queste cose. State
tranquilli, ci vorrà forse un milione di anni, non preoccupatevi
di perdere il lavoro...!
Noi abbiamo tutti la stessa origine; tutto nasce dalla stessa fonte
di vita. Seppure la realtà quotidiana ci induce a credere che ognuno
sia distinto da un altro, siamo invece un'unica vita, che si manifesta
divisa per permettere che ogni parte collabori con l'altra. Basta pensare
al nostro corpo che, originato da un'unica cellula, attraverso continue
trasformazioni e differenziazioni dà origine a tante forme. Se pensiamo
che ciò sia vero, allora dobbiamo anche pensare che davanti a noi
c'è sempre una persona, non un paziente. Quella persona è
davanti a noi come manifestazione della presenza di tutti i nostri antenati.
Noi stessi abbiamo incorporato nella nostra vita quella degli antenati
e lo stiamo manifestando attraverso la nostra presenza.
LA TERAPIA: RINGRAZIAMENTO Al NOSTRI ANTENATI
I nostri antenati non stanno in un luogo invisibile, stanno qui, sia
dentro noi stessi che davanti a noi. La nostra presenza è sostenuta
dalla loro vita, nessuno può aver vita da solo, nessuno può
vivere senza l'influenza e la collaborazione di altre presenze di vita.
Quando si comincia a comprendere questa realtà nasce dentro un grande
senso di ringraziamento e di rispetto. Per questo aiutare una persona che
sta soffrendo dovrebbe essere cosa normale, una manifestazione di rispetto
per i nostri antenati. E' per manifestare questo rispetto e questo ringraziamento
che nasce il trattamento. Chi fa Shiatsu quindi, oltre che terapista, abile
tecnico, deve essere, per il paziente, anche un educatore. Educare significa
influenzare positivamente la persona che si ha davanti, coltivando la pazienza
di aspettare che sviluppi un atteggiamento corretto verso la vita. Qualche
volta bisognerà aspettare un anno, o magari anche una vita. Chi
fa Shiatsu però ha a disposizione un tempo limitato: offrite il
trattamento con questo atteggiamento, e per il resto coltivate la speranza;
un giorno forse quel paziente comprenderà ciò che avrete
voluto comunicare!
Chiamiamo kuyò questo modo di offrire il trattamento. Kuyò
significa 'nutrirsi insieme', manifestare rispetto e ringraziamento per
gli altri, arricchendo la propria anima e contemporaneamente quella del
paziente. Se si coltiva questo atteggiamento, qualsiasi tipo di terapia
o di medicina, sia essa la chirurgia oppure gli antibiotici, non dovrà
più essere considerato negativo, una cosa vietata. Importante è
l'atteggiamento che è dietro a chi pratica. Nessun settore della
medicina approfondisce questo aspetto, ma almeno voi che fate Shiatsu e
siete tra i pochi che possono avere un contatto fisico con le persone,
avete la possibilità di offrire questo messaggio. Avete tempo a
disposizione per farlo, e comunque ne avete molto più dei cinque
minuti necessari per scrivere una ricetta...!
LO STUDIO DELLO SHIATSU
La domanda postami per questo incontro è: "Cosa c'è dietro
la pressione perpendicolare?". Se vogliamo arrivare a una risposta dobbiamo
necessariamente considerare anche gli altri aspetti della pressione. La
base dello Shiatsu è costituita da tre principi: pressione perpendicolare,
pressione costante, pressione concentrata, (detta anche, secondo lo stile
Masunaga, pressione di sostegno). Pressione perpendicolare. La chiave,
la quintessenza della pressione perpendicolare, è il respiro. Voi
forse sapete, ad esempio, che nel campo delle arti marziali si usa il kiai.
Il kiai è una delle tecniche di respiro che, oltre a ottenere l'effetto,
secondario, di impaurire l'avversario nel combattimento, ha lo scopo fondamentale
di canalizzare e indirizzare l'energia attraverso il respiro. Pressione
perpendicolare significa toccare il centro del corpo, il centro della vita;
ma come si fa se non siamo capaci di indirizzarla correttamente? E' il
respiro a tracciare la strada! Chi ha dubbi in proposito si dia la pena
di provare e allora potrà capire che non sto parlando di teoria.
Pressione costante. Cosa rende tale la pressione? Esercitare una pressione
costante significa poterla mantenere anche un'ora (ma almeno 5/10 minuti...!).
Costante significa che la pressione, quindi l'energia, è pari dall'inizio
alla fine. Cosa si rende necessario per far questo? La chiave della pressione
costante è nella forza di addome e lombari, cioè hara, tandèn.
Spesso, chi pratica arti marziali, ottiene un certo sviluppo di forza nella
zona addominale e lombare: questo è il motivo per cui tante persone
che praticano arti marziali sono capaci di imparare in breve tempo, ottenendo
in genere dei buoni risultati.
Pressione concentrata, infine, significa pressione consapevole. In
questi tre principi fondamentali dello Shiatsu vengono compresi, almeno
teoricamente, i principi fondamentali dell'impegno di un essere umano.
Il respiro, si comprende bene, è principio di vita. La forza del
tandèn, che rende costante la pressione, è in realtà
la capacità di creare bilanciamento fra l'atmosfera dell'addome
e quella delle lombari: l'intero corpo deve collaborare per renderlo possibile.
Soltanto chi riesce a fare pressione in questo modo può dirsi un
vero professionista.
Impegnarsi per cercare di realizzare la forza del tandèn aiuta
a evitare l'insorgere e il perdurare dei disturbi fisici. In altre parole,
se facendo studio di Shiatsu, capita di farsi male a un gomito o a un polso
oppure ci si strappa un muscolo o un tendine, significa che si è
praticato senza utilizzare la forza del tandèn.
La pressione dell'addome e quella del cervello sono collegate e inversamente
proporzionali: più aumenta la prima più diminuisce la seconda.
La forza di tandèn porta calma nei nostri pensieri e facilita lo
sviluppo dell'intelligenza; la sua mancanza, al contrario, porta ad avere
un sistema nervoso alterato. Senza la capacità di assorbimento data
dalla forza del tandèn si diventa eccessivamente suscettibili, poiché
qualsiasi problema arriva direttamente alla testa. Chi ha forza di tandèn,
invece, è capace di accogliere i problemi in due tempi: prima li
riceve 'attraverso la pancia' e solo dopo li fa filtrare nella testa, senza
correre il rischio di impazzire. AI giorno d'oggi, lo sappiamo, i problemi
mentali stanno aumentando e non riguardano, come una volta, solo chi vive
in città. La causa non sta soltanto nelle comodità della
vita moderna, il motivo principale è che nel nostro stile di vita
quotidiana non c'è più necessita di usare il tandèn,
raramente c'è occasione di essere chiamati a un lavoro fisico veramente
impegnativo.
Se facciamo pratica di Shiatsu in modo corretto, potremo rafforzare
il tandèn, concentrando forza fra addome e lombari, senza aver bisogno
di altri allenamenti; in questo senso, lo studio e l'allenamento della
respirazione diventano fondamentali per dare direzione al nostro impegno
e alla nostra pressione. Fare Shiatsu in questo modo, quindi, crea già
di per sé i presupposti per ottenere una buona condizione fisica.
Come ho già detto, le caratteristiche della pressione dello Shiatsu
non sono divisibili fra loro ma, al tempo stesso, non è facile studiarle
contemporaneamente; per questo le studiamo una alla volta così che
un giorno, finalmente, potremo realizzarle insieme in una pressione corretta.
LA CONSAPEVOLEZZA
Esistono diversi livelli di consapevolezza, quello minimo è
fare attenzione a cosa si sta facendo. Solo quando, dopo tanto allenamento,
si incorpora totalmente e profondamente una tecnica, si riesce a manifestare
inconsciamente le proprie capacità. Come quando si impara ad andare
in bicicletta: all'inizio è necessario mettere tutta l'attenzione
ad ogni singolo passaggio, ma quando, dopo un po', quella pratica viene
incorporata, corpo e bicicletta si uniscono. Quello che prima si poteva
manifestare solo in modo separato viene riunito, diventa parte di sé,
si è nuovamente liberi di intraprendere nuove strade. Ma quando
qualcosa viene incorporata, si tende a fare sempre in quel modo, ormai
senza consapevolezza, sia esso corretto o no. Se quindi, nello studio e
nella pratica dello Shiatsu così come per qualsiasi altro impegno,
vogliamo arrivare a incorporare in modo corretto, dobbiamo come minimo
cercare di rimanere sempre consapevoli di ciò che stiamo facendo.
Se si incorpora inconsciamente, non si sa cosa si è incorporato
e quindi non è possibile cambiare.
Quale è il motivo per cui spesso chi dice di voler smettere
di fumare non riesce a farlo? Le persone che hanno cominciato a fumare
inconsciamente sono praticamente soggette al fumo e non riusciranno a smettere
inconsciamente. Al contrario, chi ha cominciato coscientemente, coscientemente
può anche smettere; è per questo motivo che mantenere concentrazione
sull'essere consapevoli è molto importante per migliorare. Occorre
allora cominciare a fumare con consapevolezza, così, con consapevolezza,
se si vuole, si può smettere. Per esempio: "ora fumo, ma quando
arrivo ad un terzo della sigaretta la spengo". Dopo mezz'ora viene voglia
di un'altra sigaretta: "ma ho fumato mezz'ora fa, quindi adesso aspetto
un'altra mezz'ora". Consapevolmente rinvio. Dopo mezz'ora: "adesso decido
di fumare una sigaretta ma, arrivato a metà la spengo". Consapevolmente
fumo, consapevolmente rinvio, consapevolmente smetto. Dopo un'ora voglio
fumare di nuovo: adesso rimando di un'ora. Dopo un'ora: "adesso fumo un'intera
sigaretta". Dopo aver fumato: "grazie, ora smetto". Ci vuole questo tipo
di allenamento: cominciare in maniera consapevole e finire in maniera consapevole.
Per studiare non c'è altro strumento, oltre alla consapevolezza,
che possa arricchire la nostra ricerca di vita, senza essere costretti
a doverne dividere e separare ogni aspetto: "questo è lavoro, questo
è studio, questo è guadagno, questo vacanza, questo riposo...".
La consapevolezza è lo strumento 'interno'. Nessuno può dire
quale sia la tecnica, lo stile, il katà migliore: se studiamo con
consapevolezza, possiamo scegliere quello che più ci piace e qualsiasi
katà diventa quello adatto a noi. Non esiste un katà che
vada bene per tutti: il nostro corpo è diverso, le capacità
sono diverse: la consapevolezza è l'unico strumento per non perdere
la testa, l'unico strumento che dà la possibilità di approfondire
internamente lo studio. E' la consapevolezza che può pescare in
profondità dentro di noi; modificare una condizione al suo interno,
superare le falsità di una società mondana troppo focalizzata
sulla forma esterna e dimentica della dimensione spirituale. La società
umana ha due culture: una cultura materiale e una cultura spirituale. Fino
ad ora però la cultura spirituale non è stata in grado di
equilibrare il peso della cultura materiale. Dal punto di vista dello studio,
katà, forma, stile costituiscono la parte visibile, esterna, la
cultura materiale dello Shiatsu; per bilanciare questa cultura materiale
bisogna sviluppare spiritualità al proprio interno ed e quindi indispensabile
impegnarsi con consapevolezza. Sono tanti piccoli momenti di consapevolezza
che fanno da ponte tra l'allenamento di pressione costante e quello di
pressione perpendicolare, tra respiro e impegno di addome.
MERIDIANI, PUNTI VITALI, FASCE COMUNICANTI, PUNTI Dl ARMONIA
Nello Shiatsu, oltre ai tre principi che definiscono il carattere della
pressione, bisogna considerare altri quattro argomenti di studio che dovrebbero
essere comuni a qualsiasi scuola, o metodo: meridiani, punti vitali, fasce
comunicanti, punti di armonia.
Poiché i primi sono piuttosto conosciuti voglio dirvi qualcosa
riguardo ai punti di armonia, quelli, unici, capaci di bilanciare una condizione.
Il corpo dovrebbe essere perfettamente bilanciato, la parte sinistra con
la destra, la parte davanti con quella dietro, quella superiore con quella
inferiore. In realtà ognuno ha un diverso modo di muoversi (ci si
appoggia più a destra o più a sinistra, si preme più
sull'alluce o sul tallone) ed è anche questo differente modo di
usare il corpo che determina il carattere personale. Quando però
la differenza nel modo di impegnare le diverse parti del corpo si fa troppo
grande, allora può nascere un problema. In quel momento c'è
un punto, uno solo, che è quello giusto per ricreare equilibrio.
Negli oggetti quel punto è fisso: spostando dà li il centro
di gravità, l'oggetto necessariamente cade. Nell'uomo invece quel
punto è più elastico, ed è per questo che l'uomo può
mantenersi eretto senza cadere anche quando se ne è allontanato
di parecchio. Dal protrarsi di una simile situazione, però, può
originare una condizione cronica che per essere ricondotta ad una maggiore
centralità richiede un trattamento. Il punto utile ad armonizzare
quella condizione è il punto di armonia. E così, anche il
punto di equilibrio fisico per poter esercitare la pressione perpendicolare
è unico; tra addome e lombari, quello che viene chiamato tandèn.
Qualcuno si domanderà: ma quando facciamo un trattamento non usiamo
due punti? Con due punti si crea una situazione fissa, come quando stiamo
fermi in piedi e siamo poggiati contemporaneamente sulle due gambe. Quando
ci muoviamo le gambe devono coordinare il loro funzionamento in modo opposto:
mentre una rimane ferma l'altra va avanti; poi, di nuovo, mentre la prima
va avanti, la seconda rimane ferma dietro, e così via. E' la collaborazione
di questi opposti modi di operare che permette il movimento del corpo.
Ma per poterlo fare il corpo ha bisogno di un punto di equilibrio, senza
il quale non ci si potrebbe muovere. Se le cose inanimate hanno un punto
di equilibrio fisso, il nostro corpo invece è vivo, il suo centro
di equilibrio può spostarsi e quindi ha una possibilità di
bilanciamento molto più ampia. Questo significa che, anche dopo
anni di uso scorretto, è ancora in grado di adattarsi e di ritrovare,
seppure sbilanciato, un suo centro di equilibrio. Essere in grado di trovare
il punto di armonia e stimolarlo una sola volta non è però
sufficiente a ricreare una condizione armonica, poiché a fronte
di cinque minuti di trattamento rimangono ventitré ore e cinquantacinque
minuti durante i quali viene mantenuta incoscientemente la forma di abitudine
scorretta. Per questo è necessario sviluppare consapevolezza: non
soltanto per se stessi, ma anche al fine di educare il paziente a svilupparle
lui stesso.
STUDIO PRATICO DELLA PRESSIONE Dl RESPIRO
Studiamo due modi di esercitare pressione perpendicolare attraverso
il respiro: uno statico ed uno dinamico. Per prima cosa poggiate la mano
destra nella zona dell'osso sacro, rivolgendo la punta delle dita, unite,
nella direzione della spina dorsale. Di norma, nel nostro corpo l'energia
circola in senso antiorario, entrando da sinistra e uscendo da destra:
come conseguenza la parte sinistra del corpo risulta essere in generale
leggermente più fredda ed è per questo che useremo la mano
destra. La pressione perpendicolare, esercitata in questo modo nella sua
forma statica, servirà a stimolare il sistema nervoso o, guardando
da un altro punto di vista, i meridiani. Ascoltate il respiro del paziente.
Provate ora a dare direzione alla vostra pressione attraverso il respiro:
in questo modo potrete rendervi conto di come il respiro sia un ponte tra
il nostro mondo interno e le manifestazioni esterne del corpo. Possiamo
nascondere un'emozione con un'espressione alterata del viso ma non è
possibile nascondere o alterare il respiro che si manifesta congiuntamente
alle diverse condizioni del nostro stato d'animo. Il respiro è un
messaggio che viene direttamente dal nostro interno: se siamo arrabbiati
abbiamo un certo tipo di respiro, e così ne avremo un altro tipo
se siamo contenti e un altro ancora se siamo tristi. E così anche
nel paziente ad un determinato sintomo corrisponde un tipo di respiro attraverso
il quale, in modo inconsapevole, la sua vita manifesta all'esterno il suo
messaggio. Può essere facilmente compreso come un cambiamento consapevole
del respiro possa essere importante per la sua condizione. Spesso pero
chi si trova a vivere una certa situazione, sia essa fisica che emotiva,
per quanto provi a cambiare respiro, non ci riesce. In questo caso il terapista
Shiatsu può offrire il suo aiuto. Per prima cosa ascoltate il respiro
del paziente. Per comprendere l'efficacia del nostro trattamento dobbiamo
poter confrontare il respiro che il paziente ha all'inizio con quello che
ha alla fine. Dopo essere rimasti per qualche momento all'ascolto del suo
respiro cominciate a seguirlo e, partendo dalla espirazione, rendete il
vostro respiro più lungo di quello del paziente; prolungatelo fino
a che sia due o tre volte più lungo. Praticare consapevolmente in
questo modo significa sviluppare al tempo stesso la vostra sensibilità
e la condizione interna. Attraverso il contatto della mano il vostro respiro
influenza quello del paziente: a un certo momento la vostra mano diventerà
calda e sentirete che si è creata comunicazione. In quel momento
si crea pressione perpendicolare anche senza pressione fisica: è
la pressione del respiro che sta giungendo a toccare il centro. Il paziente
comincia a sentire rilassamento, o comunque una sensazione piacevole; a
questo punto si può spostare la mano verso l'alto e continuare.
Se la mente del paziente diventa più rilassata vuole dire che anche
il terapista è rilassato; se il paziente diventa nervoso significa
che il respiro del terapista non era corretto.
INTERNO ESTERNO, VISIBILE INVISIBILE
Noi siamo originati da unica fonte di vita. La nostra sfera inconscia
o spirituale racchiude tutto ciò che è presente, anche ciò
che non possiamo vedere; in un certo senso comprende tutta la memoria dell'universo.
Rivolgendoci al nostro interno possiamo entrare in contatto con questa
fonte unica di vita; andando verso l'esterno troviamo invece la separazione.
La vita manifesta se stessa a partire dal profondo della sfera inconscia,
attraverso la consapevolezza e infine tramite il corpo. La consapevolezza
è, tra queste manifestazioni, quella che ci consente di navigare
nel mondo invisibile che è al nostro interno. Allenandoci alla consapevolezza
potremo prendere sempre più coscienza del mondo invisibile che è
dentro di noi e quindi ognuno, a seconda del suo impegno, avrà una
diversa percezione della presenza e della profondità di questo mondo
interno. Questo significa che, se sul piano materiale viviamo tutti nella
stessa dimensione, internamente ognuno vive una dimensione diversa: è
per questo che molto spesso non riusciamo a capirci. Quando si comincia
a comprendere questa realtà, il fatto che ognuno ha un suo differente
modo di vedere e di pensare non costituirà più un problema,
e anzi si potrà avere buoni rapporti e costruire una vera amicizia
proprio con quelli che sono più diversi da noi. Il pensiero è
uno strumento essenziale nel percorso di sviluppo della consapevolezza.
Esso, per quanto non abbia sostanza, è però già parte
del mondo materiale. Dobbiamo sapere che quando abbiamo pensieri negativi
stiamo già, in qualche modo, rendendo concreto, materiale, ciò
che pensiamo. Questo significa che fare trattamento con negatività
di pensiero, oltre a non produrre effetti positivi per il paziente, fa
male anche a se stessi giacché si tradisce la parte più vitale
di noi stessi. Pensare bene, creare delle buone immagini, diventa allenamento
inevitabile per chi vuole diventare professionale; ma, come ho già
detto prima, pensare sempre in modo positivo non è facile: chi riesce
a sorridere a fronte di qualsiasi problema è un santo. Io non so
se anche quelli che sono chiamati 'santi' riescono sempre a ringraziare,
credo però che mettersi sulla strada del sorriso e del ringraziamento
sia uno dei modi migliori per imboccare la via della evoluzione umana.
Sorridere è manifestazione di creatività positiva della nostra
parte fisica così come ringraziare e manifestazione di creatività
della nostra mente.
MONDO VISIBILE E MONDO INVISIBILE
Alla base di ogni nostro atteggiamento ci sono pensiero e immaginazione.
Se il pensiero è il frutto dell'attività della coscienza,
l'immaginazione è lo strumento grazie al quale possiamo comunicare
con il nostro inconscio, è l'ultimo livello della dimensione inconscia
che possiamo comprendere intellettualmente. L'energia che crea e nutre
la sfera dell'inconscio è molto più forte di quella utilizzata
dalla nostra coscienza: e per questo che non basta pensare e programmare
per mettere in atto ciò che desideriamo. Si manca spesso di capacità
di immaginazione e la sfera consapevole, da sola, non ce la fa. Seppure
vogliamo dare una direzione positiva al nostro pensiero, dobbiamo fare
i conti con il nostro inconscio che, dal nostro interno, influenza pensieri,
atteggiamenti, modi di sentire. Senza che ce ne rendiamo conto, la nostra
educazione ci ha abituati a ricevere tutto in modo negativo; è necessario
bilanciare consapevolmente questa negatività mandando continui messaggi
di positività al nostro interno.
Questo è un buon impegno per chi pratica Shiatsu. L'immaginazione
infatti è pressione perpendicolare, è lo strumento mediante
il quale possiamo penetrare nel mondo dell'inconscio, arrivare a toccare
direttamente la fonte più profonda della vita. Questa è pressione
perpendicolare! E' necessario armonizzare fra loro pensiero, respiro, e
immaginazione, e finalmente, tramite la mano, cioè tramite la manifestazione
materiale del nostro corpo, la pressione perpendicolare diventa compiuta,
amplificata.
Allenatevi a immaginare le persone sorridenti o, se si tratta di pazienti,
immaginate i loro organi perfettamente funzionanti! Limitarsi a esercitare
la pressione perpendicolare solo da un punto di vista fisico è insufficiente
a risolvere grossi disturbi. In realtà, ogni disturbo che si manifesta,
si tratti di un mal di testa, di un problema intestinale o di un tumore,
non è mai piccola cosa se consideriamo che dietro c'è una
vita intera che sta manifestando la sua condizione. Ogni parte di noi,
sia visibile che invisibile, è collegata, più o meno direttamente,
alla manifestazione di quel disturbo.
Chi vuole sviluppare maggiore professionalità ha bisogno di
un modo di ricerca più globale. Ma tanti pensano che globalità
significhi aggiungere alla propria conoscenza tecnica altri strumenti di
terapia, come l'agopuntura, la moxa o l'erboristeria; ma non è questo
il discorso. Ricerca globale significa sviluppare in modo corretto il proprio
atteggiamento. Ci sono tanti modi di fare terapia e ognuno ha le sue qualità;
valorizzare questi modi dipende da noi, non dipende dalle tecniche.
Vero professionista è chi ha rivolto la pratica al mondo invisibile
che è dentro di sé, chi ha sviluppato in senso umano il suo
interno ed è capace di manifestarlo esternamente.
LE QUATTRO ENERGIE ELEMENTARI
Noi viviamo in un ambiente dal quale riceviamo continuamente pressione:
se fa caldo riceviamo la pressione del caldo, se è inverno quella
dell'inverno, e così via. Anche adesso, senza che ce ne rendiamo
conto, il nostro corpo sta ricevendo una pressione dall'ambiente. Per poter
accettare questa pressione esterna, è necessaria la pressione del
nostro ambiente interno. Di ciò ci si rende ben conto quando persone
fisicamente indebolite, incapaci di sostenere la pressione esterna, divengono
depresse. I fattori ambientali la cui pressione ha maggior influenza sull'uomo
vengono, per prima cosa, dal nostro stesso pianeta: basta pensare alla
forza di gravità, al sole, alla luna... In realtà ciò
che noi riceviamo più direttamente è la pressione perpendicolare,
costante e concentrata, del sole, della luna e della terra. E' una pressione
talmente ampia e continua di cui non è possibile rendersi conto
senza metterci particolare attenzione, senza risvegliare la propria consapevolezza.
La scienza moderna ha appurato l'esistenza di quattro energie elementari
responsabili dell'equilibrio del nostro universo. Da questa affermazione
scientifica deriva che le quattro forze che tengono insieme il macrocosmo
devono essere presenti, e manifestare il loro effetto, anche nel microcosmo
del nostro corpo. Ho provato quindi a definire come e dove queste quattro
forze fondamentali dell'universo si manifestano nel nostro corpo. Il funzionamento
del nostro cervello è associato alla forza elettromagnetica. Secondo
la scienza il campo generato dalla energia elettromagnetica è presente,
anche se con forme diverse, in tutto l'universo. Ma la forza elettromagnetica
presente nel nostro cervello, se non bilanciata dalle altre tre forze,
non funziona correttamente, può essere disturbata, o anche cancellata;
in altre parole, quando non è sostenuta da una condizione di armonia
dell'intero corpo non può portare a pensieri ed immagini riconoscibili,
cioè consapevoli. Nella zona pettorale, tra i polmoni, è
situata la forza nucleare debole, cioè quella forza alla quale si
deve la capacità degli atomi di emettere energia. La forza nucleare
forte, cioè quella responsabile della capacità di coesione
dei nuclei atomici e quindi della compattezza della materia, è collocata
nella zona addominale. Infine la forza gravitazionale, quella al cui effetto
di attrazione - repulsione è legato l'equilibrio dinamico della
materia, è situata nella pianta dei piedi.
Quindi lo studio dello Shiatsu non può limitarsi all'allenamento
del pollice o del gomito; dobbiamo sviluppare tutte le capacità
del nostro corpo sia dal punto di vista mentale che da quello emotivo,
da quello della stabilità e da quello dell'equilibrio. Per rendere
più ampia e profonda la pressione perpendicolare che manifestiamo
tramite le mani è necessario rendersi conto delle potenzialità
che abbiamo dentro di noi ed impegnarci per tirarle fuori. Non è
mettendo più peso che possiamo aumentare l'effetto della pressione;
anche una pressione leggera può diventare profonda e potente se
ne ricerchiamo l'origine al nostro interno. Anzi, per alcune persone lo
stimolo più efficace è rappresentato da un appoggio minimo,
per altre è necessario uno stimolo fisico più forte; per
ognuno e diverso. Quello che mai bisogna diminuire è l'impegno rivolto
verso il proprio interno: solo impegnando al massimo tutte le nostre capacità
c'è possibilità di evolvere in modo umano.
TRE PASSI PER LA CREAZIONE DI UNO STATO D'ANIMO CORRETTO
Bisogna ora considerare, per quanto riguarda l'atteggiamento che formiamo
al nostro interno nei confronti delle esperienze di vita che facciamo,
tre passi successivi di sviluppo e di evoluzione dello stato d'animo. Il
primo, che poi è anche il più diffuso fra le persone, consiste
nel colpevolizzare gli altri di quanto ci succede: "Sto male perché
tu mi hai fatto questo. La colpa è tua".
E' lo stato d'animo più comune perché consente di scaricare
sugli altri il peso e le responsabilità che nessuno vuole sentire
su di sé. Questo tipo di atteggiamento nasce anche dal fatto che,
per suo carattere, l'uomo si agita fino a quando non ha trovato la causa
della sua sofferenza. Egli vuole trovare a tutti i costi una risposta,
ma la cerca dove per lui e più comodo; pensare: "io sto soffrendo
per colpa tua" significa che tocca ad un altro impegnarsi nei nostri confronti.
Sembra strano? Però nel modo di pensare comune funziona cosi: "se
io ho un problema è colpa tua; ma anche il tuo problema è
colpa tua, cosa c'entro io'. Non ragiona così la maggioranza delle
persone? Fino a quando tutto è tranquillo: "ti voglio bene; sei
il mio migliore amico..."; ma quando nasce un problema: "non siamo più
amici; si, è vero, lo eravamo fino a ieri, ma oggi non più".
Quando internamente si comincia a sviluppare un po' più di direzione,
quel dare colpa ad un altro diventa: "e colpa mia".
Questo è il secondo passo. Di una persona così la gente
pensa che stia diventando più simpatica e gentile. Ma a lungo andare
quella persona soffrirà perché, non trovando soluzioni, sarà
schiacciata dal peso del suo senso di colpa. Sia il primo atteggiamento
che il secondo si manifestano come pressione di pensiero, diretta verso
gli altri o verso se stessi, ma in questo modo la pressione si trasforma
in... depressione. Solo quando inizia lo studio del terzo modo di atteggiamento
comincia l'allenamento per lo sviluppo della propria dimensione umana:
non c'è nessuna colpa; ogni problema, ogni malattia, ogni sofferenza
interna, è un insegnamento e tocca a me comprenderlo. Il terzo passo
consiste nel confrontarsi positivamente con quanto stiamo vivendo. Anche
questa è pressione perpendicolare.
CIKAI, NEGAI, INORI
Come sapete uno dei valori fondamentali dello shiatsu è dato
dalla possibilità di entrare in risonanza con l'altra persona: se
è triste, sentirsi triste con lei; se è contenta, sentirsi
contento; se sta bene, stare bene insieme a lei. Se non riusciamo a cogliere
questa vibrazione non possiamo comprendere cosa realmente la persona sta
chiedendo.
Spesso noi ragioniamo a senso unico: ti do questo; faccio questo per
te; in realtà stiamo facendo tutto per noi stessi, non è
mica così facile offrire veramente.
Fino a quando non comprendiamo dentro noi stessi cosa veramente questa
persona sta chiedendo non è tanto facile fare ciò che è
necessario; e non è neanche sufficiente chiedere: "ha detto così
e quindi questo è quello di cui, dentro di se, sente bisogno". Il
linguaggio ha un limite, e quindi sta a noi indovinare cosa c'è
veramente dietro le parole. Anche quando siamo entrati in sintonia con
l'altro non è cosi facile capire: se non c'è risonanza è
quasi impossibile.
CIKAI: RISONANZA CON SE STESSO
Anche rispetto a come impegnare dobbiamo considerare tre modi; il primo
riguarda se stessi e consiste nel prendere una decisione. Però per
decidere è necessario un proposito. Decidere senza aver chiaro un
proposito è pericoloso, infatti anche "Ti uccido" è una decisione!
Per evitare questo pericolo è necessaria la guida e la direzione
di un proposito. Allora chi studia e pratica Shiatsu deve prendere una
decisione con se stesso avendo ben chiaro un proposito: perché studia
e pratica shiatsu. All'inizio non è necessario che sia la decisione
che il proposito siano troppo grandi, anzi meglio partire da qualcosa che
sia realizzabile, che possa essere attuato entro la giornata stessa. Poi,
avendo fatto questo allenamento, gradualmente aumentare ed allargare decisioni
e propositi a ciò che richiede un anno, a ciò che richiede
una vita intera. Non è detto che un piccolo proposito significhi
poco impegno: significa solo che è realizzabile in breve tempo.
Partendo da qui poi diventa necessario darsi un proposito per la cui realizzazione
ci vuole un arco di tempo più lungo.
NEGAI: RISONANZA CON GLI ALTRI
Negai significa avere un desiderio. Non per se stessi, cioè
egoistico, ma per un'altra persona. Nel nostro caso questo consiste nel
desiderare, ad esempio, che il "paziente" superi il suo disturbo, che stia
bene e sia più felice. Questo tipo di desiderio è indispensabile
per lo sviluppo della nostra spiritualità e per entrare più
profondamente in sintonia con gli altri.
La prima cosa di cui dobbiamo renderci conto è che per realizzare
un desiderio che riguarda altre persone ci vuole tempo, quindi è
necessario coltivare la pazienza. Non si può dire quanto tempo sarà
necessario aspettare, certamente non è possibile mettere un limite:
senza la pazienza di aspettare e collaborare per la realizzazione di ciò
che desideriamo il nostro era un falso desiderio. Quindi: pazienza! Senza
pazienza avremo un trattamento buono tecnicamente che potrà togliere
qualche sintomo; ma il problema di fondo si ripresenterà la prossima
volta. L'uomo deve essere creativo, valorizzare i problemi, non eliminarli.
La differenza tra l'atteggiamento creativo e quello distruttivo, è
l'accettazione con animo positivo dell'individuo nella sua globalità,
cosi com'è, come si presenta ogni volta. In un certo senso chi studia
da terapista deve essere, contemporaneamente, anche un educatore. Ho detto
educatore, non insegnante. Cosa vuol dire? Penso che avrete sentito, ad
esempio, che i bambini imparano guardando la loro mamma! Non è tanto
ciò che la mamma insegna ad educarli, quanto l'osservazione di come
lei stessa impegna la sua vita, cioè in che modo cucina, come lava,
con che atteggiamento vive la vita familiare. E guardando questo che i
bambini crescono ed imparano.
Per chi fa Shiatsu è lo stesso: non è sufficiente l'orgoglio,
o l'arroganza, di saper trasformare un piccolo sintomo; quasi fosse chissà
quale premio! Basta poco per far migliorare un qualche sintomo, non è
poi cosi complicato. Chi fa il terapista deve diventare anche un esempio
di vita in modo da far pensare: "anch'io voglio vivere come quella persona:
sempre sorridente, sempre positivo". Se a quel punto viene anche voglia
di imparare lo Shiatsu, non è mica male! In realtà ci vorrebbe
qualcosa in più, cioè: educazione senza educare. Questo tipo
di discorsi ci porta a considerare che, per quanto riguarda la medicina,
esistono tre modi di cura delle malattie. Il primo, quello moderno, possiamo
definirlo: della guarigione forzata. Spesso la "guarigione forzata" non
è vera guarigione, in realtà è stato solo spostato
il sintomo. Non è questione di "oriente" o "occidente", dipende
dall'atteggiamento, quindi anche una tecnica orientale può essere
indirizzata verso la guarigione forzata, e, al contrario, una tecnica occidentale
può diventare guarigione di un altro tipo. Dipende dall'atteggiamento
con il quale indirizziamo il nostro impegno. Allora fino a quando si parla
di "guarigione forzata" riferendosi al terapista, va bene: è la
sua pratica di allenamento tecnico; in questo caso però, il paziente
dipenderà sempre da lui perché non sa come mai è guarito,
che cosa ha prodotto il cambiamento, che cosa può, personalmente,
fare. Non ha nessuna informazione. Il secondo modo di cura consiste nel
seguire la Legge di Natura: se abbiamo mangiato troppo, mangiare di meno;
se c'è stitichezza, purgarsi; se non abbiamo riposato abbastanza,
riposare, oppure, se riposiamo sempre, smettere di riposare, spesso riposiamo
troppo.
Seguire la Legge di Natura significa fare il contrario di quello che
facciamo normalmente e che ha dato origine al sintomo. Quindi anche lo
shiatsu se viene utilizzato solo in modo tecnico, senza dare altre indicazioni
al paziente, viene ad essere una forma moderna di cura, quella che ho definito
"guarigione forzata", ed il fatto che la sua origine sia in oriente non
è una garanzia rispetto ad un discorso di atteggiamento. Allora,
quanto meno dare un compito al paziente; il modo ed il momento giusto per
farlo ognuno lo deve scoprire da se ma, senza chiedere troppo, proporre
un impegno semplice che possa essere fatto in maniera continuativa. Il
vero impegno del terapista quindi è di fare impegnare il paziente.
Senza questa parte non c'è educazione: ad esempio, chiedere di fare,
almeno una volta al giorno, cinque minuti di pratica di respiro profondo.
Bisogna dare questo tipo di piccoli consigli per farlo impegnare con la
sua consapevolezza e con il suo corpo, altrimenti restiamo sempre allo
stesso livello, non possiamo migliorare.
Il terzo modo di guarigione è quello in cui non c'è più
terapia, non più medicine. Il solo interesse è di vivere
meglio, e si è talmente impegnati in questa ricerca che tutto il
resto diventa secondario. Cioè: se il sintomo deve sparire, che
sparisca, se deve rimanere, che rimanga, comunque sei così impegnato
a cercare di vivere meglio che lo stesso sintomo diventa una buona occasione
per la tua ricerca. Possiamo dire che lo Shiatsu è diventato veramente
professionale se riusciamo ad indirizzarlo verso questa terza direzione.
Altrimenti se il sintomo migliora, la malattia sparisce, ma il paziente
non trova motivo nè gioia di vita, e continua ad essere triste e
a lamentarsi non trova senso a guarire. Almeno fino a quando c'è
un problema rimane in lui una spinta per eliminare il disturbo; se non
c'è più disturbo e non nasce interesse per la vita in questo
caso il terapista è colpevole. Se togli uno stimolo a vivere devi
sostituirlo con qualcosa; è qui la difficoltà. Allora, avete
capito cos'è la pazienza?
INORI: PREGHIERA
In pratica: ho deciso per me stesso di impegnarmi con questo paziente
con il proposito di aiutarlo; il mio desiderio è che la sua vita
migliori e, con pazienza, aspetterò che ciò si realizzi.
Allora: prego di avere il coraggio che mi aiuti a mantenere il mio
proposito (Cikai) e a realizzare il mio desiderio (Negai) .
Questo è il senso di Inori: pregare di trovare il coraggio;
perché se mi impegno, quali che siano le mie mancanze, ad accettare
qualsiasi compito che la Vita mi porrà davanti, allora ci vuole
coraggio.
Come San Francesco che pregava: "Signore dimmi cosa devo fare, dammi
forza". Questo è il vero senso della preghiera, non: "ti prego fammi
guarire presto". Senza impegno non c'è vera preghiera, perché,
quando ci si impegna, i problemi aumentano, e ci vuole più coraggio,
non vi pare?
Pressione perpendicolare. Cioè, pensiero, immaginazione, senza
trucchi, senza bugie: da questo pensiero creativo, arriva la direzione...
la pressione perpendicolare diretta.
(applausi).
FINE
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